📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
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B
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Criteri Critici
Tumore al pancreas: identificato il fattore di resistenza alle nuove terapie molecolari Sapienza Università di Roma
La mutazione del gene KRAS rappresenta una caratteristica distintiva dell’adenocarcinoma duttale del pancreas, la forma più comune e aggressiva di tumore pancreatico, e ne guida l’insorgenza e la progressione. Negli ultimi anni lo sviluppo di farmaci mirati contro la proteina KRAS alterata ha aperto nuove prospettive terapeutiche. Tuttavia la loro efficacia nella pratica clinica resta limitata poiché le cellule tumorali pancreatiche sviluppano rapidamente meccanismi di resistenza a questi inibitori.
Un gruppo di ricercatori della Sapienza Università di Roma, coordinato da Gian Luca Rampioni Vinciguerra del Dipartimento di Medicina clinica e molecolare, e della The Ohio State University (USA) ha identificato nella proteina Fra-2 un fattore chiave che regola questa resistenza all’inibizione farmacologica di KRAS.
Più precisamente i risultati dello studio, pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Proceedings of the National Academy of Sciences, hanno permesso di rilevare come Fra-2, un fattore di trascrizione che in condizioni fisiologiche gestisce la risposta della cellula allo stress, risulti attivato in modo aberrante nelle cellule tumorali esposte ai trattamenti. Attraverso la regolazione dell’espressione genica, Fra-2 è inoltre in grado di rimodellare profondamente l’assetto molecolare delle cellule neoplastiche, rendendone la proliferazione indipendente da KRAS quando questo viene farmacologicamente inibito, e rendendo quindi difatti inefficace l'azione dei farmaci progettati per colpirlo.
I risultati della ricerca indicano inoltre che Fra-2 potrebbe essere un promettente bersaglio terapeutico: gli studi di laboratorio hanno infatti dimostrato che l’inibizione combinata di KRAS e Fra-2 è in grado di potenziare significativamente l’efficacia dei trattamenti contro la patologia, aprendo nuove strade per la terapia di questa neoplasia ancora difficile da curare.
Lo studio è stato realizzato con il sostegno di Fondazione AIRC e grazie alla collaborazione multidisciplinare di diversi centri di eccellenza italiani, tra cui la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, L’Università di Verona e l’Università di Modena e Reggio Emilia.
Riferimenti: Rampioni Vinciguerra et al. Fra-2 controls the response to the KRAS inhibitor MRTX-1133 in pancreatic ductal adenocarcinoma (2026). PNAS
DOI: 10.1073/pnas.2601788123
Info
Gian Luca Rampioni Vinciguerra – Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare
gianluca.rampionivinciguerra@uniroma1.it
Tumore del pancreas metastatico, daraxonrasib "accelera": uso compassionevole negli Stati Uniti e designazione come farmaco orfano in Europa - AboutPharma
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
65.6/100
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Criteri Critici
Tumore del pancreas metastatico, daraxonrasib "accelera": uso compassionevole negli Stati Uniti e designazione come farmaco orfano in Europa AboutPharma
Avanti a passo spedito, verso una autorizzazione regolatoria che potrebbe giungere già entro la fine di quest’anno, almeno negli Stati Uniti.
Dopo olaparib, il fronte delle terapie mirate per il trattamento dell’adenocarcinoma del pancreas sembra prossimo ad allargarsi. Daraxonrasib si appresta a essere il primo inibitore di Kras utilizzabile come terapia di mantenimento nei pazienti con malattia metastatica che hanno risposto alla chemioterapia di prima linea.
Da settimane oggetto di discussione, tra pazienti e comunità scientifica, il farmaco sviluppato da Revolution Medicines ha incassato nelle scorse due importanti valutazioni regolatorie. Sia negli Stati Uniti sia in Europa.
Che cos’è daraxonrasib?
Daraxonrasib è un farmaco sperimentale orale sviluppato per colpire una delle alterazioni più difficili da trattare in oncologia: le mutazioni del gene Ras, molto frequenti nel tumore del pancreas. A differenza di approcci precedenti, il principio attivo in questione agisce su più varianti della proteina codificata: bloccandone l’attività e cercando di interrompere i segnali che alimentano la crescita del tumore.
Il suo sviluppo clinico ha raggiunto una tappa cruciale con lo studio RASolute-302, che ha coinvolto pazienti con carcinoma pancreatico metastatico già sottoposti ad altri trattamenti e successivamente andati incontro a progressione di malattia (indipendentemente dallo stato mutazionale di Kras). I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi: uno trattato con una chemioterapia standard di seconda linea, l’altro con daraxonrasib.
Secondo quanto riportato finora in un comunicato stampa diffuso dall’azienda farmaceutica che ha sviluppato il farmaco, i pazienti trattati con il farmaco sperimentale avrebbero ottenuto una sopravvivenza mediana di 13,2 mesi (rispetto a 6,7 mesi osservati nel gruppo trattato con chemioterapia standard): con una riduzione del rischio di morte del sessanta per cento.
Un risultato che Brian Wolpin, direttore dell’Hale family center for pancreatic cancer research e del Gastrointestinal cancer center del Dana-Farber Cancer Institute (Boston), ha definito “senza precedenti”, in una intervista rilasciata a The Asco Post. “Una sopravvivenza mediana di oltre un anno nel trattamento di seconda linea è davvero impressionante”, è il pensiero dello specialista, che presenterà i dati completi dello studio al prossimo congresso dell’American society of clinical oncology (Asco).
Negli Stati Uniti avviato un programma di expanded access
In attesa delle notizie che tra meno di un mese giungeranno da Chicago (dove l’anno scorso fu la ricerca italiana a fare notizia, con la prima presentazione dei risultati dello studio Cassandra), daraxonrasib ha fatto registrare due importanti passi in avanti sul piano regolatorio.
Negli Stati Uniti, dove finora si è concentrata gran parte della sperimentazione della molecola target (nel setting indicato, ma non solo), la Food and drug administration (Fda) ha impiegato meno di 48 ore per rispondere alla richiesta di avviare un programma di accesso allargato al trattamento.
Parere immediatamente positivo, che tecnicamente permetterà da oggi di somministrare il farmaco a pazienti non inclusi nella sperimentazione clinica da cui sono giunti i primi risultati incoraggianti. Le modalità sono analoghe a quelle previste in Italia dal programma d’uso compassionevole. “L’accoglimento della richiesta in un tempo così breve riflette il forte impegno della Fda nel facilitare l’accesso precoce alle terapie per patologie gravi e potenzialmente letali: tra cui c’è anche il cancro al pancreas”, ha dichiarato il Commissario, Marty Makary.
Una scelta che si pone in continuità con la designazione di terapia innovativa (giugno 2025) e farmaco orfano e con la concessione del voucher per l’accesso al programma nazionale varato dalla Fda (ottobre 2025).
Daraxonsarib riconosciuto farmaco orfano dall’Ema
L’attenzione nei confronti del farmaco – e più in generale dell’avvento dei Kras inibitori nel trattamento del tumore del pancreas: nei prossimi anni potrebbero essere diverse le molecole pronte a sbarcare sul mercato, se si considera gli oltre cinquanta studi clinici in corso (solo con inibitore di Kras o in combinazione con altri trattamenti) – è alta anche in Europa.
Il bisogno clinico, d’altra parte, è talmente elevato da essere considerato con pochi eguali. Daraxonrasib, potenzialmente, può essere un breakthrough nel trattamento delle forme più avanzate di tumore del pancreas. Prova ne è anche la decisione dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) di concedere a daraxonrasib lo status di farmaco orfano.
Nel provvedimento firmato lo scorso 20 aprile, l’ente regolatore ha riconosciuto di fatto il potenziale della molecola. Un’apertura di credito, che permetterà all’azienda di “ricevere supporto scientifico e normativo dall’Ema per portare avanti il dossier del farmaco fino a quando non sarà possibile richiedere l’ autorizzazione all’immissione in commercio”.
Ma il farmaco in Europa non è ancora disponibile
Nulla a che vedere con la decisione assunta dalla Fda, però. In Europa il trattamento – sperimentato anche in quattro centri italiani: Istituto europeo di oncologia e all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, Istituto oncologico veneto di Padova e Azienda ospedaliero-universitaria pisana – non è al momento disponibile.
“Siamo di fronte a un segnale molto incoraggiante, ma serve cautela, per diversi motivi: aspettiamo i dati completi e la loro pubblicazione per fare valutazioni complete sul reale rapporto rischi-benefici, sulla durata del controllo della malattia, sulle caratteristiche dei pazienti inclusi, su quali abbiano ottenuto un beneficio e sui fattori che hanno condizionato il risultato”, afferma Silvia Carrara, caposezione dell’ecoendoscopia diagnostica e terapeutica dell’Irccs Istituto clinico Humanitas (Milano) e presidente dell’Associazione italiana per lo studio del pancreas (Aisp), in una nota elaborata con gli oncologi della società scientifica coordinati da Guido Giordano (Università di Foggia).
Le premesse lasciano però pensare che una volta avuto dall’azienda l’intero dossier – comprensivo dei dati che saranno presentati a Chicago e subito dopo pubblicati – i tempi non saranno lunghi. L’auspicio delle parti in causa è quello di arrivare a un via libera nel 2027, per poi avviare l’iter per la rimborsabilità in tutti gli Stati membri: Italia compresa.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumori, Aifa approva immunoterapia sottocute: meno tempo in ospedale per i pazienti oncologici la Repubblica
Per chi affronta un tumore, anche il tempo trascorso in ospedale pesa. Pesa nelle giornate dei pazienti, nell’organizzazione delle famiglie, nella qualità di vita, nella fatica emotiva di ogni accesso alla terapia. Per questo, in oncologia, l’innovazione non riguarda solo l’efficacia dei trattamenti, ma anche il modo in cui le cure vengono somministrate e integrate nella vita quotidiana. Va in questa direzione l’approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) della nuova formulazione sottocutanea di nivolumab, terapia immuno-oncologica già utilizzata in diversi tumori solidi. Una somministrazione che richiede pochi minuti, rispetto agli attuali 30 o 60 minuti dell’infusione endovenosa, e che può tradursi in meno tempo in ospedale, maggiore flessibilità per i pazienti e una migliore organizzazione per il Servizio Sanitario Nazionale.
Alla nuova formulazione si aggiungono tre ulteriori indicazioni terapeutiche rimborsate: nel carcinoma del colon-retto metastatico, nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico e nel trattamento adiuvante, dopo chirurgia, del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo.
Una terapia più rapida e meno invasiva
Nivolumab sottocutaneo è stato approvato da Aifa per l’utilizzo in molteplici tumori solidi dell’adulto: in monoterapia, come monoterapia di mantenimento dopo la fase di combinazione con ipilimumab endovena, oppure in combinazione con chemioterapia o cabozantinib. La novità principale riguarda la modalità di somministrazione. La formulazione sottocutanea, infatti, permette di evitare cannule o cateteri venosi e riduce in modo significativo il tempo necessario per ricevere la terapia. “L’immuno-oncologia, negli ultimi 15 anni, ha rappresentato uno ‘tsunami’ nella cura del cancro, perché ha cambiato la storia naturale di molti tumori”, spiega Paolo Ascierto, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Clinica Sperimentale del melanoma – Immunoterapia e terapie innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli.
Undici tumori in aumento tra i giovani. E i fattori di rischio non spiegano tutto di 30 Aprile 2026 di Tiziana Moriconi
Percorso terapeutico più semplice
Oggi l’innovazione consente di raggiungere un ulteriore traguardo, costituito dalla somministrazione sottocutanea di nivolumab, formulazione più semplice e veloce dell’infusione endovenosa. “Richiede pochi minuti, rispetto a un tempo che varia da 30 minuti a un’ora per l’infusione, e non servono cannule o cateteri venosi. In questo modo, viene semplificato il percorso terapeutico, i pazienti trascorrono meno tempo in ospedale e la somministrazione è più agevole”, prosegue Ascierto. La formulazione sottocutanea di nivolumab era stata approvata dalla Commissione europea nel giugno 2025 in molteplici indicazioni, sulla base dei risultati dello studio CheckMate -67T. Nello studio, la nuova formulazione si è dimostrata non inferiore rispetto a quella endovenosa sia per i parametri farmacocinetici, endpoint primari dello studio, sia per il tasso di risposta obiettiva, endpoint secondario chiave.
Colon-retto metastatico: la nuova indicazione in prima linea
L’immuno-oncologia ha cambiato la pratica clinica anche nei tumori gastrointestinali, tra le neoplasie più frequenti nei Paesi occidentali. In Italia, il carcinoma del colon-retto ha fatto registrare nel 2025 circa 41.700 nuovi casi. Tra le nuove approvazioni di Aifa c’è nivolumab, in associazione a sole 4 dosi di ipilimumab, per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti, indicati con le sigle dMMR/MSI-H. Aifa ha riconosciuto a questa indicazione la piena innovatività. Si tratta di una condizione presente in circa il 4% dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico. Il difetto riguarda il complesso di proteine incaricato di correggere gli errori di replicazione del Dna. Una caratteristica che in passato era considerata un elemento biologico sfavorevole, ma che oggi può diventare un fattore predittivo positivo, perché consente di individuare i pazienti che possono rispondere meglio all’immunoterapia.
Tumore al seno, così la viscosità influenza la capacità delle cellule di diffondersi di 30 Aprile 2026 di Dario Rubino
Una riduzione del rischio di progressione del 31%
“È la prima combinazione immunoterapica approvata in prima linea in questi pazienti – spiega Sara Lonardi, Direttore Oncologia 1 all’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova -. Nello studio CheckMate 8HW, la duplice immunoterapia in prima linea ha evidenziato un’efficacia superiore rispetto alla monoterapia. Nivolumab più sole 4 somministrazioni di ipilimumab a basse dosi riduce il rischio di progressione del 31% rispetto a nivolumab in monoterapia, con un profilo di tossicità estremamente buono. Il beneficio clinico è rilevante: il follow-up a 4 anni indica che 4 pazienti su 5 sono liberi da progressione. Inoltre, anche per questi pazienti, vi è l’opzione della somministrazione sottocutanea di nivolumab - dopo la fase di combinazione con ipilimumab -, garantendo così importanti vantaggi in termini di praticità e gestione della terapia”.
Tumore della vescica: cambia lo scenario dopo la chirurgia
Un’altra area in cui l’immunoterapia sta modificando lo scenario terapeutico è il carcinoma uroteliale, tumore che interessa in particolare la vescica. Nel 2025, in Italia, sono state stimate 29.100 nuove diagnosi. Aifa ha approvato nivolumab in monoterapia come trattamento adiuvante, cioè dopo l’intervento chirurgico, nei pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo con espressione tumorale del PD L1 pari o superiore all’1%, ad alto rischio di recidiva dopo resezione radicale e non eleggibili alla chemioterapia adiuvante post-operatoria con cisplatino.
Riduzione del 42% del rischio di recidiva
Per molti pazienti, infatti, anche dopo una diagnosi precoce e la rimozione chirurgica del tumore, il rischio di recidiva resta elevato. “Per anni circa la metà dei pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo, nonostante la diagnosi precoce consentisse l’asportazione chirurgica del tumore, è andata incontro a recidiva di malattia, con ridotte opzioni terapeutiche efficaci in grado di prevenirla - afferma Fabio Calabrò, Direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma -. Nello studio CheckMate-274, nivolumab ha dimostrato una sopravvivenza mediana libera da malattia di oltre 4 anni e mezzo, con riduzione del 42% del rischio di recidiva o morte rispetto al placebo. L’approvazione da parte di AIFA cambia la pratica clinica, perché introduce un nuovo standard di cura post chirurgia e, per questi pazienti, si aggiunge inoltre l’opportunità di accedere alla somministrazione sottocutanea dell’immunoterapia”.
Nella malattia metastatica una nuova opzione con chemio-immunoterapia
La terza indicazione approvata riguarda nivolumab in associazione a chemioterapia, con cisplatino e gemcitabina, per il trattamento in prima linea dei pazienti adulti con carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico. Per decenni, la chemioterapia a base di cisplatino ha rappresentato lo standard di cura nella malattia metastatica. Tuttavia, in molti casi, le risposte alla chemioterapia tendono a essere di breve durata, con una ripresa precoce della malattia. “La chemioterapia a base di cisplatino è stata considerata per decenni lo standard di cura nella malattia metastatica – continua Calabrò -. Spesso si è però osservata una breve durata delle risposte alla chemioterapia ed una precoce ripresa della malattia. Nello studio CheckMate-901, nivolumab in associazione a chemioterapia a base di cisplatino ha ridotto il rischio di morte del 22%, dimostrando una sopravvivenza globale mediana di 21,7 mesi rispetto a 18,9 mesi con la sola chemioterapia. Il dato particolarmente interessante è legato anche alla percentuale di risposte complete alla terapia, cioè alla completa scomparsa della malattia visibile con le indagini radiologiche. Circa il 22% dei pazienti trattati con la combinazione ha infatti riportato una risposta completa che ha avuto una durata mediana di oltre 3 anni. È la prima associazione di chemio-immunoterapia a evidenziare un tale miglioramento rispetto allo standard di cura basato su combinazioni a base di cisplatino”.
Il ciclista Ivan Basso: “Anche io firmo per aumentare di 5 euro il prezzo delle sigarette” Dario Rubino 30 Aprile 2026
Il valore del tempo nella cura
La semplificazione della terapia non ha solo un valore organizzativo. Può incidere concretamente sul vissuto dei pazienti e dei caregiver: meno attese, meno tempo sottratto alla quotidianità, minore impatto psicologico della cura e un percorso più agevole anche per chi ha un accesso venoso difficile. Accanto alle nuove approvazioni, Bristol Myers Squibb lancia la campagna “Più tempo. Adesso.”, un’iniziativa multicanale dedicata al valore del tempo nella cura oncologica. Il simbolo scelto è una clessidra in cui il tempo scorre verso l’alto: un’immagine che richiama l’idea di un tempo non solo da misurare, ma da recuperare.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Criteri Critici
Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza al workshop nazionale di Torino sullo screening del tumore della prostata SassiLive
L’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza ha preso parte al workshop nazionale ‘Lo Screening del tumore della prostata: stato attuale e prospettive future’, organizzato lo scorso 22 aprile a Torino dal Cpo Piemonte dell’Azienda ospedaliero-universitaria Città della Salute e della Scienza nell’ambito del programma Ccm 2023 (coordinato da Ispro Firenze). L’evento, che ha riunito le principali esperienze nazionali in materia di screening prostatico, ha avuto come obiettivo la valutazione della fattibilità dei programmi di screening, l’analisi di percorsi pilota attivi in Italia e la promozione di buone pratiche per la riduzione dell’inappropriatezza nell’uso del test Psa. La Regione Basilicata e l’Aor San Carlo sono state invitate a partecipare alla sessione dedicata alle ‘Esperienze pilota nazionali’ — insieme alle esperienze di Lombardia, Piemonte e Puglia — in virtù del programma di screening prostatico di popolazione avviato nella nostra regione nel giugno 2025, tra i primi programmi organizzati, gratuiti e multistep attivi in Italia.
L’intervento, tenuto dall’urologo Runeel Ratnayake, dirigente medico in servizio nell’unita operativa complessa di Urologia dell’ospedale San Carlo di Potenza guidata dal dottor Roberto Falabella, ha illustrato il protocollo adottato e i risultati raggiunti nei primi dieci mesi di attività: oltre 7.600 adesioni di uomini tra i 45 e i 70 anni residenti in Basilicata. Di questi, 569 hanno presentato valori di Psa superiori alla soglia definita sulla base dei principali trial internazionali; 451 hanno effettuato una visita urologica dedicata e 79 hanno presentato una risonanza magnetica prostatica biparametrica positiva secondo i criteri del protocollo. Quarantacinque pazienti hanno avuto indicazione alla biopsia e l’hanno effettivamente eseguita, con una completezza del percorso del 100 per cento. Sono stati diagnosticati 19 casi di carcinoma prostatico, di cui 11 già trattati con intervento chirurgico di prostatectomia radicale robot-assistita. Il protocollo è basato sulle linee guida Eau 2025 e si avvale di una piattaforma informatica regionale integrata con i medici di medicina generale e con una rete di centri prelievo distribuiti sull’intero territorio lucano. L’algoritmo decisionale — fondato su Psa, Psa-Density, risonanza magnetica biparametrica e biopsia fusion transperineale — è progettato per identificare selettivamente i tumori clinicamente significativi, riducendo il rischio di sovradiagnosi e di trattamenti non necessari. I tassi di positività al Psa (9,5 per cento) e di risonanza magnetica positiva risultano pienamente allineati ai benchmark degli studi internazionali Erspc e ProScreen, attestando la validità dell’approccio e una naturale attitudine del modello a essere adattato in contesti più estesi.
“È stato un confronto estremamente stimolante con le altre realtà nazionali”, ha dichiarato il dottor Runeel Ratnayake, urologo dell’Aor San Carlo. “I dati che abbiamo presentato parlano chiaro: il nostro programma funziona e funziona bene. Il tasso di positività al Psa, la completezza del percorso diagnostico e i risultati oncologici sono perfettamente in linea con i grandi studi internazionali”.
“La partecipazione a questo workshop nazionale rappresenta il riconoscimento del lavoro svolto dalla nostra azienda e dall’intera rete sanitaria regionale”, ha dichiarato il direttore generale dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera. “Siamo orgogliosi di aver portato la Basilicata in prima linea su un tema di così grande rilevanza per la salute pubblica maschile. I risultati ottenuti in soli dieci mesi dimostrano che un programma organizzato, equo e scientificamente fondato è non solo possibile, ma efficace anche in un territorio come il nostro. Continueremo a investire in questo solco, nella convinzione che la diagnosi precoce sia la leva più potente per migliorare la prognosi e la qualità di vita dei nostri pazienti”.
“La partecipazione della Basilicata al workshop nazionale di Torino rappresenta il riconoscimento di un percorso che abbiamo costruito con rigore, competenza e una visione chiara, quella di mettere la prevenzione al centro della salute dei nostri cittadini”. Afferma l’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr della Regione Basilicata, Cosimo Latronico. “Il modello lucano di screening del tumore alla prostata ha dimostrato di essere solido, efficace e replicabile su scala più ampia, e questo ci riempie di orgoglio ma ci carica anche di responsabilità. L’obiettivo ora è consolidare l’esperienza acquisita, valorizzare il lavoro delle nostre équipe e contribuire, attraverso il confronto con gli altri centri italiani, alla definizione di uno standard nazionale condiviso per lo screening prostatico. Crediamo che la Basilicata possa portare un contributo autentico a questo processo, non solo come territorio che ha saputo fare della prevenzione oncologica una priorità concreta, ma come interlocutore affidabile in un dialogo che riguarda la salute di tutti gli uomini italiani. Lavorare insieme, condividere dati, protocolli ed esperienze sul campo, è questa la strada per costruire un sistema sanitario più equo, in cui la qualità della prevenzione non dipenda dalla regione in cui si vive”.
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Criteri Critici
Potenza, San Carlo protagonista a Torino: presentato lo screening per il tumore alla prostata trmtv
Il programma lucano tra i casi pilota nazionali: oltre 7.600 adesioni nei primi dieci mesi
L’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza ha partecipato al workshop nazionale “Lo Screening del tumore della prostata: stato attuale e prospettive future”, svoltosi a Torino e dedicato ai principali programmi italiani di prevenzione.
Nel corso dell’incontro, la struttura lucana è stata inserita tra le esperienze pilota nazionali grazie al programma di screening prostatico avviato in Basilicata nel giugno 2025, uno dei primi modelli organizzati, gratuiti e strutturati attivi in Italia.
Il progetto è stato presentato dall’urologo Runeel Ratnayake dell’unità operativa di Urologia guidata dal dottor Roberto Falabella. I dati raccolti nei primi dieci mesi mostrano oltre 7.600 adesioni di uomini tra i 45 e i 70 anni.
Tra questi, 569 hanno presentato valori di PSA alterati, 451 hanno effettuato visita urologica e 79 una risonanza magnetica prostatica con esito positivo secondo il protocollo. In 45 casi è stata indicata la biopsia, eseguita completamente, con 19 diagnosi di carcinoma prostatico e 11 interventi già effettuati con chirurgia robot-assistita.
Il modello si basa sulle linee guida EAU 2025 e integra PSA, risonanza magnetica e biopsia mirata, con l’obiettivo di individuare solo i tumori clinicamente rilevanti e ridurre diagnosi e trattamenti non necessari. Il sistema è supportato da una piattaforma informatica regionale collegata ai medici di medicina generale e a una rete di centri prelievo diffusi sul territorio.
Secondo l’azienda sanitaria, i risultati ottenuti sono in linea con i principali studi internazionali di riferimento, confermando la solidità del percorso avviato.
Il direttore generale Giuseppe Spera ha sottolineato il valore del riconoscimento nazionale e la capacità del modello lucano di garantire prevenzione efficace e accessibile.
Anche l’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico ha evidenziato come l’esperienza possa contribuire alla definizione di uno standard nazionale, rafforzando il ruolo della Basilicata nei programmi di prevenzione oncologica.
L'Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza al workshop nazionale di Torino sullo screening del tumore della prostata | San Carlo - ospedalesancarlo.it
📰 ospedalesancarlo.it📅 2026-05-04T09:30:00
tumore prostata
L'Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza al workshop nazionale di Torino sullo screening del tumore della prostata | San Carlo ospedalesancarlo.it
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Criteri Critici
Due studi italiani sui tumori: terapia intelligente per il pancreas e nuova ricerca per il seno upday News
Condividi articolo Due nuovi studi italiani sulla ricerca oncologica mostrano progressi significativi nella medicina di precisione, con risultati promettenti sia per il tumore al pancreas che per il tumore al seno. Una nuova terapia molecolare mirata per il tumore al pancreas ha dimostrato di prolungare significativamente la sopravvivenza dei pazienti con metastasi. La sperimentazione clinica ha coinvolto 400 pazienti in 50 nazioni, di cui 20 trattati all'Ospedale Universitario di Pisa. Il farmaco rappresenta la prima terapia "intelligente" che agisce in modo selettivo sulle cellule malate e mostra risultati promettenti per chi ha già affrontato la chemioterapia. Chiara Cremolini, professoressa di Oncologia medica all'Università di Pisa e direttrice del programma di sperimentazione clinica dell'azienda ospedaliera pisana, ha sottolineato la portata della scoperta: «Questa scoperta ha una portata rivoluzionaria perché per la prima volta un farmaco a bersaglio molecolare, cioè 'intelligente', che agisce in maniera mirata sulle cellule malate, ha permesso di prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei malati.» Lo studio è stato condotto dalla società farmaceutica Revolution Medicine USA a costo zero per il Sistema Sanitario Nazionale italiano. I risultati saranno presentati a un congresso previsto tra fine maggio e inizio giugno a Chicago. La disponibilità del farmaco per i pazienti richiederà ancora tempo. Cremolini ha spiegato: «Ci vorrà tanto per la distribuzione: la casa farmaceutica li sottometterà gli studi all'agenzia europea Ema, che verifica i dati prodotti e sulla loro base dà l'indicazione all'utilizzo, e in Italia l'Aifa dovrà contrattare il prezzo con i produttori per renderlo poi gratuito per tutti nel Sistema Sanitario Nazionale. In totale stiamo parlando di un anno-un anno e mezzo di tempo necessario.» L'Istituto Pascale di Napoli ha avviato un progetto di ricerca finanziato dal Ministero della Salute per prevedere quali pazienti risponderanno alle terapie innovative contro il tumore al seno. Lo studio si concentra su pazienti con carcinoma mammario in fase precoce trattati con terapie all'avanguardia, inclusa l'immunoterapia. Il progetto utilizza tecnologie avanzate per analizzare il tessuto tumorale e il sangue dei pazienti. In particolare, la trascrittomica spaziale permette di mappare l'attività genetica nel microambiente tumorale, mentre l'analisi degli esosomi attraverso biopsia liquida consente di monitorare l'evoluzione della malattia in modo non invasivo. Michelino De Laurentiis, ricercatore principale del progetto e direttore del dipartimento di Oncologia senologica e toraco-polmonare dell'Irccs Fondazione Pascale, ha illustrato l'approccio: «L'obiettivo dello studio è duplice: identificare biomarcatori predittivi di risposta alle terapie innovative, inclusa l'immunoterapia, e caratterizzare i meccanismi molecolari precoci di resistenza. [...] È un cambio di paradigma: dalla risposta osservata a posteriori alla risposta predetta a priori. Questo è ciò che la medicina di precisione deve diventare per avere un impatto reale sull'esito clinico delle nostre pazienti.» La ricerca viene presentata al Gulf of Naples Breast Cancer Conference che si tiene oggi e domani all'Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello. L'evento è organizzato con il patrocinio dell'Irccs Fondazione Pascale, dell'Università Federico II di Napoli e del Comune di Ravello. Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).
Tumore del pancreas metastatico, daraxonrasib "accelera": sì all'uso compassionevole negli Stati Uniti, l'Europa lo designa farmaco orfano - AboutPharma
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Tumore del pancreas metastatico, daraxonrasib "accelera": sì all'uso compassionevole negli Stati Uniti, l'Europa lo designa farmaco orfano AboutPharma
Avanti a passo spedito, verso una autorizzazione regolatoria che potrebbe giungere già entro la fine di quest’anno, almeno negli Stati Uniti.
Dopo olaparib, il fronte delle terapie mirate per il trattamento dell’adenocarcinoma del pancreas sembra prossimo ad allargarsi. Daraxonrasib si appresta a essere il primo inibitore di Kras utilizzabile come terapia di mantenimento nei pazienti con malattia metastatica che hanno risposto alla chemioterapia di prima linea.
Da settimane oggetto di discussione, tra pazienti e comunità scientifica, il farmaco sviluppato da Revolution Medicines ha incassato nelle scorse due importanti valutazioni regolatorie. Sia negli Stati Uniti sia in Europa.
Che cos’è daraxonrasib?
Daraxonrasib è un farmaco sperimentale orale sviluppato per colpire una delle alterazioni più difficili da trattare in oncologia: le mutazioni del gene Ras, molto frequenti nel tumore del pancreas. A differenza di approcci precedenti, il principio attivo in questione agisce su più varianti della proteina codificata: bloccandone l’attività e cercando di interrompere i segnali che alimentano la crescita del tumore.
Il suo sviluppo clinico ha raggiunto una tappa cruciale con lo studio RASolute-302, che ha coinvolto pazienti con carcinoma pancreatico metastatico già sottoposti ad altri trattamenti e successivamente andati incontro a progressione di malattia (indipendentemente dallo stato mutazionale di Kras). I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi: uno trattato con una chemioterapia standard di seconda linea, l’altro con daraxonrasib.
Secondo quanto riportato finora in un comunicato stampa diffuso dall’azienda farmaceutica che ha sviluppato il farmaco, i pazienti trattati con il farmaco sperimentale avrebbero ottenuto una sopravvivenza mediana di 13,2 mesi (rispetto a 6,7 mesi osservati nel gruppo trattato con chemioterapia standard): con una riduzione del rischio di morte del sessanta per cento.
Un risultato che Brian Wolpin, direttore dell’Hale family center for pancreatic cancer research e del Gastrointestinal cancer center del Dana-Farber Cancer Institute (Boston), ha definito “senza precedenti”, in una intervista rilasciata a The Asco Post. “Una sopravvivenza mediana di oltre un anno nel trattamento di seconda linea è davvero impressionante”, è il pensiero dello specialista, che presenterà i dati completi dello studio al prossimo congresso dell’American society of clinical oncology (Asco).
Negli Stati Uniti avviato un programma di expanded access
In attesa delle notizie che tra meno di un mese giungeranno da Chicago (dove l’anno scorso fu la ricerca italiana a fare notizia, con la prima presentazione dei risultati dello studio Cassandra), daraxonrasib ha fatto registrare due importanti passi in avanti sul piano regolatorio.
Negli Stati Uniti, dove finora si è concentrata gran parte della sperimentazione della molecola target (nel setting indicato, ma non solo), la Food and drug administration (Fda) ha impiegato meno di 48 ore per rispondere alla richiesta di avviare un programma di accesso allargato al trattamento.
Parere immediatamente positivo, che tecnicamente permetterà da oggi di somministrare il farmaco a pazienti non inclusi nella sperimentazione clinica da cui sono giunti i primi risultati incoraggianti. Le modalità sono analoghe a quelle previste in Italia dal programma d’uso compassionevole. “L’accoglimento della richiesta in un tempo così breve riflette il forte impegno della Fda nel facilitare l’accesso precoce alle terapie per patologie gravi e potenzialmente letali: tra cui c’è anche il cancro al pancreas”, ha dichiarato il Commissario, Marty Makary.
Una scelta che si pone in continuità con la designazione di terapia innovativa (giugno 2025) e farmaco orfano e con la concessione del voucher per l’accesso al programma nazionale varato dalla Fda (ottobre 2025).
Daraxonsarib riconosciuto farmaco orfano dall’Ema
L’attenzione nei confronti del farmaco – e più in generale dell’avvento dei Kras inibitori nel trattamento del tumore del pancreas: nei prossimi anni potrebbero essere diverse le molecole pronte a sbarcare sul mercato, se si considera gli oltre cinquanta studi clinici in corso (solo con inibitore di Kras o in combinazione con altri trattamenti) – è alta anche in Europa.
Il bisogno clinico, d’altra parte, è talmente elevato da essere considerato con pochi eguali. Daraxonrasib, potenzialmente, può essere un breakthrough nel trattamento delle forme più avanzate di tumore del pancreas. Prova ne è anche la decisione dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) di concedere a daraxonrasib lo status di farmaco orfano.
Nel provvedimento firmato lo scorso 20 aprile, l’ente regolatore ha riconosciuto di fatto il potenziale della molecola. Un’apertura di credito, che permetterà all’azienda di “ricevere supporto scientifico e normativo dall’Ema per portare avanti il dossier del farmaco fino a quando non sarà possibile richiedere l’ autorizzazione all’immissione in commercio”.
Ma il farmaco in Europa non è ancora disponibile
Nulla a che vedere con la decisione assunta dalla Fda, però. In Europa il trattamento – sperimentato anche in quattro centri italiani: Istituto europeo di oncologia e all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, Istituto oncologico veneto di Padova e Azienda ospedaliero-universitaria pisana – non è al momento disponibile.
“Siamo di fronte a un segnale molto incoraggiante, ma serve cautela, per diversi motivi: aspettiamo i dati completi e la loro pubblicazione per fare valutazioni complete sul reale rapporto rischi-benefici, sulla durata del controllo della malattia, sulle caratteristiche dei pazienti inclusi, su quali abbiano ottenuto un beneficio e sui fattori che hanno condizionato il risultato”, afferma Silvia Carrara, caposezione dell’ecoendoscopia diagnostica e terapeutica dell’Irccs Istituto clinico Humanitas (Milano) e presidente dell’Associazione italiana per lo studio del pancreas (Aisp), in una nota elaborata con gli oncologi della società scientifica coordinati da Guido Giordano (Università di Foggia).
Le premesse lasciano però pensare che una volta avuto dall’azienda l’intero dossier – comprensivo dei dati che saranno presentati a Chicago e subito dopo pubblicati – i tempi non saranno lunghi. L’auspicio delle parti in causa è quello di arrivare a un via libera nel 2027, per poi avviare l’iter per la rimborsabilità in tutti gli Stati membri: Italia compresa.
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Tumori al seno, la nuova sfida del Pascale: una "mappa" genetica e del sangue per predire l'efficacia delle cure il Gazzettino vesuviano
Al via il progetto di ricerca finanziato dal Ministero: l’obiettivo è capire in anticipo quali pazienti risponderanno ai nuovi farmaci intelligenti e all’immunoterapia. La lotta al tumore al seno entra in una nuova fase: non basta più avere a disposizione armi estremamente precise, come i farmaci intelligenti, ma è diventato fondamentale stabilire con certezza per chi queste terapie funzionino davvero. Per rispondere a questa sfida, l’Istituto per la cura dei Tumori ‘Pascale’ di Napoli ha dato il via a un progetto di ricerca, finanziato dal Ministero della Salute, volto a decifrare in anticipo la risposta alle cure nelle pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale. Il cuore del progetto risiede in una doppia indagine molecolare. Da un lato, latrascrittomica spaziale, una tecnologia che permette di osservare l’attività dei geni mantenendo la loro posizione originaria nel tessuto tumorale, creando una mappa dettagliata dei segnali biologici. Dall’altro, l’analisi degliesosomi, minuscole vescicole rilasciate dalle cellule tumorali nel sangue che agiscono come messaggeri della malattia, intercettabili tramite una semplice biopsia liquida. I ricercatori analizzeranno i campioni prima dell’inizio delle terapie e al momento dell’intervento chirurgico, monitorando come il tumore si trasforma sotto la pressione dei trattamenti, inclusi i coniugati anticorpo-farmaco (Adc) e l’immunoterapia. Michelino De Laurentiis, principal investigator del progetto e direttore del dipartimento di Oncologia senologica e toraco-polmonare dell’Irccs Fondazione Pascale, ha spiegato la portata della ricerca: “L’obiettivo dello studio è duplice: identificare biomarcatori predittivi di risposta alle terapie innovative, inclusa l’immunoterapia, e caratterizzare i meccanismi molecolari precoci di resistenza. La trascrittomica spaziale ci consente di mappare con precisione l’attività genica nel microambiente tumorale preservandone l’organizzazione spaziale, mentre l’analisi degli esosomi circolanti rende possibile un monitoraggio dinamico, non invasivo, dell’evoluzione della malattia sotto pressione terapeutica. È un cambio di paradigma: dalla risposta osservata a posteriori alla risposta predetta a priori. Questo è ciò che la medicina di precisione deve diventare per avere un impatto reale sull’esito clinico delle nostre pazienti”. Questi temi sono oggi al centro della prima edizione della“Gulf of Naples Breast Cancer Conference”, congresso internazionale che si apre oggi presso l’Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello. L’evento, presieduto da Grazia Arpino, Antonio Giordano e lo stesso De Laurentiis, vede la partecipazione di una prestigiosa delegazione delDana-Farber Cancer Institute dell’Università di Harvard, insieme ai principali esperti italiani ed europei. Due giorni di confronto serrato per tradurre le recenti evidenze scientifiche in benefici concreti per le pazienti.
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Quali effetti avranno i recenti progressi nel trattamento delle allergie? National Geographic
Nuovi modi di somministrare l'immunoterapia
Alcuni dei cambiamenti più significativi stanno avvenendo nella cura delle allergie alimentari, dove storicamente il trattamento ha sempre significato una rigorosa esclusione degli alimenti allergenici e la necessità di essere preparati alle emergenze. Le terapie più recenti mirano invece a sviluppare la tolleranza.
L'immunoterapia orale, ad esempio, prevede la somministrazione di "quantità minime e poi gradualmente crescenti dell'alimento" per allenare il sistema immunitario a tollerarlo, spiega Sicherer.
Stanno emergendo anche altri approcci. "Le gocce alimentari da assumere sotto la lingua e l'uso di cerotti contenenti proteine alimentari" si dimostrano particolarmente promettenti, afferma Matthew Rank, medico che lavora nella divisione di allergologia, asma e immunologia clinica presso la Mayo Clinic in Arizona.
Anche l'immunoterapia tradizionale si sta evolvendo. Le nuove compresse, spesso utilizzate per le allergie all'erba o all'ambrosia, offrono un'alternativa più comoda alle iniezioni e possono essere assunte a casa.
Queste e altre terapie “funzionano in modo simile alle tradizionali iniezioni antiallergiche, inducendo tolleranza”, afferma Purvi Parikh, allergologa e immunologa presso la NYU Langone Health.
I medici stanno inoltre personalizzando i trattamenti in base alle caratteristiche biologiche del paziente. Nell’asma, ad esempio, alcuni pazienti presentano quella che viene definita “infiammazione di tipo 2” — una risposta immunitaria guidata da specifiche cellule e molecole presenti nelle vie respiratorie — mentre altri no. Una distinzione che influisce direttamente sull’efficacia dei trattamenti.
"La medicina personalizzata ora include anche l'ottimizzazione dei trattamenti in base allo stile di vita, all'ambiente, ai test diagnostici e al rischio individuale", aggiunge Umetsu. Questi aspetti sono importanti perché i livelli di sensibilità possono variare notevolmente. "Alcuni pazienti reagiscono a esposizioni minime, mentre altri tollerano di più", spiega Sicherer.
Nel frattempo, i ricercatori stanno esplorando vaccini antiallergici a base di mRNA, un approccio che un giorno potrebbe riprogrammare il sistema immunitario per tollerare gli allergeni prima ancora che i sintomi inizino.
Tuttavia, tali trattamenti sono attualmente “sperimentali e devono ancora dimostrare di essere sicuri ed efficaci”, avverte Umetsu.
Terapie più precise e personalizzate
Ma tra i progressi più discussi ci sono gli anticorpi ingegnerizzati noti come farmaci biologici, che prendono di mira parti specifiche del sistema immunitario: trattamenti che vengono tipicamente somministrati tramite iniezioni in ambulatorio o a casa.
Ricerche recenti, tra cui una sperimentazione clinica del 2025, hanno esaminato farmaci biologici come lo stapokibart, che bloccano i segnali immunitari chiave coinvolti nell'infiammazione allergica. Questi segnali, chiamati citochine e interleuchine, agiscono come messaggeri che innescano le reazioni allergiche. Bloccandoli, i farmaci biologici possono interrompere la risposta allergica alla fonte.
I risultati sono promettenti, poiché lo studio ha rilevato che, anche durante la stagione pollinica, il 64% dei partecipanti ha riferito sintomi lievi o assenti. Una revisione del 2026 sottolinea analogamente come i farmaci biologici stiano trasformando l'assistenza sanitaria agendo proprio sui percorsi che determinano le reazioni allergiche.
E sebbene questi e altri studi iniziali siano stati relativamente di piccole dimensioni (alcuni con meno di 100 partecipanti), sono in corso studi clinici su scala più ampia e molti esperti considerano questi risultati una solida prova di concetto piuttosto che un limite alla scalabilità.
"Nei miei quarant'anni di carriera come allergologo pediatrico", afferma Wood, "è cambiato ben poco fino agli ultimi anni, quando l'introduzione dei farmaci biologici ha cambiato completamente il nostro approccio per molti pazienti".
È inoltre importante sottolineare, aggiunge Umetsu, che sebbene siano stati approvati dalla FDA esclusivamente per l’esposizione alle allergie alimentari, “i farmaci biologici come l’omalizumab possono rivelarsi efficaci anche per le allergie respiratorie, come quelle al polline di erba o di alberi”. In effetti, altri paesi li hanno già approvati per tali usi.
I farmaci biologici e le iniezioni antiallergiche presentano vantaggi distinti. “Le iniezioni antiallergiche hanno ancora effetti più duraturi e modificanti la malattia rispetto a qualsiasi farmaco biologico”, afferma Wood. Allo stesso tempo, le iniezioni antiallergiche richiedono generalmente un periodo di trattamento molto più lungo.
Un'altra differenza è che “le iniezioni antiallergiche sviluppano una tolleranza all'allergene, mentre i farmaci biologici bloccano segnali immunitari specifici anziché sopprimere l'intero sistema”, spiega Parikh.
Quindi, piuttosto che competere tra loro, questi trattamenti potrebbero funzionare meglio insieme, poiché combinare i farmaci biologici con l’immunoterapia “migliora probabilmente la sicurezza e l’efficacia”, afferma Rank.
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Tumore al seno, perché le nuove terapie (come l'immunoterapia) non funzionano per tutte? La risposta dalla ricerca Il Messaggero
Farmaci intelligenti, capaci di colpire il tumore al seno con una precisione mai vista: ma funzionano davvero per tutte? La risposta potrebbe trovarsi in una doppia indagine innovativa: dentro il tumore, grazie alle mappe genomiche, e nel sangue, seguendo minuscoli messaggeri rilasciati dalle cellule malate.
Negli ultimi anni, infatti, le terapie oncologiche hanno compiuto un salto decisivo. Tra queste, i coniugati anticorpo-farmaco (Adc), che agiscono come un cavallo di Troia portando la chemioterapia direttamente nelle cellule tumorali, stanno cambiando la pratica clinica anche nelle forme più difficili e resistenti. In molti casi hanno ampliato le possibilità di cura e aperto scenari impensabili fino a poco tempo fa.
Perché non tutte rispondono allo stesso modo
Eppure, proprio mentre queste armi diventano disponibili, emerge un problema cruciale: non tutte le pazienti rispondono allo stesso modo. Alcune ottengono benefici duraturi, altre sviluppano rapidamente resistenza. La vera rivoluzione, oggi, non è solo avere nuove terapie, ma capire per chi funzionano davvero. Da questa esigenza nasce un progetto di ricerca del Pascale, finanziato dal ministero della Salute, che punta a decifrare in anticipo la risposta alle cure nelle pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale trattate con terapie innovative, inclusa l'immunoterapia.
Il primo strumento è la trascrittomica spaziale: una tecnologia che permette di osservare l'attività dei geni mantenendo la loro posizione all'interno del tessuto tumorale. In pratica, una «mappa» dettagliata che mostra non solo quali segnali biologici sono attivi, ma anche dove si accendono e come interagiscono nel microambiente del tumore. Il secondo è rappresentato dagli esosomi, minuscole vescicole che si staccano dalle cellule, incluse quelle tumorali, e viaggiano nel sangue trasportando informazioni preziose. Veri e propri «messaggeri» della malattia, che possono essere intercettati con un semplice prelievo, con quella che viene definita biopsia liquida.
I due fattori: il tumore e il sangue
Analizzando questi due livelli, il tumore e il sangue, i ricercatori cercheranno di seguire l'evoluzione della malattia nel tempo. I campioni verranno infatti raccolti prima dell'inizio delle terapie e al momento dell'intervento chirurgico, per capire come il tumore si trasforma sotto la pressione dei trattamenti. «L'obiettivo dello studio - spiega Michelino De Laurentiis, principal investigator del progetto e direttore del dipartimento di Oncologia senologica e toraco -polmonare dell'Irccs Fondazione Pascale - è duplice: identificare biomarcatori predittivi di risposta alle terapie innovative, inclusa l'immunoterapia, e caratterizzare i meccanismi molecolari precoci di resistenza. La trascrittomica spaziale ci consente di mappare con precisione l'attività genica nel microambiente tumorale preservandone l'organizzazione spaziale, mentre l'analisi degli esosomi circolanti rende possibile un monitoraggio dinamico, non invasivo, dell'evoluzione della malattia sotto pressione terapeutica. È un cambio di paradigma: dalla risposta osservata a posteriori alla risposta predetta a priori. Questo è ciò che la medicina di precisione deve diventare per avere un impatto reale sull'esito clinico delle nostre pazienti».
Questi temi, dalla rivoluzione dei farmaci mirati alla sfida della selezione delle pazienti, saranno al centro della prima edizione della «Gulf of Naples Breast Cancer Conference», congresso internazionale in programma a Ravello oggi e domani presso l'Auditorium Oscar Niemeyer. Il congresso è presieduto da Grazia Arpino (Università Federico II di Napoli), Antonio Giordano (Dana-Farber Cancer Institute / Harvard Medical School, Boston) e Michelino De Laurentiis (IRCCS Fondazione Pascale di Napoli), con Sabino De Placido come Honorary Chair, e si svolge con il patrocinio dell'IRCCS Fondazione Pascale, dell'Università Federico II e del Comune di Ravello. L'evento porta a Ravello una delegazione significativa di esperti del Dana-Farber Cancer Institute — uno dei principali centri mondiali per la ricerca sul tumore al seno afferente alla prestigiosissima Università di Harvard — insieme ad altri esperti Statunitensi di primo piano e ai più importanti gruppi italiani ed europei attivi nel campo, per due giornate di confronto su evidenze recenti e questioni ancora aperte.
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MedEA: tra le diagnosi erogate, il melanoma rappresenta il 4,2% dei casi e il carcinoma il 2,8% TecnoMedicina
MedEA Telemedicina richiama l’attenzione sull’importanza di non sottovalutare i cambiamenti dei propri nei. Un neo che cambia forma, colore o dimensione può rappresentare un segnale da monitorare tempestivamente. In questo quadro, i dati raccolti dal servizio mostrano che quasi una diagnosi su tre riguarda i nei.
Tra le oltre 122.000 diagnosi erogate, le patologie più frequentemente rilevate includono infatti nevi, dermatiti, cheratosi ed eczemi. Il melanoma rappresenta il 4,2% dei casi e il carcinoma il 2,8%: percentuali apparentemente contenute, ma che in termini assoluti significano centinaia di persone per cui la diagnosi precoce ha potuto fare la differenza.
Secondo i dati di MedEA Telemedicina, il 93% dei pazienti trova una risposta e una soluzione direttamente in farmacia, mentre solo il 7% viene indirizzato a una visita specialistica in presenza, ottimizzando così i tempi di accesso al sistema sanitario e riducendo i carichi sulle strutture ospedaliere.
Attiva da oltre cinque anni, MedEA Telemedicina ha gestito finora 524.322 immagini dermoscopiche e 122.824 diagnosi certificate, tutte validate da dermatologi, coinvolgendo 39.744 pazienti unici e una rete di 1.523 strutture.
“L’intelligenza artificiale è uno strumento potente: analizza immagini, riconosce pattern e supporta il triage. Ma il dermatologo ha un valore aggiunto fondamentale: integra il contesto clinico completo, valuta dettagli sottili non sempre visibili e, soprattutto, decide il percorso diagnostico e terapeutico. L’AI è un supporto utile, ma non sostituisce il giudizio clinico: la diagnosi resta una responsabilità medica”, sottolinea la Dott.ssa Laura Del Regno, specialista dermatologa per MedEA.
La piattaforma MedEA nasce per abbattere le barriere di accesso alla dermatologia specialistica, permettendo ai pazienti di inviare le immagini dei propri nevi direttamente da farmacia o dal proprio medico, e di ricevere in tempi rapidi un referto firmato da un dermatologo certificato. Ogni referto è validato da un dermatologo; l’intelligenza artificiale viene utilizzata esclusivamente come supporto al confronto delle immagini nei follow-up, mai per emettere diagnosi.
In caso di esame sospetto, il paziente viene sempre indirizzato verso una visita in presenza: MedEA non si sostituisce al dermatologo, ma lo affianca, ampliando la possibilità di raggiungere più pazienti sul territorio.
Il messaggio di MedEA Telemedicina è chiaro: se si nota un cambiamento in un neo, di forma, colore, dimensione o bordi, non bisogna aspettare. Oggi esistono strumenti semplici e accessibili che permettono di ottenere una prima valutazione specialistica in pochi giorni, ma la teledermatologia resta un primo passo e non sostituisce la visita dal dermatologo.
La voce del territorio conferma l’efficacia del modello. Presso la Farmacia Pepe di Ruggiano, la Dott.ssa Simonetta Pepe – presidente provinciale della LILT e vicepresidente di Sunifar – ha introdotto il servizio di teledermatologia mettendo a frutto l’esperienza già maturata con la telecardiologia durante l’emergenza Covid. I risultati parlano chiaro: circa il 12% degli esami effettuati evidenzia la presenza di tumori cutanei, tra cui melanoma, carcinoma basocellulare e carcinoma squamocellulare, confermando quanto la diagnosi precoce possa essere determinante.
“La dermatologia è sempre stata una mia passione, fin dai tempi del tirocinio. In farmacia ho sempre dato consigli pratici ai pazienti, ma con la teledermatologia il consiglio si trasforma in una vera e propria valutazione clinica: questo mi permette di lavorare con maggiore sicurezza e offrire un servizio più completo”, spiega la Dott.ssa Simonetta Pepe. “In questi casi è fondamentale indirizzare tempestivamente il paziente verso un percorso di cura adeguato. È fondamentale che la farmacia diventi parte attiva del sistema sanitario territoriale, anche grazie alle opportunità offerte dai fondi del PNRR. Il nostro ruolo è anche quello di consiglieri: instauriamo un rapporto diretto con i pazienti e chiediamo sempre un riscontro a breve, per costruire una relazione continua e accompagnarli nel loro percorso di salute”.
“Vedo un numero sempre crescente di pazienti che hanno voglia di fare prevenzione ‘con comodità’. La teledermatologia risponde perfettamente a questa esigenza: permette un primo inquadramento rapido, accessibile e facilmente integrabile nella vita quotidiana”, conclude la Dott.ssa Laura Del Regno, specialista dermatologa per MedEA.
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Criteri Critici
La Radioterapia di Grosseto entra nel novero delle strutture accreditate internazionali insalutenews.it
diinsalutenews.it· Pubblicato4 Maggio 2026· Aggiornato4 Maggio 2026 Grosseto, 4 maggio 2026 – L’unità operativa di Radioterapia, in collaborazione con la Uoc Fisica Sanitaria diretta da Andrea Guasti, ha ottenuto ufficialmente la certificazione dall’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), il prestigioso organismo delle Nazioni Unite con sede a Vienna. Il riconoscimento è arrivato a seguito di un rigoroso iter di verifica condotto dalla divisione “Human health – Laboratory dosimetry and medical radiation physics” ed è stato ottenuto grazie alle competenze della Fisica sanitaria e alla stretta collaborazione di questa con le altre figure professionali del reparto. “La certificazione attesta non solo la qualità di avanguardia delle dotazioni tecnologiche in uso, ma anche l’altissimo profilo professionale dell’equipe – dichiara il direttore generale Asl Tse, Marco Torre – siamo orientati a un approccio basato sul valore delle cure, in cui contano appropriatezza, efficacia e sicurezza che con questa certificazione ci vengono riconosciute”. “Questo risultato – commenta Francesca Rossi, direttrice del reparto – conferma l’impegno costante nel garantire standard di sicurezza e precisione clinica ai massimi livelli, consolidando il nostro reparto come punto di riferimento essenziale per l’intera comunità maremmana”. “Per la prima volta – dichiara il direttore medico di presidio Michele Dentamaro – siamo riusciti a ottenere questo importante riconoscimento internazionale, colgo l’occasione per ringraziare tutto il personale del reparto di Radioterapia e la Fisica sanitaria per il lavoro quotidiano”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Agenda BenEssere su RTP: focus sulla prevenzione e cura del tumore al polmone Gazzetta del Sud
Torna l’appuntamento settimanale con l’informazione medica su RTP Messina. Sabato prossimo, 9 maggio alle ore 15:15, i riflettori di Agenda BenEssere si accenderanno su un tema di vitale importanza: la lotta contro le patologie oncologiche polmonari.
L'ospite della settimana
In studio, per approfondire le ultime frontiere della medicina e della chirurgia, ci sarà il dott. Giuseppe Casablanca, direttore della struttura complessa di chirurgia toracica dell’Azienda Ospedaliera Papardo. Grazie alla sua esperienza, si farà il punto sulle tecniche di diagnosi precoce e sui percorsi terapeutici più efficaci attualmente disponibili.
Spazio alle domande
La trasmissione, da sempre vicina ai cittadini, offre la possibilità di interagire direttamente con l'esperto. Per dubbi, curiosità o chiarimenti sul tema della prevenzione e cura del tumore al polmone, potete inviare le vostre domande tramite:
Il Servizio Sanitario Nazionale ha implementato il vaccino “di un minuto” che riduce il tempo di trattamento del cancro da due ore a 60 secondi per 14 tipi di malattie - portadaestrela.com
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Il Servizio Sanitario Nazionale ha implementato il vaccino “di un minuto” che riduce il tempo di trattamento del cancro da due ore a 60 secondi per 14 tipi di malattie portadaestrela.com
Decine di migliaia di pazienti potrebbero beneficiare di un nuovo vaccino Sistema sanitario nazionale che tratta “rapidamente” più di una dozzina di tumori in soli 60 secondi.
Il servizio sanitario è pronto a lanciare una forma iniettabile di immunoterapia – che aiuta le cellule immunitarie a combattere la malattia – che ridurrà i tempi di trattamento del 90%.
Il vaccino, chiamato pembrolizumab, è efficace per 14 diversi tipi di cancro compresi polmone, mammella, testa e collo e cervicale, aiutando i pazienti a trascorrere meno tempo in ospedale e aumentando la produttività del servizio sanitario nazionale.
Ogni anno in Inghilterra circa 14.000 pazienti iniziano la terapia e si prevede che la maggior parte trarrà beneficio dal trattamento “rapido”.
Il vaccino sostituirà l’infusione endovenosa, che può richiedere fino a due ore per sessione, risparmiando ai pazienti tempo inutile nelle unità di trattamento e liberando la capacità dei medici di curare più persone, secondo il Servizio Sanitario Nazionale.
Il nuovo trattamento verrà somministrato ogni tre settimane con un’iniezione da un minuto o ogni sei settimane con un’iniezione da due minuti, a seconda del tipo di cancro.
Il professor Pete Jonson, direttore clinico nazionale per il cancro presso l’NHS, ha dichiarato: “Questa immunoterapia offre un’ancora di salvezza per migliaia di pazienti.
“Gestire il trattamento del cancro e i regolari viaggi in ospedale può essere davvero estenuante e questa innovazione non solo rende la terapia molto più rapida, ma aiuterà anche a liberare appuntamenti vitali per i team del servizio sanitario nazionale per continuare a ridurre i tempi di attesa.”
Il farmaco, venduto con il marchio Keytruda, viene iniettato sotto la pelle nel tessuto adiposo dell’addome o della coscia
Partecipa alla discussione Dovrebbe essere data priorità ai trattamenti rapidi contro il cancro anche se comportano effetti collaterali rari ma gravi?
Il farmaco viene iniettato nel tessuto adiposo appena sotto la pelle della coscia o dell’addome.
Funziona bloccando una proteina chiamata PD-1 che agisce come un freno sulle risposte immunitarie, insegnando al sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali.
Shirley Xerxes, 89 anni, di St Albans nell’Hertfordshire, è stata una delle prime pazienti nel Regno Unito a ricevere il nuovo vaccino, presso il Mount Vernon Cancer Centre.
Ha detto: ‘Non posso credere quanto poco tempo ci sia voluto. Sono rimasto sulla sedia solo per pochi minuti invece che per un’ora o più.
“Ha fatto una tale differenza e mi dà più tempo per vivere la mia vita, incluso dedicare più tempo al giardinaggio.”
Ma poiché il trattamento prende di mira il sistema immunitario, può causare una serie di effetti collaterali gravi, tra cui mancanza di respiro – a causa di un calo dei globuli rossi – accumulo di liquidi e ipotiroidismo.
Quando gli ormoni tiroidei diminuiscono, ciò può causare affaticamento, perdita di peso, depressione e abbassamento della voce.
Se vengono prescritti farmaci per sostituire i bassi livelli ormonali, il paziente dovrà assumerli per il resto della vita.
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Gli effetti collaterali più rari includono infiammazione al cuore, infiammazione allo stomaco, pancreatite e persino infiammazione al cervello, nota come encefalite.
Tuttavia, questi effetti collaterali sono rari e si verificano se il farmaco viene somministrato per via endovenosa o tramite iniezione.
Accogliendo favorevolmente l’innovazione, il ministro della sanità Wes Streeting ha affermato: “Il nostro piano nazionale contro il cancro ha promesso di fare di più e di agire più rapidamente per i pazienti: stiamo già realizzando questo cambiamento”.
“Come sopravvissuto al cancro, so quanto sia importante un trattamento rapido e questa implementazione offrirà cure più rapide e convenienti, facendo risparmiare tempo ai pazienti e aiutandoli nel loro recupero con meno tempo in ospedale.”
“Non solo: libererà anche tempo prezioso in modo che i medici possano prendersi cura di un numero ancora maggiore di persone e potenzialmente salvare ancora più vite umane”.
“Il governo sta fornendo al servizio sanitario finanziamenti record, circa 40.000 persone in più stanno iniziando le cure in tempo e i tassi di diagnosi precoce stanno raggiungendo livelli record”, ha aggiunto.
“Grazie a innovazioni come questa, stiamo sfruttando ogni centesimo e ogni secondo, garantendo ai pazienti l’assistenza sanitaria che si adatta alle loro vite e non il contrario.”
Un’analisi schiacciante ha recentemente rivelato un record di 106.810 pazienti affetti da cancro che hanno aspettato più di 62 giorni per iniziare un trattamento urgente da parte del servizio sanitario nazionale l’anno scorso.
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Più di quattro trust su cinque non hanno raggiunto l’obiettivo chiave di trattare l’85% dei pazienti entro questo lasso di tempo.
Gli enti di beneficenza contro il cancro avvertono che tali ritardi riducono le possibilità di sopravvivenza, possono rendere alcuni trattamenti meno efficaci e aumentare l’ansia.
Gli studi dimostrano che ogni ritardo di quattro settimane riduce la sopravvivenza dei pazienti in media del 10%.
Nel Regno Unito a una persona viene diagnosticato un cancro ogni 75 secondi a seguito di un aumento dei casi negli ultimi dieci anni, con più cinquantenni diagnosticati che mai.
Il Dipartimento della sanità e dell’assistenza sociale ha affermato che l’NHS raggiungerà tutti i suoi obiettivi antitumorali esistenti entro marzo 2028, insieme al Piano nazionale contro il cancro del governo che promette di adottare una rivoluzione robotica per aumentare i tassi di sopravvivenza.
Michelle Mitchell, amministratore delegato di Cancer Research UK, ha dichiarato: “In un momento in cui la capacità del servizio sanitario nazionale è fortemente limitata, innovazioni come questa sono cruciali.
“È importante che il governo del Regno Unito continui a dedicare risorse per garantire che trattamenti comprovati raggiungano i pazienti in modo rapido ed equo.
Ha aggiunto che è una “ottima notizia” il fatto che il nuovo trattamento, già utilizzato per trattare diversi tumori, sarà disponibile come iniezione rapida nel servizio sanitario nazionale.
“Ciò accelererà la fornitura delle cure, consentendo alle persone di trascorrere più tempo vivendo la propria vita fuori dall’ospedale, oltre a liberare tempo affinché il personale possa prendersi cura di altri pazienti”, ha affermato.
John McNeill, Direttore della Business Unit Oncologia di MSD, il produttore del farmaco, ha dichiarato: “Siamo lieti di presentare questa nuova opzione di trattamento per i pazienti che può essere somministrata in un minuto ogni tre settimane o in due minuti ogni sei settimane, significativamente più veloce della somministrazione endovenosa.
“Ciò non solo migliora l’esperienza del paziente per molti, ma fa anche risparmiare tempo prezioso ai medici. Questa innovazione offre una soluzione pratica e incentrata sul paziente per migliorare la produttività, la capacità e la comodità nella cura del cancro del Servizio Sanitario Nazionale.’
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La lotta al ’killer’ del pancreas. “Studiamo un nuovo farmaco. Un segnale di speranza contro il tumore” La Nazione
La Spezia, 4 maggio 2026 – Una sperimentazione che apre alla speranza. Speranza di vita, perché stiamo parlando di una terapia per il tumore al pancreas, killer che lascia a chi ne è affetto pochissime possibilità di vita. In una delle équipe che hanno portato avanti questo studio dalle prospettive senza precedenti c’è una spezzina: Chiara Cremolini, professoressa ordinaria di Oncologia medica all’università di Pisa e direttrice del programma di sperimentazioni cliniche dell’azienda ospedaliera universitaria pisana. Con la sua squadra ha studiato gli effetti del farmaco realizzato dalla casa farmaceutica Revolution Medicine Usa.
La spezzina Chiara Cremolini direttrice delle sperimentazioni cliniche dell’Università di Pisa
Professoressa, anzitutto ci spieghi questa scoperta e il suo valore.
“Il tumore al pancreas è sicuramente uno degli spauracchi tremendi per l’oncologia: nonostante tanti sforzi, i dati sono chiari e ci dicono che il tasso di sopravvivenza a cinque anni va solo dal 10 al 15% dei casi, quando per quello alla mammella è vicino al 90%. Questa scoperta ha una portata rivoluzionaria perché per la prima volta un farmaco a bersaglio molecolare, cioè ’intelligente’, che agisce in maniera mirata sulle cellule malate, ha permesso di prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei malati”.
Lei in che modo ha partecipato?
“Il farmaco è stato sviluppato dalla casa farmaceutica; noi dell’azienda ospedaliera di Pisa abbiamo avuto modo di sperimentarlo per dimostrarne l’efficacia. Non si sa ancora, però, quando sarà commercializzato”.
Cosa cambierà in concreto?
“Pazienti con caratteristiche simili a quelli arruolati nello studio, con tumore al pancreas metastatico e già trattato con chemioterapia, potranno ricevere questo farmaco da cui ci si aspetta un allungamento della loro aspettativa di vita. Si pensa che possa funzionare meglio negli stadi precoci della malattia. Gli studi continueranno”.
Tra quanto sarà disponibile il farmaco?
“Ci vorrà tanto per la distribuzione: la casa farmaceutica li sottometterà gli studi all’agenzia europea Ema, che verifica i dati prodotti e sulla loro base dà l’indicazione all’utilizzo, e in Italia l’Aifa dovrà contrattare il prezzo con i produttori per renderlo poi gratuito per tutti nel Sistema Sanitario Nazionale. In totale stiamo parlando di un anno-un anno e mezzo di tempo necessario”.
Qual è stato il suo ruolo in équipe?
“Sono principal investigator, responsabile di questa sperimentazione presso l’ospedale di Pisa e ho coordinato il lavoro di altri oncologi e professionisti della ricerca, come gli study coordinator, di cui non si parla mai, che si occupano di una parte amministrativa fondamentale: il lavoro dietro le quinte che ci permette di avere in mano i farmaci sperimentali per i nostri pazienti. Abbiamo trattato 20 persone nello studio e abbiamo subito capito quanto questo farmaco fosse straordinario. A livello mondiale, 400 pazienti di 50 nazioni hanno partecipato. Fra fine maggio e i primi di giugno, parteciperò a un congresso a Chicago in cui saranno presentati i dati e sarò fra gli autori”.
Siete arrivati subito al punto?
“Qui è andato tutto liscio, ma prima di questo farmaco tanti a bersaglio molecolare, seppur studiati, non avevano portato a risultati buoni,perché non si riusciva a ottenere l’obiettivo per cui erano congegnati. Partecipare a una sperimentazione è un atto di generosità da parte del paziente e un atto di fiducia nei confronti di chi la propone e della scienza: ti metti a disposizione sapendo che non necessariamente il risultato sarà positivo”.
Il presidente della Regione Toscana Giani l’ha lodata pubblicamente sui social: le ha fatto piacere?
“Lui è molto seguito dal punto di vista mediatico e il post ha scatenato tante richieste di visita nel nostro reparto. Sono contenta per questo interessamento, poi è chiaro che si debba capire il contesto complessivo: serve essere attenti a non alimentare false speranze e attenersi ai risultati della scienza e all’iter delle sperimentazioni. Ho un gruppo di medici e non solo che lavorano con passione, impegno e dedizione e la cosa che gratifica di più è far parlare di sperimentazione clinica in oncologia: un’attività da valorizzare”.
Eppure, quando si guardano le voci di bilancio dello Stato, la ricerca resta drammaticamente indietro…
“Nei commenti sotto il post del presidente Giani ci sono tanti complimenti e tanti riferimenti a come poi spesso i soldi vengano spesi diversamente, quindi è un sentimento comune. I professionisti della ricerca vanno supportati e tutelati: ci vogliono delle risorse per portare avanti gli studi, ci vuole personale competente da un punto di vista medico, amministrativo e regolatorio, si deve investire sia a livello di ospedali che di accademia. Abbiamo partecipato a una sperimentazione a costo zero per il servizio sanitario nazionale, facendo un servizio bellissimo. È la casa farmaceutica che ci ha scelto a pagare tutto, ma serve il personale e questi successi devono rappresentare la spinta per investire su questo settore”.