Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Chi è Mariano Barbacid: il genio dell'oncologia che ha fatto sperare il mondo, poi lo studio sulla cura al pancreas è crollato Alphabetcity
A gennaio 2026 era l’uomo più cercato su Google dopo il Papa. A fine aprile, il suo nome era tornato a circolare — ma con un tono completamente diverso. Mariano Barbacid, biochimico molecolare spagnolo, classe 1949, una delle menti più celebrate della ricerca oncologica mondiale, si trova oggi al centro di uno scandalo scientifico che ha fatto il giro del pianeta.
La storia comincia con una speranza enorme. Finisce, almeno per ora, con una scritta in rosso su una rivista scientifica: «Questo studio è stato ritirato».
Chi è Mariano Barbacid: una carriera da manuale
Prima di capire cosa è successo, bisogna sapere chi è quest’uomo. Perché Barbacid non è un ricercatore qualunque — è uno di quei nomi che nella storia della medicina ha lasciato un segno reale, concreto, verificabile.
Nato a Madrid il 4 ottobre 1949, si laurea in Chimica all’Università Complutense della capitale spagnola, poi vola negli Stati Uniti dove costruisce la prima parte della sua carriera. Ricercatore all’MD Anderson Cancer Center di Houston, poi direttore del Dipartimento di Oncologia al National Cancer Institute del Maryland. Nel 1982 compie quella che ancora oggi viene considerata una delle scoperte più importanti nella storia dell’oncologia molecolare: isola il primo oncogene umano, identificando la prima mutazione genetica associata allo sviluppo del cancro nell’uomo. Poi isola l’oncogene TRK da un carcinoma del colon. Trecentosessanta pubblicazioni su riviste come Nature e Nature Genetics. Lauree honoris causa da tre università. Membro della National Academy of Sciences americana dal 2012.
Nel 1998 torna a Madrid con un progetto ambizioso: costruire da zero il Centro Nazionale Spagnolo per la Ricerca sul Cancro, il CNIO. In meno di dieci anni lo trasforma in uno dei centri oncologici più rispettati al mondo. Una carriera, insomma, da manuale.
La scoperta che ha fatto il giro del mondo
Il 30 gennaio 2026 il CNIO pubblica i risultati di uno studio coordinato da Barbacid su una possibile nuova terapia contro l’adenocarcinoma duttale pancreatico — la forma più comune e devastante di tumore al pancreas, quella con una sopravvivenza a cinque anni che in Italia si attesta intorno all’11-12%. Una malattia per cui la chirurgia è ancora l’unica opzione concretamente curativa, applicabile però solo a una minoranza di pazienti.
Lo studio descriveva una combinazione di tre farmaci — daraxonrasib, afatinib e SD36 — capace di agire su diversi punti della via molecolare collegata alla proteina KRAS, spesso coinvolta in questo tipo di tumore. Nei modelli animali, la terapia aveva mostrato l’eliminazione completa delle cellule tumorali, con effetti collaterali ridotti e una durata di risposta mai osservata prima. «Per la prima volta abbiamo ottenuto una risposta completa, duratura e a bassa tossicità», aveva dichiarato Barbacid. La rivista Nature lo aveva già respinto. Era poi finito su PNAS, i Proceedings of the National Academy of Sciences, la pubblicazione dell’Accademia americana di cui Barbacid era membro — con una procedura di revisione più rapida, riservata appunto ai soci dell’istituzione.
I giornali di tutto il mondo avevano sparato titoli trionfanti. Donazioni erano arrivate da ogni parte. La Fundación Cris, un’organizzazione spagnola per la ricerca sul cancro, aveva raccolto milioni di euro sulla scia di quella notizia.
Il crollo: il conflitto di interessi non dichiarato
Il 28 aprile 2026, accanto al titolo dello studio su PNAS, appare una scritta in rosso. «Questo studio è stato ritirato».
La motivazione è precisa: un conflitto di interessi rilevante non dichiarato al momento della sottomissione. Barbacid, insieme alle coautrici Carmen Guerra e Vasiliki Liaki, detiene partecipazioni finanziarie in Vega Oncotargets, una società biotecnologica fondata nel 2024 con l’obiettivo esplicito di sviluppare e valorizzare commercialmente proprio la strategia terapeutica descritta nello studio. Barbacid ne possiede circa il 10% delle quote.
Non è illegale avere rapporti con aziende private. Ma le regole editoriali di PNAS sono chiare: chi ha interessi finanziari collegati alla ricerca non può usare la corsia preferenziale dei membri dell’Accademia — quella con revisione più leggera — ma deve passare per la procedura ordinaria, più rigorosa. Barbacid aveva scelto la corsia riservata. E non aveva dichiarato il conflitto.
Il sito stesso di Vega Oncotargets, in alcune versioni precedenti, aveva dichiarato apertamente che la tecnologia alla base dei prodotti aziendali era quella sviluppata dal gruppo del CNIO. Un dettaglio che rendeva ancora più evidente il legame tra la ricerca pubblicata e gli interessi economici degli autori.
Il dettaglio che ha aggravato tutto
Come rivela El País, Barbacid era a conoscenza dell’imminente ritiro già dal 12 marzo 2026 — sei settimane prima che la notizia diventasse pubblica. Nel frattempo, le donazioni alla Fundación Cris continuavano ad arrivare, alimentate dall’entusiasmo generato dallo studio. Il paradosso che emerge è quello che fa più male: una parte di quei fondi, raccolti da cittadini comuni convinti di finanziare la ricerca pubblica, potrebbe finire per sostenere Vega Oncotargets, l’azienda privata di Barbacid che detiene i diritti sulle molecole testate.
Sul portale scientifico PubPeer, già nei mesi precedenti al ritiro erano stati segnalati problemi nelle figure dello studio: immagini sospettate di essere duplicate, sovrapposizioni parziali. Segnalazioni che non avevano avuto la stessa eco mediatica dei titoli trionfanti di gennaio.
I risultati scientifici sono falsi?
Questo è il punto su cui è fondamentale essere precisi. PNAS ha specificato con chiarezza che il ritiro non riguarda la validità scientifica dei risultati, ma esclusivamente la mancata trasparenza sul conflitto di interessi. Lo studio era condotto su 45 topi di laboratorio — un modello preclinico, molto lontano dall’applicazione clinica sull’uomo. Il percorso dalla sperimentazione animale alla terapia verificata sull’uomo è lungo, incerto, e pieno di fallimenti anche nelle ricerche più solide.
Il caso Barbacid, come ha scritto Il Foglio, è diventato una storia esemplare di overselling scientifico: la distanza tra un risultato in laboratorio e una cura applicabile viene spesso ignorata dai titoli dei giornali, con effetti devastanti sulle speranze di migliaia di pazienti e famiglie.
Un gigante con un’ombra
Barbacid rimane uno dei biochimici più importanti degli ultimi cinquant’anni. La scoperta del primo oncogene umano nel 1982 ha cambiato la comprensione del cancro in modo permanente. La sua carriera al CNIO ha prodotto ricerche reali, riconosciute dalla comunità scientifica internazionale.
Ma gennaio 2026 ha mostrato quanto sia sottile il confine tra la scienza e gli interessi che la circondano. E quanto facilmente una notizia possa trasformarsi in speranza, e la speranza in delusione — soprattutto quando a farne le spese sono persone malate che aspettano risposte vere.
FAQ
Chi è Mariano Barbacid? È un biochimico molecolare spagnolo nato a Madrid nel 1949. Nel 1982 ha isolato il primo oncogene umano, una delle scoperte più importanti nella storia dell’oncologia molecolare. Ha diretto il National Cancer Institute del Maryland e fondato il CNIO, il Centro Nazionale Spagnolo per la Ricerca sul Cancro.
Perché è stato ritirato lo studio di Barbacid sul tumore al pancreas? PNAS ha ritirato lo studio il 28 aprile 2026 per un conflitto di interessi non dichiarato: Barbacid e due coautrici detengono partecipazioni in Vega Oncotargets, società fondata per sviluppare commercialmente la stessa terapia descritta nello studio, senza averlo comunicato alla rivista al momento della pubblicazione.
I risultati dello studio sul cancro al pancreas sono stati smentiti? No. Il ritiro riguarda esclusivamente la mancata trasparenza sul conflitto di interessi, non la validità scientifica dei risultati. Lo studio era comunque condotto su modelli animali — 45 topi — e non sull’uomo.
Cos’è Vega Oncotargets? È una società biotecnologica fondata nel 2024 da Barbacid e Carmen Guerra per sviluppare applicazioni terapeutiche commerciali basate sui risultati del gruppo di ricerca del CNIO. Barbacid ne detiene circa il 10% delle quote.
Cosa succede ora alle donazioni raccolte dalla Fundación Cris? La fondazione sta valutando come gestire i milioni raccolti sulla scia dello studio. Il paradosso emerso è che parte di quei fondi, donati per la ricerca pubblica, potrebbe andare a sostenere Vega Oncotargets, l’azienda privata di Barbacid.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Denti che ricrescono da soli? Un anticorpo (made in Japan) può trasformare la fantascienza in cura Il Mattino
La caduta dei denti è sempre stata trattata come un danno irreversibile. Carie, parodontite, traumi o difetti congeniti potevano essere gestiti con protesi, ponti o impianti, ma non “riparati” nel senso biologico del termine. Ora, però, un gruppo di ricercatori giapponesi sta tentando qualcosa di molto più ambizioso: usare un anticorpo per riattivare la formazione di denti naturali.
La storia è tornata d’attualità dopo l’articolo di Popular Mechanics del 1° maggio 2026, secondo cui una terapia sperimentale potrebbe rendere possibile la crescita di nuovi denti “entro quattro anni”. Il riferimento è al programma clinico giapponese su TRG035, un anticorpo anti-USAG-1 sviluppato a partire da studi preclinici condotti da ricercatori legati a Kyoto University, University of Fukui, Kitano Hospital e alla biotech Toregem BioPharma. L’orizzonte citato più spesso è il 2030, ma va chiarito subito: non siamo ancora davanti a una cura disponibile per tutti, bensì a una terapia sperimentale in fase iniziale di sviluppo clinico.
Il bersaglio: USAG-1, il “freno” molecolare alla crescita dei denti
Il cuore della ricerca è una proteina chiamata USAG-1, nota anche come SOSTDC1. In termini semplici, USAG-1 agisce come un regolatore negativo: contribuisce a limitare alcuni segnali biologici coinvolti nello sviluppo dei denti, in particolare le vie BMP e Wnt, fondamentali durante l’odontogenesi, cioè la formazione del dente. Lo studio chiave è stato pubblicato nel 2021 su Science Advances con il titolo “Anti–USAG-1 therapy for tooth regeneration through enhanced BMP signaling”. In quel lavoro, i ricercatori hanno mostrato che bloccare USAG-1 con un anticorpo poteva recuperare denti mancanti in modelli animali di agenesia dentale congenita. Il dato più importante non era soltanto la comparsa di tessuto dentale, ma la formazione di un dente intero in modelli murini, suggerendo che il sistema biologico latente potesse essere riattivato.
La logica è affascinante. Non “costruire” un dente in laboratorio, non impiantare cellule staminali o una struttura artificiale, ma rimuovere un blocco molecolare che impedisce a un abbozzo dentale di svilupparsi. È una differenza cruciale rispetto all’ingegneria tissutale classica.
Dagli animali all’uomo, perché i risultati hanno fatto rumore. Prima della sperimentazione sull’uomo, il gruppo giapponese ha accumulato prove in modelli animali. Kitano Hospital ricostruisce una traiettoria lunga: nel 2007 il gruppo osservò che topi privi del gene per USAG-1 sviluppavano denti soprannumerari; nel 2019 furono combinati modelli murini di agenesia dentale e assenza di USAG-1; in seguito vennero testate strategie per bloccare USAG-1, fino alla selezione dell’anticorpo umano TRG035 come candidato clinico.
Secondo Kitano Hospital, la proteina USAG-1 presenta un’elevata omologia amminoacidica tra specie diverse, inclusi esseri umani, topi e beagle; nel 2021 il gruppo riportò che una singola somministrazione intraorale o endovenosa poteva ripristinare denti mancanti in modelli animali, portando alla scelta di TRG035 come candidato finale. Questo passaggio è importante perché i denti non sono ossa. L’osso può rimodellarsi e guarire dopo una frattura; il dente adulto, una volta perso, non ricresce. La promessa di TRG035 è dunque quella di aprire una “terza via” accanto a protesi e impianti: una rigenerazione biologica del dente.
Primo cardiotrapianto in Italia guidato da Vincenzo Gallucci
La sperimentazione clinica, cosa sappiamo davvero
Il trial umano registrato in Giappone è uno studio di fase I intitolato “Phase I Single-Administration Study of TRG035 in Healthy Adults”, identificato nel registro giapponese con jRCT2051240154. La registrazione indica una data di primo arruolamento dell’8 ottobre 2024, un campione target di 30 partecipanti, studio interventistico, e stato di reclutamento indicato come Complete nel portale NIPH/JRCT.
Il disegno è prudente, non cerca ancora di dimostrare che i denti ricrescano nei pazienti. L’obiettivo primario è la sicurezza; gli obiettivi secondari includono farmacocinetica e frequenza di anticorpi anti-TRG035 nel siero. Il farmaco viene somministrato una sola volta per via endovenosa, con escalation di dose: 0,4; 1,2; 4,0; 12,0; 24,0 mg/kg, TRG035 o placebo.
I criteri di inclusione riportano uomini tra 30 e meno di 65 anni, BMI tra 18,5 e 25, peso tra 40 e meno di 80 kg, e assenza di uno o più molari. Questo dettaglio ha generato titoli entusiastici, ma va interpretato con cautela: i partecipanti adulti della fase I servono soprattutto a valutare sicurezza e dose, non a provare l’efficacia rigenerativa nei bambini con agenesia dentale.
Il vero primo target, bambini con agenesia dentale congenita. La prima indicazione clinica non è il comune adulto che ha perso un dente per carie, parodontite o trauma. Il target iniziale sono pazienti con agenesia dentale congenita, in particolare forme severe con molti denti permanenti mancanti dalla nascita.
Kitano Hospital spiega che l’anodontia congenita severa implica tipicamente l’assenza di sei o più denti, con incidenza stimata intorno allo 0,1%; nei bambini, la mancanza di denti può interferire con crescita mandibolare, masticazione, nutrizione e sviluppo orale. Le soluzioni attuali, come protesi e impianti, sono difficili da applicare durante la crescita e non risolvono la causa biologica del problema. Dopo la fase I, Kitano Hospital prevede una fase IIa in bambini tra 2 e 7 anni nati con quattro o più denti mancanti congenitamente. Se l’efficacia sarà confermata, il programma potrebbe espandersi a forme più lievi di ipodonzia congenita e, in futuro, alla perdita acquisita dei denti.
Toregem BioPharma e la corsa verso il 2030. La società coinvolta nello sviluppo, Toregem BioPharma, è una biotech fondata nel 2020 sulla base della ricerca di Katsu Takahashi e collaboratori. L’azienda descrive la propria missione come lo sviluppo di una medicina rigenerativa capace di far crescere denti naturali nei pazienti, a partire dai difetti congeniti.
Nel settembre 2025, Toregem ha annunciato che TRG035 ha ricevuto in Giappone la designazione di orphan drug per la severe congenital hypodontia. Nel comunicato, l’azienda afferma che TRG035 neutralizza USAG-1, proteina che inibisce lo sviluppo dentale, e che l’anticorpo dovrebbe attivare gemme dentali dormienti promuovendo l’eruzione di nuovi denti; il documento aggiunge che l’efficacia è stata confermata in modelli animali e che la fase I è in corso in Giappone.
La data del 2030, dunque, è un obiettivo industriale e clinico, non una garanzia. Per arrivare a una terapia approvata servono risultati positivi di sicurezza, segnali convincenti di efficacia, studi su popolazioni più ampie, dati sulla durata del dente rigenerato, controllo della forma e della posizione del dente, e valutazioni regolatorie.
Che cosa potrebbe cambiare se funzionasse
Se TRG035 o farmaci simili funzionassero davvero, l’impatto sarebbe enorme. La prima rivoluzione riguarderebbe i bambini con agenesia dentale severa: invece di attendere l’età adulta per soluzioni protesiche o implantari, si potrebbe intervenire in una finestra di sviluppo in cui sono ancora presenti o riattivabili strutture biologiche predisposte alla formazione del dente. La seconda rivoluzione, più lontana, sarebbe l’uso negli adulti con perdita acquisita dei denti. Qui il problema è più complesso: non è detto che un adulto che ha perso un dente per parodontite o trauma disponga ancora di gemme dentali dormienti utilizzabili nello stesso modo. Kitano Hospital parla della futura possibilità di rigenerare “terzi denti” attraverso somministrazione locale, ma questa resta una prospettiva da dimostrare, non un’applicazione clinica disponibile.
La terza conseguenza sarebbe economica e sociale. Gli impianti dentali sono efficaci, ma costosi, chirurgici e non adatti a tutti. Una terapia biologica, se sicura e accessibile, potrebbe ridurre il ricorso a protesi e impianti in alcuni gruppi di pazienti. Ma anche qui la prudenza è obbligatoria: un dente rigenerato deve erompere nella posizione giusta, integrarsi con osso, legamento parodontale, gengiva e occlusione, e durare nel tempo.
Le domande ancora aperte
La notizia è promettente, ma non autorizza facili entusiasmi. Le principali domande aperte sono:
Sicurezza sistemica: USAG-1 interagisce con vie biologiche importanti come BMP e Wnt. Bloccarla deve essere sicuro non solo per il dente, ma per l’intero organismo. Controllo anatomico: un dente deve avere forma, dimensione, radice e posizione corrette. Un dente che cresce nel posto sbagliato può creare problemi ortodontici o chirurgici. Efficacia negli adulti: i dati più solidi riguardano modelli animali e difetti congeniti. L’applicazione alla perdita dentale comune negli adulti è ancora speculativa. Tempi biologici: anche quando un dente si forma, l’eruzione richiede tempo. Il percorso potrebbe durare anni, non settimane. Accessibilità: un anticorpo monoclonale è una terapia biologica complessa. Costo, produzione, rimborsabilità e indicazioni cliniche saranno decisivi.
Una svolta possibile, non ancora una cura. La storia di TRG035 è una delle più interessanti della medicina rigenerativa contemporanea perché sposta l’odontoiatria da un modello sostitutivo - impianti, ponti, protesi - a un modello potenzialmente rigenerativo. La scienza di base è solida abbastanza da essere arrivata all’uomo, e il razionale biologico su USAG-1 è documentato da studi pubblicati e da un trial clinico registrato. Ma la formulazione corretta non è «fra quattro anni tutti potranno farsi ricrescere i denti». La formulazione corretta è: un anticorpo anti-USAG-1 è entrato in sperimentazione clinica umana in Giappone, con primo target nei difetti congeniti severi; se sicurezza ed efficacia saranno confermate, potrebbe aprire la strada a una nuova classe di terapie rigenerative dentali entro il prossimo decennio.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.2/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Fiuggi si tinge di rosa, al via Walk for the Cure per la prevenzione del tumore al seno FrosinoneToday
La Città di Fiuggi scende in campo per la prevenzione. Torna Walk for the Cure, la camminata in rosa promossa da Komen Italia per sensibilizzare sui tumori del seno e raccogliere fondi a sostegno dei progetti di lotta alla malattia.
L’appuntamento è per sabato 7 giugno 2026 a Fiuggi Fonte, con partenza dalla centralissima Piazza Spada. Cittadini, associazioni e istituzioni cammineranno insieme per colorare di rosa le strade della città e diffondere un messaggio chiaro: la prevenzione salva la vita.
"Partecipare a Walk for the Cure non è soltanto una questione sanitaria ma un atto di Comunità", dichiarano il Sindaco di Fiuggi Alioska Baccarini e l’Assessore Laura Latini. "Come Amministrazione vogliamo essere in prima linea per promuovere la cultura della prevenzione e sostenere le donne che affrontano la malattia".
Komen Italia fornirà materiale illustrativo e la MAGLIA WALK ufficiale, consegnata a tutti i partecipanti e alle Donne in Rosa a fronte di un *contributo solidale di 10 euro*. Il ricavato sarà destinato ai progetti di Komen Italia per la lotta ai tumori del seno.
Le pre-iscrizioni apriranno lunedì 4 maggio 2026. Per informazioni, iscrizioni e quote di partecipazione è possibile rivolgersi all’*Ufficio Sport, Turismo e Cultura del Comune di Fiuggi:
Tel. 0775/5461369
L’invito dell’Amministrazione è rivolto a tutta la cittadinanza: “Partecipa anche tu. Camminiamo insieme per portare il messaggio dell’importanza della prevenzione”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Dalle bucce di castagne una nuova speranza per la ricerca oncologica: la scoperta che parte dall’Irpinia Palazzo Tenta 39
Uno studio condotto dal ricercatore irpino Luigi Alfano ha portato alla scoperta di una molecola, la Castalin, capace di indurre danni al DNA delle cellule tumorali. Le bucce di castagne diventano così da scarto di lavorazione a prezioso alleato nella lotta contro il cancro. Le bucce di castagne diventano un’ alleata preziosa per la lotta al cancro. Dagli scarti di lavorazione arriva una scoperta destinata a far parlare il mondo della ricerca. Un materiale apparentemente privo di valore si è trasformato in una risorsa preziosa grazie all’intuizione del ricercatore irpinoLuigi Alfano. Lo studio, condotto in collaborazione con l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascalee laSbarro Health Research Organization, ha portato all’individuazione di una molecola chiamataCastalin, estratta proprio dalle bucce delle castagne igp di Montella. Non si tratta di una nuova cura, ma di qualcosa di altrettanto strategico: un “amplificatore” naturale capace di rendere le cellule tumorali più vulnerabili ai farmaci già esistenti. In particolare, la Castalin ha dimostrato di potenziare l’efficacia degli inibitori di CHK1, farmaci ancora in fase di sperimentazione clinica, aumentando la loro capacità di colpire tumori complessi come il tumore al seno triplo negativo. Il dato più sorprendente è che la molecola, anche da sola, sembra essere in grado di indurre danni al DNA delle cellule tumorali. Tuttavia, è nella combinazione con le terapie già in sviluppo che si intravede il potenziale più significativo, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche integrate. Non è la prima volta che il team guidato da Alfano ottiene risultati partendo da scarti agricoli del territorio. Una precedente ricerca aveva già individuato proprietà antitumorali nelle vinacce di uva Aglianico di Montemarano, confermando un modello innovativo che punta a valorizzare ciò che viene scartato, trasformandolo in risorsa per la medicina. La castagna, dunque, si conferma non solo un prodotto di eccellenza, ma anche un prezioso alleato per la ricerca scientifica, nella sfida globale contro il cancro.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Dall'Unical la promettente scoperta, dott. Pellegrino «farmaco già esistente, la silodosina, contro il tumore al seno quicosenza
RENDE – Dai laboratori dell’Università della Calabria una possibile svolta nella lotta al tumore al seno: il farmaco già usato per l’ipertrofia prostatica mostra effetti promettenti nelle prime fasi di ricerca: si chiama “Silodosina“. A spiegare quella che è una delle più interessanti novità nel campo della ricerca oncologica, e il risultato ottenuto nella trasmissione radiofonica Fatti Vivi su RLB, è il prof. Michele Pellegrino, docente del Laboratorio di Microbiologia, Igiene e Sanità Pubblica.
Silodosina, prof. Pellegrino «una scoperta che nasce in Calabria»
Una scoperta importante nella lotta al tumore al seno che porta la firma del Dipartimento di Farmacia, Scienze della Nutrizione e della Salute e dello stesso laboratorio, coordinato dalla prof.ssa Paola Tucci, insieme al prof. Pellegrino e alle prof.sse Stefania Marsico e Fedora Grande che costituiscono un team di ricerca d’eccellenza. Il tutto insieme a tanti ragazzi che, con un grandissimo spirito di abnegazione, quotidianamente sostengono questo grande lavoro.
“Parliamo di una nuova molecola in realtà già in uso in terapia clinica; è un farmaco che viene utilizzato nella ipertrofia prostatica benigna”, ha spiegato il prof. Pellegrino. “Non è mai il lavoro del singolo, ma è un lavoro di gruppo” sottolinea, evidenziando il contributo fondamentale dei giovani ricercatori.
ASCOLTA L’INTERVISTA https://quicosenza.it/news/wp-content/uploads/2026/04/Pellegrino.mp3
La silodosina e l’intuizione scientifica
Il farmaco al centro dello studio è la silodosina, già impiegata per trattare l’ipertrofia prostatica benigna. “La novelty è stata quella di individuare questa molecola e provare se questa, potesse essere utilizzata per una delle forme di cancro più diffuse che è il tumore alla mammella”. L’idea nasce dalla possibilità che lo stesso meccanismo molecolare utilizzato nel trattamento prostatico, possa agire anche sulle cellule tumorali mammarie, bloccandone la proliferazione.
I risultati: cellule tumorali colpite, quelle sane preservate
Gli esperimenti sono stati condotti in vitro su cellule tumorali mammarie umane, sia aggressive che meno aggressive: “siamo andati a condurre degli esperimenti su colture cellulari, su cellule tumorali mammarie umane, sia su cellule particolarmente aggressive che su cellule meno aggressive”. Il risultato ha aperto scenari estremamente promettenti: “questo farmaco è capace di provocare la morte di queste cellule tumorali, preservando invece quelle sane”. Uno studio che ha già trovato spazio in una pubblicazione su una rivista del gruppo Nature.
Un doppio meccanismo d’azione
La forza della silodosina sta anche nel suo duplice bersaglio. “Il farmaco agisce attraverso un duplice meccanismo – spiega Michele Pellegrino – un doppio targettamento. Da un lato sfrutta il recettore alfa 1, già noto in ambito prostatico, dall’altro si lega ai recettori delle cellule tumorali mammarie, comprese le forme più aggressive: dunque riesce a legarsi ai recettori caratteristici delle cellule tumorali mammarie, anche quelle indipendenti, più aggressive”.
Il valore del ‘repurposing’: meno costi e più possibilità
La ricerca si basa sul cosiddetto repurposing farmacologico, ovvero il riutilizzo di farmaci già esistenti: “sta ad indicare la possibilità di reimpiegare una molecola che già è in uso per altre patologie e i vantaggi sono evidenti. Abbiamo già a disposizione dei farmaci di cui si conoscono gli ampi margini di sicurezza e questo rappresenta un grosso vantaggio”.
“Siamo attualmente in fase preclinica e tutte queste prove dovranno essere dimostrate su modelli animali per poi arrivare al paziente nella fase clinica vera e propria. Solo dopo questi passaggi sarà possibile parlare di una reale applicazione terapeutica”.
I progressi nella lotta al tumore al seno
Il valore della ricerca emerge anche dai numeri, che sono concreti ed hanno portato a risultati significativi: “negli ultimi 50 anni – ricorda il prof. Pellegrino – il tasso di sopravvivenza è passato dal 70-72% al 90-92%”. Un segnale concreto di quanto l’innovazione scientifica possa fare la differenza.
L’importanza della ricerca per il futuro
Infine, il professore Pellegrino, dai microfoni di Rlb, ha voluto lanciare un messaggio di speranza: “siamo come un enorme puzzle e cerchiamo di aggiungere anche noi una piccola tesserina per trasformare il tumore alla mammella in qualcosa di curabile”. Il suo è un invito a credere nella ricerca, fatta di sacrifici ma anche di scoperte che possono cambiare il futuro e dare speranza.
E la scoperta sulla silodosina rappresenta una possibile svolta nella lotta al tumore al seno. Tra risultati promettenti e passi ancora da compiere, la ricerca italiana continua a dimostrare il suo valore, aprendo nuove strade verso cure sempre più efficaci e mirate.
Scoperta in Irpinia: la "Castalin" estratta dalle bucce di castagna è una molecola che potenzia i farmaci anticancro. La rivoluzione parte da Montella - irpiniattiva.news
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Scoperta in Irpinia: la "Castalin" estratta dalle bucce di castagna è una molecola che potenzia i farmaci anticancro. La rivoluzione parte da Montella irpiniattiva.news
Dalle bucce delle castagne di Montella, per decenni considerate un semplice residuo della lavorazione, è emersa una molecola naturale capace di rendere più vulnerabili le cellule tumorali ai farmaci già in uso o in sperimentazione: la Castalin.
In una terra come l’Irpinia, dove la castanicoltura è parte dell’identità culturale ed economica, gli scarti della filiera — tonnellate di involucri legnosi privi di valore commerciale — sono sempre stati trattati come rifiuti. Eppure proprio da quel materiale marginale è partita una delle ricerche più sorprendenti degli ultimi anni.
Il biologo irpino Luigi Alfano, oggi ricercatore presso l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” di Napoli e collaboratore della Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, ha guidato un gruppo multidisciplinare che ha deciso di analizzare in profondità la composizione chimica delle bucce di castagna. L’estrazione e la caratterizzazione dei composti ha portato all’identificazione di una molecola mai associata prima a un ruolo oncologico: la Castalin.
Secondo quanto riportato dalla Sbarro Health Research Organization e confermato nella pubblicazione scientifica, la Castalin è in grado di aumentare l’efficacia degli inibitori di CHK1, una classe di farmaci attualmente in fase 1 di sperimentazione clinica . Gli inibitori di CHK1 agiscono bloccando un meccanismo di riparazione del DNA essenziale per la sopravvivenza delle cellule tumorali; se una molecola naturale ne amplifica l’effetto, la cellula malata diventa più esposta al danno e quindi più facilmente eliminabile.
Il potenziamento degli inibitori di CHK1 rappresenta il risultato più rilevante, soprattutto in relazione al tumore al seno triplo negativo, una delle forme più aggressive e con minori opzioni terapeutiche disponibili. Lo stesso Prof. Michelino De Laurentiis, oncologo del Pascale, ha sottolineato l’intenzione di valutare la Castalin sia come trattamento autonomo sia in combinazione con i più recenti chemioterapici .
Il progetto, come evidenziato dal Prof. Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute, si inserisce in una strategia più ampia che punta a individuare nuove molecole naturali utili in oncologia, valorizzando al tempo stesso le risorse del territorio. Giordano ha definito questa scoperta una conferma del valore di un approccio che guarda alla natura come serbatoio di composti bioattivi ancora inesplorati .
La ricerca sulla Castalin non è un episodio isolato. Il team di Alfano aveva già pubblicato un precedente studio dedicato a un’altra molecola antitumorale ricavata da scarti agricoli irpini: le vinacce dell’uva Aglianico di Montemarano. Si tratta della pubblicazione apparsa nel 2023 su Biomedicine & Pharmacotherapy, in cui è stata descritta l’attività antitumorale di un estratto polifenolico ottenuto dalle vinacce di Aglianico, capace di indurre danni al DNA e apoptosi nelle cellule di carcinoma mammario (Alfano et al., 2023).
Il modello di ricerca è chiaro e replicabile: partire da uno scarto agricolo locale, isolarne le componenti bioattive, testarne l’efficacia contro cellule tumorali. Un approccio che unisce sostenibilità, economia circolare e ricerca oncologica avanzata.
Così, ciò che fino a ieri veniva smaltito come rifiuto diventa oggi materia prima per la scienza. L’Irpinia, terra di castagneti secolari e vitigni storici, non esporta più soltanto prodotti agricoli: esporta molecole, conoscenza, possibilità terapeutiche.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
La Radioterapia di Grosseto per la prima volta entra nel novero delle strutture accreditate a livello internazionale uslsudest.toscana.it
La Radioterapia di Grosseto per la prima volta entra nel novero delle strutture accreditate a livello internazionale
Dettagli Pubblicato: 02 Maggio 2026
L’Aiea, Agenzia internazionale dell’energia atomica, promuove il reparto dell’ospedale Misericordia
L'unità operativa di Radioterapia, in collaborazione con la Uoc Fisica Sanitaria diretta da Andrea Guasti, ha ottenuto ufficialmente la certificazione dall'Aiea (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), il prestigioso organismo delle Nazioni Unite con sede a Vienna. Il riconoscimento è arrivato a seguito di un rigoroso iter di verifica condotto dalla divisione «Human health - Laboratory dosimetry and medical radiation physics » ed è stato ottenuto grazie alle competenze della Fisica sanitaria ed alla stretta collaborazione di questa con le altre figure professionali del reparto.
«La certificazione attesta non solo la qualità d'avanguardia delle dotazioni tecnologiche in uso, ma anche l’altissimo profilo professionale dell'equipe - dichiara il direttore generale Asl Tse, Marco Torre - siamo orientati ad un approccio basato sul valore delle cure, in cui contano appropriatezza, efficacia e sicurezza che con questa certificazione ci vengono riconosciute».
«Questo risultato – commenta Francesca Rossi, direttrice del reparto – conferma l'impegno costante nel garantire standard di sicurezza e precisione clinica ai massimi livelli, consolidando il nostro reparto come punto di riferimento essenziale per l'intera comunità maremmana».
«Per la prima volta - dichiara il direttore medico di presidio Michele Dentamaro - siamo riusciti ad ottenere questo importante riconoscimento internazionale, colgo l’occasione per ringraziare tutto il personale del reparto di Radioterapia e la Fisica sanitaria per il lavoro quotidiano».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Talassemia: al Policlinico di Bari avviata la terapia genica Ruvesi.it
Due pazienti affette da talassemia major sono state recentemente sottoposte alla raccolta di cellule staminali finalizzata ad un trattamento di terapia genica presso il Policlinico di Bari. L’infusione delle cellule avverrà nei prossimi mesi, nello stessa azienda ospedaliero universitaria, dopo che sarà stata completata la procedura di ingegnerizzazione genetica presso i laboratori di Geleen, in Olanda. Altri tre pazienti sono stati già inseriti nel programma e avvieranno a breve la procedura.
“La talassemia (nota anche come “anemia mediterranea”) – ricorda Pellegrino Musto, Direttore dell’unità operativa di Ematologia con annesso Centro Trapianti del Policlinico e Professore Ordinario di Ematologia presso l’Università di Bari – è una malattia ereditaria causata da una mutazione dei geni che producono l’emoglobina. Provoca anemia severa, sovraccarico di ferro, deformazioni ossee e problematiche cliniche a carico di vari organi, in particolare cuore, fegato e sistema endocrino. Il trattamento convenzionale prevede trasfusioni di sangue fin dai primi anni di vita, terapie che limitano l’accumulo di ferro, farmaci che stimolano la produzione di globuli rossi e, in un numero limitato di casi, il trapianto di midollo osseo da donatore compatibile, l’unica terapia che, sino ad oggi, si era dimostrata in grado di guarire questa malattia”. “La terapia genica – sottolinea Musto – si aggiunge oggi all’armamentario terapeutico per i pazienti talassemici di eta’ compresa fra i 18 e i 35 anni, con caratteristiche genetiche ben definite. Questo trattamento rivoluzionario consente in oltre il 90% dei casi di ottenere l’indipendenza dalle trasfusioni e di considerare larga parte di questi pazienti potenzialmente guariti.”
L’Italia è storicamente uno dei Paesi europei a maggiore prevalenza di pazienti talassemici, con una concentrazione significativa nel Sud. La Puglia rientra tra le regioni a più alto impatto sanitario, non solo per prevalenza storica, ma per numero di pazienti adulti oggi in follow-up (circa 650). Di questi, una settantina sono seguiti presso il Centro di Riferimento Regionale per le Talassemie e le Emoglobinopatie, (CERIRETE), afferente all’Ematologia del Policlinico barese, dove opera un gruppo di ematologi e biologi molecolari che si occupa, tra l’altro, della ricognizione e della programmazione dei pazienti candidabili alla terapia genica provenienti dai centri pugliesi o da altre regioni.
“La terapia genica per i pazienti talassemici (peraltro possibile anche in soggetti affetti da anemia falciforme) – spiega Angelo Ostuni – Direttore dell’unità operativa di Medicina Trasfusionale del Policlinico di Bari – consta di diverse fasi. Dopo la valutazione della idoneità del paziente, si procede con la mobilizzazione delle cellule staminali mediante somministrazione del fattore di crescita granulocitario e infine con la raccolta delle cellule staminali emopoietiche presenti nel sangue periferico del paziente con procedure di aferesi. L’obiettivo è raccoglierne un numero elevato, il che richiede una particolare esperienza degli operatori”. “Successivamente – continua Ostuni – le cellule prelevate sono spedite presso il laboratorio di riferimento dove vengono modificate con tecniche di ingegneria genetica (il cosiddetto “gene editing”) che le rendono capaci di riattivare la produzione di un tipo diverso di emoglobina (HbF), normalmente presente solo nel corso della vita fetale”.
“La fase conclusiva – aggiunge Paola Carluccio, responsabile del Programma Trapianti in Ematologia del Policlinico – prevede, dopo un trattamento chemioterapico teso ad eliminare completamente dal midollo osseo le cellule staminali “malate”, la re-infusione al paziente delle sue stesse cellule geneticamente modificate. Questo “autotrapianto” consente di sostituire l’emoglobina non funzionante del paziente e permette al midollo osseo di riprendere la produzione di una nuova emoglobina, in grado di assicurare al paziente una vita sostanzialmente normale e, soprattutto, scevra della necessità di effettuare trasfusioni di sangue.” “I tempi tecnici per la produzione delle staminali ingegnerizzate – ricorda Carluccio – sono però piuttosto lunghi e occorrerà attendere ancora qualche mese per ricevere il prodotto cellulare finito da infondere alle pazienti e valutarne l’efficacia.”
“Grazie al supporto della Regione Puglia e all’impegno quotidiano di tutto il personale – conclude Antonio Sanguedolce, direttore generale del Policlinico di Bari – oggi siamo in grado di offrire ai pazienti affetti da talassemia un’opportunità di cura disponibile in pochissimi centri in Italia e, nel Mezzogiorno, unica nel suo genere. Un risultato che ci rende estremamente soddisfatti e orgogliosi”.
Una dedica speciale dall’equipe va a Angelantonio Vitucci, prematuramente scomparso qualche mese fa, che ai talassemici si era sempre dedicato con passione e professionalità.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Melanoma, la prevenzione si indossa: anche i vestiti proteggono la pelle Qui Salute Magazine
Non basta affidarsi alla crema solare: contro il melanoma una delle prime forme di difesa passa anche da ciò che indossiamo. È il messaggio lanciato dalla Fondazione Melanoma con la campagna “Vestiti di Prevenzione”, che punta a sfatare molti falsi miti sull’esposizione al sole e a ricordare che l’abbigliamento può essere un vero scudo protettivo.
Il tema è tutt’altro che secondario. Il melanoma resta il tumore della pelle più aggressivo e in Italia i casi sono più che raddoppiati negli ultimi vent’anni. Secondo gli esperti, gran parte dei casi è legata a un’eccessiva esposizione ai raggi UV, che possono danneggiare la pelle non solo in piena estate, ma già dalla primavera, anche nelle giornate nuvolose.
Le parole del presidente della Fondazione Melanoma
Come spiega il presidente della Fondazione Melanoma Paolo Ascierto, anche una scottatura occasionale può aumentare sensibilmente il rischio. E attenzione a pensare che la crema da sola basti: diversi studi internazionali mettono in guardia dal cosiddetto “paradosso della crema solare”, ovvero quella falsa sensazione di sicurezza che porta molte persone a esporsi più a lungo, spesso senza applicarla correttamente o riapplicarla.
Per questo la prevenzione passa anche dai vestiti. Non a caso, secondo alcune ricerche, c’è una correlazione tra abitudini di abbigliamento e zone del corpo più colpite dal melanoma.
Cinque consigli per proteggersi meglio
Coprirsi con leggerezza: meglio scegliere camicie a maniche lunghe e pantaloni leggeri in tessuti traspiranti come lino e cotone: proteggono senza far soffrire il caldo.
Preferire colori scuri o intensi: nero, blu o colori vivaci schermano meglio i raggi UV rispetto ai toni chiari.
Occhi protetti: occhiali da sole con filtri adeguati e montature avvolgenti aiutano a proteggere occhi e contorno occhi, zone molto delicate.
Mai senza cappello: un cappello a tesa larga difende viso, orecchie e nuca, aree spesso trascurate ma molto esposte.
Controllare il fattore UPf: alcuni capi tecnici hanno protezione UV certificata: un UPF 50+ blocca fino al 98% dei raggi.
Il messaggio è semplice: la prevenzione non passa solo dalla crema, ma da una maggiore consapevolezza. Perché, soprattutto sotto il sole, vestirsi bene può davvero fare la differenza.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
OK di FDA e Ema per efimosfermin , terapia epatica sperimentale da somministrare 1 volta al mese clicMedicina
GSK ha annunciato nei giorni scorsi che efimosfermin, terapia epatica sperimentale da somministrare 1 volta al mese, ha ottenuto la designazione di Breakthrough Therapy dalla Food and Drug Administration FDA statunitense e la designazione di Priority Medicines PRIME dall’Agenzia Europea per i Medicinali Ema per il trattamento della MASH.
La MASH è una malattia epatica cronica e progressiva che colpisce fino al 5% della popolazione mondiale ed è una delle principali cause di trapianto di fegato sia negli Stati Uniti che in Europa. L’accumulo di tessuto cicatriziale, o fibrosi, è un fattore predittivo chiave di gravi esiti per i pazienti, tra cui cirrosi, insufficienza epatica e cancro al fegato. Attualmente, le opzioni di trattamento specifiche per il fegato sono limitate per i pazienti con fibrosi da moderata ad avanzata e non esistono trattamenti approvati per la MASH cirrotica (F4).
“La MASH colpisce milioni di persone in tutto il mondo ed è una delle principali cause di trapianto di fegato negli Stati Uniti e in Europa, ma le opzioni terapeutiche sono limitate per la maggior parte dei pazienti e inesistenti per coloro che presentano la forma più avanzata della malattia”, dichiara Kaivan Khavandi, vicepresidente senior, responsabile Ricerca e Sviluppo per le Aree Respiratoria, Immunologia e Infiammazione RI&I e responsabile delle Scienze Traslazionali e di Sviluppo di GSK. “Queste designazioni riconoscono il potenziale di efimosfermin e riflettono il crescente slancio di GSK nel campo della salute epatica. Riteniamo che efimosfermin abbia il potenziale per migliorare significativamente lo standard di cura, agendo direttamente sulla fibrosi epatica.”
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
La FDA approva il farmaco contro il tumore al seno di Pfizer e Arvinas MarketScreener Italia
Pubblicato il 01/05/2026 alle 18:36 - Modificato il 02/05/2026 alle 00:39 Contattaci per qualunque richiesta di correzione Commercializzata con il nome di Veppanu, la pillola è autorizzata per gli adulti affetti da carcinoma mammario positivo ai recettori degli estrogeni e HER2-negativo, già in fase metastatica o non asportabile chirurgicamente. I pazienti devono presentare una mutazione ESR1 e mostrare una progressione della malattia dopo almeno una precedente terapia ormonale, ha dichiarato l'agenzia. L'amministratore delegato di Arvinas, Randy Teel, ha dichiarato a Reuters che l'approvazione fornirà ai pazienti affetti da tumore al seno al quarto stadio un'opzione terapeutica quanto mai necessaria. 'I pazienti hanno realmente bisogno di una nuova modalità, di una nuova tecnologia e di un nuovo modo di colpire la malattia', ha affermato. La decisione della FDA si è basata su uno studio di fase avanzata condotto su 624 partecipanti, il quale ha dimostrato che Veppanu ha aiutato i pazienti a sopravvivere per periodi più lunghi senza peggioramento del carcinoma rispetto alla precedente terapia ormonale, il fulvestrant. L'analista di Wedbush, Robert Driscoll, ha osservato che l'efficacia di Veppanu appare competitiva rispetto ad altri trattamenti approvati per il tumore al seno, sebbene le differenze tra i vari studi rendano difficile una chiara differenziazione. Ha inoltre definito 'convincente' il profilo di tollerabilità del farmaco. La FDA ha riferito che i pazienti che hanno assunto la pillola hanno mostrato una riduzione della massa tumorale più frequente rispetto a quelli trattati con farmaci iniettabili. L'etichetta del farmaco avverte che esso può influenzare il ritmo cardiaco e può nuocere al feto. Teel ha dichiarato che la società prevede di annunciare un accordo di commercializzazione per Veppanu nelle prossime settimane, dopodiché vi sarà maggiore chiarezza sui prezzi. La FDA ha inoltre approvato un test ematico complementare, Guardant360 CDx, per identificare i pazienti portatori della mutazione ESR1 idonei al trattamento. La dose raccomandata è una pillola da 200 mg da assumere una volta al giorno con il cibo, fino alla progressione della malattia o alla comparsa di effetti collaterali troppo gravi, ha precisato l'autorità sanitaria.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
IFO: PRIMO CORSO ITALIANO DI CHIRURGIA TORACICA SU PAZIENTI SOTTOPOSTI PRIMA A CHEMIO-IMMUNOTERAPIA E POI OPERATI CON TECNICHE ROBOTICHE AgenSalute
De Angelis: “Come polo nazionale di riferimento per la chirurgia mini-invasiva, è una missione formare i chirurghi in sala operatoria, per prestazioni sempre più efficaci e personalizzate.”
Roma, 01 Aprile 2026 – Si è tenuto presso l’IFO di Roma il corso Boots on the Ground – Uniportal 360° after Induction Chemo-Immuno: un evento formativo di assoluto rilievo nel panorama della chirurgia toracica italiana, con una caratteristica unica nel suo genere.
Il corso ha rappresentato il primo evento in diretta in Italia dedicato esclusivamente a interventi su pazienti trattati con chemio-immunoterapia neoadiuvante e successivamente operati con approcci mininvasivi monoportali — sia toracoscopici che robotici. Questa tipologia di pazienti costituisce un sottogruppo clinicamente complesso: le aderenze tissutali, le modificazioni anatomiche post-trattamento e la fragilità biologica rendono il gesto chirurgico estremamente impegnativo, tanto da essere ancora spesso affrontato con tecnica open.
“Operare in diretta su questi pazienti con un solo accesso chirurgico significa portare la formazione dove la sfida è più vera” ha sottolineato Edoardo Mercadante, Direttore del corso e della Chirurgia Toracica dell’IRE.
Nel corso dei due giorni, Mercadante e la sua équipe hanno eseguito interventi di lobectomia polmonare in diretta, alternando la tecnica toracoscopica monoportale con quella robotica monoportale sulle piattaforme Da Vinci Xi e Da Vinci SP. Tutte le fasi operatorie — dalla preparazione al gesto chirurgico fino alla gestione intraoperatoria delle criticità — sono state trasmesse in streaming ai 40 discenti collegati da tutta Italia.
Il corpo docente ha visto la partecipazione di sei tra i massimi esperti italiani di chirurgia robotica e mini-invasiva toracica, che hanno contribuito all’analisi critica degli interventi, alla discussione dei casi clinici e alla condivisione di strategie tecniche e organizzative. I partecipanti hanno potuto seguire ogni fase in tempo reale, con la possibilità di interagire durante le sessioni.
L’iniziativa si inserisce in un percorso di crescita culturale e tecnica che orienta la chirurgia toracica italiana verso approcci mini-invasivi avanzati, anche nei casi tradizionalmente riservati alla chirurgia open. La formazione sul campo — vissuta direttamente in sala operatoria — resta uno strumento insostituibile per la trasmissione di competenze che nessun simulatore o video preregistrato può replicare pienamente.
“Come polo nazionale di riferimento per la chirurgia oncologica robotica e mini-invasiva e come polo di ricerca, – ha dichiarato Livio De Angelis, Direttore Generale IFO – è fisiologico creare piattaforme di lavoro che mirino a formare i chirurghi affinché padroneggino le diverse tecniche e tecnologie di ultima generazione per prestazioni sempre più efficaci e personalizzate.”
Vale la pena ricordare che diversi studi internazionali, coordinati da Federico CappuzzoDirettore dell’Oncologia Medica 2 dell’Istituto Regina Elena, hanno dimostrato il ruolo strategico della chemioimmunoterapia neoadiuvante nel rendere operabili pazienti in stadio III inizialmente considerati non candidabili all’intervento chirurgico o in condizione borderline.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Mariano Barbacid e altri due scienziati spagnoli avevano annunciato su Pnas la cura completa di 45 cavie di laboratorio. Ma avevano anche fondato un’azienda che produceva le cure, senza dichiararlo. Il pubblico aveva donato 3,6 milioni per finanziare la prose…
Ritirata. La ricerca che annunciava la cura del tumore del pancreas in 45 topi di laboratorio è stata cancellata dalla rivista che l’aveva pubblicata lo scorso 27 dicembre, Pnas. Per quanto avvenuta su cavie, la scoperta aveva avuto risonanza in tutto il mondo, perché riguarda uno dei tumori più gravi e difficili da trattare (meno del 10% dei pazienti sopravvive a 5 anni dalla diagnosi) e perché la cura sperimentata sui topi era stata totale, duratura e priva di effetti collaterali.
Le donazioni
Su siti e giornali si erano letti titoli enfatici come “scienziato spagnolo scopre la cura del cancro del pancreas” o “nuova cura per il cancro del pancreas. Scoperta storica!”. L’appello del coordinatore dello studio, lo spagnolo Mariano Barbacid, a sostenere finanziariamente la ricerca aveva spinto il pubblico a effettuare donazioni per 3,6 milioni di euro.
Oggi i vertici di Pnas si sono accorti che Barbacid è cofondatore e comproprietario di Vega Oncotargets, un’azienda privata che produce le molecole utilizzate per il trattamento. Altri due autori dello studio hanno un legame finanziario con l’impresa.
Il conflitto di interessi
Il conflitto di interessi è un problema considerato di grande importanza nel mondo scientifico. Gli autori delle ricerche possono avere legami con case farmaceutiche o aziende private, ma hanno l’obbligo assoluto di dichiararlo in calce all’articolo. Barbacid e le sue due collaboratrici Vasiliki Liaki e Carmen Guerra non l’avevano fatto. “La direzione ha deciso di ritirare l’articolo a causa di un conflitto di interessi grave e non dichiarato” scrive Pnas accanto al titolo dello studio.
Mariano Barbacid
Il Cnio
Barbacid è un ricercatore di punta del Cnio, il Centro di ricerca nazionale spagnolo sul cancro. È uno scienziato stimato nell’ambiente. Una ricostruzione del Paìs sostiene che fosse a conoscenza della decisione di Pnas di ritirare il suo studio già dal 12 marzo. Eppure non avrebbe fatto nulla per fermare la raccolta di fondi.
Una nota legale a nome dello scienziato attacca le ricostruzioni del Paìs e ribadisce che il ritiro dello studio è stato deciso per una questione formale, non di merito. L’avvocatessa Lupe Sanchez, in un lungo post su X scritto per difendere Barbacid, esclude qualunque ipotesi di malafede da parte dei ricercatori del Cnio. Aggiunge che i fondi, raccolti tramite una fondazione privata, saranno comunque spesi per portare avanti gli esperimenti.
Trattamenti migliori
Nonostante il passo falso del gruppo del Cnio, le aspettative di trovare trattamenti migliori per il tumore del pancreas non sono campate in aria al momento. Nelle ultime settimane due nuove cure sono riuscite ad allungare la sopravvivenza dei pazienti. Anticipate dalle case farmaceutiche, verranno presentate ufficialmente a giugno al congresso dell’Asco, la Società americana di oncologia clinica.
Possibili effetti collaterali
Le tre molecole usate da Barbacid per curare i suoi topi sono considerate potenzialmente pericolose per gli esseri umani, a causa dei possibili effetti collaterali. Ma l’idea che le alterazioni genetiche delle cellule del tumore del pancreas vadano affrontate con una combinazione di due o tre farmaci insieme sembra un sentiero promettente, ormai intrapreso con convinzione dalla scienza.