📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Arriva l’ingiunzione di rilascio per finita locazione, un nuovo procedimento per “assicurare la celere liberazione degli immobili oggetto di contratti di locazioni conclusi o che stanno per concludersi”. Lo prevede una bozza del ddl sgomberi approvato la scor…
Sarà ingiunto il "rilascio senza dilazione a decorrere dalla scadenza del contratto". Se è sia già scaduto al momento della domanda, sarà fissato entro un termine compreso tra un minimo di 30 giorni e un massimo di 60
Arriva l’ingiunzione di rilascio per finita locazione, un nuovo procedimento per “assicurare la celere liberazione degli immobili oggetto di contratti di locazioni conclusi o che stanno per concludersi”. Lo prevede una bozza del ddl sgomberi approvato la scorsa settimana dal consiglio dei ministri. Il nuovo procedimento, che è introdotto attraverso una modifica del codice di procedura civile e va “a sostituire – si legge nella relazione illustrativa – la convalida di licenza per finita locazione”, prevede che il locatore o il concedente possa richiedere al giudice competente, prima della scadenza del contratto e nel rispetto dei termini contrattuali, legali o degli usi locali, un’ingiunzione che opera “senza dilazione e a decorre dalla scadenza del contratto”, ed è applicabile non solo ai contratti di locazione ma anche ai rapporti di comodato di beni immobili, affitto di azienda, affitto coltivatore diretto, mezzadria e colonia.
Nella nuova procedura è prevista anche la possibilità di chiedere il pagamento di una somma pari all’1% del canone mensile di locazione per ogni giorno di ritardo nella liberazione dell’immobile. “Tale meccanismo riprende il modello dell’astreinte” (coercizione indiretta), spiega la relazione, “di cui all’articolo 614-bis del codice di procedura civile, costituendo un deterrente efficace contro comportamenti ostruzionistici e tutelando concretamente il locatore dai danni economici derivanti dal mancato rilascio tempestivo”.
Il ddl stabilisce anche i tempi di accoglimento della domanda di ingiunzione di rilascio e il regime dell’opposizione. Se la domanda è fondata, il giudice emette decreto motivato entro un “termine accelerato” di 15 giorni dal deposito del ricorso, ingiungendo il “rilascio senza dilazione a decorrere dalla scadenza del contratto”. Qualora il contratto sia già scaduto al momento della domanda, il giudice fissa il rilascio entro un termine compreso tra un minimo di 30 giorni e un massimo di 60″, consentendo così “un margine di flessibilità – si legge nella relazione illustrativa – per bilanciare le esigenze delle parti”. Con un nuovo articolo del Codice di procedura civile, il 657-quater (Iscrizione di ipoteca), inoltre, si attribuisce al decreto esecutivo la qualità di titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale a garanzia delle spese e competenze liquidate.
Potranno consentire l’esecuzione forzata per liberare immobili occupati abusivamente anche gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale che costituiscono o trasferiscono il diritto di proprietà o i diritti di usufrutto, uso o abitazione, purché trascritti. Ora, in base al Codice di procedura civile, l’esecuzione forzata per consegna o rilascio può aver luogo solo in virtù di sentenze, provvedimenti e altri atti cui la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva e di atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli. Il ddl introduce un nuovo articolo nel Codice, che prevede altri titoli esecutivi”. L’efficacia esecutiva degli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale , precisa la norma, “è limitata al caso in cui l’occupazione degli immobili” sia stata effettuata “in assenza di alcun titolo”. Vengono quindi esclusi, si precisa nella relazione illustrativa, i casi in cui “il titolo, esistente al momento dell’occupazione, è stato dichiarato invalido in un secondo momento”. “Si tratta, in definitiva – prosegue la relazione -, dei casi in cui l’occupazione di un immobile altrui avviene in modo del tutto arbitrario”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Ricerca indipendente e ottimizzazione terapeutica in oncologia: una sfida di sistema Quotidiano Sanità
Nelle ultime settimane, il dibattito pubblico sull’impiego degli immune checkpoint inhibitors in oncologia è stato riacceso da un’inchiesta giornalistica che ha posto l’attenzione sui costi elevati di alcuni farmaci, in particolare del pembrolizumab, e sull’ipotesi che dosi inferiori rispetto a quelle attualmente approvate per l’impiego nella pratica clinica possano garantire efficacia comparabile. Accanto a questa riflessione, sono state avanzate critiche anche nei confronti della comunità medica, ritenuta in parte responsabile di una presunta inerzia nella promozione di studi clinici volti a ottimizzare dosaggi e schedule terapeutiche.
Si tratta di un tema rilevante, che merita però di essere affrontato con rigore scientifico e consapevolezza del contesto regolatorio e metodologico in cui la ricerca clinica si sviluppa.
Da una parte, è doveroso riconoscere che la comunità medica dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nella fase di progettazione degli studi registrativi. In alcuni casi, infatti, le evidenze su cui si basano le attuali indicazioni terapeutiche derivano da disegni di studio che non hanno esplorato in modo sistematico tutte le possibili opzioni di ottimizzazione. Si pensi, ad esempio, agli studi che hanno definito i dosaggi attualmente approvati, spesso senza un confronto diretto con schemi a dose inferiore, oppure ai trial in ambito perioperatorio che hanno portato all’adozione di strategie comprendenti sia la fase preoperatoria sia quella postoperatoria, senza chiarire in modo definitivo il contributo relativo di ciascuna componente. In questo contesto, è giusto chiedere che identificare e utilizzare per le decisioni successive la dose minima necessaria e la durata ottimale dei trattamenti diventi una delle regole imposte dalle maggiori agenzie regolatorie (FDA ed EMA). Le aziende farmaceutiche si adeguerebbero e non si lascerebbe sulle spalle di chi fa il medico o il ricercatore nella fase post-registrativa l’eventuale responsabilità di ottimizzare (in riduzione) la dose o l’intensità del trattamento. Una maggiore partecipazione critica dei clinici in fase di disegno degli studi e di interlocuzione con le autorità regolatorie e gli sponsor contribuirebbe a orientare la ricerca verso i quesiti rilevanti per la pratica clinica per ottenere il massimo beneficio per i pazienti, e per favorire la sostenibilità per il sistema
Peraltro, è indubbio che l’ottimizzazione delle terapie oncologiche — intesa come individuazione del miglior equilibrio tra efficacia, sicurezza e sostenibilità — rappresenti oggi una priorità anche per quanto riguarda la fase post-registrativa. In questo ambito, la ricerca indipendente può e deve svolgere un ruolo fondamentale, soprattutto quando si tratta di esplorare strategie terapeutiche non necessariamente orientate all’innovazione commerciale, ma al miglioramento dell’uso di farmaci già disponibili.
Tuttavia, gli studi che puntino a dimostrare l’efficacia di dosi inferiori o schedule alternative rispetto a quelle approvate dovrebbero essere disegnati, nella maggior parte dei casi, come studi di non inferiorità. Questo tipo di disegno sperimentale presenta criticità metodologiche ed etiche ben note: dimostrare che un trattamento “meno intenso” non sia clinicamente peggiore di quello standard richiede un campione di pazienti numeroso, endpoint solidi e, soprattutto, una chiara giustificazione clinica che renda accettabile l’eventuale rischio di una minore efficacia per il paziente.
A queste complessità metodologica si aggiunge un ulteriore elemento, spesso trascurato nel dibattito pubblico: il contesto regolatorio. In Italia, la conduzione di studi clinici che prevedano l’impiego di un farmaco secondo tempistiche (ad esempio quando la modifica dell’algoritmo terapeutico comporti una modifica dei trattamenti precedentemente ricevuti e quindi della linea di impiego del farmaco) o modalità diverse da quelle autorizzate — anche quando si tratti di una riduzione della dose — configura tecnicamente un uso “off-label”. In tali condizioni, se il farmaco non può essere utilizzato a carico del Servizio Sanitario Nazionale nell’ambito dello studio, si genera una barriera concreta alla realizzazione di questi trial, soprattutto quando promossi da gruppi indipendenti, generalmente privi di risorse economiche tali da consentire l’acquisto del farmaco necessario per lo studio. Questo rappresenta un rilevante ostacolo allo sviluppo di studi volti all’ottimizzazione posologica, più che una presunta mancanza di interesse o responsabilità da parte dei clinici.
Se si ritiene — come è giusto — che queste domande di ricerca siano rilevanti per il sistema sanitario e per i pazienti, è necessario allora interrogarsi su come renderle concretamente praticabili. Ciò implica un impegno condiviso tra istituzioni, enti regolatori e comunità scientifica per individuare soluzioni che consentano la conduzione di studi indipendenti anche in ambito off-label, ad esempio prevedendo modalità specifiche di rimborso del farmaco all’interno di protocolli di ricerca approvati e controllati.
Il decreto ministeriale del 30 novembre 2021 (Misure volte a facilitare e sostenere la realizzazione degli studi clinici di medicinali senza scopo di lucro e degli studi osservazionali e a disciplinare la cessione di dati e risultati di sperimentazioni senza scopo di lucro a fini registrativi, ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 14 maggio 2019, n. 52.) recita che ”le spese per medicinali dotati di A.I.C. che vengono utilizzati per sperimentazioni cliniche senza scopo di lucro, per indicazioni a carico del Servizio sanitario nazionale (SSN), sono sostenute da quest’ultimo, fatti salvi i casi in cui la fornitura dei medicinale avvenga a titolo gratuito.” L’estensione esplicita della copertura delle spese per il farmaco da parte del SSN anche se nello studio clinico esso viene testato con una tempistica, o una dose o una schedula differente, purché la previsione di spesa non costituisca un aggravio rispetto al costo stimato per il trattamento standard, rimuoverebbe un importante ostacolo alla conduzione di molti studi clinici di questo tipo.
Solo attraverso un approccio “di sistema” sarà possibile colmare il divario tra le evidenze disponibili e le conoscenze necessarie per ottimizzare realmente l’impiego delle terapie oncologiche. In questo senso, la ricerca indipendente non è un’alternativa alla ricerca industriale, ma un suo complemento essenziale, soprattutto quando si tratta di rispondere a quesiti di interesse pubblico. È quindi auspicabile che il dibattito in corso possa evolvere da una logica di contrapposizione a una prospettiva costruttiva, in cui tutte le parti coinvolte — istituzioni, industria, società scientifiche, clinici e pazienti — contribuiscano a creare le condizioni per una ricerca più libera, più rilevante e, soprattutto, più utile per i pazienti.
Massimo Di Maio
Presidente AIOM
Francesco Perrone
Presidente Fondazione AIOM
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Tumori: l’immunoterapia è sempre meno gravosa per il paziente e l’ospedale Il Sole 24 ORE
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Il tempo, si sa, è una variabile importante per chi affronta il tumore. Poter risparmiare decine di minuti quando si effettua una terapia, semplicemente modificando la via di somministrazione del farmaco senza influire sulla sua efficacia e sicurezza, diventa quindi un obiettivo basilare se si parla di qualità delle cure e di impegno per le strutture che si occupano dei pazienti. In questo senso, quindi, sempre di più si punta con la ricerca ad individuare modalità di trattamento che osservino con attenzione anche questo parametro. In questa logica si registra oggi una novità, che si aggiunge a quanto già disponibile in questo percorso. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato, in diversi tumori solidi, la nuova formulazione sottocutanea di nivolumab oltre a e tre ulteriori indicazioni del farmaco immuno-oncologico: in associazione a ipilimumab in prima linea nel carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti (dMMR/MSI-H), in associazione alla chemioterapia in prima linea nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico e in monoterapia nel trattamento adiuvante del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo.
Il valore del tempo
“L’immuno-oncologia, negli ultimi 15 anni, ha rappresentato uno ‘tsunami’ nella cura del cancro, perché ha cambiato la storia naturale di molti tumori - spiega Paolo Ascierto, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Clinica Sperimentale del melanoma – Immunoterapia e terapie innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli -. Oggi l’innovazione consente di raggiungere un ulteriore traguardo, costituito dalla somministrazione sottocutanea di nivolumab, formulazione più semplice e veloce dell’infusione endovenosa. Richiede pochi minuti, rispetto a un tempo che varia da 30 minuti a un’ora per l’infusione, e non servono cannule o cateteri venosi. In questo modo, viene semplificato il percorso terapeutico, i pazienti trascorrono meno tempo in ospedale e la somministrazione è più agevole”. Sulla stessa linea il commento dei pazienti, cui dà voce Francesco De Lorenzo, presidente Favo (Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia). “La semplificazione delle modalità di somministrazione dell’immunoterapia ha una ricaduta immediata sui pazienti e sui caregiver – sottolinea -. I principali vantaggi includono il minore impatto psicologico della cura, perché l’iniezione sottocutanea è meno invasiva, e la riduzione dei tempi di attesa in ospedale con benefici sulla qualità di vita. Inoltre, viene resa più agevole la somministrazione del trattamento per i pazienti con vene di difficile accesso. Vi sono vantaggi anche per il Servizio sanitario nazionale, perché viene alleggerito il carico di lavoro del personale, che può dedicare più tempo all’ascolto e al dialogo con i pazienti, con una ottimizzazione delle risorse nei day hospital oncologici”.
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Nuove indicazioni per il tumore del colon-retto
L’immuno-oncologia ha cambiato la pratica clinica anche nei tumori colo-rettali, oltre 41.000 nuovi casi in Italia nel 2025. In particolare circa il 4% dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico presenta il difetto di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti, il complesso di proteine preposto a correggere gli errori di replicazione del DNA. Questo difetto, che in passato era riconosciuto come una caratteristica biologica a prognosi sfavorevole, diventa un fattore predittivo positivo permettendo di selezionare il sottogruppo di pazienti che rispondono all’immunoterapia: oggi è stata registrata una combinazione di immunoterapia con nivolumab per questi malati in prima linea. “È la prima combinazione immunoterapica approvata in prima linea in questi pazienti – spiega Sara Lonardi, Direttore Oncologia 1 all’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova -. Nello studio CheckMate 8HW, la duplice immunoterapia in prima linea ha evidenziato un’efficacia superiore rispetto alla monoterapia. Nivolumab più sole 4 somministrazioni di ipilimumab a basse dosi riduce il rischio di progressione del 31% rispetto a nivolumab in monoterapia, con un profilo di tossicità estremamente buono. Il beneficio clinico è rilevante: il follow-up a 4 anni indica che 4 pazienti su 5 sono liberi da progressione. Inoltre, anche per questi pazienti, vi è l’opzione della somministrazione sottocutanea di nivolumab - dopo la fase di combinazione con ipilimumab - garantendo così importanti vantaggi in termini di praticità e gestione della terapia”.
Spazio per il tumore della vescica
L’immunoterapia sta infine modificando in maniera sostanziale lo scenario terapeutico del tumore della vescica, con 29.100 nuove diagnosi stimate nel 2025 nel nostro Paese. AIFA ha approvato nivolumab in monoterapia per il trattamento adiuvante, cioè dopo la chirurgia, in pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo con espressione tumorale del PD L1 ≥ 1%, ad alto rischio di recidiva dopo resezione radicale e non eleggibili a chemioterapia adiuvante post-operatoria con cisplatino. “Per anni circa la metà dei pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo, nonostante la diagnosi precoce consentisse l’asportazione chirurgica del tumore, è andata incontro a recidiva di malattia, con ridotte opzioni terapeutiche efficaci in grado di prevenirla - afferma Fabio Calabrò, Direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma -. Nello studio CheckMate-274, nivolumab ha dimostrato una sopravvivenza mediana libera da malattia di oltre 4 anni e mezzo, con riduzione del 42% del rischio di recidiva o morte rispetto al placebo. L’approvazione da parte di Aifa cambia la pratica clinica, perché introduce un nuovo standard di cura post chirurgia e, per questi pazienti, si aggiunge inoltre l’opportunità di accedere alla somministrazione sottocutanea dell’immunoterapia”. Per chiudere, infine, Aifa ha approvato nivolumab in associazione a chemioterapia (cisplatino e gemcitabina) per il trattamento in prima linea di pazienti adulti con carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico. Secondo Calabrò “nello studio CheckMate-901, nivolumab in associazione a chemioterapia a base di cisplatino ha ridotto il rischio di morte del 22%, dimostrando una sopravvivenza globale mediana di 21,7 mesi rispetto a 18,9 mesi con la sola chemioterapia. Il dato particolarmente interessante è legato anche alla percentuale di risposte complete alla terapia, cioè alla completa scomparsa della malattia visibile con le indagini radiologiche. Circa il 22% dei pazienti trattati con la combinazione ha infatti riportato una risposta completa che ha avuto una durata mediana di oltre 3 anni. È la prima associazione di chemio-immunoterapia a evidenziare un tale miglioramento rispetto allo standard di cura basato su combinazioni a base di cisplatino”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Ascierto: "Con nivolumab sottocute un vantaggio win-win per sistema e pazienti" Adnkronos
L'oncologo: "Il trattamento è più semplice e meno impegnativo per i pazienti che possono trascorrere molto meno tempo in ospedale"
"La recente approvazione della formulazione sottocutanea di nivolumab rappresenta un passo avanti significativo sia per i pazienti sia per l’organizzazione dei servizi oncologici. I vantaggi sono concreti e immediati. A differenza della somministrazione endovenosa, la nuova modalità sottocutanea consente un’iniezione rapida, eseguibile in pochi minuti. Questo rende il trattamento più semplice e meno impegnativo per i pazienti, che possono trascorrere molto meno tempo in ospedale. Una differenza non solo pratica, ma anche rilevante per la qualità della vita, soprattutto per chi deve sottoporsi a terapie prolungate". Lo ha detto Paolo Ascierto, direttore della Struttura complessa di Oncologia clinica sperimentale del melanoma – Immunoterapia e terapie innovative dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli e docente all’Università Federico II di Napoli intervenuto all'incontro promosso oggi a Roma da Bristol Myers Squibb dedicato alle nuove frontiere dell'immuno-oncologia dopo che Aifa ha approvato, in diversi tumori solidi, la nuova formulazione sottocutanea di nivolumab e tre ulteriori indicazioni del farmaco immuno-oncologico.
"I benefici, però, non riguardano soltanto i pazienti - spiega Ascierto -. Anche dal punto di vista organizzativo, il passaggio alla somministrazione sottocutanea permette una gestione più efficiente delle risorse ospedaliere. Riducendo i tempi di occupazione delle poltrone per infusioni, si libera spazio per altri trattamenti e si migliora la programmazione complessiva delle attività nei day hospital oncologici. Un equilibrio vantaggioso per tutti, quello che gli addetti ai lavori definiscono un vero 'win-win'. Nel caso del melanoma, dove l’immunoterapia è oggi utilizzata in diverse fasi della malattia — non solo nelle forme metastatiche ma anche negli stadi più precoci, come terapia adiuvante — l'impatto di questa innovazione è ancora più evidente. L’elevato numero di pazienti coinvolti rende infatti fondamentale semplificare i percorsi di cura".
La disponibilità della formulazione sottocutanea "consente di snellire le procedure e alleggerire il carico di lavoro dei day hospital, mantenendo al tempo stesso l’efficacia del trattamento. Per i pazienti significa un’esperienza terapeutica più rapida e gestibile, con minori disagi e una maggiore facilità di accesso alle cure" conclude.
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Criteri Critici
Oncologia: AIFA approva la formulazione sottocutanea di nivolumab e tre nuove indicazioni nei tumori solidi Quotidiano Sanità
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la nuova formulazione sottocutanea di nivolumab per diversi tumori solidi e tre ulteriori indicazioni terapeutiche del farmaco.
Le nuove indicazioni riguardano:
a) in associazione a ipilimumab in prima linea nel carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti (dMMR/MSI-H);
b) in associazione alla chemioterapia in prima linea nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico;
c) in monoterapia nel trattamento adiuvante del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo.
Nivolumab sottocutaneo è ora approvato da AIFA in più linee di trattamento nei tumori solidi dell’adulto: in monoterapia, come mantenimento dopo la combinazione con ipilimumab endovena, in associazione a chemioterapia o a cabozantinib.
“L’immuno-oncologia, negli ultimi 15 anni, ha rappresentato uno ‘tsunami’ nella cura del cancro, perché ha cambiato la storia naturale di molti tumori – spiega Paolo Ascierto, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Clinica Sperimentale del melanoma – Immunoterapia e terapie innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli – Oggi l’innovazione consente di raggiungere un ulteriore traguardo, costituito dalla somministrazione sottocutanea di nivolumab, formulazione più semplice e veloce dell’infusione endovenosa. Richiede pochi minuti, rispetto a un tempo che varia da 30 minuti a un’ora per l’infusione, e non servono cannule o cateteri venosi. In questo modo, viene semplificato il percorso terapeutico, i pazienti trascorrono meno tempo in ospedale e la somministrazione è più agevole”.
La nuova formulazione è stata approvata dalla Commissione europea a giugno 2025 sulla base dello studio CheckMate-67T, che ha dimostrato la non inferiorità del sottocutaneo rispetto all’endovenoso in termini farmacocinetici e di tasso di risposta obiettiva.
Tumori gastrointestinali
L’immunoterapia si conferma centrale anche nei tumori gastrointestinali. Nel 2025 in Italia sono stati stimati 41.700 nuovi casi di carcinoma del colon-retto. In questo contesto AIFA ha approvato nivolumab in associazione a ipilimumab (per sole quattro somministrazioni a basse dosi) come trattamento di prima linea nei pazienti con dMMR/MSI-H, riconoscendone l’innovatività.
“È la prima combinazione immunoterapica approvata in prima linea in questi pazienti – spiega Sara Lonardi, Direttore Oncologia 1 all’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova – Nello studio CheckMate 8HW, la duplice immunoterapia in prima linea ha evidenziato un’efficacia superiore rispetto alla monoterapia. Nivolumab più sole 4 somministrazioni di ipilimumab a basse dosi riduce il rischio di progressione del 31% rispetto a nivolumab in monoterapia, con un profilo di tossicità estremamente buono. Il beneficio clinico è rilevante: il follow-up a 4 anni indica che 4 pazienti su 5 sono liberi da progressione. Inoltre, anche per questi pazienti, vi è l’opzione della somministrazione sottocutanea di nivolumab – dopo la fase di combinazione con ipilimumab -, garantendo così importanti vantaggi in termini di praticità e gestione della terapia”.
Carcinoma uroteliale
Anche nel carcinoma uroteliale, con 29.100 nuove diagnosi stimate nel 2025 in Italia, l’immunoterapia sta modificando lo standard di cura.
In ambito adiuvante, AIFA ha approvato nivolumab in monoterapia per pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo ad alto rischio di recidiva e non candidabili a chemioterapia con cisplatino.
“Per anni circa la metà dei pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo, nonostante la diagnosi precoce consentisse l’asportazione chirurgica del tumore, è andata incontro a recidiva di malattia, con ridotte opzioni terapeutiche efficaci in grado di prevenirla – afferma Fabio Calabrò, Direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma – Nello studio CheckMate-274, nivolumab ha dimostrato una sopravvivenza mediana libera da malattia di oltre 4 anni e mezzo, con riduzione del 42% del rischio di recidiva o morte rispetto al placebo. L’approvazione da parte di AIFA cambia la pratica clinica, perché introduce un nuovo standard di cura post chirurgia e, per questi pazienti, si aggiunge inoltre l’opportunità di accedere alla somministrazione sottocutanea dell’immunoterapia”.
Sempre nel carcinoma uroteliale, AIFA ha approvato nivolumab in combinazione con chemioterapia (cisplatino e gemcitabina) in prima linea nei pazienti con malattia non resecabile o metastatica.
“La chemioterapia a base di cisplatino è stata considerata per decenni lo standard di cura nella malattia metastatica – continua Calabrò – Spesso si è però osservata una breve durata delle risposte alla chemioterapia ed una precoce ripresa della malattia. Nello studio CheckMate-901, nivolumab in associazione a chemioterapia a base di cisplatino ha ridotto il rischio di morte del 22%, dimostrando una sopravvivenza globale mediana di 21,7 mesi rispetto a 18,9 mesi con la sola chemioterapia. Il dato particolarmente interessante è legato anche alla percentuale di risposte complete alla terapia, cioè alla completa scomparsa della malattia visibile con le indagini radiologiche. Circa il 22% dei pazienti trattati con la combinazione ha infatti riportato una risposta completa che ha avuto una durata mediana di oltre 3 anni. È la prima associazione di chemio-immunoterapia a evidenziare un tale miglioramento rispetto allo standard di cura basato su combinazioni a base di cisplatino”.
Le associazioni dei pazienti
Sul fronte clinico e organizzativo, le associazioni pazienti sottolineano anche l’impatto pratico della nuova formulazione.
“La semplificazione delle modalità di somministrazione dell’immunoterapia ha una ricaduta immediata sui pazienti e sui caregiver – sottolinea Francesco De Lorenzo, Presidente FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) – I principali vantaggi includono il minore impatto psicologico della cura, perché l’iniezione sottocutanea è meno invasiva, e la riduzione dei tempi di attesa in ospedale con benefici sulla qualità di vita. Inoltre, viene resa più agevole la somministrazione del trattamento per i pazienti con vene di difficile accesso. Vi sono vantaggi anche per il Servizio Sanitario Nazionale, perché viene alleggerito il carico di lavoro del personale, che può dedicare più tempo all’ascolto e al dialogo con i pazienti, con una ottimizzazione delle risorse nei day hospital oncologici”.
Il valore del tempo nella terapia
“Siamo orgogliosi dell’approvazione della nuova formulazione sottocutanea di nivolumab da parte di AIFA e delle nuove indicazioni nei carcinomi del colon-retto e dell’urotelio – conclude Alessandro Bigagli, Senior Medical Head, Bristol Myers Squibb, Italia – Il nostro obiettivo è estendere l’efficacia dell’immuno-oncologia in diverse patologie tumorali per aumentare la sopravvivenza dei pazienti e migliorare la loro qualità di vita. In questo contesto nasce la campagna ‘Più tempo. Adesso.’, un’iniziativa multicanale che promuove una riflessione condivisa sul valore del tempo nella cura e mira a raggiungere e a sensibilizzare ogni persona in Italia”.
“Il simbolo della campagna – prosegue Bigagli – è una clessidra in cui il tempo scorre verso l’alto. Un’immagine potente, che porta con sé una nuova prospettiva: oggi il tempo non è più soltanto qualcosa che passa, ma un valore che può essere riconquistato grazie ai progressi della ricerca, alla prevenzione e all’impegno della comunità medico-scientifica. Per Bristol Myers Squibb, restituire tempo significa offrire nuove possibilità di vita. Siamo stati pionieri nella scoperta dell’immuno-oncologia, che viene utilizzata non solo nelle forme più avanzate di malattia metastatica ma anche negli stadi iniziali del tumore come terapia adiuvante, quando il sistema immunitario può essere potenzialmente più reattivo al trattamento. Le nuove approvazioni di AIFA testimoniano il nostro impegno in oncologia”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumori vescica, oncologo Calabrò 'migliore qualità vita con somministrazione nivolumab sottocute' Adnkronos
"L'impatto dell'immunoterapia nei tumori vescicali è molto rilevante anche in termini di qualità della vita. Grazie alla possibilità di somministrazione sottocutanea dell'immunoterapia nivolumab il trattamento diventa molto più rapido e meno impegnativo. Nel contesto post-operatorio, ad esempio, la terapia viene effettuata una volta ogni quattro settimane per un anno, ma l'iniezione richiede solo 5 minuti. Anche nei pazienti con malattia metastatica, dopo una prima fase di chemioterapia che dura circa quattro mesi, si prosegue con la sola immunoterapia. In questo caso, la somministrazione sottocutanea mensile consente di ridurre al minimo il tempo trascorso in ospedale, permettendo ai pazienti di mantenere una vita quotidiana il più possibile normale" ha poi concluso. Lo ha detto Fabio Calabrò, direttore dell'Oncologia Medica 1 dell'Istituto nazionale tumori Irccs Regina Elena di Roma, intervenendo a un incontro con la stampa organizzato da Bristol Myers Squibb a Roma sulle nuove frontiere dell'immunoterapia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Oncologo Calabrò: "Con nivolumab nuove prospettive per cancro uroteliale" lamilano.it
“L’immunoterapia con nivolumab è oggi rimborsabile in Italia per due diversi ambiti del tumore uroteliale, il tipo più comune di tumore della vescica. Si tratta di una novità importante”. Lo ha detto Fabio Calabrò, direttore dell’Oncologia medica 1 dell’Irccs Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, intervenuto all’incontro promosso oggi a Roma da Bristol Myers Squibb dedicato alle nuove frontiere dell’immuno-oncologia dopo che Aifa ha approvato, in diversi tumori solidi, la nuova formulazione sottocutanea di nivolumab e tre ulteriori indicazioni del farmaco immuno-oncologico.
“Il primo ambito – ha speigato Calabrò – riguarda la fase successiva all’intervento chirurgico. In particolare, il trattamento è destinato ai pazienti che hanno subito una cistectomia radicale, cioè l’asportazione completa della vescica, e che presentano un alto rischio che la malattia si ripresenti. In questi casi, l’immunoterapia con nivolumab ha dimostrato di ridurre in modo significativo il rischio di recidiva negli anni successivi. Inoltre, i dati indicano che un anno di trattamento può aumentare la sopravvivenza rispetto alla semplice osservazione”. Il secondo ambito “è quello della malattia metastatica. Qui, la terapia standard a base di chemioterapia è stata affiancata dall’immunoterapia. I risultati mostrano che la combinazione di chemioterapia e nivolumab migliora significativamente la sopravvivenza dei pazienti. Non solo – sottolinea l’esperto – in oltre il 20% dei casi si osserva una risposta completa, cioè la scomparsa della malattia, con effetti che possono durare anche più di tre anni”.
Dal punto di vista pratico, “l’impatto per i pazienti è rilevante anche in termini di qualità della vita. Grazie alla possibilità di somministrazione sottocutanea – ha evidenziato l’oncologo – il trattamento diventa molto più rapido e meno impegnativo. Nel contesto post-operatorio, ad esempio, la terapia viene effettuata una volta ogni quattro settimane per un anno, ma l’iniezione richiede solo pochi minuti”. “Anche nei pazienti con malattia metastatica, dopo una prima fase di chemioterapia che dura circa quattro mesi, si prosegue con la sola immunoterapia. In questo caso, la somministrazione sottocutanea mensile consente di ridurre al minimo il tempo trascorso in ospedale, permettendo ai pazienti di mantenere una vita quotidiana il più possibile normale” ha poi concluso.
(Adnkronos)
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Immunoterapia sottocute: una rivoluzione nella lotta ai tumori in Italia. V-news.it
Tumori: in Italia l’immunoterapia sottocute
Nuova terapia immunologica disponibile
(Adnkronos) – La somministrazione sottocutanea di nivolumab, terapia immuno-oncologica ora disponibile in Italia, richiede pochi minuti, rispetto ai 30 o 60 attuali, offrendo più tempo ai pazienti oncologici e migliorando la loro qualità di vita. Questa breve durata comporta vantaggi significativi, come meno tempo in ospedale, maggiore flessibilità e una gestione più efficiente delle risorse nel Servizio sanitario nazionale. L’Agenzia italiana del farmaco Aifa ha approvato la nuova formulazione sottocutanea di nivolumab per diversi tumori solidi e tre ulteriori indicazioni: in associazione a ipilimumab nel carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch, in associazione alla chemioterapia nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico, e in monoterapia nel trattamento adiuvante del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo, come riportato da Bristol Myers Squibb durante un incontro a Roma. “Nivolumab sottocutaneo – si legge in una nota – è approvato per molteplici tumori solidi dell’adulto, sia in monoterapia che in combinazione con altre terapie”.
Impatti positivi sull’assistenza sanitaria
“L’immuno-oncologia ha rivoluzionato la cura del cancro negli ultimi 15 anni – afferma Paolo Ascierto, direttore della Struttura complessa di Oncologia clinica sperimentale del melanoma dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli – e oggi la somministrazione sottocutanea di nivolumab rappresenta un ulteriore passo avanti, semplificando il percorso terapeutico e riducendo il tempo trascorso in ospedale”. A giugno 2025, la Commissione europea ha approvato la formulazione sottocutanea di nivolumab basandosi sui risultati dello studio CheckMate -67T, che ha dimostrato che la nuova formulazione non è inferiore a quella endovenosa.
Innovazioni per tumori gastrointestinali
L’immuno-oncologia ha avuto un impatto significativo anche sui tumori gastrointestinali, come il carcinoma del colon-retto, che ha registrato 41.700 nuovi casi in Italia nel 2025. Aifa ha approvato nivolumab, in associazione a sole 4 dosi di ipilimumab, per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch, riconoscendone l’innovatività. Circa il 4% dei pazienti con questo tipo di tumore presenta tale difetto, che ora è considerato un fattore predittivo positivo per l’immunoterapia. “È la prima combinazione immunoterapica approvata in prima linea per questi pazienti – spiega Sara Lonardi, direttore Oncologia 1 all’Istituto oncologico veneto Irccs di Padova – e nello studio CheckMate 8HW, ha dimostrato un’efficacia superiore rispetto alla monoterapia”.
Nuove prospettive per carcinoma vescicale
L’immunoterapia sta cambiando il trattamento del carcinoma vescicale, con 29.100 nuove diagnosi stimate nel 2025 in Italia. Aifa ha approvato nivolumab in monoterapia per il trattamento adiuvante in pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo ad alto rischio di recidiva. “Per anni, molti pazienti con questo tipo di tumore hanno avuto poche opzioni terapeutiche efficaci – afferma Fabio Calabrò, direttore dell’Oncologia medica 1 dell’Irccs Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma – e nello studio CheckMate-274, nivolumab ha dimostrato una sopravvivenza mediana libera da malattia di oltre 4 anni e mezzo”. L’approvazione di Aifa introduce un nuovo standard di cura post chirurgia, con la possibilità di somministrazione sottocutanea dell’immunoterapia.
Aifa ha anche approvato nivolumab in associazione a chemioterapia per il trattamento in prima linea di pazienti adulti con carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico. “La chemioterapia a base di cisplatino è stata lo standard di cura per decenni – continua Calabrò – ma spesso ha portato a una breve durata delle risposte e a una ripresa precoce della malattia. Nello studio CheckMate-901, nivolumab in associazione a chemioterapia ha ridotto il rischio di morte del 22% e ha mostrato una sopravvivenza globale mediana di 21,7 mesi”.
“La semplificazione delle modalità di somministrazione ha un impatto immediato sui pazienti e sui caregiver – sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente Favo -. I vantaggi includono un minore impatto psicologico e una riduzione dei tempi di attesa in ospedale, migliorando la qualità di vita”. “Siamo orgogliosi dell’approvazione della nuova formulazione sottocutanea di nivolumab e delle nuove indicazioni – conclude Alessandro Bigagli, Senior Medical Head, Bristol Myers Squibb, Italia -. La nostra campagna ‘Più tempo. Adesso’ mira a sensibilizzare l’importanza del tempo nella cura, rappresentato da una clessidra che simboleggia il valore riconquistato grazie ai progressi della ricerca. Restituire tempo significa offrire nuove possibilità di vita e il nostro impegno in oncologia continua”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
“Non parlo mai degli arbitri, ma voglio rispetto per la società e per la gente di Verona e oggi c’è stato poco. Sono stato espulso anche oggi perché ho visto cose che non mi piacciono”. Un pareggio – quello tra Juventus e Verona – che sicuramente lascia più l…
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“Non parlo mai degli arbitri, ma voglio rispetto per la società e per la gente di Verona e oggi c’è stato poco. Sono stato espulso anche oggi perché ho visto cose che non mi piacciono”. Un pareggio – quello tra Juventus e Verona – che sicuramente lascia più l’amaro in bocca ai bianconeri, ancora in corsa Champions. Ma a riscaldare gli animi nel post gara è stato Sean Sogliano, direttore sportivo dell’Hellas Verona già retrocesso, espulso nel finale di partita.
Il ds ha parlato a Dazn e ha spiegato quanto accaduto in campo. “Parliamo di cultura e che non andiamo ai Mondiali. Qui è sempre la stessa cosa: anche contro una squadra già retrocessa sento dire cose che non voglio ripetere perché dovrei smettere di lavorare per dire quello che penso”, ha accusato il dirigente. Ma a cosa si riferisce? A spiegarlo è stato lo stesso Sogliano: “Ma dai, una squadra forte e grande che si lamenta di un arbitraggio che tra un po’ la palla la buttavano dentro i loro tifosi: il Verona ha avuto orgoglio e ha portato a casa un punto. Se poi uno viene espulso perché si arrabbia per certe cose, voi filmate le due panchine e altro che parlare di Var… Lo dico da retrocesso, non interessa a nessuno: vado a casa coi giocatori e la società, siamo persone che hanno orgoglio“.
Uno sfogo che ha stupito tutti e ha stupito anche Luciano Spalletti, che ha risposto così a Sogliano: “Non ho capito bene cosa volesse dicendo quelle cose lì, però vado a vederlo e poi gli rispondo quando lo ritrovo – ha replicato l’allenatore bianconero a Sky -. Noi non ci siamo mai alzati dalla panchina, loro ogni volta che ricevevano un fallo rimanevano in terra 30 secondi e per ogni calcio di rinvio ci volevano 30 secondi…”, ha concluso il tecnico bianconero.
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Criteri Critici
Tumori: in Italia l'immunoterapia sottocute, si somministra in pochi minuti Adnkronos
Pochi minuti rispetto agli attuali 30 o 60, che si traducono in più tempo a disposizione per i pazienti oncologici e in una migliore qualità di vita. La breve durata della somministrazione sottocutanea di nivolumab, terapia immuno-oncologica disponibile ora in Italia in questa nuova versione, implica importanti vantaggi, spiega l'azienda produttrice: meno tempo in ospedale da dedicare alla terapia, maggiore flessibilità a parità di efficacia clinica, più efficienza per il Ssn grazie a una migliore gestione delle risorse e degli spazi nei nosocomi. L'Agenzia italiana del farmaco Aifa ha approvato, in diversi tumori solidi, "la nuova formulazione sottocutanea di nivolumab e tre ulteriori indicazioni del farmaco immuno-oncologico: in associazione a ipilimumab in prima linea nel carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti (dMMR/MSI-H), in associazione alla chemioterapia in prima linea nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico e in monoterapia nel trattamento adiuvante del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo", informa Bristol Myers Squibb in occasione di un incontro promosso oggi a Roma e dedicato alle nuove frontiere dell'immuno-oncologia. "Nivolumab sottocutaneo - riporta una nota - è approvato da Aifa per l'utilizzo in molteplici tumori solidi dell'adulto: in monoterapia; come monoterapia di mantenimento successiva al completamento della fase di combinazione con ipilimumab endovena; in combinazione con chemioterapia o cabozantinib".
"L'immuno-oncologia, negli ultimi 15 anni, ha rappresentato uno 'tsunami' nella cura del cancro, perché ha cambiato la storia naturale di molti tumori - spiega Paolo Ascierto, direttore della Struttura complessa di Oncologia clinica sperimentale del melanoma – Immunoterapia e terapie innovative dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli - Oggi l'innovazione consente di raggiungere un ulteriore traguardo, costituito dalla somministrazione sottocutanea di nivolumab, formulazione più semplice e veloce dell'infusione endovenosa. Richiede pochi minuti, rispetto a un tempo che varia da 30 minuti a un'ora per l’infusione, e non servono cannule o cateteri venosi. In questo modo, viene semplificato il percorso terapeutico, i pazienti trascorrono meno tempo in ospedale e la somministrazione è più agevole". A giugno 2025 - prosegue la nota - la Commissione europea ha approvato la formulazione sottocutanea di nivolumab in molteplici indicazioni, sulla base dei risultati dello studio CheckMate -67T. Nello studio, la nuova formulazione sottocutanea è risultata non inferiore rispetto alla formulazione endovenosa sia in termini farmacocinetici, endpoint primari dello studio, sia in termini di tasso di risposta obiettiva, endpoint secondario chiave.
L’immuno-oncologia ha cambiato la pratica clinica anche nei tumori gastrointestinali, neoplasie frequenti nei Paesi occidentali, in particolare il carcinoma del colon-retto, che ha fatto registrare nel 2025 in Italia 41.700 nuovi casi. Aifa - è emerso dall'incontro - ha approvato nivolumab, in associazione a sole 4 dosi di ipilimumab, per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti, riconoscendone la piena innovatività. Circa il 4% dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico presenta il difetto di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti, il complesso di proteine preposto a correggere gli errori di replicazione del Dna. Questo difetto, che in passato era riconosciuto come una caratteristica biologica a prognosi sfavorevole, diventa un fattore predittivo positivo permettendo di selezionare il sottogruppo di pazienti che rispondono all’immunoterapia.
"È la prima combinazione immunoterapica approvata in prima linea in questi pazienti – spiega Sara Lonardi, direttore Oncologia 1 all’Istituto oncologico veneto Irccs di Padova -. Nello studio CheckMate 8HW, la duplice immunoterapia in prima linea ha evidenziato un’efficacia superiore rispetto alla monoterapia. Nivolumab più sole 4 somministrazioni di ipilimumab a basse dosi riduce il rischio di progressione del 31% rispetto a nivolumab in monoterapia, con un profilo di tossicità estremamente buono. Il beneficio clinico è rilevante: il follow-up a 4 anni indica che 4 pazienti su 5 sono liberi da progressione. Inoltre, anche per questi pazienti, vi è l’opzione della somministrazione sottocutanea di nivolumab - dopo la fase di combinazione con ipilimumab -, garantendo così importanti vantaggi in termini di praticità e gestione della terapia".
L'immunoterapia sta modificando in maniera sostanziale lo scenario terapeutico di un altro tumore ad alta incidenza, come quello della vescica, con 29.100 nuove diagnosi stimate nel 2025 nel nostro Paese. Aifa- dettaglia la nota - ha approvato nivolumab in monoterapia per il trattamento adiuvante, cioè dopo la chirurgia, in pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo con espressione tumorale del PD L1 ≥ 1%, ad alto rischio di recidiva dopo resezione radicale e non eleggibili a chemioterapia adiuvante post-operatoria con cisplatino. "Per anni circa la metà dei pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo, nonostante la diagnosi precoce consentisse l’asportazione chirurgica del tumore, è andata incontro a recidiva di malattia, con ridotte opzioni terapeutiche efficaci in grado di prevenirla - afferma Fabio Calabrò, direttore dell'Oncologia medica 1 dell’Irccs Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma -. Nello studio CheckMate-274, nivolumab ha dimostrato una sopravvivenza mediana libera da malattia di oltre 4 anni e mezzo, con riduzione del 42% del rischio di recidiva o morte rispetto al placebo. L’approvazione da parte di Aifa cambia la pratica clinica, perché introduce un nuovo standard di cura post chirurgia e, per questi pazienti, si aggiunge inoltre l’opportunità di accedere alla somministrazione sottocutanea dell’immunoterapia".
Aifa, inoltre, ha approvato nivolumab in associazione a chemioterapia (cisplatino e gemcitabina) per il trattamento in prima linea di pazienti adulti con carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico. "La chemioterapia a base di cisplatino è stata considerata per decenni lo standard di cura nella malattia metastatica – continua Calabrò -. Spesso si è però osservata una breve durata delle risposte alla chemioterapia ed una precoce ripresa della malattia. Nello studio CheckMate-901, nivolumab in associazione a chemioterapia a base di cisplatino ha ridotto il rischio di morte del 22%, dimostrando una sopravvivenza globale mediana di 21,7 mesi rispetto a 18,9 mesi con la sola chemioterapia. Il dato particolarmente interessante è legato anche alla percentuale di risposte complete alla terapia, cioè alla completa scomparsa della malattia visibile con le indagini radiologiche. Circa il 22% dei pazienti trattati con la combinazione ha infatti riportato una risposta completa che ha avuto una durata mediana di oltre 3 anni. È la prima associazione di chemio-immunoterapia a evidenziare un tale miglioramento rispetto allo standard di cura basato su combinazioni a base di cisplatino".
"La semplificazione delle modalità di somministrazione dell’immunoterapia ha una ricaduta immediata sui pazienti e sui caregiver – sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia) -. I principali vantaggi includono il minore impatto psicologico della cura, perché l’iniezione sottocutanea è meno invasiva, e la riduzione dei tempi di attesa in ospedale con benefici sulla qualità di vita. Inoltre, viene resa più agevole la somministrazione del trattamento per i pazienti con vene di difficile accesso. Vi sono vantaggi anche per il Servizio Sanitario Nazionale, perché viene alleggerito il carico di lavoro del personale, che può dedicare più tempo all’ascolto e al dialogo con i pazienti, con una ottimizzazione delle risorse nei day hospital oncologici".
"Siamo orgogliosi dell’approvazione della nuova formulazione sottocutanea di nivolumab da parte di Aifa e delle nuove indicazioni nei carcinomi del colon-retto e dell’urotelio – conclude Alessandro Bigagli, Senior Medical Head, Bristol Myers Squibb, Italia -. Il nostro obiettivo è estendere l’efficacia dell’immuno-oncologia in diverse patologie tumorali per aumentare la sopravvivenza dei pazienti e migliorare la loro qualità di vita. In questo contesto nasce la campagna 'Più tempo. Adesso', un'iniziativa multicanale che promuove una riflessione condivisa sul valore del tempo nella cura e mira a raggiungere e a sensibilizzare ogni persona in Italia. Il simbolo della campagna è una clessidra in cui il tempo scorre verso l’alto. Un’immagine potente, che porta con sé una nuova prospettiva: oggi il tempo non è più soltanto qualcosa che passa, ma un valore che può essere riconquistato grazie ai progressi della ricerca, alla prevenzione e all’impegno della comunità medico-scientifica. Per Bristol Myers Squibb, restituire tempo significa offrire nuove possibilità di vita. Siamo stati pionieri nella scoperta dell’immuno-oncologia, che viene utilizzata non solo nelle forme più avanzate di malattia metastatica ma anche negli stadi iniziali del tumore come terapia adiuvante, quando il sistema immunitario può essere potenzialmente più reattivo al trattamento. Le nuove approvazioni di Aifa testimoniano il nostro impegno in oncologia".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
Sanità venduta. Ritirata la cura sul tumore al pancreas: la vigliaccata di un sistema che ci vuole malati e redditizi iacchite
DALLA PAGINA FB MOVIMENTO SICILIANO D’AZIONE
RITIRATA LA CURA SUL TUMORE AL PANCREAS: LA VIGLIACCATA DI UN SISTEMA CHE CI VUOLE MALATI E REDDITIZI
Non è un complotto. Non è una teoria letta sui social. È la nuda, cruda e feroce verità dei fatti, certificata dai vertici della scienza mondiale: la ricerca sulla cura per il tumore al pancreas è stata ufficialmente ritirata.
La prestigiosa rivista americana PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) ha cancellato con un colpo di spugna lo studio rivoluzionario guidato da Mariano Barbacid, uno dei massimi esponenti della biochimica europea. Uno studio che aveva dimostrato risultati clamorosi: la regressione completa, totale e permanente dell’adenocarcinoma duttale pancreatico (il più letale dei tumori) nei topi, senza alcuna recidiva per oltre 200 giorni.
Una luce nel buio più totale. Una speranza così forte che la gente comune, il popolo, si era mobilitata donando oltre tre milioni e mezzo di euro per finanziare questa ricerca pubblica al Centro Nazionale Spagnolo per le Ricerche Oncologiche (Cnio). Soldi veri. Sudore, lacrime e disperazione investiti per strappare i propri cari alla morte.
E poi? Poi il sistema ti sputa in faccia.
Lo studio è stato ritirato. E la motivazione è uno schiaffo alla dignità umana: non l’hanno cancellato perché la cura non funzionava, ma per un banale, sporco conflitto di interessi finanziari.
Barbacid e le sue collaboratrici non avevano dichiarato di essere i fondatori e di avere interessi economici diretti nella Vega Oncotargets, una società privata creata appositamente per brevettare e trasformare quella scoperta in futuri farmaci.
Ecco la vigliaccata. Ecco la verità che fa ribollire il sangue.
La cura sul cancro è di loro proprietà. È un asset aziendale, una quota azionaria, un brevetto da cui spremere miliardi. La ricerca pubblica, pagata con le donazioni dei cittadini, fa da incubatrice; ma appena si trova la soluzione, subentra la società privata per blindarla e quotarla in borsa.
In questo cortocircuito vomitevole, il business si sostituisce brutalmente alla salute. L’obiettivo delle multinazionali non è guarirci definitivamente. Un malato che guarisce è un cliente perso. Un malato cronico, costretto a comprare farmaci palliativi costosissimi che allungano semplicemente l’agonia, è invece una miniera d’oro inesauribile per i bilanci di Big Pharma.
È la stessa, identica logica di potere che ha distrutto Luigi Di Bella.
Al di là di come la si pensi clinicamente, la storia del professor Di Bella ha squarciato il velo sul modus operandi di questo sistema. Quando un medico prova a proporre una strada alternativa, economica, non brevettabile dai colossi del farmaco e fuori dal controllo delle grandi lobby, viene annientato. Fango, isolamento, burocrazia usata come clava. Se la cura non garantisce i margini di profitto decisi nei consigli di amministrazione, quella cura non deve esistere.
Ci stanno uccidendo con la finanza. Il ritiro dello studio di Barbacid è la prova inconfutabile che la nostra vita, per loro, è solo una voce a bilancio. E finché accetteremo che la salute pubblica sia sottomessa alla dittatura delle società per azioni, saremo solo carne da macello in un mercato in cui la vera “malattia” è l’avidità di chi lucra sulla nostra disperazione.
🛌 IL MALATO PERFETTO
Il sistema non vuole il morto. Il morto non paga. Vuole il malato perfetto: abbastanza stabile da continuare le terapie, abbastanza fragile da non uscirne, abbastanza spaventato da non fare domande. È lì che il meccanismo funziona alla perfezione. Silenzioso. Legale. Impeccabile.
☝️NON È FANTASIA. È IL MONDO IN CUI VIVI
Ogni volta che una terapia costa cifre indecenti, ogni volta che una cura arriva dopo anni mentre i brevetti corrono, ogni volta che la prevenzione resta l’ultima voce di bilancio… Stai guardando il sistema in funzione.
E il sistema non urla. Fattura.
❌NON È ODIO. È LUCIDITÀ
Puoi continuare a raccontarti che è tutto normale. Oppure puoi guardare in faccia la realtà: la salute è stata privatizzata, industrializzata, monetizzata. E quando la vita entra nel mercato, non è più sacra. È negoziabile.
E nel momento in cui diventa negoziabile… qualcuno, da qualche parte, sta già decidendo quanto vali.
La sanità non può in alcun modo essere ridotta a un business spietato, dove il nostro sangue diventa la linfa per i dividendi degli azionisti. Non possiamo continuare a elemosinare la sopravvivenza o a comprare frammenti di vita a caro prezzo da chi monetizza il nostro dolore. La cura e l’esistenza non sono merci da mettere all’asta, ma valori sacri e intoccabili che nessuno deve osare brevettare. Prima che la legge del profitto ci condanni tutti a morte, dobbiamo abbattere questo sistema e urlarlo a gran voce: la sanità deve tornare a essere, oggi e per sempre, un diritto inalienabile e universale.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Nuova tappa per il progetto 'C'è posta per te': ASL1 porta lo screening del colon retto a domicilio a Isolabona Sanremonews
Prosegue l’impegno di ASL1 per avvicinare sempre di più i servizi di prevenzione alla popolazione, con particolare attenzione ai piccoli comuni dell’entroterra.
A partire dal 5 maggio 2026, il Centro Screening di ASL1 — diretto dal dott. Francesco Sferrazzo (Gestione Promozione della Salute e Sicurezza) e coordinato dalla dott.ssa Valentina Pizzo — sarà attivo a Isolabona con il progetto “C’è posta per te”, un’iniziativa realizzata, come sempre, in sinergia con il Comune ospitante e che ha già registrato risultati molto positivi in altri comuni del territorio, tra cui Apricale e Pigna.
Il progetto prevede la consegna a domicilio delle lettere di invito, complete delle provette, per partecipare allo screening del tumore del colon retto, rivolto alle persone aventi diritto. Un’azione concreta pensata per facilitare l’accesso ai programmi di prevenzione, superare eventuali difficoltà logistiche e aumentare la partecipazione.
L’iniziativa si concluderà mercoledì 13 maggio, dalle ore 10 alle 13, quando il personale del Centro Screening tornerà a Isolabona, presso la loggia di Piazza Martiri, per il ritiro delle provette e per offrire informazioni e prenotazioni relative agli altri screening oncologici, come mammografia e PAP/HPV test.
L’esperienza maturata nei mesi scorsi conferma l’efficacia del modello: nei comuni in cui il progetto è già stato realizzato, come Pigna e Apricale, le percentuali di adesione agli screening sono più che raddoppiate a seguito dell’intervento, a dimostrazione di quanto sia importante portare la prevenzione direttamente vicino ai cittadini.
“C’è posta per te” si inserisce nel più ampio percorso di promozione della salute promosso da ASL1, con l’obiettivo di rendere la prevenzione sempre più accessibile, semplice e vicina alle esigenze delle persone.
“Portare la prevenzione direttamente a casa dei cittadini significa abbattere barriere e rendere ancora più semplice aderire agli screening – spiega il Coordinatore di ASL1, dott. Marino Anfosso – I risultati ottenuti nei comuni dell’entroterra confermano che questo modello funziona: quando i servizi si avvicinano alle persone, la partecipazione cresce in modo significativo.”
Per informazioni è possibile contattare il Centro Screening al numero 0184 536801, dal lunedì al giovedì dalle ore 10 alle ore 14.
La prevenzione arriva a casa tua: non rimandare.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al pancreas: nuovi segnali da un farmaco in sperimentazione Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 4 maggio 2026 (Agenbio) – Non è una svolta, ma qualcosa si muove. Un farmaco ancora in fase di studio sta dando risultati che, per un tumore complesso come quello al pancreas, vengono letti con attenzione. In uno studio della Northwestern University pubblicato su Nature Medicine, la molecola elraglusib, usata insieme alla chemioterapia, ha mostrato un vantaggio rispetto alle cure standard. I numeri, presi da soli, non cambiano tutto: la sopravvivenza media passa da 7,2 a 10,1 mesi. Però c’è un dato che colpisce di più: dopo un anno, i pazienti in trattamento combinato erano circa il doppio rispetto all’altro gruppo. La sperimentazione ha coinvolto oltre 200 persone con malattia metastatica, quindi in una fase già avanzata. Non tutti hanno risposto allo stesso modo, ma tra chi ha beneficiato della terapia l’effetto è stato più evidente, anche oltre l’anno. Il farmaco agisce su una proteina legata sia alla crescita del tumore sia al sistema immunitario, un approccio diverso rispetto a quelli più tradizionali. Gli stessi ricercatori invitano alla cautela: serve la fase 3 per capire se questi risultati reggono su numeri più ampi. Intanto, però, il segnale c’è. E in questo campo non è poco. (Agenbio) Des 13:00
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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45.9/100
Punteggio Totale
C
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Criteri Critici
Pisa, eccellenza in urologia: Cisanello diventa centro di riferimento europeo per la diagnosi e cura del tumore alla prostata insalutenews.it
diinsalutenews.it· Pubblicato4 Maggio 2026· Aggiornato4 Maggio 2026 Pisa, 4 maggio 2026 – L’Urologia 1 dell’Aou pisana ha ottenuto l’attestato di Centro di eccellenza per le tecnologie fusion Koelis (biopsia prostatica fusion e terapia focale del carcinoma prostatico) con la certificazione di trainer esperto in queste metodiche per Riccardo Bartoletti, direttore nonché ordinario di Urologia all’Università di Pisa e i colleghi urologi Alessandro Zucchi (associato) e Matteo Pacini. Nei mesi scorsi proprio in Aou pisana, all’Ospedale di Cisanello, si era tenuta infatti la prima Masterclass su entrambe le procedure con i maggiori esperti europei del settore, fra cui Eric Barret di Parigi e Juan Ignacio Martínez-Salamanca di Madrid, responsabili del progetto Jupiter afferente alla Società Europea di Urologia, oltre a 10 discenti provenienti da tutta Italia. La terapia focale del carcinoma prostatico è una metodica sperimentale che consente il trattamento della malattia in regime di Day Hospital con anestesia locale e modesta sedazione. Al momento vengono trattati solo casi selezionati afferenti a due progetti di ricerca. Nel dettaglio i pazienti con malattia a basso rischio vengono inclusi nel progetto regionale mentre quelli a rischio intermedio nel progetto Jupiter. I casi a maggior rischio di progressione vengono invece trattati con chirurgia radicale robotica. “L’apparecchiatura ed il software utilizzato sia per le biopsie fusion sia per la terapia focale – spiega Bartoletti – sono stati acquisiti con fondi derivanti da progetti di ricerca effettuati in collaborazione con Regione Toscana ed altri partner. Ad oggi sono state effettuate oltre 300 biopsie prostatiche fusion e circa 30 pazienti sottoposti a trattamento focale. Da sottolineare come l’uso di questa apparecchiatura, in grado di fornire una cartografia accurata della ghiandola prostatica e dunque orientare con estrema precisione i punti di prelievo e il destino dei trattamenti focali effettuati con ablazione laser, richieda esperienza e un training accurato per gli operatori”.