Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
63.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Quando si parla di trattamenti antitumorali, il turbinoso sviluppo della ricerca porta a riflettere sulle prospettive che si aprono quotidianamente nella gestione delle malattie oncologiche. Ma quando poi si cala...
Ascolta la versione audio dell'articolo
4' di lettura English Version Translated by AI.
For feedback, please contact
english@ilsole24ore.com
Quando si parla di trattamenti antitumorali, il turbinoso sviluppo della ricerca porta a riflettere sulle prospettive che si aprono quotidianamente nella gestione delle malattie oncologiche. Ma quando poi si cala sulla terra, al letto del paziente, la realtà clinica mette in luce come le possibili politerapie di cui la persona ha bisogno (e non solo per il trattamento delle neoplasie), possano interagire tra loro e determinare possibili interazioni. Questa evenienza si può verificare, con impatto ovviamente diverso, in circa due casi su tre. Ed a volte la combinazione non ottimale dell’azione dei farmaci può addirittura condurre al ricovero in ospedale: si tratta di una condizione rara ma presente in circa due pazienti su cento. Insomma. con terapie sempre più mirate e combinate tra loro crescono le opportunità di tenere sotto controlli i tumori, ma queste situazioni richiedono un approccio integrato e multidisciplinare che coinvolga oncologi e farmacologi. E soprattutto, rendono ancor più urgente lo sviluppo di competenze trasversali e psiconcologiche, che integrino la valutazione del rischio farmacologico con una riflessione più ampia sul percorso decisionale condiviso con il paziente, anche grazie a un utilizzo più diffuso dei PROs (Patient Reported Outcomes), esiti di salute valutati direttamente dal paziente e basati sulla sua percezione della malattia e del trattamento. A segnalare queste prospettive sono gli esperti presenti al convegno “Le interazioni farmacologiche nella gestione del rischio clinico: guida ragionata nel percorso decisionale (e all’etica della scelta)”, che si tiene alla Statale di Milano.
Più spazio a cure combinate
“Nella cura del cancro, il rischio di interazioni farmacologiche è aumentato dall’uso concomitante di farmaci di supporto come antiemetici, anticonvulsivanti, analgesici e corticosteroidi – segnala Gianluca Vago, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO) della Statale di Milano -. L’elevata prevalenza della politerapia nei pazienti oncologici pone una serie di sfide uniche, perché è in grado di compromettere l’efficacia e la sicurezza delle cure anti-cancro, portando a una riduzione dell’effetto terapeutico o a eventi avversi inaspettati”. Sia chiaro. Oltre ai problemi per il paziente e i caregiver, questa condizione apre la strada anche a spese per il Servizio sanitario anche per possibili “mescolanze” con farmaci (e non solo) che il paziente si autoprescrive. “In oncologia, il tema è particolarmente delicato – conferma Gabriella Pravettoni, Ordinario di Psicologia delle Decisioni al DIPO della Statale di Milano e Direttrice della Divisione di Psiconcologia dello IEO -. La scelta terapeutica, specie nei casi di malattia avanzata o metastatica, implica non solo la conoscenza delle interazioni, ma anche una valutazione etica del beneficio atteso. È necessario chiedersi fino a che punto sia opportuno spingersi nel proporre un trattamento e come integrare l’expertise clinica con la soggettività del paziente, i suoi valori, le sue paure e priorità. L’etica della scelta terapeutica e il sostegno psiconcologico nel processo decisionale diventano così un esercizio di equilibrio tra appropriatezza, proporzionalità e rispetto dell’autonomia”.
Loading...
Problema in crescita
“La diversità dei trattamenti oncologici, tra cui chemioterapia, terapie mirate, agenti ormonali, anticorpi monoclonali e anticorpi farmaco-coniugati, aggiunge complessità alle valutazioni sulle interazioni farmacologiche – sottolinea Romano Danesi, Ordinario di Farmacologia al DIPO della Statale di Milano -. Ogni classe di farmaci ha caratteristiche uniche, che richiedono un approccio individualizzato. Il metabolismo di ciascun farmaco è influenzato da molteplici fattori, tra cui genetica, età, funzionalità epatica e renale, dieta. Nonostante i progressi nelle terapie, le interazioni farmacologiche sono spesso sottovalutate nella pratica clinica. Anche l’interazione tra vari farmaci, alimenti e integratori può portare a potenziali effetti sinergici o antagonisti, che talvolta non vengono riconosciuti”. I numeri, peraltro, dicono come la disponibilità di nuove molecole antitumorali orali nella pratica clinica abbia aumentato la complessità della gestione delle interazioni farmacologiche. Uno studio su oltre 5.600 casi di interazioni farmacologiche ha rilevato che le terapie mirate rappresentavano il 63% delle interazioni, rispetto agli agenti citotossici (21%) e alle terapie ormonali (19%). “Anche l’immunoterapia sta cambiando la storia naturale di molte neoplasie – spiega Giuseppe Curigliano, Ordinario di Oncologia Medica al DIPO della Statale di Milano e Presidente eletto ESMO (Società Europea di Oncologia Medica) -. Può verificarsi una ridotta efficacia dei farmaci immunoncologici quando somministrati contemporaneamente ad antibiotici, corticosteroidi o inibitori della pompa protonica. Le terapie immunoncologiche si basano sul ripristino delle risposte delle cellule T, che possono essere compromesse da alterazioni dell’equilibrio del microbiota intestinale o da immunosoppressione. La collaborazione multidisciplinare tra oncologi e farmacologi nella pratica clinica consente di prevedere e gestire le interazioni farmacologiche”.
La valutazione del paziente
Un cambiamento culturale di grande rilevanza nell’oncologia degli ultimi anni è rappresentato dalla crescente attenzione agli esiti riferiti dal paziente attraverso questionari standardizzati, i “Patient-Reported Outcome” (PRO). “I PRO sono strumenti importantissimi nella valutazione dei trattamenti anticancro e della qualità di vita, perché aggiungono i dati riferiti direttamente dai pazienti, senza alcun filtro, ampliando le conoscenze sul valore delle terapie – spiega ancora la Pravettoni -. È importante migliorare la tempestività con cui queste informazioni vengono raccolte. Oggi pochi ospedali adottano misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti. Serve un cambio di passo, perché la raccolta e l’analisi del punto di vista dei malati sull’esito di un trattamento non restino solo un principio teorico, ma diventino un metodo imprescindibile”. I PRO, alla fine, possono favorire il ‘patient empowerment’, perché consentono al paziente di esprimersi in autonomia, facendo emergere anche effetti collaterali caratterizzati da una forte componente soggettiva.
“La competenza nella gestione delle interazioni farmacologiche richiede capacità di sintesi, dialogo e responsabilità multidisciplinare condivisa nella decisione clinica – conclude Ketti Mazzocco, associato di Psicologia al DIPO della Statale di Milano e psiconcologa allo IEO -. Si pensi all’effetto che lo stato psicologico ha sulla prognosi dei pazienti oncologici, come sottolinea un recente articolo pubblicato su ‘Nature’. Il punto focale è lo sguardo alla complessità del sistema: porto come esempio lo stato depressivo, che non solo diminuisce l’efficacia dei trattamenti farmacologici agendo sul comportamento, ma contribuendo anche ad un cambiamento a livello del microbiota intestinale, della neuroinfiammazione e dell’infiammazione generale sistemica, favorendo la progressione di malattia. Una strategia chiave per prevenire le interazioni farmacologiche risiede nell’informazione dei pazienti e dei caregiver sui rischi associati alla politerapia e alla mancata aderenza alle cure. Questo primo Convegno nazionale nasce con l’obiettivo di costruire un ponte tra farmacologia clinica e psiconcologia, tra scienza e relazione, offrendo strumenti concreti per orientare la scelta terapeutica nel rispetto della persona, del contesto e della complessità”.