📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.0/100
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C
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Criteri Critici
Talassemia Major. All’Arnas G. Brotzu la prima terapia genica per la Sardegna Quotidiano Sanità
Per la prima volta in Sardegna una persona adulta affetta da Talassemia Major è stata sottoposta a terapia genica con cellule staminali ematopoietiche geneticamente modificate. La procedura, realizzata dall’ARNAS G. Brotzu, ha dato finora un esito positivo: il paziente, riferisce l’Arnas Brotzu, è stato recentemente dimesso in buone condizioni generali e, nell’ultimo mese, non ha avuto necessità di trasfusioni di sangue. Gli esami mostrano inoltre un progressivo incremento dell’emoglobina totale e della nuova emoglobina prodotta dalle cellule geneticamente modificate.
La procedura eseguita è il risultato del lavoro iniziato con la decisione, nel novembre 2025, dell’assessorato della Sanità, allora guidato da Armando Bartolazzi, di individuare il Centro Unico Trapianti di Cellule Staminali Emopoietiche Adulti e Pediatrico dell’ARNAS G. Brotzu come struttura autorizzata alla prescrizione e alla gestione della nuova terapia genica avanzata destinata ai pazienti affetti da beta-talassemia trasfusione-dipendente nei pazienti idonei di età pari o superiore a 12 anni. Un lavoro che ha richiesto competenze diverse e una stretta collaborazione tra professionisti impegnati nella selezione dei pazienti, nella raccolta e conservazione delle cellule, nella gestione della terapia e nel percorso trapiantologico.
“È un risultato molto importante per la Sardegna, una delle regioni italiane storicamente più colpite dalla talassemia, e offre una possibilità terapeutica nuova ai pazienti che, per tutta la vita, hanno dovuto convivere con la malattia e con la necessità di trasfusioni periodiche”, sottolinea l’Arnas. Che spiega: “La terapia genica interviene direttamente sulle cellule staminali del paziente: attraverso una tecnica di editing genomico, le cellule vengono modificate per recuperare la capacità di produrre emoglobina fetale, normalmente presente durante la vita intrauterina. Una volta reinfuse, queste cellule staminali danno origine a globuli rossi capaci di produrre questo tipo di emoglobina, determinando una correzione dell’anemia tipica della talassemia”.
Il percorso è stato seguito interamente all’interno dell’ARNAS Brotzu, attraverso un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto diverse strutture dei presidi Businco, Microcitemico e San Michele. Il paziente, selezionato sulla base delle caratteristiche genetiche e cliniche dalla Struttura di Microcitemia e Anemie rare dell’Ospedale Microcitemico, è stato sottoposto nel mese di gennaio al prelievo delle cellule staminali ematopoietiche presso il Centro Trasfusionale dell’Ospedale San Michele. Le cellule sono state quindi inviate per la manipolazione genetica e successivamente, una volta modificate, sono state restituite all’ARNAS G. Brotzu e criopreservate presso la criobanca dell’Ospedale Businco dal Laboratorio Specialistico di Ematologia.
Nel mese di giugno il paziente è stato ricoverato presso il Centro Trapianti di Midollo Osseo del Businco, dove ha ricevuto le proprie cellule staminali geneticamente modificate, precedentemente scongelate e preparate per il trattamento. Dopo il periodo di degenza è stato dimesso in buone condizioni.
“La terapia genica rappresenta un passaggio straordinario perché punta a intervenire alla radice del problema, utilizzando le cellule staminali dello stesso paziente”. Sottolinea il professor Giovanni Caocci, Direttore della S.C. Ematologia e CTMO del PO Businco dell’ARNAS G. Brotzu. “I dati che stiamo osservando sono incoraggianti: la necessità trasfusionale si è interrotta nell’ultimo mese e vediamo una crescita progressiva dell’emoglobina. Continueremo a seguire attentamente il paziente nel tempo, ma quello che abbiamo davanti è un risultato che fino a pochi anni fa sembrava lontanissimo. Per la Sardegna, e soprattutto per le persone che vivono con la talassemia, significa aprire una possibilità nuova, concreta, per una vita meno condizionata dalla malattia”.
“Non stiamo parlando soltanto di una procedura altamente innovativa, ma della possibilità di offrire a una persona con talassemia una prospettiva che può cambiare radicalmente la sua vita”. Commenta il Direttore Generale dell’ARNAS G. Brotzu, Maurizio Marcias, “Essere riusciti a realizzare in Sardegna un percorso così complesso dimostra il livello di competenza raggiunto dai nostri professionisti e la capacità dell’ARNAS G. Brotzu di mettere insieme strutture e specialità diverse per affrontare le sfide più avanzate della medicina. È un risultato che rende orgogliosi”.
“Si attendeva la possibilità di utilizzo della terapia genica da decenni e quindi possiamo considerare storico questo traguardo, commenta la dott.ssa Susanna Barella, Direttrice della SC Microcitemie e Anemie Rare, Centro HUB di riferimento regionale per queste patologie. Siamo la seconda regione italiana ad aver iniziato da quando vi è stata l’approvazione da parte di AIFA, mediante un grande lavoro in equipe. Per il momento possiamo offrire questa terapia solo a pazienti di età compresa tra 12 e 35 anni, ovviamente provenienti da tutta la Sardegna. Speriamo tuttavia che, visti i recenti risultati del trial clinico pediatrico, entro due anni si possa ampliare la fascia di età con l’inclusione di bimbi a partire dai 5 anni di vita. È importante sottolineare che solo pazienti in ottime condizioni cliniche possono aver accesso a questa terapia ma la Sardegna ha tutte le competenze per poter curare al meglio i pazienti con talassemia”.
Il programma di terapia genica dell’ARNAS Brotzu è già entrato nella sua fase successiva: sono stati infatti selezionati e sottoposti al prelievo delle cellule staminali altri quattro pazienti, due adulti e due pediatrici, che riceveranno nei prossimi mesi il trapianto delle cellule geneticamente modificate. Altri tre, due adulti e un adolescente, effettueranno la raccolta delle cellule tra ottobre e novembre 2026. I trattamenti saranno effettuati presso il Centro Trapianti di Midollo dell’Ospedale Businco per i pazienti adulti e presso il Centro TMO pediatrico dell’Ospedale Microcitemico per quelli in età pediatrica.
Il percorso ha coinvolto, in particolare, i team coordinati dalla dottoressa Eugenia Piras, Direttore del Programma Trapianti, e dalla dottoressa Marianna Greco, Responsabile del Laboratorio Specialistico di Ematologia, nell’ambito della Struttura Ematologia e CTMO dell’Ospedale Businco, diretta dal professor Giovanni Caocci; la Struttura di Microcitemia e Anemie rare dell’Ospedale Microcitemico, diretta dalla dottoressa Susanna Barella, con il dottor Francesco Corongiu e la dottoressa Simona Piras; la Struttura di Immunoematologia e Centro Trasfusionale, diretta dalla dottoressa Giulia Fadda; e la Struttura di Oncoematologia Pediatrica e Centro TMO, diretta dalla dottoressa Rossella Mura, con il dottor Antonio Piroddi, responsabile del programma trapianti pediatrici.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Criteri Critici
Scoperta molecola rivoluzionaria per ridurre il colesterolo cattivo nell’arteriosclerosi. V-news.it
Lo studio Victorion-Challenge ha dimostrato che la nuova molecola inclisiran riduce significativamente il colesterolo LDL del 56,3%, permettendo a oltre il 78% dei pazienti di raggiungere i livelli raccomandati. Questa innovativa terapia, che utilizza la tecnologia dell'RNA interferente, offre nuove speranze per il trattamento di dislipidemia e arterosclerosi.
Arterosclerosi, studio: “Nuova molecola riduce di più il colesterolo cattivo”
Risultati promettenti dello studio Victorion-Challenge
(Adnkronos) – Durante l’Esc 2026, un’importante conferenza europea di cardiologia, sono stati presentati i risultati dello studio Victorion-Challenge, che ha messo in evidenza l’efficacia di una nuova molecola, l’inclisiran, nel trattamento dell’arterosclerosi. Questo studio ha dimostrato che l’inclusione di inclisiran nella terapia ha portato a una riduzione significativa dei livelli di colesterolo LDL, comunemente noto come “colesterolo cattivo”.
Un abbattimento significativo del colesterolo
I dati emersi dallo studio sono davvero incoraggianti: l’inclusione di inclisiran ha ridotto i livelli di LDL-C del 56,3%. Questo risultato è particolarmente rilevante, considerando che il colesterolo LDL è uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari. Grazie a questa nuova terapia, il 78,2% dei pazienti coinvolti nello studio ha raggiunto il target di colesterolo raccomandato, un traguardo fondamentale per la prevenzione di eventi avversi come infarti e ictus.
Il meccanismo d’azione di inclisiran
Inclisiran è un farmaco innovativo che agisce attraverso la tecnologia dell’RNA interferente. Questa molecola si lega a specifiche sequenze di RNA messaggero nel fegato, bloccando la produzione della proteina PCSK9, responsabile dell’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue. La sua somministrazione avviene tramite iniezioni sottocutanee, con dosaggi programmati che consentono un’efficace gestione del colesterolo nel lungo termine. Questo approccio rivoluzionario rappresenta un grande passo avanti rispetto alle terapie tradizionali, spesso caratterizzate da effetti collaterali e necessità di assunzione quotidiana.
Prospettive future per i pazienti
La scoperta di inclisiran offre nuove speranze per milioni di pazienti affetti da dislipidemia e arterosclerosi. Con l’aumento dell’incidenza di malattie cardiovascolari a livello globale, l’introduzione di terapie innovative come questa potrebbe cambiare radicalmente il panorama del trattamento. Gli esperti sottolineano l’importanza di ulteriori ricerche per confermare i risultati a lungo termine e per esplorare eventuali interazioni con altre terapie. Se confermata, l’efficacia di inclisiran potrebbe non solo migliorare la qualità della vita dei pazienti, ma anche ridurre il carico di malattia a livello della popolazione.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Medicina, perché sempre più americani vanno in Cina per curarsi i tumori Milano Finanza
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Michael Walters, 25 anni, aveva appena iniziato il suo primo lavoro a tempo pieno dopo l'università quando, l'anno scorso, gli è stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin, un tumore del sangue.
Walters, originario della Nuova Zelanda, si è sottoposto a diversi cicli di chemioterapia, radioterapia e immunoterapia ad Auckland, senza successo. Poi i medici gli hanno parlato della terapia CAR-T, in cui le cellule immunitarie del paziente vengono prelevate, riprogrammate in laboratorio e reintrodotte nel corpo per combattere le cellule tumorali.
Walters ha valutato le opzioni negli Stati Uniti, in India e in Australia, dove un ospedale di Melbourne si era offerto di curarlo con questa terapia, a un costo di ben 600.000 dollari, una cifra proibitiva per la sua famiglia. Presso l'ospedale SinoUnited di Shanghai, Walters ha pagato meno della metà e, il 18 agosto, ha appreso che il trattamento aveva portato il suo linfoma in remissione completa. «Ora apprezzo di più la vita», ha affermato Walters. «Se fosse successo 10 o 15 anni fa, non avrei avuto questa possibilità».
La terapia CAR-T
La terapia CAR-T, acronimo di terapia con cellule T con recettore chimerico per l'antigene, è stata sviluppata negli Stati Uniti. Oggi, tuttavia, Shanghai si sta affermando come meta privilegiata per i pazienti provenienti dall'America e da altri paesi ricchi, a testimonianza non solo dei bassi costi della Cina, ma anche della sua ascesa a polo di innovazione nel settore delle biotecnologie.
«La Cina ha sostanzialmente applicato alla terapia con cellule CAR-T lo stesso approccio che ha adottato per altri settori, ovvero l'ha industrializzata», ha affermato Sairah Ahmed, direttrice del programma CAR-T presso il dipartimento di linfomi e mielomi dell'MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas a Houston.
In alcuni casi, la Cina ha addirittura anticipato gli Stati Uniti. A giugno, le autorità di regolamentazione di Pechino hanno dato il via libera a un trattamento CAR-T per un tumore allo stomaco e al tratto superiore dell'intestino tenue: la prima terapia CAR-T al mondo approvata per tumori solidi.
Josh Bronkhorst, 59 anni, amministratore delegato di una società di servizi finanziari, è stato tra i primi a ricevere il trattamento dopo l'approvazione. Diagnosticato a dicembre, si è sottoposto a quattro mesi di chemioterapia e immunoterapia, scoprendo però che il tumore continuava a crescere. I medici gli dissero che un altro ciclo di chemioterapia avrebbe avuto solo il 15% di probabilità di successo. Così Bronkhorst, anche lui neozelandese, si è recato in Cina.
«Ogni giorno va meglio», ha detto Bronkhorst con voce flebile il 6 agosto dal suo letto all'ospedale internazionale Jiahui di Shanghai. A quel punto, 10 giorni dopo l'infusione delle cellule riprogrammate nel suo corpo, l'accumulo di liquidi in eccesso causato dal cancro di Bronkhorst si era arrestato, consentendo ai medici di rimuovere il tubo di drenaggio. «Non è una medicina miracolosa, ma questa era di gran lunga la migliore opzione che potessi trovare», ha affermato all'epoca. Il 16 agosto è tornato in Nuova Zelanda, dove continua la convalescenza.
La dottoressa Ahmed del MD Anderson ha affermato di aver consigliato ad alcuni dei suoi pazienti stranieri di sottoporsi a cure in Cina, dove la terapia CAR-T può costare tra i 150.000 e i 230.000 dollari, contro i 550.000-850.000 dollari negli Stati Uniti.
Le autorità regolatorie di decine di paesi hanno approvato la terapia CAR-T per i tumori del sangue, tra cui leucemia, linfoma e mieloma. Le terapie a cui si sono sottoposti Bronkhorst e Walters rientrano tra i nove prodotti CAR-T approvati dalle autorità regolatorie cinesi, il numero più alto al mondo.
Il trattamento per il tumore allo stomaco di Bronkhorst è stato sviluppato da CARsgen Therapeutics, con sede a Shanghai, che ha ottenuto l'approvazione cinese per la terapia CAR-T per tumori solidi a seguito di un programma di sperimentazione clinica che ha coinvolto pazienti statunitensi presso il MD Anderson e la Mayo Clinic in Minnesota.
«Abbiamo a disposizione sempre più nuove armi per combattere il cancro», ha dichiarato Li Zonghai, fondatore e amministratore delegato di CARsgen, in un'intervista. «Molti dicevano che non saremmo stati in grado di curarlo, e ora ci sono sempre più modalità di trattamento, tantissime opzioni terapeutiche».
Nonostante i suoi progressi, la Cina si è trovata anche al centro di controversie sulla trasparenza delle sue sperimentazioni cliniche, dopo che tre persone, tra cui una bambina di 6 anni, sarebbero morte durante la somministrazione di farmaci sperimentali. In generale, le autorità di regolamentazione cinesi consentono agli ospedali di avviare sperimentazioni cliniche con una supervisione governativa centrale inferiore rispetto a quanto richiesto negli Stati Uniti: un sistema che ha favorito l'innovazione ma ha anche aumentato i rischi per i pazienti coinvolti nelle sperimentazioni.
Al contrario, gli ospedali privati internazionali cinesi sono stati generalmente più cauti, evitando le sperimentazioni cliniche e limitandosi a terapie, comprese le terapie CAR-T, che hanno ottenuto l'approvazione delle autorità di regolamentazione per la commercializzazione.
L’arma è il sistema immunitario
Sfruttare il sistema immunitario per combattere il cancro è il principio alla base di molti progressi medici di questo secolo, e il ritmo sta accelerando. Ad agosto, Moderna, con sede a Cambridge, Massachusetts, e il suo partner Merck hanno annunciato che il loro vaccino a base di mRNA è riuscito a prevenire la ricomparsa o la diffusione del cancro in pazienti con melanoma ad alto rischio. Questa potenziale svolta potrebbe prolungare la vita di centinaia di migliaia di persone affette da questo tumore cutaneo mortale. Nel frattempo, il mese scorso la Food and Drug Administration ha approvato una terapia per i tumori pancreatici, una svolta nella lotta contro una delle forme di cancro più letali.
Le autorità regolatorie cinesi hanno concesso per la prima volta l'autorizzazione alla terapia CAR-T per pazienti stranieri nel 2021. Da quando ha iniziato a offrire la terapia CAR-T nel 2023, lo Shanghai SinoUnited Hospital ha trattato circa una trentina di pazienti provenienti da 12 paesi, ha affermato la dottoressa Kathy Shi, fondatrice e amministratrice delegata dell'ospedale. La dottoressa Shi, cardiologa che ha svolto il suo post-dottorato presso la Emory University di Atlanta, ha affermato che la maggior parte di loro è ora libera dal cancro.
Con il diffondersi della notizia, l'ospedale SinoUnited ha dichiarato di aver accolto pazienti provenienti da MD Anderson, Mayo Clinic e Johns Hopkins Hospital di Baltimora. Shi afferma che l'ospedale ha anche registrato un aumento delle richieste provenienti da Stati Uniti, Canada, Europa e Sud-est asiatico. «Un anno fa, parlavo spesso con pazienti cinesi in cerca di cure all'estero», ha dichiarato Xuan Linli, primario di oncologia medica presso l'ospedale Jiahui. «Ora, sempre più pazienti stranieri ci chiedono consulti».
Le terapie CAR-T sono studiate negli Stati Uniti dagli anni '80 e in Cina dagli anni '90. Una svolta si è avuta nel 2012, quando Emily Whitehead, originaria della Pennsylvania e all'epoca di 6 anni, è diventata la prima bambina a sconfiggere la leucemia dopo essersi sottoposta a questa terapia (ora è una studentessa universitaria presso l'Università della Pennsylvania, a pochi passi dal luogo in cui ha ricevuto il trattamento CAR-T).
La terapia CAR-T rimane una nicchia nel trattamento del cancro perché può trattare un numero limitato di tipi di tumore. Attualmente, il trattamento CAR-T viene generalmente prescritto solo dopo il fallimento di altre terapie, in parte a causa di potenziali effetti collaterali come l'infiammazione causata dall'infusione.
Non solo costi bassi
I pazienti scelgono la Cina non solo per il basso costo del trattamento, ma anche perché gli ospedali internazionali del paese offrono una vasta gamma di servizi: un fattore cruciale, dato che la terapia CAR-T può richiedere cure intensive e l'intervento di cardiologi, neurologi e altri specialisti.
Poiché la terapia CAR-T richiede una terapia cellulare personalizzata per ogni paziente, la capacità della Cina di produrre le terapie in pochi giorni – in laboratori a breve distanza da Shanghai – può conferirle un vantaggio rispetto ai Paesi in cui i tempi di attesa sono più lunghi. La possibilità di un trattamento immediato in Cina la rende una scelta attraente per i pazienti che combattono tumori aggressivi.
Bronkhorst e Walters descrivono anche un servizio clienti migliore rispetto a quello riscontrato in altri Paesi, tra cui l'assistenza nell'ottenimento dei visti medici e un livello di conoscenza della lingua inglese più elevato. Walters ha affermato di essersi sentito rassicurato dopo una videochiamata con l'ematologa Lily Zhou del SinoUnited Hospital, che ha svolto il suo post-dottorato presso l'Università della California, San Francisco.
In Nuova Zelanda, «avevo la sensazione di aver fatto più ricerche e di saperne di più dei medici con cui parlavo», ha detto Walters. «Ma lei ha un'esperienza enorme... È stato bello parlare con qualcuno che sapeva esattamente cosa stava facendo».
Walters e i suoi amici hanno avviato una raccolta fondi online per coprire la maggior parte delle spese e, a fine giugno, è volato a Shanghai per iniziare le cure sotto la supervisione del dottor Zhou. Era la prima volta che si recava lì. Per il suo venticinquesimo compleanno, lo staff dell'ospedale SinoUnited gli ha regalato una torta. Per il suo prossimo compleanno, ha in programma di essere a casa ad Auckland, con il cancro ancora in remissione. «Darei qualsiasi cosa per essere in salute in questo momento», ha detto Walters. «Vorrei potermi preoccupare delle cose normali di tutti i giorni: università, lavoro, fidanzate, pettegolezzi».
(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
42.6/100
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Criteri Critici
Natalia Paragoni a Venezia 2026: il ritorno in pubblico dopo la diagnosi Napolike.it
Le immagini di copertina possono essere realizzate o elaborate con strumenti di Intelligenza Artificiale. Questa scelta nasce anche dalla necessità di prevenire le continue contestazioni e richieste economiche improprie che riceviamo relative a fotografie utilizzate che sono sempre state acquistate con regolare licenza o autorizzate dagli organizzatori.
Un ritorno che sa di coraggio: Natalia Paragoni è tornata al Lido di Venezia per la 83ª Mostra del Cinema, a tre anni di distanza dalla sua ultima apparizione alla kermesse. L’influencer, che lo scorso aprile ha ricevuto la diagnosi di linfoma di Hodgkin, si è mostrata ai fotografi con la testa rasata e un look essenziale: gonna nera e camicia bianca.
“Sono emozionata, tengo gli occhiali se no piango”
Paragoni ha raggiunto il pontile dell’iconico Hotel Excelsior con un grande sorriso, accogliendo fotografi e fan. «È sempre bello, vorrei tornare una volta con le bimbe per una gita in famiglia», ha detto condividendo l’emozione anche con i suoi follower.
Per lei si tratta del ritorno al Lido dopo tre anni: l’ultima presenza risaliva al 2023, prima dei tanti cambiamenti che hanno segnato la sua vita, dalla nascita delle due bambine alla diagnosi della malattia.
Come sta dopo la diagnosi
La diagnosi di linfoma di Hodgkin è arrivata ad aprile, quando Natalia era all’ottavo mese di gravidanza, poco prima della nascita della secondogenita Beatrice. I primi cicli di chemioterapia sono iniziati poco dopo il parto, con il compagno Andrea Zelletta e le bambine al suo fianco.
Nelle scorse settimane l’influencer aveva aggiornato i follower sulle sue condizioni: «Siamo molto felici che la terapia, lo posso dire, sta andando molto bene. Ci sono dei grandi progressi». Il percorso però non è ancora concluso: «Farò altre chemio e poi aspetteremo settembre. Per cui sono felice che la cura sia quella giusta. Bisogna festeggiare, però non è finita».
In questi mesi Natalia ha scelto di condividere con il pubblico anche gli aspetti più delicati della malattia, compresa la decisione di rasare completamente i capelli. Il suo arrivo a Venezia, con la testa rasata e un look semplice, è stato un momento di normalità e di grande emozione, accolto con affetto da chi la segue.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore della prostata, la terapia focale resta poco utilizzata Dazebaonews
Uno studio statunitense condotto su oltre 1,1 milioni di pazienti mostra che la terapia focale interessa appena l’1,3% dei casi di carcinoma prostatico non metastatico. Circa la metà dei trattamenti riguarda però uomini appartenenti a categorie di rischio per le quali le prove scientifiche sono ancora insufficienti
La terapia focale rappresenta una delle strategie più innovative per il trattamento del tumore della prostata localizzato. A differenza della chirurgia radicale e della radioterapia estesa all’intera ghiandola, interviene soltanto sulla porzione di prostata in cui è presente la lesione tumorale, cercando di preservare il tessuto sano.
Questo approccio potrebbe ridurre alcune conseguenze delle terapie tradizionali, come incontinenza urinaria e disfunzione erettile. La sua applicazione nella pratica clinica, tuttavia, rimane ancora limitata e non sempre rispetta le indicazioni sostenute dalle attuali evidenze scientifiche.
È quanto emerge da uno studio retrospettivo coordinato da Andrea Cosenza e Quoc-Dien Trinh, della University of Pittsburgh School of Medicine, pubblicato sulla rivista scientifica JAMA.
Analizzati oltre 1,1 milioni di pazienti
I ricercatori hanno esaminato i dati del National Cancer Database relativi a 1.179.384 uomini di almeno 50 anni, ai quali era stato diagnosticato un tumore della prostata non metastatico tra il 2010 e il 2023.
Soltanto 15.672 pazienti, pari all’1,3% del campione, hanno ricevuto una terapia focale. Il dato conferma che, nonostante il crescente interesse clinico, questa soluzione continua a rappresentare una quota molto ridotta dei trattamenti per il carcinoma prostatico localizzato.
L’elemento più rilevante riguarda però la selezione dei pazienti: il 51% degli uomini sottoposti alla procedura presentava una malattia classificata a basso, alto o altissimo rischio. Si tratta di gruppi per i quali le principali linee guida non sostengono l’impiego ordinario della terapia focale.
Il restante 49% era costituito da pazienti con tumore a rischio intermedio, favorevole o sfavorevole, la categoria nella quale questo approccio può apparire più promettente, soprattutto nell’ambito di studi clinici e registri prospettici. Lo studio è stato pubblicato online da JAMA il 13 agosto 2026.
Che cos’è la terapia focale
La terapia focale mira a distruggere esclusivamente la zona della prostata interessata dal tumore. Per ottenere questo risultato possono essere utilizzate differenti tecnologie, tra cui gli ultrasuoni focalizzati ad alta intensità, conosciuti come HIFU, la crioterapia, l’ablazione laser e altre tecniche di distruzione localizzata del tessuto.
L’obiettivo è trovare un equilibrio tra il controllo oncologico e la qualità della vita. Preservando una parte maggiore della ghiandola e delle strutture circostanti, il trattamento potrebbe limitare gli effetti sulla continenza urinaria e sulla funzione sessuale.
Il vantaggio potenziale deve però essere confrontato con alcuni interrogativi ancora aperti. Mancano, infatti, dati robusti e di lunga durata sul controllo della malattia, sulla necessità di ulteriori trattamenti, sulle complicanze, sulla qualità della vita e sui costi complessivi.
Il rischio di trattare troppo o troppo poco
Nei pazienti con carcinoma prostatico a basso rischio, la terapia focale potrebbe rappresentare un trattamento eccessivo. Per molti di questi uomini, la sorveglianza attiva costituisce la strategia di riferimento: la malattia viene controllata attraverso PSA, visite, risonanza magnetica e biopsie, intervenendo soltanto quando compaiono segnali di progressione.
Nei tumori ad alto o altissimo rischio il problema è opposto. Un trattamento limitato a una sola area della prostata potrebbe non essere sufficiente a controllare una malattia biologicamente più aggressiva. In questi casi continuano a essere indicate, sulla base della valutazione individuale, strategie consolidate come la prostatectomia radicale, la radioterapia e le terapie sistemiche.
Definire questi impieghi semplicemente come “inappropriati” richiede comunque cautela. Il database utilizzato nello studio non permette di stabilire se alcuni pazienti fossero inseriti in sperimentazioni cliniche o presentassero condizioni particolari che avevano influenzato la scelta terapeutica.
Come è cambiato l’impiego dal 2010 al 2023
Nel corso dei tredici anni considerati, l’utilizzo della terapia focale è aumentato dal 2,1% al 2,9% nei pazienti con malattia a rischio intermedio favorevole.
È invece diminuito nei casi a rischio intermedio sfavorevole, passando dal 2,5% all’1,9%. La riduzione è risultata ancora più evidente nei tumori ad alto rischio, dal 2,1% allo 0,9%, e in quelli ad altissimo rischio, dall’1,8% allo 0,5%.
È cambiato anche il tipo di tecnologia impiegata. Nel 2010 la crioterapia rappresentava quasi l’80% delle procedure focali, mentre nel 2023 era scesa al 19,1%. Nello stesso periodo l’ablazione laser è cresciuta dal 14,6% al 45,8%, mentre le altre tecniche, compresi gli ultrasuoni focalizzati HIFU, sono passate dal 5,6% al 35,1%.
Una terapia promettente, ma la selezione è decisiva
Lo studio non dimostra che la terapia focale sia inefficace. Evidenzia piuttosto la necessità di individuare con maggiore precisione gli uomini che possono realmente beneficiarne.
Secondo Quoc-Dien Trinh, autore senior della ricerca, nei pazienti adeguatamente selezionati con tumore a rischio intermedio la terapia focale può risultare interessante perché cerca di curare la malattia preservando la qualità della vita. L’introduzione delle nuove tecnologie deve però procedere sulla base di prove cliniche solide e in coerenza con le linee guida. La University of Pittsburgh ha illustrato risultati e limiti dell’indagine.
La decisione non può quindi dipendere soltanto dalla disponibilità della tecnologia. Deve integrare caratteristiche del tumore, valori del PSA, risultati della biopsia, risonanza magnetica multiparametrica, età, condizioni generali e preferenze del paziente.
I limiti della ricerca
L’indagine è osservazionale e retrospettiva: descrive come la terapia focale è stata impiegata negli Stati Uniti, ma non confronta direttamente la sua efficacia con quella della chirurgia, della radioterapia o della sorveglianza attiva.
Il National Cancer Database, inoltre, non raccoglie informazioni complete sulla partecipazione agli studi clinici, sugli effetti collaterali, sui trattamenti successivi e sugli esiti oncologici a lungo termine. L’archivio comprende prevalentemente strutture accreditate dalla Commission on Cancer e potrebbe non rappresentare tutte le procedure eseguite nel Paese.
I risultati non devono neppure essere trasferiti automaticamente alla realtà sanitaria italiana, dove percorsi assistenziali, criteri di selezione e disponibilità delle tecnologie possono essere differenti.
La medicina di precisione richiede prove solide
La terapia focale incarna uno degli obiettivi della moderna oncologia: colpire il tumore con la massima precisione, riducendo il danno ai tessuti sani. Nel carcinoma prostatico, però, la precisione tecnica deve essere accompagnata da un’altrettanto accurata selezione clinica.
Servono studi prospettici, confronti con le terapie standard e osservazioni di lunga durata per comprendere quali pazienti possano ottenere un controllo oncologico adeguato senza rinunciare ai possibili vantaggi sulla qualità della vita.
Il messaggio della ricerca è quindi chiaro: la terapia focale è una strada promettente, ma non può ancora essere considerata una soluzione universale per tutti i tumori della prostata non metastatici.
Proposta di assicurazione sanitaria per coprire i costi degli esami di screening per 7 tipi di cancro e 3 malattie che colpiscono milioni di vietnamiti. - Vietnam.vn
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Proposta di assicurazione sanitaria per coprire i costi degli esami di screening per 7 tipi di cancro e 3 malattie che colpiscono milioni di vietnamiti. Vietnam.vn
Secondo la proposta dell'ente redattore, il Fondo di assicurazione sanitaria coprirà i costi dello screening e della diagnosi precoce dei seguenti tumori, nell'ambito delle prestazioni e dei livelli di copertura previsti per gli assicurati: tumore della cervice uterina, tumore al seno, tumore al polmone, tumore alla prostata, tumore del colon-retto, tumore allo stomaco e tumore al fegato.
Il progetto di decreto del Ministero della Salute , che stabilisce la tabella di marcia per l'ampliamento del livello e della portata delle prestazioni di assicurazione sanitaria secondo un calendario e gruppi prioritari, è attualmente aperto alla consultazione pubblica fino al 12 settembre.
Secondo le statistiche del sistema di previdenza sociale vietnamita del 2023, l'assicurazione sanitaria ha speso quasi 6.200 miliardi di VND per sei gruppi di tumori comuni (seno, polmone, fegato, colon, stomaco e prostata). La diagnosi precoce, l'individuazione tempestiva e il trattamento appropriato riducono le spese a carico dei cittadini, consentendo di risparmiare risorse da destinare alla prevenzione delle malattie e alla gestione delle problematiche sanitarie e sociali.
Di conseguenza, il tumore della cervice uterina sarà il primo a essere incluso nel programma pilota di rimborso a partire dal 1° luglio 2028, e diventerà una pratica di routine due anni dopo. Dal 2030, il rimborso verrà applicato allo screening e alla diagnosi precoce dei tumori al seno, al polmone, alla prostata e al colon-retto, secondo la tabella di marcia stabilita dal Ministero della Salute...
Nel frattempo, il costo medio annuo del trattamento per le pazienti affette da cancro cervicale negli stadi da I a IV è rispettivamente di 89,8 milioni di VND, 136,9 milioni di VND, 138,4 milioni di VND e 136,8 milioni di VND all'anno. Se diagnosticato in fase precoce (stadio I), il cancro cervicale può far risparmiare alle pazienti dai 47 ai 48,6 milioni di VND all'anno rispetto alla diagnosi in stadi più avanzati.
Il Ministero della Salute stima che il costo dello screening per il cancro cervicale si aggiri tra i 2.600 e i 3.000 miliardi di VND all'anno, e quello per il cancro al seno tra i 2.500 e i 5.300 miliardi di VND all'anno. Molti paesi hanno inoltre introdotto la copertura assicurativa sanitaria per queste patologie.
A partire dal 1° luglio 2027, l'assicurazione sanitaria coprirà anche i costi dello screening e della diagnosi precoce dell'epatite B e C, integrati nei controlli medici di routine. In particolare, a partire dal 1° gennaio 2030, come proposto dal Ministero della Salute, l'assicurazione sanitaria coprirà anche lo screening e la diagnosi di ipertensione e diabete per i cittadini.
Il Ministero della Salute propone che l'assicurazione sanitaria copra i costi dello screening e della diagnosi precoce dell'epatite B e C, dell'ipertensione e del diabete, secondo un piano graduale. (Foto: Thach Thao)
Si tratta di malattie comuni in Vietnam, eppure una grande percentuale di persone che ne soffrono non è consapevole della propria condizione. Secondo il Ministero della Salute, attualmente circa 7 milioni di persone sono affette da diabete, ma più della metà non ne è a conoscenza. Analogamente, si stima che 3 adulti su 10 ne soffrano, e molti non ne sono consapevoli. L'ipertensione, inoltre, è la causa dell'80-85% delle emorragie cerebrali.
Lo screening e la diagnosi precoce di queste due malattie non sono difficili, mentre i benefici sono significativi. L'Istituto di Strategia e Politica Sanitaria stima che lo screening per il diabete di tipo 2 consentirebbe al Fondo di Assicurazione Sanitaria di risparmiare in media 162,3 miliardi di VND all'anno nei primi 10 anni di implementazione. Per l'ipertensione, il risparmio medio sarebbe di 1.216,8 miliardi di VND all'anno.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Proposta di assicurazione sanitaria per coprire i costi dello screening per 7 tipi di cancro. Vietnam.vn
La proposta, delineata nella bozzadi decreto, amplia l'ambito di copertura del Fondo di assicurazione sanitaria per includere alcune attività relative allo screening, alla diagnosi precoce, alla prevenzione e alla gestione delle malattie croniche, ed è attualmente aperta ai commenti del pubblico fino al 12 settembre. Secondo la bozza, nell'elenco proposto sono inclusi sette tipi di cancro: cancro cervicale, cancro al seno, cancro ai polmoni, cancro alla prostata, cancro del colon-retto, cancro allo stomaco e cancro al fegato. Inoltre, anche l'epatite B e C sono incluse nel gruppo di malattie per le quali è previsto lo screening e la diagnosi precoce. Il fondo di assicurazione sanitaria coprirà i costi previsti dalle prestazioni, dai livelli di copertura e dalle tariffe previste per il partecipante. I costi proposti includono onorari per visite mediche, esami di laboratorio, servizi tecnici paraclinici, farmaci,apparecchiature mediche, sangue, materiali di consumo, prodotti chimici e spese correlate. Quando il processo di screening produce risultati sospetti o confermati, i partecipanti all'assicurazione sanitaria saranno rimborsati per i costi delle visite mediche e delle cure secondo le normative vigenti, una volta confermata la diagnosi. Pertanto, la politica proposta crea una catena che va dalla diagnosi precoce al trattamento, anziché concentrarsi esclusivamente sul rimborso dopo la conferma della malattia. Il cancro rappresenta un onere significativo per il sistema sanitario, con una media di circa 180.000 nuovi casi e oltre 120.000 decessi registrati ogni anno a livello nazionale. Attualmente, circa 350.000 persone convivono con la malattia. Il tumore al seno, da solo, si colloca al primo posto per numero di nuovi casi e decessi, seguito dal tumore al fegato e al polmone. La proposta di includere alcuni tumori e malattie croniche nell'assicurazione sanitaria è stata più volte menzionata dagli esperti durante i seminari di consultazione e revisione del sistema sanitario.Il Ministero della Saluteritiene che ampliare la copertura assicurativa sanitaria apporti un significativo valore economico, poiché la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo contribuiscono a ridurre i costi delle cure nelle fasi successive. Quando la malattia è grave e accompagnata da complicazioni, richiede l'utilizzo di farmaci innovativi e specializzati, nonché di costose tecniche diagnostiche e paracliniche. Nel 2023, il costo del trattamento di sei tipi comuni di cancro (seno, polmone, fegato, colon, stomaco e prostata) a carico del Fondo di assicurazione sanitaria è stato di 6,186 miliardi di VND. La diagnosi e il trattamento precoci contribuiscono a risparmiare risorse da destinare alla prevenzione delle malattie e ad affrontare i problemi sanitari e sociali. Pertanto, secondo gli esperti, il beneficio maggiore complessivamente ricade sullo Stato. Ad esempio, il costo medio annuo del trattamento per il cancro cervicale in stadio da I a IV è rispettivamente di 89,8 milioni di VND, 136,9 milioni di VND, 138,4 milioni di VND e 136,8 milioni di VND all'anno. Se diagnosticato in fase precoce (stadio I), i pazienti risparmiano dai 47 ai 48,6 milioni di VND all'anno rispetto alla diagnosi in stadi successivi. Analogamente, se il tumore al seno viene diagnosticato precocemente, i pazienti risparmieranno tra 7,9 e 18,3 milioni di VND all'anno rispetto alla diagnosi in fase avanzata. L'inclusione dello screening e della diagnosi precoce nell'ambito della copertura assicurativa sanitaria, se approvata, rappresenterebbe un'espansione significativa delle polizze sanitarie, favorendo maggiori investimenti nella prevenzione e nella diagnosi precoce delle malattie e riducendo al contempo l'onere finanziario quando la malattia progredisce a uno stadio avanzato. Segui la tabella di marcia. È importante sottolineare che questa politica non significa che tutti coloro che aderiscono all'assicurazione sanitaria riceveranno screening gratuiti per tutti e sette i tipi di cancro e per l'epatite B e C. Secondo il Ministero della Salute, i pagamenti saranno effettuati in base ai gruppi target e alle fasi del percorso di cura, a seconda della tabella di marcia e della capacità finanziaria del Fondo di Assicurazione Sanitaria. Il Ministro della Salute specificherà le procedure professionali, i soggetti da sottoporre a screening, l'elenco dei servizi tecnici, dei farmaci, delle apparecchiature mediche, le tariffe e i livelli di rimborso, nonché le condizioni per la copertura delle spese da parte del Fondo di Assicurazione Sanitaria. Tale impostazione mira ad ampliare gradualmente le prestazioni dell'assicurazione sanitaria, anziché applicarle uniformemente al momento dell'entrata in vigore della normativa. Secondo il piano, i costi dello screening per l'epatite B e C dovrebbero essere coperti una volta integrati nei controlli sanitari di routine. Per il tumore al collo dell'utero, si prevede che il pagamento pilota inizi il 1° luglio 2028, mentre il pagamento completo sarà implementato a partire dal 1° gennaio 2030. A partire dal 1° gennaio 2030, i pagamenti per il cancro al seno, al polmone, alla prostata, al colon-retto, all'ipertensione e al diabete saranno attuati secondo una tabella di marcia stabilita dal Ministero della Salute. La bozza al momento non specifica una tempistica precisa per il cancro allo stomaco e al fegato. Queste due patologie sono incluse nell'elenco dei pagamenti proposti, ma la loro attuazione dipenderà dalla tabella di marcia e dalla disponibilità di fondi. Il Ministero della Salute ha inoltre proposto di ampliare la copertura assicurativa per includere diversi servizi di prevenzione e gestione delle malattie croniche. A partire dal 1° luglio 2027, secondo le linee guida professionali, l'assicurazione sanitaria dovrebbe coprire i costi del trattamento nutrizionale per alcune categorie di bambini, tra cui i bambini affetti da epilessia refrattaria, i bambini di età inferiore ai 6 anni con malnutrizione acuta e i neonati prematuri e sottopeso. Dal 1° gennaio 2028, è prevista l'estensione della copertura anche alla gestione delle malattie croniche e ad altri servizi di prevenzione. Il tasso di copertura sanitaria è aumentato significativamente nel corso degli anni. Secondo un rapporto della previdenza sociale vietnamita, alla fine di giugno 2026 circa 99,1 milioni di persone a livello nazionale beneficiavano di un'assicurazione sanitaria, pari al 96,91% della popolazione. Il Vietnam si prefigge l'obiettivo di raggiungere la copertura sanitaria universale entro il 2030. Fonte: https://baolaocai.vn/de-xuat-bhyt-tra-chi-phi-sang-loc-7-benh-ung-thu-post908846.html
Cresce l'importanza della radioterapia nella cura dei tumori, ma si teme per il futuro una carenza di radio-oncologi - IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria
📰 IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria📅 2026-09-07T05:00:13
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Cresce l'importanza della radioterapia nella cura dei tumori, ma si teme per il futuro una carenza di radio-oncologi IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria
Il 7 settembre ricorre il World Radiotherapy Awareness Day (WRAD), la giornata mondiale dedicata a promuovere la conoscenza della radioterapia e del suo ruolo fondamentale nella cura dei tumori.
L’iniziativa internazionale, che per il triennio 2025-2027 ha scelto il messaggio “One Voice for Radiotherapy”, vuole richiamare l’attenzione di cittadini, pazienti, professionisti sanitari e istituzioni su una disciplina che rappresenta uno dei pilastri della moderna oncologia, ma che ancora oggi è talvolta accompagnata da una conoscenza insufficiente e da timori legati all’impiego delle radiazioni.
Eppure i numeri ne dimostrano l’importanza. Ogni anno in Italia oltre 200.000 pazienti oncologici necessitano di un trattamento radioterapico e si stima che, nel corso della propria storia di malattia, circa un paziente oncologico su due abbia indicazione alla radioterapia.
La radioterapia di oggi è profondamente diversa da quella di alcuni decenni fa. L’evoluzione tecnologica permette di concentrare dosi elevate di radiazioni sul tumore con precisione millimetrica, limitando sempre più l’esposizione degli organi sani. Radioterapia stereotassica, sistemi avanzati di guida mediante immagini e radioterapia adattativa consentono trattamenti sempre più personalizzati e, in numerose situazioni cliniche, effettuabili in poche sedute e senza ricovero.
La prima sfida è culturale. La parola “radiazioni” continua talvolta a evocare nel paziente una paura che non corrisponde più alla realtà della moderna radio-oncologia. Oggi disponiamo di trattamenti estremamente precisi, non invasivi e personalizzati, capaci in molte situazioni di curare il tumore e in altre di controllare efficacemente la malattia e i suoi sintomi.
Ma accanto alla sfida tecnologica e culturale ne sta emergendo un’altra: garantire per il futuro un numero adeguato di medici radio-oncologi.
I dati sulle scuole di specializzazione rappresentano un segnale particolarmente preoccupante: nel concorso nazionale 2025, dei 141 contratti disponibili in Radioterapia ben 92, pari al 65%, sono rimasti non assegnati. Un dato che conferma la difficoltà della disciplina ad attrarre un numero sufficiente di giovani medici, nonostante il crescente fabbisogno clinico.
È un paradosso che, come professore ordinario e come direttore di Dipartimento clinico, vivo con particolare preoccupazione. Da una parte aumenta il numero di pazienti che possono beneficiare della radioterapia e le indicazioni per effettuare i trattamenti; dall’altra, le nostre scuole di specializzazione faticano ad attrarre un numero sufficiente di giovani medici. Dobbiamo far conoscere meglio questa professione anche agli studenti di Medicina: è una disciplina clinica, tecnologica e scientifica in rapidissima evoluzione e avrà bisogno di una nuova generazione di specialisti.
Un esempio concreto di questa evoluzione è rappresentato dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, dove il Dipartimento di Radio-Oncologia e Radioterapia Avanzata tratta ogni anno oltre 2.600 pazienti, con un’attività fortemente orientata alla radioterapia di precisione, alla stereotassi, alla image guidance e alla radioterapia adattativa, attraverso tecnologie di ultima generazione.
All’IRCCS di Negrar abbiamo investito molto nella tecnologia e nell’innovazione, ma il messaggio del World Radiotherapy Awareness Day ci ricorda che le macchine, per quanto sofisticate, da sole non curano i pazienti. Servono professionisti preparati, ricerca, formazione e soprattutto una relazione di fiducia tra medico e paziente. Il futuro della radioterapia sarà sempre più tecnologico, ma dovrà essere anche sempre più clinico e umano.
Professor Filippo Alongi
direttore del Dipartimento di Radio-oncologia e Radioterapia Avanzata dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria e professore ordinario all’Università di Brescia
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Proposta di far sì che l'assicurazione sanitaria copra i costi dello screening per 7 tipi di cancro. Vietnam.vn
Secondo la bozza, nell'elenco proposto sono inclusi sette tipi di cancro: cancro cervicale, cancro al seno, cancro ai polmoni, cancro alla prostata, cancro del colon-retto, cancro allo stomaco e cancro al fegato. Inoltre, anche l'epatite B e C sono incluse nel gruppo di malattie per le quali è previsto lo screening e la diagnosi precoce.
La proposta, delineata nella bozza di decreto, amplia l'ambito di copertura del Fondo di assicurazione sanitaria per includere alcune attività di screening, diagnosi precoce, prevenzione e gestione delle malattie croniche, ed è attualmente aperta ai commenti del pubblico fino al 12 settembre.
Il cancro rappresenta un onere significativo per il sistema sanitario, con una media di circa 180.000 nuovi casi e oltre 120.000 decessi registrati ogni anno a livello nazionale. Attualmente, circa 350.000 persone convivono con la malattia. Il tumore al seno, da solo, si colloca al primo posto per numero di nuovi casi e decessi, seguito dal tumore al fegato e al polmone.
Quando il processo di screening produce risultati sospetti o confermati, i partecipanti all'assicurazione sanitaria saranno rimborsati per i costi delle visite mediche e delle cure secondo le normative vigenti al momento della diagnosi. Pertanto, la politica proposta crea una catena che va dalla diagnosi precoce al trattamento, anziché concentrarsi esclusivamente sul rimborso dopo la conferma della malattia.
Il Fondo di assicurazione sanitaria coprirà i costi rientranti nell'ambito delle prestazioni, dei livelli di copertura e delle tariffe previste per gli assicurati. I costi proposti includono onorari per visite mediche, esami di laboratorio, servizi tecnici paraclinici, farmaci, apparecchiature mediche, sangue, materiali di consumo, prodotti chimici e spese correlate.
La proposta di estendere la copertura assicurativa sanitaria a determinate forme di cancro e malattie croniche è stata più volte ribadita dagli esperti durante i seminari di consultazione e revisione delle polizze sanitarie. Il Ministero della Salute ritiene che ampliare la copertura assicurativa sanitaria apporti un significativo valore economico, poiché la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo contribuiscono a ridurre i costi delle cure nelle fasi successive. Quando le malattie si aggravano e presentano complicazioni, richiedendo l'utilizzo di farmaci innovativi e specializzati, nonché di costose tecniche diagnostiche e paracliniche, i costi diventano elevati.
Nel 2023, il costo del trattamento di sei tipi comuni di cancro (seno, polmone, fegato, colon, stomaco e prostata) a carico del Fondo di assicurazione sanitaria è stato di 6,186 miliardi di VND. La diagnosi e il trattamento precoci contribuiscono a risparmiare risorse da destinare alla prevenzione delle malattie e ad affrontare i problemi sanitari e sociali. Pertanto, secondo gli esperti, il beneficio maggiore complessivamente ricade sullo Stato.
Ad esempio, il costo medio annuo del trattamento per il cancro cervicale in stadio da I a IV è rispettivamente di 89,8 milioni di VND, 136,9 milioni di VND, 138,4 milioni di VND e 136,8 milioni di VND all'anno. Se diagnosticato in fase precoce (stadio I), i pazienti risparmiano dai 47 ai 48,6 milioni di VND all'anno rispetto alla diagnosi in stadi successivi.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Radioterapia oncologica, Montesi nel pool nazionale che detta i nuovi standard per i tumori gastrointestinali Vivere Pesaro
Il Dottor Giampaolo Montesi nel pool che ha collaborato alla redazione di un documento scientifico destinato a cambiare le pratiche le future e le linee guida per i trattamenti radianti di altissima complessità dell’addome superiore per la cura dei tumori gastrointestinali. Lo studio stabilisce i nuovi standard per i trattamenti radianti di altissima complessità dell’addome superiore, come la radioterapia stereotassica pancreatica o epatica, nel caso di tumori primitivi e metastasi, oggi ampiamente indicata per specifici quadri clinici. “Si tratta del documento di consenso scientifico AIRO–AITRO–AIFM (“Multidisciplinary Delphi consensus-based recommendations on the use of image-guided radiotherapy for upper gastrointestinal tumours”) – spiega Giampaolo Montesi, Direttore della Radioterapia – un lavoro destinato a essere practice-changing per la pratica clinica e per le future linee guida. Punto di forza e di straordinario rilievo, anche sul piano della solidità e validità giuridica, è l'intesa multidisciplinare tra medici radioterapisti oncologi (AIRO), tecnici sanitari di Radioterapia (AITRO) e fisici medici (AIFM), che insieme hanno prodotto un primo paper di altissimo profilo scientifico a cui seguiranno le raccomandazioni operative. Un risultato importante per la nostra Azienda frutto di un lavoro lungo e metodologicamente meticoloso che ha visto collaborare in piena sinergia diverse figure professionali di livello internazionale. Fondamentale è stato l’approccio multidisciplinare integrato che rappresenta l'unico modo autentico di lavorare per elevare costantemente la qualità delle terapie erogate ai pazienti e per accendere un riflettore chiaro sull'importanza e sull'indifferibilità di continui investimenti nel settore della radioterapia oncologica”. Un traguardo che ribadisce il ruolo centrale della nostra realtà sanitaria come polo d'eccellenza, capace di fare scuola e guidare l'innovazione della radioterapia a livello nazionale. «La presenza del dottor Montesi e della nostra UOC di Radioterapia all'interno di questo ristretto pool di esperti nazionali – dichiara il Direttore Generale dell'AST PU, Alberto Carelli – rappresenta un motivo di grande orgoglio per tutta la nostra Azienda, in una giornata simbolica come quella del World Radiotherapy AwarenessDay. Questo importante traguardo conferma l'altissimo livello di specializzazione e competenza dei nostri professionisti, capaci di contribuire attivamente alla definizione delle linee guida e degli standard clinici nazionali. È la dimostrazione concreta che il nostro sistema sanitario sa esprimere eccellenze di valore assoluto, offrendo ai cittadini cure all'avanguardia basate sull'innovazione tecnologica e sulla piena integrazione multidisciplinare». Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-09-2026 alle 04:18 sul giornale del07 settembre 2026 SHORT LINK:https://vivere.me/g556
‘Prendersi cura di chi si prende cura’: a Rimini percorso di supporto e formazione per i caregiver di persone con tumore del pancreas - Azienda USL della Romagna
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‘Prendersi cura di chi si prende cura’: a Rimini percorso di supporto e formazione per i caregiver di persone con tumore del pancreas Azienda USL della Romagna
Un percorso di supporto e formazione a favore di caregiver di persone con tumore del pancreas. E’ l’istantanea di ‘Prendersi cura di chi si prende cura’, progetto organizzato da Ausl Romagna in collaborazione con Oltre la Ricerca ODV, associazione impegnata dal 2012 nel supportare le persone affette da tumore al pancreas e i loro familiari.
Questa malattia rappresenta infatti una sfida assistenziale di estrema complessità, che impatta non solo sulla sopravvivenza del paziente, ma in modo determinante sull'equilibrio e sulla qualità di vita del nucleo familiare. Il caregiver, spesso impreparato alla rapidità della progressione di malattia e alla severità dei sintomi, sperimenta elevati livelli di distress psicologico, isolamento e un significativo carico assistenziale (burden). Il percorso psicoeducativo è nato da una specifica richiesta di famigliari in carico alla Rete Oncologica e di Cure Palliative, accolta dai sanitari con entusiasmo. Il progetto, attraverso un intervento integrato, è volto a potenziare le competenze gestionali dei caregiver, ridurre il senso di smarrimento attraverso l'informazione precoce e costruire una rete di supporto solidale tra professionisti sanitari e terzo settore. L'obiettivo secondario è facilitare l'accesso ai diritti e alle tutele legali, spesso percepiti come un ostacolo burocratico insormontabile che aggrava lo stress correlato alla malattia.
Dopo una fase preliminare di incontri di coordinamento tra personale sanitario (oncologi, chirurghi, palliativisti, psicologi, assistenti sociali e infermieri case manager) e volontari e le realtà associative provinciali dedicate all'oncologia, è stato predisposto un ciclo di tre incontri gratuiti rivolti a caregiver di pazienti con tumore del pancreas, a cui si aggiungerà poi una giornata rivolta a tutti i famigliari di pazienti oncologici (il 10 novembre, con il coinvolgimento delle associazioni attive in questo ambito a livello provinciale).
Incontri il lunedì pomeriggio nella saletta riunioni dell’Hospice di Rimini
Gli incontri, a cadenza quindicinale il lunedì pomeriggio dalle ore 15 alle 17, si svolgeranno il 28 settembre, 12 ottobre e 26 ottobre nella saletta riunioni dell’Hospice di Rimini - Padiglione Ovidio (via Ovidio 33 - ingresso ospedale via Flaminia), con la presenza dello psicologo come facilitatore della comunicazione fra sanitari e caregiver: 25 è il numero massimo di partecipanti, con iscrizione obbligatoria sul Whatsapp di Oltre la Ricerca ODV al numero telefonico 340 5840027, a cui ci si può rivolgere anche per informazioni.
“L'integrazione precoce tra reparti per acuti, servizi di cure palliative e associazioni del terzo settore si propone come modello vincente per la presa in carico globale del "sistema-paziente - spiega Cristina Pittureri, direttrice Cure Palliative e Hospice Rimini -. L'utilizzo di strumenti di valutazione quantitativa (Zarit Burden Interview, per misurare il carico assistenziale e l'impatto sulla vita privata) e qualitativa (Focus Group), somministrati al termine di ciascun incontro, può consentire di calibrare gli interventi sui bisogni reali e urgenti del paziente e del suo caregiver. Un caregiver informato e supportato, infatti, gestisce meglio la quotidianità della malattia e diventa un partner attivo nella pianificazione delle cure, garantendo una maggiore dignità al percorso del paziente. La rete creata con le associazioni provinciali può garantisce la diffusione del progetto come buona pratica replicabile in altri contesti oncologici, ponendo le basi per una comunità più consapevole e attenta ai bisogni dell’ammalato e della sua famiglia”.
Il percorso di supporto e formazione: temi e relatori
Il primo incontro (28 settembre ore 15, conduzione Pamela Bagli) sarà focalizzato su Diagnosi e percorsi di cura (PDTA Pancreas) con questo programma:
- Apertura dei lavori e saluti istituzionali;
- Presentazione del progetto (Cristina Pittureri SSD Cure Palliative e Hospice Rimini, e Francesca Gabellini, presidente associazione Oltre la Ricerca);
- L’approccio chirurgico. Posizionamento DBEI/STENT. Gestione dei device e dei sintomi post operatori (Gianluca Garulli e Luigi Veneroni U.O.C. Chirurgia Generale Rimini)
- L’approccio oncologico, gestione degli effetti collaterali e dei farmaci al domicilio (Ornella Carminati e Davide Tassinari U.O.C. Oncologia Rimini)
- L’approccio radioterapico, gestione degli effetti collaterali e dei farmaci al domicilio (Antonino Romeo U.O.C. Radioterapia Rimini)
- Questionario di ingresso: valutazione dei bisogni del caregiver (Pamela Bagli SSI Psicologia della Salute e di Comunità Rimini)
- Riflessioni e domande
Cura della persona: gestione pratica dei sintomi e della nutrizione sarà il tema di fondo del secondo incontro (12 ottobre ore 15, conduzione Pamela Bagli e Laura Cavana):
- Calo dell’appetito, perdita di peso, gestione dei pasti: quali approcci? (Giorgia Marconi, S.S. Nutrizione Clinica Rimini)
- Movimento ed esercizio fisico: la mobilizzazione, le posture. Gli ausili e i presidi. Bilanciare attività e riposo del paziente (Simona D’Andreamatteo e Chiara Ricciotti U.O. Medicina Riabilitativa Rimini)
- Servizi a supporto organizzati da Oltre la Ricerca ODV (Francesca Gabellini, Vincenza Mignogna e Barbara Posti – Associazione Oltre la Ricerca)
- Riflessioni e domande
Quando la guarigione non è possibile: prendersi cura. Qualità di Vita e accompagnamento sarà invece la tematica del terzo incontro (26 ottobre ore 15, conduzione Laura Cavana):
- Cure palliative. Qualità di vita (Lisa Manuzzi, SSD Cure Palliative e Hospice Rimini)
- Luoghi di cura (Alessia Balacchi, SSD Cure Palliative e Hospice Rimini, e Federica Maggioli, Unità Cure Palliative Domiciliari, Servizio Infermieristico Domiciliare Rimini)
- Pianificazione Condivisa delle Cure (Cristina Pittureri, SSD Cure Palliative e Hospice Rimini)
- Gestire la sofferenza e sostegno al caregiver (Laura Cavana, SSI Psicologia della Salute e di Comunità Rimini)
- Riflessioni e domande
- Conclusioni: condivisione dell’esperienza, suggerimenti e consigli (Laura Cavana, SSI Psicologia della Salute e di Comunità Rimini, Cristina Pittureri, SSD Cure Palliative e Hospice Rimini).
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
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Criteri Critici
«Ho trascurato anni di dolori, poi ho scoperto di avere un cancro al colon al quarto stadio» Il Messaggero
domenica 6 settembre 2026Ultimo aggiornamento09:50 Fastidio addominale, fluttuazioni di peso e dolori intestinali. Tutti sintomi con cuiKellie Finlayson, oggi 30enne, moglie dell'ex stella dell'AustralianFootballLeagueJeremy Finlayson, ha convissuto per circa 7 anni. «È davvero difficile capire cos'è il cancro alcolonperché è molto simile al ciclo mestruale, quindi è stato molto facile ignorarlo e attribuirlo a qual... - oppure - Sottoscrivi l'abbonamento pagando con Google OFFERTA SPECIALE Fastidio addominale, fluttuazioni di peso e dolori intestinali. Tutti sintomi con cuiKellie Finlayson, oggi 30enne, moglie dell'ex stella dell'AustralianFootballLeagueJeremy Finlayson, ha convissuto per circa 7 anni.Tre mesi dopo dopo aver dato alla luce sua figlia Sophia nel 2021 è arrivata la diagnosi:tumore al colon al quarto stadio. «È davvero difficile capire cos'è il cancro alcolonperché è molto simile al ciclo mestruale, quindi è stato molto facile ignorarlo e attribuirlo a qualcos'altro», racconta Finlayson in un'intervista a People. Prima della diagnosi, Finlayson aveva ripetutamente avuto problemi intestinali, ma c'era sempre un'altra spiegazione che sembrava plausibile. «È anche colpa mia perché non ho preso nulla sul serio, ma ogni volta che mi dicevano che ero troppo giovane, in forma e in salute, ci credevo», spiega Finlayson. «Ho semplicemente preso i farmaci e ho lasciato che, immagino, mi dicessero cosa c'era che non andava nel mio corpo senza mai fare alcunesame, e, come ho detto, non li ho presi sul serio, quindi non ho insistito per avere delle risposte». Al contrario, trattava i singoli sintomi man mano che si presentavano, assumendolassativi in caso di stitichezza o farmaci antidiarroicise le sue feci erano «troppo molli, qualunque fosse il problema». La diagnosi è arrivata nel 2021, subito dopo il parto. Inizialmente le era stato detto che aveva uncancro al colon al terzo stadio, ma le scansioni effettuate hanno mostrato che aveva giàmetastatizzato, portandolo alquarto stadio, ovvero quello terminale. «Quando mi è stata diagnosticata la malattia, una delle prime amiche a cui l'ho detto, che mi conosce da quando avevo forse 15 anni, non si è sorpresa perché le avevo parlato tante volte dei miei problemi intestinali», ricorda Finlayson. In seguito, Finlayson si è sottoposta a un intervento chirurgico, che includeva unacolostomia temporanea, seguito daoltre 80 cicli di chemioterapia intensivae altri trattamenti. Inizialmente, il trattamento sembrò avere successo e, a luglio 2022, le scansioni non mostravano più tumori visibili, sebbene cellule cancerose microscopiche fossero ancora presenti in sette linfonodi. Tuttavia, il cancro si era spostato aipolmoni. Dopo un nuovo ciclo di chemioterapia e un'intervento, il suo cancro è stato tenuto sotto controllo con terapie continue e controlli periodici. Oggi, a 30 anni, Finlayson continua a convivere con un cancro al colon metastatico, e le sue cure sono incentrate sul mantenimento della stabilità della malattia, preservando al contempo la sua qualità di vita. Sui social racconta la sua storia per sensibilizzare sull'importanza dellaprevenzione, condividendo spesso anche gli aspetti meno piacevoli dellamalattia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.8/100
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B
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✅
Criteri Critici
Quando la pressione arteriosa non s’abbassa nemmeno coi farmaci: la molecola Baxdrostat promette di riuscirci blitzquotidiano.it
La pressione arteriosa che non si abbassa nonostante i farmaci. Per contrastare questa condizione di rischio, i nuovi dati dello studio di Fase III BaxHTN, presentato al Congresso europeo di cardiologia (Esc) in corso a Monaco di Baviera, hanno valutato l’efficacia e la sicurezza a lungo termine della molecola baxdrostat proprio nei pazienti con ipertensione arteriosa non controllata o resistente al trattamento, dimostrando una riduzione nella variazione media della pressione arteriosa sistolica in posizione seduta di -12,6 mmHg rispetto a placebo o terapia standard.
Ipertensione arteriosa non controllata
L’ipertensione arteriosa rappresenta una delle condizioni di maggiore impatto sulla salute pubblica a livello globale. In Italia, circa 1 persona su 3 è affetta da questa patologia, che rappresenta il fattore di rischio modificabile tra i più rilevanti per eventi cardiovascolari, cerebrovascolari e renali.
Secondo dati Oms, in Italia solo il 33% dei pazienti, però, raggiunge il target terapeutico raccomandato dalle linee guida.
Si parla di ipertensione arteriosa non controllata quando – nonostante il trattamento farmacologico – la pressione non raggiunge i valori desiderati, mentre si definisce ipertensione resistente la condizione in cui la pressione rimane elevata nonostante l’impiego di almeno tre farmaci antipertensivi.
I risultati dello studio hanno dimostrato come nei pazienti con ipertensione arteriosa non controllata o resistente l’effetto antipertensivo di baxdrostat al dosaggio di 2 mg si mantenga fino a 52 settimane, circa un anno.
“L’ipertensione arteriosa è una condizione cronica caratterizzata da livelli di pressione del sangue sistematicamente elevati e fortemente impattante sulla quotidianità e sullo stato di salute di chi ne è affetto. Si tratta di una patologia ad altissima prevalenza, progressiva e spesso silente: proprio per la sua natura asintomatica, spesso non viene diagnosticata per anni aumentando potenzialmente il rischio di infarto, ictus, insufficienza cardiaca e malattie renali. L’ipertensione viene spesso erroneamente percepita come una patologia semplice da tenere sotto controllo e il paziente stesso tende a sottostimarne la gravità – spiega Massimo Volpe, Presidente della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) -. Nonostante i cambiamenti nello stile di vita e l’utilizzo delle terapie farmacologiche standard disponibili, tuttavia, una quota rilevante di pazienti non raggiunge ancora i livelli pressori ideali”.
Baxdrostat è un inibitore dell’aldosterone sintasi
Da qui, la rilevanza del nuovo meccanismo d’azione: baxdrostat è un inibitore dell’aldosterone sintasi (ASi) che agisce sulla sintesi dell’aldosterone, un ormone prodotto dalla ghiandola surrenalica e responsabile degli elevati livelli pressori e dell’aumento del rischio cardiovascolare e renale.
“Agendo come inibitore selettivo dell’aldosterone – continua Volpe – baxdrostat interviene a monte, riducendo la sintesi dell’ormone chiave nell’ipertensione di difficile controllo, anziché limitarsi a contrastarne gli effetti a valle, come fanno invece i bloccanti del recettore dei mineralcorticoidi”.
Al 'Ruggi' nasce 'La bellezza che cura': l'estetica oncologica entra nel percorso di assistenza per restituire dignità, benessere e normalità - Salerno In Web
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Al 'Ruggi' nasce 'La bellezza che cura': l'estetica oncologica entra nel percorso di assistenza per restituire dignità, benessere e normalità Salerno In Web
06/09/2026
di Massimiliano Catapano
La cura non si esaurisce nella terapia farmacologica. Passa anche dalla capacità di una persona di riconoscersi allo specchio, di preservare la propria identità e di ritrovare, nella quotidianità segnata dalla malattia, spazi di benessere e normalità. È da questa idea che nasce "La bellezza che cura", il progetto di estetica oncologica promosso dall’associazione "Noi Donne… Soprattutto", che sarà inaugurato martedì 8 settembre alle ore 10 presso la U.O.C. di Oncologia Medica Universitaria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona - Scuola Medica Salernitana" di Salerno, al Corpo C, quarto piano. La denominazione completa dell’Azienda è confermata anche dalle fonti istituzionali e universitarie. Un’iniziativa che prova a guardare alla paziente nella sua interezza, andando oltre la malattia e i protocolli terapeutici. L’obiettivo è offrire alle donne che affrontano un percorso oncologico un sostegno capace di accompagnarle anche nelle trasformazioni fisiche ed emotive determinate dalle cure, attraverso attenzioni e trattamenti estetici appropriati, pensati per tutelare il benessere e contribuire alla ricostruzione della propria immagine.
Il progetto sarà realizzato all’interno della struttura di Oncologia Medica Universitaria diretta dal professor Stefano Pepe e vede il contributo di APEO, Associazione Professionale di Estetica Oncologica, realtà nata nel 2014 e impegnata nella formazione di professioniste specializzate nei trattamenti di benessere e bellezza rivolti alle persone sottoposte a terapie oncologiche. L’associazione opera attraverso specifici percorsi formativi e un approccio multidisciplinare che coinvolge oncologi, ricercatori e specialisti. Al centro dell’iniziativa c’è un principio semplice ma tutt’altro che secondario: preservare la bellezza non significa inseguire un fatto puramente estetico, ma aiutare la persona a conservare dignità, sicurezza e consapevolezza di sé durante una fase particolarmente delicata della propria vita. Un concetto che l’associazione "Noi Donne… Soprattutto", nata nel 2014 dall’esperienza di donne che hanno affrontato il tumore al seno, porta avanti da anni attraverso attività di sostegno alle pazienti, iniziative di prevenzione e percorsi rivolti alla qualità della vita e al benessere psicofisico.
A spiegare il significato più profondo del progetto è Veronica Carratù, presidente dell’associazione "Noi Donne… Soprattutto". "In questo progetto abbiamo convogliato tutte le nostre energie - sottolinea - mettendo al centro prima di tutto la persona". Un impegno che affonda le proprie radici nel lavoro avviato dall’associazione nel 2014 e che, accanto alla diffusione della cultura della prevenzione, punta a sostenere concretamente le donne colpite da tumore, alleggerendo per quanto possibile il peso emotivo della malattia e accompagnandole nel delicato percorso di ricostruzione della propria identità psicofisica. Per Carratù, infatti, prendersi cura di una paziente significa intervenire anche su tutto ciò che la malattia può sottrarre alla percezione di sé: dignità, serenità, benessere e normalità. Da qui la scelta di garantire una presenza concreta e continuativa accanto alle donne durante il percorso oncologico, trasformando anche piccoli gesti di attenzione in strumenti capaci di restituire fiducia e offrire un ulteriore sostegno nell’esperienza della cura.
All’inaugurazione interverranno il direttore generale dell’AOU "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona", Nicola Cantone, il cui incarico alla guida dell’Azienda è operativo dall’11 giugno 2026, Paky Memoli (Pasqualina Memoli), assessore del Comune di Salerno alla Medicina Territoriale e Prevenzione sanitaria, il professor Stefano Pepe, direttore della U.O.C. di Oncologia Medica Universitaria, e Veronica Carratù, presidente di "Noi Donne… Soprattutto". L’appuntamento dell’8 settembre assume così un significato che va oltre l’inaugurazione di un singolo progetto. Al Ruggi prende forma un percorso che affianca all’assistenza oncologica un’attenzione specifica alla persona e alle conseguenze che la terapia può produrre sulla percezione del proprio corpo e della propria identità. Perchè affrontare un tumore significa certamente combattere la malattia, ma significa anche difendere la propria quotidianità e continuare, per quanto possibile, a sentirsi pienamente se stesse.
L’inaugurazione è fissata per martedì 8 settembre alle ore 10, presso l’AOU "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona - Scuola Medica Salernitana", Corpo C, quarto piano. Gli organi di informazione sono invitati a partecipare alla presentazione del progetto "La bellezza che cura".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
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Criteri Critici
Storia di Enrico e dell’emofilia B curata con la terapia genica, primo caso in Campania Vivicentro
Enrico, 40enne napoletano, convive da sempre con una compagna difficile: l’emofilia B, rara malattia ereditaria causata dalla carenza del fattore IX della coagulazione, che espone a un alto rischio di emorragie, anche potenzialmente letali. Per tutta la vita, periodicamente, per evitarle ha dovuto ricevere infusioni della proteina mancante. Ora, grazie alla terapia genica, potrà trascorrere i prossimi 25 anni senza la necessità di ulteriori trattamenti sostitutivi. Fondatore di una community di tifosi del Calcio Napoli e grande appassionato di basket, sport che ha praticato con ottimi risultati prima di doverlo abbandonare a causa del suo male, Enrico può guardare al futuro con una nuova speranza. L’azienda ospedaliera universitaria Federico II racconta oggi la sua storia: quella del primo paziente trattato con la terapia genica dell’emofilia B in Campania. La somministrazione è avvenuta con successo venerdì 24 luglio presso il Centro Hub per l’Emofilia e le Malattie emorragiche congenite dell’Aou napoletana, diretto da Matteo Di Minno. “A livello mondiale – sottolineano dall’azienda – sono ancora pochissimi i centri che eseguono questo trattamento. In Italia l’Aou Federico II è uno dei soli due centri in grado di offrirlo, grazie a un’organizzazione multidisciplinare di eccellenza, a competenze altamente specialistiche e all’adozione di rigorosi standard di qualità”.
Come tutti i pazienti con emofilia B – spiega una nota dell’Aou campana – Enrico ha sperimentato nel corso della vita frequenti sanguinamenti a carico di articolazioni, muscoli e organi interni, con dolore, limitazione funzionale e conseguenze permanenti. Il timore costante di un’emorragia ha inevitabilmente condizionato anche i gesti più semplici della quotidianità, come salire una rampa di scale o praticare attività sportiva. Le terapie fino ad ora disponibili hanno consentito di migliorare significativamente la prognosi e la qualità di vita delle persone con emofilia B, ma richiedono somministrazioni endovenose frequenti che incidono profondamente sulla quotidianità dei pazienti. La terapia genica apre ora uno scenario completamente nuovo. Lo stesso Enrico, ripercorrendo la sua storia, la divide idealmente in due fasi: la prima, fino ai 17 anni, segnata dalla necessità di sottoporsi a infusioni molto frequenti che rendevano particolarmente complessa la vita quotidiana; la seconda accompagnata dai progressi delle terapie, durante la quale gli appuntamenti con il trattamento si sono progressivamente ridotti fino a una somministrazione settimanale. Oggi, con la terapia genica, inizia per lui la terza fase: quella di una prospettiva di vita profondamente diversa.
Enrico affida le sue emozioni a parole di gratitudine e speranza. “Vorrei esprimere la mia più sincera riconoscenza a tutta l’équipe del professor Matteo Di Minno – afferma – e in particolare alla dottoressa Ilenia Calcaterra, che mi ha sempre seguito con grande professionalità, attenzione e umanità. Voglio anche rivolgere un messaggio a tutti i giovani che convivono con l’emofilia B: abbiate fiducia nella scienza e nei professionisti che ogni giorno studiano questa malattia. Solo grazie a una collaborazione costante tra pazienti e medici possiamo continuare a migliorare i percorsi di cura e la qualità della nostra vita”.
Ma in cosa consiste la terapia di Enrico? “E’ stata effettuata un’unica infusione endovenosa che, attraverso un vettore, ha introdotto negli epatociti il gene funzionale che consente al fegato di produrre il Fattore IX in modo autonomo e duraturo, contribuendo a prevenire o ridurre in modo significativo gli episodi di sanguinamento. Non si tratta soltanto di un’innovazione terapeutica, ma di un autentico cambiamento di paradigma”, dichiara Di Minno. La terapia genica per l’emofilia B (etranacogene dezaparvovec di Csl) rappresenta infatti una delle massime espressioni della medicina di precisione, ricordano gli esperti dell’Aou Federico II di Napoli: un trattamento altamente specialistico che richiede un perfetto coordinamento tra competenze cliniche, ricerca, farmacia ospedaliera, organizzazione sanitaria e istituzioni. “E’ proprio questa capacità di lavorare insieme che ha consentito di trasformare una straordinaria innovazione scientifica in una concreta opportunità di cura”.
“Questo intervento – precisa Di Minno – rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo. L’obiettivo è continuare a garantire ai pazienti campani l’accesso alle terapie più innovative, consolidando un modello assistenziale fondato sull’eccellenza clinica, sulla ricerca traslazionale e sulla collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte”.
“Questo importante traguardo conferma ancora una volta il ruolo dell’azienda ospedaliera universitaria Federico II come punto di riferimento nazionale – commenta il direttore generale dell’Aou, Elvira Bianco – e testimonia la capacità del nostro Servizio sanitario regionale di rendere accessibili ai propri cittadini le più avanzate opportunità terapeutiche disponibili a livello internazionale. Non celebriamo soltanto un successo medico, ma una nuova speranza per le persone con emofilia e per le loro famiglie”.
Natalia Paragoni al Festival di Venezia riaccende l' attenzione sulle terapie oncologiche Tre mesi fa l' annuncio sui social | Ho un linfoma di Hodgkin Come si cura oggi la malattia - Zazoom Social News
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Natalia Paragoni al Festival di Venezia riaccende l' attenzione sulle terapie oncologiche Tre mesi fa l' annuncio sui social | Ho un linfoma di Hodgkin Come si cura oggi la malattia Zazoom Social News
Natalia Paragoni al Festival di Venezia riaccende l'attenzione sulle terapie oncologiche. Tre mesi fa l'annuncio sui social: «Ho un linfoma di Hodgkin». Come si cura oggi la malattia - Vanity Fair Italia
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66.3/100
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Criteri Critici
Natalia Paragoni al Festival di Venezia riaccende l'attenzione sulle terapie oncologiche. Tre mesi fa l'annuncio sui social: «Ho un linfoma di Hodgkin». Come si cura oggi la malattia Vanity Fair Italia
Al Festival di Venezia è arrivata per calcare il red carpet del filmNessun Dolore,di Gianni Amelio.Sorridente e con la testa rasata, la content creatorNatalia Paragoniè salita sul tappeto rosso dell'83ª edizione della Mostra del Cinema mentre sta ancora affrontando il percorso di cura per unlinfoma di Hodgkin, di cui ha parlato sui socialpiù volte(l’ultimalo scorso luglio). Macome viene diagnosticato e quanto sono cambiate le possibilità di cura del linfoma di Hodgkin,soprattutto per pazienti giovani come l’influencer 28enne? Lo spiegaRoberto Freilone, Direttore dell'Ematologia Ospedaliera dell'AOU Città della Salute e della Scienza di Torino. Il linfoma di Hodgkin, secondo la definizione diISSalute, è untumore del sistema linfaticoche colpisce i linfociti B, cellule del sistema immunitario. Nella forma classica, che rappresenta la grande maggioranza dei casi, sono caratteristiche le cellule diReed-Sternberg. Il tumore può rimanere confinato a un gruppo di linfonodi oppure diffondersi ad altre stazioni linfonodali e, nelle forme più avanzate, anche ad altri organi. «È una malattia relativamente rara dal punto di vista oncologico, con circa 2-3 casi ogni 100 mila abitanti, e ha caratteristicamenteun'incidenza bimodale, cioè con due picchi: uno tra i20 e i 30 annie un secondo tra i50 e i 60 anni», precisaRoberto Freilone, Direttore dell'Ematologia Ospedaliera dell'AOU Città della Salute e della Scienza di Torino. Anche se «a seconda degliistotipi, (sottotipi istologici deltipo di linfoma, individuati in base alle caratteristiche delle cellule tumorali), possono esserci differenze anche dal punto di vista epidemiologico», aggiunge. Non esiste una singolacausaresponsabile della malattia. Tra ifattori associatic'è ilvirus di Epstein-Barr, mentre un rischio maggiore è stato osservato nelle persone con un sistema immunitario indebolito e in chi ha familiari di primo grado colpiti dal linfoma di Hodgkin. Nella maggior parte dei casi il segnale iniziale è unlinfonodo che aumenta di volume, soprattutto nella zona del collo o delle ascelle. Il gonfiore è generalmente indolore. Possono comparire anche prurito persistente (cosiddettosine materia, sostanzialmente una lesione dermatologica e, in alcuni casi, dolore del linfonodo dopo il consumo di alcol.«Dal punto di vista delle manifestazioni cliniche, il linfoma di Hodgkin può caratterizzarsi anche perl'assoluta assenza di sintomi, con il riscontro occasionale di un'adenomegalia(ingrossamento anomalo dei linfonodi)», osserva Freilone. «Altre volte compaiono sintomi più specifici: febbre, calo di peso, sudorazione notturna e un prurito cosiddettosine materia, cioè senza una vera lesione dermatologica». Un esempio celebre è quello diNanni Moretti, che raccontò la propria esperienza con il linfoma di Hodgkin nel film autobiograficoCaro diario. La malattia era iniziata con un prurito intenso e persistente, soprattutto durante la notte, a cui si erano aggiunti altri sintomi. Questo, però, si legge chiaramente suISSalutenon significache ogni linfonodo ingrossato sia un tumore. Un aumento di volume dei linfonodi è molto spesso la conseguenza della risposta del sistema immunitario a un'infezione. Se il gonfiore persiste senza una causa evidente è comunque opportuno rivolgersi al medico per individuarne l'origine. «In alcuni casi la crescita della malattia avviene in spazi più chiusi, soprattutto nelmediastino, cioè nell'area compresa tra i due polmoni», continua Freilone. «Può quindi formarsi una massa mediastinica che comprime cuore, vasi e polmoni e provocare unasindrome mediastinica, che può rappresentare un'emergenza». La diagnosinonpuò essere stabilita semplicemente attraverso gli esami del sangue o osservando un linfonodo ingrossato. L'esame fondamentale è labiopsia del linfonodo: viene prelevato un campione di tessuto, o in alcuni casi l'intero linfonodo,che viene analizzato al microscopio per verificare la presenza delle caratteristichecellule di Reed-Sternberg(grandi cellule tumorali, caratteristiche del tumore di Hodgkin). Una volta confermata la diagnosi, bisogna stabilire quanto la malattia sia estesa. A questo scopo (vediLinee Guida SIE-AIOM per la Gestione dei pazienti adulti affetti da Linfoma di Hodgkin classico, su sito ISS)vengono utilizzate tecniche di diagnostica per immagini, tra cui TC e PET, che consentono di valutare la diffusione del linfoma e, durante il trattamento, la risposta alla terapia.Il linfoma viene classificato inquattro stadi, da I a IV, in base al numero e alla distribuzione delle sedi interessate e all'eventuale coinvolgimento di organi al di fuori del sistema linfatico. Determinare lastadiazioneè fondamentale perscegliere il trattamento più appropriato. La malattia presenta generalmente unabuona prognosi, soprattutto quando vienediagnosticato e trattatosecondo lestrategie terapeutiche oggi disponibili. «In generale il linfoma di Hodgkin ha un'elevata percentuale di remissioni cliniche e di sopravvivenza a lungo termine», sottolinea Freilone. «La prognosi e il trattamento dipendono però dalla distinzione tramalattia localizzata, cioè negli stadi I e II, emalattia avanzata, negli stadi III e IV, oltre che dalle caratteristiche specifiche della forma localizzata, che può essere più o meno favorevole». Il trattamento inoltre viene scelto in base alle caratteristiche del paziente e dalla risposta alla terapia. Lachemioterapiacontinua ad avere un ruolo centrale, ma negli ultimi anni lastrategia è diventata sempre più personalizzata, anche grazie alla PET, che permette di valutare precocemente la risposta e di modulare il trattamento. (Fonte:ISS, Linee guida SIE-AIOM).«La terapia oggi è ancora prevalentemente chemioterapica», chiarisce lo specialista. «Nelle forme localizzate, in Italia, loschema più diffuso è l'ABVD, che comprende doxorubicina, bleomicina, vinblastina e dacarbazina. È uno schema storico, ideato da Gianni Bonadonna all'Istituto dei Tumori di Milano». Negli stadi localizzati lachemioterapia può essere associata alla radioterapia. «Negli stadi più favorevoli si possono utilizzare, in genere, due cicli di chemioterapia seguiti dalla radioterapia; nelle forme localizzate meno favorevoli il trattamento può prevedere quattro cicli associati alla radioterapia», prosegue lo specialista. Nelleforme più avanzate, invece, il trattamento può richiedere un numero maggiore di cicli e schemi terapeutici differenti, scelti in base alle caratteristiche della malattia e del paziente. «Negli stadi III e IV, oppure in alcuni stadi II con caratteristiche meno favorevoli, i cicli chemioterapici devono essere più protratti e possono essere utilizzati schemi differenti, come ABVD o il più intensivo BEACOPP». La radioterapia può essere utilizzata in situazioni selezionate. L'obiettivo delle strategie contemporanee non è soltanto eliminare la malattia, ma farlo, si precisa sul sito ISS,riducendo per quanto possibile la tossicità immediata e le conseguenze a lungo termine dei trattamenti. Alle terapie tradizionali si sono affiancatifarmaci mirati e immunoterapie, ampliando le possibilità di trattamento soprattutto nei pazienti con malattia refrattaria o recidivata. Tra questi rientrano gliinibitori dei checkpoint immunitari, farmaci che intervengono sui meccanismi attraverso i quali il tumore riesce a sfuggire alla risposta del sistema immunitario. Le linee guida ISS-SIE-AIOM prendono in considerazione anche inuovi farmaci anti-CD30 e gli inibitori di PD-1 nell'ambito delle strategie terapeutiche disponibili. Un ruolo importante è quello delbrentuximab vedotin, unanticorpo coniugato diretto contro l'antigene CD30 espresso dalle cellule del linfoma. «Più recentemente è stato introdotto il brentuximab vedotin, un anticorpo che può essere inserito all'interno dello schema chemioterapico», spiega Freilone. «Viene utilizzato soprattutto nelle forme più avanzate e ha consentito di migliorare ulteriormente la prognosi in specifiche categorie di pazienti». Ilprincipio dell'immunoterapia- sottolineano su sito ISS le Linee guida SIE-AIOM,è diverso da quello della chemioterapia tradizionale: invece di agire direttamente sulle cellule che si moltiplicano rapidamente,alcuni di questi farmaci aiutano il sistema immunitario a riconoscere e contrastare meglio le cellule tumorali. La scelta del trattamento, anche in questo caso, dipende dal tipo di malattia, dalla risposta ottenuta e dalle condizioni del paziente.+ Nella maggior parte dei casi il linfoma di Hodgkin può essere curato, ma in una parte dei pazienti la malattia può non rispondere sufficientemente alla prima terapia oppure puòtornare dopo una fase di remissione. Anche in queste situazioni oggi esistono diverse strategie, traterapie di salvataggio, farmaci mirati, immunoterapia e trattamenti ad alta intensità. pazienti selezionati può essere indicato iltrapianto autologodi cellule staminali ematopoietiche, nel quale le cellule staminali del paziente vengono raccolte e successivamente reinfuse dopo il trattamento. In situazioni specifiche può essere presa in considerazione anche la possibilità di untrapianto allogenico(il paziente riceve cellule staminal emopoietiche da donatore sano).Lelinee guida ISS-SIE-AIOMsottolineano proprio l'importanza di integrare i nuovi farmaci con le opzioni trapiantologiche nei pazienti con malattia refrattaria o recidivata. Le prospettive sono oggi molto diverse rispetto al passato: la sopravvivenza a cinque anni è intorno al 90%, a conferma dei grandi progressi ottenuti nel trattamento di questa neoplasia. Nel caso di pazienti giovani, un aspetto importante della gestione della malattia riguarda anche ciò che accade dopo la fine delle terapie. Alcuni trattamenti oncologici, in particolare determinate forme di chemioterapia e radioterapia, possonocompromettere temporaneamente o permanentemente la fertilità. Per questo la possibilità di preservarla dovrebbe essere discussa prima dell'inizio delle cure, quando le condizioni cliniche lo consentono. «Non tutti i cicli di chemioterapia hanno lo stesso potenziale effetto sulla fertilità, ma una possibile conseguenza della chemioterapia è proprio quella di compromettere la funzione riproduttiva», sottolinea Freilone. «Per questo la preservazione della fertilità deve essere affrontata prima dell'inizio del trattamento, quando il tempo e le condizioni cliniche lo permettono». Le strategie dipendono dal sesso, dall'età, dal tipo di trattamento previsto e dal tempo disponibile prima dell'inizio della terapia. «Nelle donne il percorso è più complesso e può prevedere, per esempio, l'utilizzo diterapie ormonaliper mettere a riposo le ovaie durante il trattamento oppure, quando il tempo disponibile lo consente, lacrioconservazione degli ovociti», precisa Freilone. «Negli uomini, invece, la strategia principale consiste nellacrioconservazione degli spermatozoi, che vengono raccolti e conservati prima dell'inizio della chemioterapia».Gli effetti delle cure, però, non riguardano soltanto la fertilità. Il percorso di follow-up serve anche a controllare nel tempo eventuali conseguenze tardive dei trattamenti. L'attenzione alla qualità della vita dopo la guarigione - ribadiscono lelinee guida ISS-SIE-AIOM- è infatti diventata parte integrante della moderna gestione del linfoma di Hodgkin.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
Punteggio Totale
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Valutazione
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Criteri Critici
Proposta di includere la copertura assicurativa sanitaria per lo screening di 7 tipi di cancro, con l'obiettivo di una diagnosi precoce. Vietnam.vn
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Il Ministero della Salute richiede pareri su una bozza di decreto che amplia l'ambito di copertura del Fondo di Assicurazione Sanitaria per determinate attività relative a screening, diagnosi precoce, prevenzione e gestione delle malattie croniche. Il periodo per la presentazione dei pareri termina il 12 settembre. Secondo la proposta, anziché erogare i pagamenti solo dopo la diagnosi e l'inizio del trattamento, il Fondo di assicurazione sanitaria estenderà la propria copertura includendo la fase di screening e diagnosi precoce. L'elenco proposto comprende il cancro cervicale, il cancro al seno, il cancro ai polmoni, il cancro alla prostata, il cancro del colon-retto, il cancro allo stomaco e il cancro al fegato. Anche l'epatite B e C dovrebbero essere incluse nel gruppo di malattie da sottoporre a screening e diagnosi precoce.
Il fondo di assicurazione sanitaria coprirà le spese previste nell'ambito delle prestazioni, del livello di copertura e dell'indennità previsti per il partecipante. Le spese previste includono visite mediche, esami diagnostici, servizi tecnici paraclinici, farmaci, apparecchiature mediche , sangue, materiali di consumo, prodotti chimici e costi correlati. Se i risultati dello screening mostrano segni sospetti o confermati della malattia, il partecipante all'assicurazione sanitaria continuerà ad avere le spese per la visita medica e il trattamento coperte secondo le normative vigenti, una volta disponibile la diagnosi. Una paziente oncologica si sta sottoponendo a radioterapia. Foto: Quynh Tran
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Pertanto, la politica proposta mira a una catena continua che vada dallo screening e dalla diagnosi precoce alla diagnosi e al trattamento , piuttosto che concentrarsi sul pagamento una volta che la malattia è stata identificata. Secondo la bozza, il cancro rappresenta un onere significativo per il sistema sanitario. In media, il Paese registra circa 180.000 nuovi casi e oltre 120.000 decessi all'anno, mentre circa 350.000 persone convivono con la malattia. Tra i tumori, quello al seno è attualmente al primo posto per incidenza e mortalità, seguito dal tumore al fegato e al polmone.
L'inclusione dei costi di screening e diagnosi precoce nell'ambito dell'assicurazione sanitaria è stata ripetutamente menzionata dagli esperti durante i workshop finalizzati a fornire feedback, sviluppare e rivedere le polizze di assicurazione sanitaria. Il Ministero della Salute ritiene che la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo possano apportare un significativo valore economico , poiché i costi delle cure spesso aumentano con il progredire della malattia. In caso di complicazioni, i pazienti potrebbero dover ricorrere a farmaci innovativi, medicinali specifici e costose tecniche diagnostiche e paracliniche. Nel 2023, il Fondo di assicurazione sanitaria ha speso 6.186 miliardi di VND per sei gruppi di tumori comuni, tra cui il tumore al seno, al polmone, al fegato, al colon, allo stomaco e alla prostata.
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