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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
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Prevenzione dei tumori cutanei: perché è fondamentale Il Sole 24 ORE
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La prevenzione dei tumori cutanei è uno strumento fondamentale per ridurre il rischio di sviluppare il melanoma. Il controllo regolare della pelle, associato alla conoscenza dei propri fattori di rischio e all’osservazione dei nei, consente di individuare precocemente eventuali lesioni sospette e intervenire tempestivamente.
Ne parliamo con il professor Franco Rongioletti, primario della Dermatologia Clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano di Gruppo San Donato, struttura che dal 2025 è riconosciuta come Comprehensive Cancer Center.
Visita dermatologica e mappatura dei nevi: le differenze
Quando si parla di prevenzione dei tumori cutanei è essenziale distinguere tra visita dermatologica e mappatura dei nei.
«La visita dermatologica è una valutazione clinica effettuata in un determinato momento: il dermatologo osserva la pelle a occhio nudo e con il dermatoscopio per identificare eventuali lesioni sospette. Si tratta di una fotografia istantanea dello stato cutaneo – spiega il prof. Rongioletti -.
La mappatura dei nevi rappresenta, invece, un livello più avanzato di controllo: integra la visita con la documentazione fotografica dell’intero corpo e dei nevi più significativi, creando un archivio digitale che consente confronti nel tempo. Questo approccio dinamico è particolarmente efficace nella prevenzione del melanoma».
L’ABCDE dei nei per l’autovalutazione
Un metodo semplice, ma efficace per riconoscere precocemente lesioni sospette è la regola dell’ABCDE:
• A - Asimmetria: una metà del nevo non corrisponde all’altra; eventuali cambiamenti nella simmetria nel tempo sono rilevanti;
• B - Bordi: margini irregolari, frastagliati o poco definiti;
• C - Colore: presenza di più colori o tonalità non uniformi;
• D - Dimensione: diametro superiore ai 6 mm (anche se lesioni più piccole possono essere sospette);
• E - Evoluzione: cambiamenti nel tempo (forma, colore, dimensione o sintomi come prurito o sanguinamento).
In presenza di uno o più di questi segnali, è importante rivolgersi al dermatologo per una valutazione approfondita.
L’importanza del monitoraggio nel tempo
La mappatura consente di individuare variazioni anche minime nella forma dei nei, spesso impercettibili al paziente, ed effettuare una diagnosi precoce, che è fondamentale: intercettare la lesione nelle fasi iniziali permette, nella maggior parte dei casi, una guarigione completa. Il monitoraggio nel tempo è quindi centrale nella strategia preventiva.
«La frequenza dei controlli dipende dal profilo di rischio individuale – spiega lo specialista -. In assenza di fattori predisponenti, una visita annuale è generalmente adeguata. Diverso è il caso di soggetti con numerosi nevi, fototipo chiaro, capelli biondi o rossi, occhi chiari, oppure con una storia di esposizione intensa ai raggi ultravioletti o precedenti personali e familiari di melanoma; in questi casi, il dermatologo può indicare controlli più ravvicinati, spesso semestrali, e l’utilizzo sistematico della mappatura digitale per un follow-up più accurato».
Come si svolgono gli esami
Dopo una valutazione completa della superficie cutanea, il dermatologo utilizza il dermatoscopio per analizzare le strutture più dettagliate dei nevi, migliorando la capacità di distinguere lesioni benigne da quelle sospette.
Nella mappatura digitale si aggiunge la registrazione di immagini ad alta risoluzione, archiviate e confrontate nelle visite successive. Questo confronto nel tempo aumenta sensibilmente la precisione diagnostica e riduce il rischio di sottovalutare lesioni in evoluzione.
I fattori di rischio principali
I principali fattori di rischio per il melanoma includono:
• esposizione ai raggi ultravioletti, soprattutto con scottature in età infantile o adolescenziale;
• presenza di numerosi nevi o di nevi atipici;
• caratteristiche fenotipiche come pelle chiara, capelli chiari e occhi chiari;
• uso di lampade abbronzanti: l’esposizione a UV artificiali, soprattutto in giovane età, aumenta significativamente il rischio.
Anche una precedente diagnosi di tumore cutaneo o condizioni di immunodepressione contribuiscono ad aumentare il rischio.
Il ruolo della familiarità e della genetica
La familiarità rappresenta un elemento di particolare rilievo; avere parenti di primo grado affetti da melanoma comporta un incremento significativo del rischio individuale e richiede un approccio preventivo più rigoroso. In questi casi, è opportuno iniziare i controlli in età più precoce e mantenerli con maggiore regolarità.
Accanto ai fattori clinici, anche la genetica contribuisce alla predisposizione. «Mutazioni in geni come CDKN2A e CDK4 sono associate a un rischio aumentato di sviluppare melanoma», spiega Rongioletti. Nei contesti di forte familiarità, lo specialista può proporre test genetici per definire il profilo di rischio individuale e pianificare programmi di sorveglianza personalizzati.
«Integrare controlli dermatologici periodici con l’auto-osservazione, attraverso la regola dell’ABCDE, e - quando indicato - con la mappatura digitale dei nevi significa adottare una strategia realmente efficace per la tutela della pelle», conclude Rongioletti.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Tumori: ok di Aifa a immunoterapia sottocute, si somministra in pochi minuti Adnkronos
L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato, in diversi tumori solidi, "la nuova formulazione sottocutanea di nivolumab e tre ulteriori indicazioni del farmaco immuno-oncologico: in associazione a ipilimumab in prima linea nel carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti (dMMR/MSI-H), in associazione alla chemioterapia in prima linea nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico e in monoterapia nel trattamento adiuvante del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo". Lo rende noto Bristol Myers Squibb in occasione di un incontro promosso a Roma da Bms e dedicato alle nuove frontiere dell'immuno-oncologia.
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La colon tac è un'alternativa rapida e meno invasiva alla colonscopia per lo screening del tumore al colon-retto, utile per aumentare le diagnosi precoci.Ogni anno in Italia il tumore del colon-retto riceve circa 48.000 nuove diagnosi, eppure molti controlli …
Ogni anno in Italia il tumore del colon-retto riceve circa 48.000 nuove diagnosi, eppure molti controlli vengono rimandati per paura della colonscopia. La colon tac, invece, offre un'alternativa concreta: stessa capacità di rilevare anomalie, senza sedazione né sonda in pochi minuti.
Come funziona la colon tac
L'esame sfrutta la tomografia computerizzata per ricostruire immagini tridimensionali ad alta definizione dell'intestino crasso.
Prima della scansione, il colon viene disteso con anidride carbonica, meno fastidiosa dell'aria, e il paziente riceve un farmaco per rilassare la muscolatura intestinale. L'intero processo dura circa 10 minuti; dopo, si può tornare alle normali attività quasi subito.
La preparazione è più semplice rispetto alla colonscopia convenzionale: dieta povera di fibre nei giorni precedenti e un agente di contrasto orale che migliora la visibilità delle pareti intestinali, senza ricorrere a lassativi tradizionali.
Questo abbassa la soglia psicologica che spinge molte persone a rimandare esami preventivi, facendo sì che uno dei tumori con più alta recidiva e mortalità resti lì.
Quando è indicata e quali limiti ha
La colon tac è indicata per lo screening del tumore del colon-retto, per chi non può sottoporsi a colonscopia per ragioni cliniche e per chi preferisce un approccio meno invasivo. Ha però un limite preciso: non permette biopsie né la rimozione di polipi.
Se l'esame rileva anomalie, è necessario completare il percorso con una colonscopia mirata, ma questo riduce le procedure invasive a chi ne ha effettivo bisogno.
Il percorso al Galeazzi-Sant'Ambrogio
Presso l'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano, l'esame è integrato in un percorso multidisciplinare che coinvolge radiologia, gastroenterologia e chirurgia digestiva, con apparecchiature Tac di ultima generazione e protocolli dedicati.
Quando la diagnosi precoce dipende anche dalla disponibilità del paziente a sottoporsi all'esame, abbassare le barriere tecniche e psicologiche non è un dettaglio secondario.
Questo approccio ovviamente non sostituisce la colonscopia tradizionale, ma nei casi appropriati la affianca con efficacia misurabile, aumentando la copertura degli screening e riducendo il numero di diagnosi tardive.
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"Sto morendo, ma prego di non soffrire". Il triste annuncio dopo la diagnosi bigodino.it
Tanea Brooks, nota come Rebel, annuncia la sua diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica in stadio terminale dopo una lunga battaglia contro il cancro e problemi neurologici, sorprendendo il mondo del wrestling. DaSonia Rossini-5 Maggio 2026 Tanea Brooks, conosciuta nel mondo del wrestling con il nome di Rebel, ha condiviso una notizia devastante attraverso una serie di video pubblicati sul suo profilo X, lasciando la comunità di appassionati di wrestling in stato di shock. La 47enne ha annunciato di essere affetta da sclerosi laterale amiotrofica in fase terminale, una diagnosi ricevuta dai medici della Mayo Clinic mentre si preparava a un intervento per un linfoma polmonare primario, una rara forma di cancro ai polmoni scoperta solo sei mesi prima. Questo drammatico percorso medico ha richiesto ben due anni di accertamenti, ricoveri e lotta contro il cancro, culminando in una notizia inaspettata e devastante. Brooks ha interrotto la sua carriera sul ring nell’agosto 2022, lasciando il pubblico senza informazioni sulla sua assenza. Per anni, la sua mancanza è stata avvolta nel mistero, fino a quando nel 2024 ha iniziato a rivelare le difficoltà che stava affrontando. La wrestler ha raccontato di un ricovero in primavera e di mesi di esami medici che, alla fine, hanno portato alla diagnosi di linfoma polmonare nel novembre 2025. Durante questo periodo, Brooks ha anche iniziato a manifestare sintomi neurologici preoccupanti, tra cui difficoltà nel camminare e nel parlare, accompagnati da una progressiva perdita di controllo su alcune funzioni motorie. Sebbene l’intervento chirurgico ai polmoni fosse già previsto, i medici della Mayo Clinic hanno rivelato la causa di questi sintomi, portando la wrestler a definire la diagnosi come un “colpo di scena”, un termine che riflette la sua volontà di affrontare la situazione con un certo distacco. Prima di intraprendere la carriera nel wrestling professionistico, Brooks ha avuto un passato come cheerleader per i Dallas Cowboys, una delle squadre di football più celebri degli Stati Uniti. La sua carriera nel wrestling è stata caratterizzata da un grande affetto da parte del pubblico, che ha continuato a sostenerla anche nei momenti difficili. Nei video pubblicati, Brooks ha espresso la sua gratitudine per il supporto ricevuto, evidenziando l’importanza della comunità di fan durante il suo percorso di vita. Ha inoltre lanciato un appello ai suoi seguaci, chiedendo di unirsi in preghiera, non per una guarigione impossibile, ma affinché possa affrontare la sua fine con serenità. Ha dichiarato: “Prego per una fine senza dolore. Sto morendo, ma non me ne vergogno”.
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Ricerca oncologica: al via a Monza il progetto Impact-All per terapie personalizzate nella leucemia linfoblastica acuta Quindici News
Un importante passo avanti nella ricerca oncologica arriva dalla Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, che ha avviato il progetto “Impact-All” dedicato allo sviluppo di terapie personalizzate per la leucemia linfoblastica acuta.
L’iniziativa, della durata di tre anni, è finanziata con un contributo complessivo di quasi 2 milioni di euro e punta a migliorare l’efficacia dei trattamenti sia in età pediatrica sia adulta. :contentReference[oaicite:0]{index=0}
Ricerca e innovazione
Il progetto si concentra su strategie innovative per il targeting molecolare e metabolico della malattia, con l’obiettivo di rendere le cure sempre più personalizzate e mirate.
Si tratta di un approccio avanzato che integra competenze genetiche e metaboliche, valorizzando il lavoro congiunto tra istituzioni e centri di ricerca.
Una rete scientifica di alto livello
Coordinato dal professor Giovanni Cazzaniga, il progetto coinvolge ricercatori della Fondazione Tettamanti e dell’Università Milano-Bicocca, all’interno di un network multicentrico.
Accanto alla Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, partecipa anche l’ASST Papa Giovanni XXIII, consolidando una collaborazione di rilievo nel panorama lombardo.
Dalla ricerca alla cura
L’iniziativa si inserisce nel filone della ricerca traslazionale, con l’obiettivo di accelerare il passaggio delle innovazioni dal laboratorio alla pratica clinica.
Il progetto rappresenta un contributo concreto allo sviluppo di terapie più efficaci, con un impatto diretto sulla qualità delle cure e sulla vita dei pazienti.
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Carcinoma a cellule renali avanzato, efficacia confermata nella re Pharmastar
La combinazione del farmaco immunoterapico nivolumab e dell’inibitore tirosin chinasico (TKI) cabozantinib conferma la sua efficacia nella real life come trattamento di prima linea per pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato, compresi quelli con caratteristiche prognostiche sfavorevoli. Il dato proviene dall’analisi dei risultati dello studio di fase 4 CaboCombo, presentati durante l'International Kidney Cancer Symposium (IKCS): Europe 2026, a Parigi.
Nei 308 pazienti nei quali si è potuta valutare l'efficacia, il tasso di sopravvivenza globale (OS) a 18 mesi è risultato del 74% (IC 95%, 69%-79%), mentre la mediana della sopravvivenza libera da progressione (PFS) è risultata di 14 mesi (IC al 95% 12,2-16,0).
Sul fronte della sicurezza, non sono stati riportati segnali nuovi rispetto al profilo già noto della combinazione.
«L'analisi finale dello studio prospettico CaboCombo dimostra che, con un follow-up di almeno 18 mesi, la combinazione di cabozantinib e nivolumab in prima linea offre un'efficacia duratura e una tollerabilità gestibile nel trattamento di pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato nella vita reale», scrivono Philippe Barthélémy, del Dipartimento di Oncologia Medica degli Hôpitaux Universitaires de Strasbourg, in Francia, e i coautori.
Inoltre, affermano i ricercatori nelle conclusioni, «i risultati di CaboCombo sono stati coerenti con quelli dello studio CheckMate-9ER, per un una popolazione più fragile e anziana».
Combinazione nivolumab-cabozantinib standard approvato di prima linea
La combinazione di nivolumab e cabozantinib è stata approvata gennaio 2021 dalla Food and drug administration come trattamento di prima linea per pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato. Pochi mesi dopo è arrivata anche l’approvazione della European medicines agency per la stessa indicazione e nell’ottobre 2022 la combinazione ha ottenuto anche la rimborsabilità dall’Agenzia italiana del farmaco.
L'approvazione regolatoria è stata supportata dai dati positivi dello studio di fase 3 CheckMate-9ER (NCT03141177), nel quale la combinazionei nivolumab-cabozantinib ha dimostrato di migliorare l’OS, la PFS e anche il tasso di risposta obiettiva (ORR) rispetto a sunitinib, con un beneficio consistente in tutte le categorie di rischio.
Di conseguenza, questa combinazione è oggi considerata uno degli standard di cura per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato nelle linee guida internazionali (ESMO, NCCN), insieme con la doppia immunoterapia (nivolumab più ipilimumab) e con altre combinazioni di immunoterapia e TKI (pembrolizumab più lenvatinib).
Lo studio CaboCombo
CaboCombo (NCT05361434) è uno studio osservazionale prospettico internazionale che ha arruolato pazienti adulti di almeno 18 annidi età con carcinoma a cellule renali in stadio avanzato, trattati in prima linea con cabozantinib più nivolumab nella pratica clinica fra il 22 settembre 2022 e il 24 aprile 2024.
I pazienti hanno ricevuto i farmaci secondo le indicazioni locali approvate fino alla progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità inaccettabile o al ritiro del consenso.
La decisione di prescrivere cabozantinib più nivolumab è stata presa autonomamente dal medico curante prima dell'arruolamento nello studio CaboCombo.
L'endpoint primario dello studio era il tasso di OS a 18 mesi, mentre gli endpoint secondari includevano la PFS, la migliore risposta complessiva, l’ORR, il tasso di controllo della malattia (DCR), il tempo alla risposta (TTR), la durata della risposta (DOR), i pattern di utilizzo e la sicurezza.
Tasso di controllo della malattia superiore al 90%
Al basale, l'età mediana nella popolazione complessiva era di 67 anni (IQR 59,0-74,0). La maggior parte dei pazienti presentava una malattia a rischio intermedio secondo il punteggio di rischio dell'International Metastatic RCC Database Consortium (54,4%), un’istologia a cellule chiare (98,1%), una malattia metastatica (93,5%), un sito metastatico all'inizio del trattamento (51,7%), metastasi polmonari (56,6%) e aveva subito in precedenza una nefrectomia (57,2%).
Nei 280 pazienti valutabili, l’ORR è risultato del 62,1% (IC al 95% 56,2%-67,8%), il tasso di risposta completa dell'8,2% (IC al 95% 5,3%-12,1%) e il DCR del 91,8% (IC al 95% 87,9%-94,7%).
Inoltre, la mediana del TTR è risultata di 3,1 mesi (IQR 2,6-4,0) e la mediana della DOR di 17,2 mesi (IC al 95% 13,8-21,2).
Profilo di sicurezza coerente
In questa analisi di real life, il profilo di sicurezza della combinazione nivolumab cabozantinib è risultato coerente con quello già noto sulla base dei risultati dello studio CheckMate-9ER.
Nell’analisi della safety, condotta su 311 pazienti, l’incidenza degli effetti avversi emergenti dal trattamento (TEAE) di qualsiasi grado è risultata del 96,5% e TEAE gravi che hanno portato al decesso sono stati riportati nel 7,4% dei casi. Inoltre, l’incidenza dei TEAE di grado 3 è risultata del 58,8%, quella dei TEAE di grado 4 del 9,3%, quella dei TEAE gravi del 44,4%, quella dei TEAE correlati a cabozantinib dell’89,1%, quella dei TEAE correlati a nivolumab del 67,5% e quella dei TEAE correlati a cabozantinib o nivolumab del 90,7%.
TEAE che hanno richiesto l'interruzione del trattamento con cabozantinib, nivolumab o cabozantinib o nivolumab si sono verificati rispettivamente nel 32,8%, 22,5% e 42,1%. dei pazienti.
I TEAE di qualsiasi grado più comuni correlati alla combinazione sono risultati la diarrea (44,1%), l’astenia (34,4%), la sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare (28,3%), la diminuzione dell'appetito (16,7%), l’infiammazione delle mucose (16,4%) e l’ipotiroidismo (15,4%).
Bibliografia
P. Barthélémy, et al. Cabozantinib plus nivolumab as first-line treatment for advanced renal cell carcinoma: final results of the prospective real-world CaboCombo study. 2026 IKCS: Europe; abstract O16.
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Torna "Care for Caring": prevenzione oncologica e cultura della salute per il personale della Polizia di Stato Pharmastar
La prevenzione come primo gesto di cura, soprattutto verso chi ogni giorno è impegnato a garantire la sicurezza della collettività. Con questo obiettivo viene presentata a Roma, presso la Scuola Superiore di Polizia, la III edizione del Progetto "Care for Caring 3.0 - Ambasciatrici della Prevenzione".
L'iniziativa è dedicata alla sensibilizzazione sulla Prevenzione del Tumore al Seno ed è rivolta alle Allieve e alle giovani donne in servizio nella Polizia di Stato alle quali viene proposto di sottoporsi gratuitamente ad una visita senologica con controllo ecografico, promuovendo una maggiore consapevolezza sui temi della salute, favorendo l'accesso informato ai programmi di screening e incoraggiando comportamenti preventivi.
Tra il 2024 e il 2025 il progetto ha raggiunto complessivamente quasi 7000 allieve e operatori della Polizia di Stato e ha coinvolto in visite e counselling circa 1500 persone con 970 ore dedicate dagli specialisti. L'adesione del personale raggiunto dalla campagna ha sfiorato l'85% del totale confermando l'interesse suscitato dall'iniziativa.
La tappa di Roma rappresenta un momento centrale del percorso 2026, non solo per il valore istituzionale, ma anche per il significato simbolico di un'iniziativa che unisce salute e sicurezza in una visione integrata del benessere collettivo. In questo contesto, la Prevenzione si afferma come un vero e proprio presidio di sicurezza, capace di generare impatto all'interno dell'Amministrazione e nella società.
Il progetto prosegue il proprio percorso di crescita e consolidamento, coinvolgendo, anche quest'anno, le Allieve frequentatrici dei corsi di formazione presso svariate Scuole della Polizia di Stato.
Elemento distintivo del progetto è il coinvolgimento diretto delle partecipanti, chiamate a diventare vere e proprie "Ambasciatrici della Prevenzione" per contribuire a diffondere la cultura della salute non solo in ambito professionale, ma anche all'interno dei contesti familiari e sociali. Un modello che valorizza il ruolo attivo delle Donne e traduce la Prevenzione in un gesto di responsabilità condivisa.
Non solo, quest'anno viene proposto al personale femminile e maschile anche il tema della prevenzione del Tumore al Polmone che verrà trattato attraverso incontri informativi-educazionali presso Questure e Reparti in 4 Regioni Italiane.
Un questionario dedicato, somministrato a oltre 1.700 operatori nelle sedi selezionate, permetterà di rilevare le abitudini al fumo. I dati raccolti consentiranno di effettuare eventuali approfondimenti diagnostici, qualora ritenuti necessari dagli specialisti pneumologi e oncologi coinvolti nel progetto.
Grazie al supporto e alla rinnovata fiducia di AstraZeneca, l'iniziativa si consolida ulteriormente, ampliando la propria capacità di diffusione sul territorio nazionale e focalizzandosi su due tra le principali patologie oncologiche per incidenza in Italia: il tumore della mammella, che si colloca al primo posto, e il tumore al polmone (al terzo posto, subito dopo le neoplasie del colon-retto).
Dopo la tappa romana, il progetto continua il suo percorso toccando altre 4 città e altrettanti Istituti di Formazione della Polizia di Stato:
12 maggio, PESCHIERA DEL GARDA, Scuola Allievi Agenti
28 maggio, PIACENZA, Scuola Allievi Agenti
11 giugno, BRESCIA, Scuola Pol.G.A.I.
16 giugno, SPOLETO, Istituto per Sovrintendenti
e proseguirà dopo l'estate con la seconda fase dedicata alla prevenzione del tumore al polmone con:
15 settembre, CAGLIARI, Questura e Reparto Mobile
17 settembre, BRESCIA, Questura
22 settembre, PERUGIA, Questura
29 settembre, REGGIO CALABRIA, Questura e Reparto Mobile
L'iniziativa è realizzata con il patrocinio di AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica e Fondazione AIOM, in collaborazione con LFCaring Association, con il supporto non condizionante di AstraZeneca e il contributo del Partner tecnico FUJIFILM Italia.
"Con l'edizione 2026, il progetto Care for Caring si consolida come un'iniziativa strutturata all'interno dei percorsi formativi della Polizia di Stato, dopo i risultati estremamente positivi registrati negli anni precedenti. L'ampia partecipazione e il coinvolgimento attivo delle nostre allieve e del personale femminile confermano quanto sia strategico promuovere la cultura della Prevenzione all'interno dei corsi di formazione. Attraverso la capillarità della nostra rete, possiamo contribuire in modo concreto a diffondere informazione qualificata e favorire l'accesso ai programmi di screening." - ha dichiarato Mario Mazzotti, Dirigente Generale Medico della Polizia di Stato e Referente del Progetto Care for Caring.
"La diagnosi precoce rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella lotta contro il tumore al seno, perché consente di intervenire tempestivamente con percorsi terapeutici più mirati e meno invasivi. Promuovere la Prevenzione significa creare salute e intercettare la malattia nelle fasi iniziali, con benefici concreti in termini di qualità della vita e riduzione della mortalità. È fondamentale continuare a investire in iniziative di sensibilizzazione rivolte alle donne, anche a quelle che oggi non rientrano nei programmi di screening del Servizio Sanitario Nazionale, per ampliare la partecipazione e rendere la Prevenzione realmente accessibile a tutti" - ha sottolineato Benedetto Longo, Professore Associato e Direttore di Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso l'Università di Roma Tor Vergata.
"Abbiamo deciso di rinnovare il nostro sostegno a questo progetto, confermando in modo concreto il nostro impegno nel promuovere la prevenzione oncologica come leva fondamentale per tutelare la salute delle persone e contribuire a una società più consapevole. AstraZeneca crede infatti che il futuro dell'oncologia si costruisca attraverso terapie sempre più innovative ed efficaci, ma anche promuovendo una solida cultura della prevenzione, capace di offrire alle persone più possibilità e migliori prospettive di vita" – dichiara Alessandra Dorigo, Head of Oncology AstraZeneca Italia – "Con l'edizione 2026, Care for Caring rafforza il proprio impatto continuando a promuovere la diagnosi precoce del tumore al seno attraverso visite gratuite dedicate alle donne della Polizia di Stato e ampliando il proprio raggio d'azione con l'introduzione anche della prevenzione del tumore al polmone. Un approccio a 360° contro il cancro, che unisce prevenzione, educazione sanitaria e accesso all'innovazione per contribuire concretamente alla salute del Paese."
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Tumore al seno, il Pascale studia come prevedere chi risponde a immunoterapia e terapie innovative Sbircia la Notizia Magazine
La nostra ricostruzione clinica
La notizia del Pascale va letta dentro una trasformazione già in corso nella senologia: i farmaci diventano più selettivi e il percorso diagnostico deve diventare più capace di scegliere. Il punto pratico riguarda la costruzione di un metodo per ridurre l'incertezza prima dell'inizio della terapia, lontano da qualsiasi promessa universale.
Nota clinica: questo articolo ha finalità informativa. Le tecnologie descritte sono inserite in un progetto di ricerca e non sostituiscono indicazioni dell'oncologo, referti anatomopatologici, valutazioni di Breast Unit o decisioni personalizzate sul percorso terapeutico.
Sommario dei contenuti
La notizia: il Pascale prova a leggere la risposta prima della terapia
Il progetto dell'IRCCS Fondazione Pascale nasce da un problema concreto della pratica oncologica: due pazienti con carcinoma mammario apparentemente simile possono avere risposte molto diverse alla stessa strategia. Una può ottenere una regressione profonda e duratura, un'altra può mostrare resistenza precoce. La differenza dipende spesso dalla biologia del tumore, dal microambiente, dall'attivazione immunitaria e dalla capacità delle cellule malate di adattarsi.
La ricerca finanziata dal Ministero della Salute punta a identificare biomarcatori predittivi e meccanismi molecolari precoci di resistenza nelle pazienti con malattia in fase iniziale trattate con terapie innovative. Michelino De Laurentiis, principal investigator del progetto e direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare del Pascale, coordina un'impostazione che lega laboratorio e decisione clinica.
Perché la fase iniziale è il terreno più sensibile
Nel carcinoma mammario in fase iniziale il margine di decisione è diverso rispetto alla malattia metastatica. La terapia somministrata prima dell'intervento può ridurre il volume tumorale, aumentare le informazioni biologiche disponibili e mostrare quanto il tumore sia vulnerabile a una specifica pressione farmacologica. Per questo il prelievo prima della cura e la valutazione al momento della chirurgia hanno valore speciale: permettono di confrontare il tumore prima e dopo il trattamento.
La lettura dinamica aiuta a distinguere una semplice fotografia iniziale da una traiettoria. Un biomarcatore rilevato solo al basale può indicare una possibilità; un cambiamento osservato dopo terapia racconta come il tumore ha reagito. La differenza tra questi due livelli è cruciale quando si cercano segnali utili per evitare tossicità inutili e per adattare la strategia nei casi a rischio.
Trascrittomica spaziale: il gene conta anche per il posto in cui si accende
La trascrittomica spaziale misura l'attività dei geni mantenendo l'informazione sulla posizione nel tessuto. Questo dettaglio tecnico cambia la qualità della domanda. Un tumore contiene aree con cellule neoplastiche, linfociti, fibroblasti, vasi, zone ipossiche e margini invasivi. Sapere quali geni sono attivi aiuta, sapere dove sono attivi permette di capire con chi dialogano quelle cellule.
Il limite degli approcci mediati su un campione intero è la perdita dell'architettura. Una firma immunitaria concentrata al bordo del tumore ha un significato diverso dalla stessa firma dispersa lontano dalle cellule malate. La trascrittomica spaziale consente di osservare questa geografia molecolare e di collegarla alla risposta terapeutica. Qui sta il valore del progetto: trasformare il vetrino in una mappa funzionale del microambiente tumorale.
Esosomi nel sangue: il segnale che viaggia fuori dal tumore
Gli esosomi sono piccole vescicole extracellulari rilasciate dalle cellule, comprese quelle tumorali. Trasportano proteine, lipidi e acidi nucleici, quindi possono conservare tracce dello stato biologico della malattia. Nel progetto del Pascale diventano la seconda finestra di osservazione: il tessuto mostra l'organizzazione locale, il sangue può offrire un monitoraggio più ripetibile nel tempo.
La prospettiva è quella della biopsia liquida, con un prelievo ematico usato per intercettare segnali molecolari mentre la terapia agisce. La cautela resta necessaria. Gli esosomi sono promettenti, ma isolamento, standardizzazione, interpretazione del carico molecolare e validazione clinica richiedono rigore. L'utilità nasce quando il segnale nel sangue diventa riproducibile e collegabile a una decisione medica misurabile.
Il nodo della resistenza precoce
La resistenza terapeutica non compare all'improvviso nel giorno in cui una visita documenta mancata risposta. In molti casi comincia prima, attraverso programmi cellulari che riducono la sensibilità al farmaco, cambiano il rapporto con il sistema immunitario o selezionano cloni più adatti a sopravvivere. Il progetto cerca proprio questi passaggi iniziali, quando il tumore sta ancora reagendo alla cura.
Per una Breast Unit, riconoscere in anticipo una resistenza ha un significato operativo. Può indirizzare studi successivi, suggerire combinazioni più razionali e rendere più preciso il colloquio con la paziente. Il valore clinico nasce dal collegamento tra un segnale biologico e una scelta utile. Senza quel collegamento, anche il biomarcatore più sofisticato resta un dato elegante con impatto limitato.
Terapie innovative: più farmaci richiedono più selezione
Il contesto in cui si muove il Pascale è quello di una senologia che ha visto crescere anticorpi farmaco-coniugati, immunoterapia, terapie endocrine più mirate e farmaci guidati da alterazioni molecolari. Gli ADC hanno cambiato diversi segmenti della malattia avanzata perché uniscono un anticorpo a un carico citotossico. L'immunoterapia ha modificato il percorso di una quota di tumori triplo negativi ad alto rischio nella fase precoce. Ogni innovazione, però, aumenta il bisogno di capire chi trae beneficio reale.
Il passaggio decisivo è la selezione. Un farmaco può essere potente dentro il suo perimetro biologico e poco utile fuori da quel perimetro. Questo spiega perché anatomia patologica, biologia molecolare, immunologia del microambiente e dati del sangue debbano essere integrati. La terapia va scelta in base alla coerenza tra malattia e bersaglio.
Ravello diventa il luogo del confronto scientifico
I temi del progetto entrano nella prima Gulf of Naples Breast Cancer Conference, in programma a Ravello il 4 e 5 maggio 2026 presso l'Auditorium Oscar Niemeyer. La presidenza scientifica è affidata a Grazia Arpino dell'Università Federico II di Napoli, Antonio Giordano del Dana-Farber Cancer Institute e Harvard Medical School e Michelino De Laurentiis del Pascale, con Sabino De Placido come honorary chair.
Il patrocinio dell'IRCCS Fondazione Pascale, dell'Università Federico II e del Comune di Ravello colloca l'incontro in una cornice istituzionale riconoscibile. La presenza di esperti italiani, europei e statunitensi consente di confrontare il progetto con la traiettoria internazionale della ricerca sul tumore al seno. Qui la conferenza conta perché mette attorno allo stesso tavolo clinica, biologia e sviluppo traslazionale.
Che cosa cambia per pazienti e famiglie
Per le pazienti il messaggio deve restare preciso: il progetto del Pascale non introduce un test già disponibile per tutte e non autorizza scelte autonome sulle terapie. Introduce una linea di ricerca che può migliorare il modo in cui i centri selezionano, monitorano e interpretano la risposta. La differenza è sostanziale, perché protegge da attese irrealistiche e rende più chiaro il valore della ricerca clinica.
La domanda utile da portare in visita riguarda il profilo completo del tumore. Recettori ormonali, HER2, Ki-67, eventuali alterazioni genetiche, stadio, indicazione a terapia preoperatoria, accesso a studi clinici e obiettivo della cura vanno letti insieme. La medicina di precisione diventa concreta quando il referto, il calendario terapeutico e il dialogo con l'équipe procedono nella stessa direzione.
Perché le Breast Unit diventano il vero filtro dell’innovazione
Una tecnologia complessa produce valore solo dentro un'organizzazione capace di usarla. Le Breast Unit sono il punto in cui oncologo medico, chirurgo senologo, anatomopatologo, radiologo, radioterapista, genetista, infermiere dedicato e psico-oncologo costruiscono la decisione. La trascrittomica spaziale e l'analisi degli esosomi richiedono campioni corretti, tempi adeguati, procedure riproducibili e interpretazione condivisa.
Questo è il passaggio spesso invisibile. Il dato biologico arriva al letto della paziente solo quando prelievo, laboratorio, bioinformatica e discussione multidisciplinare funzionano senza fratture. La ricerca del Pascale si misura quindi anche sulla capacità di creare un circuito: dal campione al profilo molecolare, dal profilo al significato clinico, dal significato alla scelta.
Il contesto italiano: molti casi, alta sopravvivenza e accesso da rendere omogeneo
Il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente tra le donne in Italia. Le stime più recenti indicano circa 55.900 nuove diagnosi femminili nel 2025 e una sopravvivenza a cinque anni elevata rispetto a molte altre neoplasie. Questi numeri spiegano perché ogni avanzamento nella selezione terapeutica abbia un impatto potenziale ampio, anche quando nasce in un progetto di ricerca.
La questione nazionale riguarda l'accesso. Screening organizzato, anatomia patologica di qualità, test molecolari appropriati, Breast Unit, farmaci rimborsati e studi clinici devono essere disponibili con minori differenze territoriali. Una tecnologia predittiva serve davvero quando non resta confinata in pochi centri e quando il Servizio sanitario riesce a trasformarla in percorso appropriato.
Il collegamento con il nostro approfondimento sul tumore mammario
Questo aggiornamento si innesta sul lavoro che abbiamo pubblicato oggi sul tumore mammario e sulle cure che cambiano la pratica clinica. In quell'analisi abbiamo ricostruito il peso di HER2-low, HER2-ultralow, ESR1, CDK4/6, ADC, immunoterapia e ricerca indipendente dentro gli algoritmi terapeutici della senologia 2026.
Il progetto del Pascale aggiunge un livello diverso: cerca il segnale che permette di capire prima quale opzione meriti davvero spazio per una paziente specifica. Per leggere il quadro clinico generale, il riferimento interno resta il nostro approfondimento Tumore mammario, da Prato le cure che cambiano la pratica.
La lettura operativa
Il punto più concreto del progetto Pascale è la sincronizzazione tra due sorgenti informative. Il tessuto mostra la struttura biologica del tumore, il sangue può seguire la sua evoluzione. Quando questi dati vengono letti insieme, la risposta terapeutica smette di essere soltanto un esito osservato dopo settimane e diventa una traiettoria da interpretare durante la cura.
La medicina oncologica del 2026 si muove proprio su questo confine: farmaci più potenti, pazienti più selezionate, biomarcatori da validare e organizzazioni cliniche chiamate a decidere con maggiore precisione. Il Pascale lavora su uno dei punti cruciali della prossima fase, cioè trasformare la domanda “quale terapia?” nella domanda più esatta: quale terapia, per quale biologia e in quale momento della storia clinica.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Ricerca arriva l’immunoterapia sottocuta | si somministra in pochi minuti Zazoom Social News
È stata presentata una nuova immunoterapia sottocutanea che può essere somministrata in pochi minuti, rispetto ai 30 o 60 minuti delle modalità tradizionali. La riduzione dei tempi di somministrazione permette ai pazienti oncologici di dedicare più tempo ad altre attività e di migliorare la loro qualità di vita. La ricerca si concentra su questa innovazione, che potrebbe rappresentare un passo avanti nel trattamento delle patologie tumorali.
Pochi minuti rispetto agli attuali 30 o 60, che si traducono in più tempo a disposizione per i pazienti oncologici e in una migliore qualità di vita. L’immunoterapia per alcuni tipi di tumore diventa più semplice: non sarà più necessaria, infatti, una somministrazione via endovena, ma basterà un’iniezione sottocute. La breve durata della somministrazione sottocutanea di nivolumab, terapia immuno-oncologica, implica così importanti vantaggi: meno tempo in ospedale da dedicare alla terapia, maggiore flessibilità a parità di efficacia clinica, più efficienza per il Servizio Sanitario Nazionale grazie a una migliore gestione delle risorse e degli spazi nei nosocomi.🔗 Leggi su Ildenaro.it
Nowa era w onkologii - immunoterapia i podwójna immunoterapia
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La Professoressa Carla Serri racconta con passione cosa la motiva ogni giorno nel suo lavoro all’Università degli Studi di Sassari, all’interno del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Farmacia. Un viaggio tra didattica, ricerca e attenzione agli studenti, che rifl - facebook.com facebook
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Criteri Critici
L’ASL AL in prima linea nella ricerca oncologica: al via lo studio NECTTUM per terapie sempre più umane e personalizzate Oggi Cronaca
Alessandria, 4 maggio 2026 – Mettere il paziente al centro, non solo come destinatario di cure, ma come individuo la cui battaglia contro la malattia merita le armi più avanzate e precise della scienza medica. È questo lo spirito con cui l’ASL AL presenta il progetto NECTTUM, un’innovativa ricerca nel campo dell’Anatomia Patologica, di cui il direttore è il dottor Angelo Giovanni Bonadio, guidata dalla dott.ssa Cecilia Taverna.
La sfida: superare i limiti delle cure attuali
Nonostante i grandi passi avanti della medicina, la prognosi e la qualità di vita per molti pazienti affetti da tumori solidi rimangono ancora sfidanti. Il progetto NECTTUM nasce proprio per rispondere a questo bisogno di speranza, studiando le “Nectine” (1, 2, 3 e 4), una famiglia di proteine che agiscono come “collante” tra le cellule e che possono dirci molto sul comportamento di un tumore.
Una bussola per il futuro delle cure
L’obiettivo della dott.ssa Taverna e della sua équipe è ambizioso: identificare questi marcatori specifici per capire in anticipo come la malattia potrebbe evolvere e, soprattutto, per aprire la strada a terapie personalizzate. Grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, lo studio sta analizzando una vasta casistica di tumori, tra cui quelli della mammella, del colon-retto, del pancreas e delle ghiandole salivari.
“Il nostro lavoro in laboratorio è guidato dalla consapevolezza che dietro ogni campione istologico c’è una persona e una famiglia”, commenta la direzione dell’ASL AL. “Trovare nuovi target terapeutici significa offrire a queste persone non solo una cura, ma una cura pensata su misura per loro, più efficace e meno invasiva.”
I primi passi verso la speranza
I risultati preliminari sono incoraggianti:
– È stata osservata una presenza significativa della Nectina 2 in molti campioni, suggerendo un suo ruolo chiave nella progressione della malattia.
– La Nectina 3 sembra diminuire nei tumori più estesi, fornendo indizi preziosi sulla perdita di adesione tra le cellule malate.
– Queste proteine, in particolare la Nectina 4, sono già oggetto di studi internazionali come bersagli per farmaci di nuova generazione capaci di colpire selettivamente le cellule cancerose.
Un impegno per la comunità
Lo studio NECTTUM, condotto presso gli ospedali di Novi Ligure e Casale Monferrato, non è solo un progetto scientifico, ma una promessa di vicinanza al territorio. Attraverso l’analisi di dati raccolti con i massimi standard di sicurezza e privacy, l’ASL AL continua a investire nella ricerca che si trasforma in cura, per garantire che nessuno debba affrontare il percorso della malattia senza le migliori risorse che la scienza può offrire.
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Nivolumab sottocute, ok AIFA: cosa cambia per pazienti oncologici e day hospital Sbircia la Notizia Magazine
La nostra ricostruzione clinica
Il dossier su nivolumab sottocute va letto come una decisione di appropriatezza clinica prima ancora che come una semplificazione logistica. Il farmaco resta un anticorpo anti-PD-1, quindi un'immunoterapia che agisce sul rapporto tra sistema immunitario e tumore. A cambiare è la via con cui il trattamento viene somministrato quando il paziente rientra nelle indicazioni autorizzate.
La nostra verifica mette in fila tre livelli che spesso vengono confusi nel racconto pubblico: autorizzazione europea, rimborsabilità italiana e uso effettivo nei centri. Solo l'incrocio di questi piani consente di capire chi può ricevere la nuova formulazione, quando entra in un regime combinato e quali vincoli restano in capo all'oncologo.
Nota clinica: questo articolo ha finalità informativa. La scelta di nivolumab, della via di somministrazione e del regime associato deve essere valutata dall'oncologo sulla base della diagnosi, dei biomarcatori richiesti e delle condizioni del singolo paziente.
Sommario dei contenuti
La sequenza regolatoria: Europa, AIFA e registri italiani
La sequenza utile parte dall'Europa. La formulazione sottocutanea è stata autorizzata nel 2025 sulla base della comparabilità farmacocinetica e della risposta obiettiva rispetto alla via endovenosa. In Italia il passaggio pratico avviene attraverso AIFA, i registri di monitoraggio e le determinazioni pubblicate in Gazzetta Ufficiale. Per le nuove indicazioni richiamate nel provvedimento, la data operativa da fissare è il 29 aprile 2026, giorno successivo alla pubblicazione della Gazzetta Ufficiale n. 97 del 28 aprile 2026.
Nel codice autorizzativo italiano la formulazione sottocutanea di OPDIVO risulta come soluzione iniettabile da 600 mg, flaconcino da 5 ml a 120 mg/ml. Il dettaglio è decisivo perché distingue la disponibilità della nuova via di somministrazione dalla più ampia storia del nivolumab endovena, già presente da anni nei percorsi oncologici.
La nuova formulazione è inquadrata per adulti con più tumori solidi, in monoterapia, come mantenimento dopo combinazione iniziale con ipilimumab o in associazione a chemioterapia o cabozantinib quando l'indicazione lo prevede. Questo perimetro spiega perché il sottocute non sostituisca automaticamente ogni schema endovenoso: viene usato nel punto esatto in cui la scheda terapeutica lo consente.
La cornice regolatoria non si esaurisce nel nome del farmaco. Le indicazioni rimborsate dal SSN, la presenza di registri AIFA e il ruolo dei centri prescrittori definiscono il confine reale della cura. Per questo il via libera non equivale a una disponibilità generica per ogni paziente oncologico: la terapia entra dove diagnosi, setting clinico e criteri di eleggibilità coincidono.
Dai 30-60 minuti dell'infusione a una iniezione rapida
Nella pratica di day hospital la differenza è misurabile. L'infusione endovenosa richiede accesso venoso, preparazione della linea, permanenza in poltrona e gestione di tempi che possono arrivare a 30 o 60 minuti per la sola somministrazione. La via sottocutanea riduce l'atto tecnico a pochi minuti, con un impatto immediato sulla rotazione delle sedute e sulla permanenza del paziente in struttura.
Il beneficio organizzativo nasce dal minor uso della poltrona infusionale. Una parte del tempo clinico resta necessaria per accettazione, valutazione medica, tracciamento, osservazione quando prevista e istruzioni post-somministrazione. La novità quindi non cancella il percorso di cura: rende più breve il segmento che storicamente occupa spazio fisico e personale infermieristico dedicato all'infusione.
Il punto più concreto riguarda gli accessi venosi. Una iniezione sottocutanea evita cannule e cateteri per quella somministrazione, aspetto importante nei pazienti con vene fragili o con percorsi terapeutici lunghi. La riduzione dell'invasività è reale, purché resti chiaro che il controllo oncologico continua a essere ospedaliero e documentato.
Perché CheckMate-67T sostiene la nuova via
La base scientifica della via sottocutanea passa da CheckMate-67T, studio di fase III randomizzato e multicentrico condotto in pazienti con carcinoma renale a cellule chiare avanzato o metastatico già trattati con precedenti terapie sistemiche. Il confronto ha messo di fronte nivolumab sottocute e nivolumab endovena, con 495 pazienti randomizzati.
Gli endpoint co-primari erano farmacocinetici: concentrazione media nei primi 28 giorni e concentrazione minima allo stato stazionario. La risposta obiettiva era un endpoint chiave. La lettura clinica da trasferire al caso italiano è precisa: la formulazione sottocutanea ha dimostrato non inferiorità sui parametri richiesti per sostenere la nuova via di somministrazione e non sono emersi nuovi segnali di sicurezza.
Questo non trasforma la somministrazione sottocutanea in una terapia diversa dal nivolumab. Indica che, per le condizioni studiate e autorizzate, la nuova via consente di ottenere esposizioni al farmaco e risultati di risposta coerenti con il riferimento endovenoso. È il presupposto tecnico che permette di spostare una parte del carico organizzativo fuori dall'infusione tradizionale.
Colon-retto metastatico dMMR/MSI-H: perché il biomarcatore decide l'accesso
Nel carcinoma del colon-retto metastatico la novità riguarda i tumori con deficit del mismatch repair, indicati come dMMR, oppure con instabilità dei microsatelliti alta, indicata come MSI-H. Si tratta di un sottogruppo biologico specifico, non di una categoria generica. Le stime 2025 indicano 41.700 nuove diagnosi di tumore del colon-retto in Italia; nel setting metastatico il profilo dMMR/MSI-H riguarda circa il 4% dei casi.
Il regime autorizzato in prima linea associa nivolumab a ipilimumab per quattro somministrazioni a basso dosaggio nella fase iniziale del trattamento. Il razionale è immunologico: nivolumab agisce sul checkpoint PD-1, ipilimumab sul checkpoint CTLA-4. L'associazione aumenta la pressione immunitaria sul tumore in un contesto molecolare in cui l'instabilità dei microsatelliti rende la malattia più riconoscibile al sistema immunitario.
Nel dossier pubblico collegato a CheckMate 8HW, la combinazione ha mostrato una riduzione del rischio di progressione del 31% rispetto a nivolumab in monoterapia e un follow-up a quattro anni con circa quattro pazienti su cinque liberi da progressione. Il riconoscimento di innovatività e l'accesso al Fondo farmaci innovativi sono passaggi decisivi perché legano l'efficacia attesa al canale di sostenibilità nazionale.
Carcinoma uroteliale muscolo-invasivo: il nodo dell'adiuvante
Nel carcinoma uroteliale muscolo-invasivo l'indicazione adiuvante riguarda pazienti adulti ad alto rischio di recidiva dopo resezione radicale, con espressione tumorale di PD-L1 almeno all'1% e non eleggibili a chemioterapia adiuvante a base di platino. La parola chiave è adiuvante: il trattamento viene dopo la chirurgia, in una fase in cui l'obiettivo clinico è ridurre il rischio che la malattia ritorni.
Il razionale è diverso da quello della malattia metastatica. Qui la domanda non è soltanto quanto si riduca la massa tumorale visibile, ma quanto si prolunghi il tempo libero da recidiva. CheckMate-274 ha riportato una sopravvivenza libera da malattia mediana superiore a 4 anni e mezzo e una riduzione del rischio di recidiva o morte del 42% rispetto a placebo nel perimetro richiamato.
Il dato assume peso perché il carcinoma uroteliale ha una traiettoria clinica spesso aggressiva dopo la chirurgia radicale. Nel 2025 le nuove diagnosi di carcinoma della vescica in Italia sono state stimate in 29.100, numero che aiuta a capire la pressione sui percorsi urologici e oncologici anche quando il singolo trattamento riguarda un sottogruppo selezionato.
Carcinoma uroteliale avanzato: nivolumab con cisplatino e gemcitabina
Nella malattia uroteliale non resecabile o metastatica, AIFA colloca nivolumab in associazione a cisplatino e gemcitabina per il trattamento di prima linea dei pazienti adulti eleggibili a questo schema. Qui l'immunoterapia entra insieme alla chemioterapia, con l'obiettivo di migliorare il controllo della malattia nella fase iniziale del trattamento sistemico.
CheckMate-901 ha documentato una riduzione del rischio di morte del 22%, una sopravvivenza globale mediana di 21,7 mesi rispetto a 18,9 mesi e una risposta completa nel 22% dei pazienti trattati con la combinazione. La durata mediana della risposta completa ha superato i 3 anni, elemento che spiega perché questa indicazione abbia un impatto clinico superiore al semplice aggiungere un farmaco a uno schema noto.
Il passaggio pratico è delicato: cisplatino e gemcitabina richiedono valutazione funzionale, controllo della tollerabilità e gestione delle tossicità proprie della chemioterapia. L'aggiunta di nivolumab porta dentro lo schema anche il monitoraggio degli eventi immuno-correlati. La selezione del paziente resta quindi il vero punto di equilibrio tra beneficio atteso e rischio gestibile.
Eleggibilità: il farmaco arriva dopo diagnosi, biomarcatori e registro
Prima della via di somministrazione viene il profilo clinico. Nel colon-retto metastatico serve accertare dMMR/MSI-H. Nell'adiuvante uroteliale contano PD-L1, rischio di recidiva dopo chirurgia e non candidabilità al platino. Nella malattia uroteliale non resecabile o metastatica pesa l'idoneità alla combinazione con cisplatino e gemcitabina. Ogni passaggio è una soglia di appropriatezza, non un dettaglio burocratico.
I registri AIFA servono proprio a impedire che una decisione regolatoria diventi prescrizione indistinta. Tracciano indicazione, criteri di accesso e dati essenziali del percorso. Il medico prescrittore deve collocare il paziente nello scenario corretto, perché stessa molecola e stessa via di somministrazione possono corrispondere a regimi terapeutici molto diversi.
Per il cittadino la domanda corretta da portare in ambulatorio è semplice solo in apparenza: quale indicazione sto trattando e quale criterio mi rende eleggibile? Da questa risposta discendono schema, tempi, controlli e possibilità di usare la formulazione sottocutanea.
Sicurezza: la via cambia, il monitoraggio immunologico resta
La via sottocutanea semplifica l'atto di somministrazione. La natura immunoterapica del farmaco resta invariata. Nivolumab agisce modulando la risposta immunitaria, quindi il follow-up deve continuare a intercettare eventi avversi immuno-correlati che possono coinvolgere cute, apparato gastrointestinale, sistema endocrino, polmone o fegato.
La verifica su CheckMate-67T non ha indicato nuovi segnali di sicurezza per la formulazione sottocutanea, ma il dato non autorizza scorciatoie nella sorveglianza. Ogni paziente deve ricevere istruzioni sui sintomi da riferire rapidamente e sui tempi di contatto con il centro. Nel linguaggio clinico, abbreviare la somministrazione non significa abbreviare l'attenzione.
Il cambio di via può ridurre le difficoltà legate all'accesso venoso, punto spesso sottovalutato nella vita quotidiana dei pazienti. Questo beneficio diventa realmente utile quando il centro oncologico mantiene una comunicazione chiara su controlli ematochimici, gestione dei sintomi e calendario delle visite.
L'impatto sul SSN: meno poltrona infusionale, più governo dei percorsi
Il valore per il Servizio sanitario nazionale si concentra nel tempo liberato. Una poltrona infusionale occupata per 30 o 60 minuti determina turni, sale, personale e programmazione. Una somministrazione in pochi minuti può rendere più fluido il day hospital, soprattutto nei centri che gestiscono molti pazienti in immunoterapia.
La nostra deduzione operativa è netta: l'impatto sarà più evidente nelle strutture ad alto volume, dove anche piccoli risparmi per singola seduta si trasformano in capacità aggiuntiva. Il collo di bottiglia però si sposta. La poltrona pesa meno, mentre crescono il valore della selezione clinica, della registrazione corretta e della farmacovigilanza.
Il tempo guadagnato non libera automaticamente personale. Lo rende riallocabile. Un reparto può usarlo per visite, educazione del paziente, gestione di tossicità lievi prima che diventino urgenze o recupero di sedute arretrate. La differenza tra vantaggio teorico e vantaggio reale dipenderà dall'organizzazione locale.
Cosa cambia per pazienti e caregiver
Per pazienti e caregiver il cambiamento più visibile è il tempo. Meno permanenza in ospedale significa minore impatto su lavoro, accompagnamenti, spostamenti e attese. La formulazione sottocutanea incide anche sulla percezione della seduta: un'iniezione rapida è più facile da integrare nella giornata rispetto a una infusione che richiede permanenza prolungata.
La comunicazione va tenuta precisa. Il sottocute non trasforma nivolumab in una terapia domiciliare autonoma e non sostituisce il confronto con il team oncologico. La somministrazione resta inserita in un percorso sanitario, con valutazioni prima della seduta e controlli successivi secondo schema clinico.
La parte più utile del colloquio con il medico riguarda l'eleggibilità individuale. Diagnosi istologica, biomarcatore, stadio di malattia e terapie precedenti possono cambiare completamente lo scenario. Due pazienti che sentono la stessa notizia possono avere percorsi diversi, perché l'approvazione regolatoria si applica a indicazioni definite.
Il contesto italiano: 362.100 diagnosi e domanda crescente di efficienza
Le stime epidemiologiche 2025 indicano 362.100 nuove diagnosi di tumore in Italia, escludendo i tumori cutanei non melanoma. Questo numero non serve a gonfiare la portata di una singola autorizzazione. Serve a misurare la pressione strutturale sui servizi oncologici, dove ogni innovazione che riduce tempi tecnici può avere effetto sull'intera agenda assistenziale.
Il colon-retto è tra le neoplasie più frequenti, con 41.700 nuove diagnosi stimate nel 2025. La vescica pesa con 29.100 nuove diagnosi. I nuovi impieghi di nivolumab toccano sottogruppi clinici precisi, ma si inseriscono in aree tumorali ad alto carico assistenziale. Questa è la ragione per cui il dato organizzativo va considerato insieme al dato clinico.
La medicina oncologica sta diventando sempre più selettiva. Biomarcatori, registri e combinazioni terapeutiche spostano la decisione dal nome generico del tumore al profilo molecolare e al momento del percorso. La via sottocutanea aggiunge un ulteriore strato: non cambia la biologia della scelta, ma cambia la modalità con cui il trattamento entra nella giornata del paziente.
Le ambiguità da chiudere subito
L'estensione dell'approvazione deve restare aderente al perimetro autorizzato. Nivolumab sottocute si usa dove indicazione, registro e valutazione specialistica lo consentono. Il fatto che la somministrazione sia più rapida non amplia da solo la platea clinica.
La rapidità migliora l'esperienza del paziente quando l'organizzazione conserva il rigore dell'immunoterapia endovenosa. Una seduta più breve vale davvero se restano solidi selezione clinica, gestione degli eventi avversi e continuità informativa.
Sul piano economico, il risparmio di tempo non coincide automaticamente con minore spesa complessiva. Il beneficio per il SSN si misura su capacità, flussi, appropriatezza e possibili riduzioni di inefficienze. Sono variabili di governo sanitario, non slogan.
Oncologia di precisione: al Pascale di Napoli un progetto per mappare la risposta alle terapie innovative - Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
📰 Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi📅 2026-05-04T15:59:01
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Oncologia di precisione: al Pascale di Napoli un progetto per mappare la risposta alle terapie innovative Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 4 maggio 2026 (Agenbio) – L’evoluzione dell’oncologia moderna sta vivendo una fase di transizione cruciale: dal farmaco “per tutti” alla terapia “per quel paziente”. Al centro di questa rivoluzione si pone il nuovo progetto di ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” di Napoli, finanziato dal Ministero della Salute, che punta a scardinare uno dei nodi più complessi della pratica clinica: prevedere la resistenza farmacologica nel carcinoma mammario.
Il limite dei farmaci intelligenti. Negli ultimi anni, l’introduzione dei coniugati anticorpo-farmaco (ADC) e dell’immunoterapia ha ridefinito le linee guida nel trattamento delle forme più aggressive e resistenti di tumore al seno. Tuttavia, l’efficacia clinica non è uniforme. Sebbene queste molecole agiscano come “cavalli di Troia”, trasportando il carico citotossico direttamente all’interno delle cellule neoplastiche, una quota significativa di pazienti sviluppa resistenze precoci o risposte parziali. La sfida attuale non riguarda più solo la disponibilità del farmaco, ma l’identificazione tempestiva dei biomarcatori di risposta.
Le due frontiere della ricerca: Trascrittomica Spaziale ed Esosomi. Il progetto del Pascale, guidato da un team multidisciplinare, si basa su un approccio metodologico binario che integra l’analisi tissutale profonda e il monitoraggio mini-invasivo.
Trascrittomica Spaziale. Superando i limiti della trascrittomica “bulk” (che analizza una media dei segnali di un intero campione), questa tecnologia permette di mappare l’attività genica mantenendo intatta l’architettura tissutale. Per i biologi coinvolti, ciò significa poter osservare non solo quali geni sono espressi, ma dove si attivano all’interno del microambiente tumorale (TME), analizzando le interazioni spaziali tra cellule tumorali e sistema immunitario.
Biopsia Liquida ed Esosomi. La ricerca punta sull’analisi degli esosomi, vescicole extracellulari di derivazione tumorale che circolano nel sangue periferico. Questi “messaggeri” trasportano proteine, lipidi e acidi nucleici che riflettono lo stato dinamico della malattia. Attraverso un semplice prelievo ematico, i ricercatori mirano a intercettare segnali precoci di resistenza, rendendo il monitoraggio terapeutico meno invasivo e più costante nel tempo. Questa iniziativa sottolinea, ancora una volta, la centralità della figura del biologo nei percorsi di cura oncologica. Dalla manipolazione dei campioni tissutali per la genomica spaziale alla caratterizzazione molecolare delle vescicole extracellulari, le competenze biotecnologiche e molecolari diventano l’anello di congiunzione tra il bancone della ricerca e il letto del paziente. L’obiettivo finale del Pascale è ambizioso: trasformare l’incertezza terapeutica in una medicina di precisione sartoriale, riducendo le tossicità inutili e garantendo a ogni donna il trattamento più efficace sin dalla fase iniziale della malattia. (Agenbio)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.2/100
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Non solo Andrea Sempio come unico indagato nella nuova inchiesta della procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto in via Pascoli, il 13 agosto 2007. Anche Marco Poggi e le gemelle, Paola e Stefania Cappa, cugine della vittima, saranno interroga…
Il fratello della vittima e le cugine, secondo quanto rivelato dal Tg1, saranno ascoltate come persone informate sui fatti già domani, 5 maggio
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Non solo Andrea Sempio come unico indagato nella nuova inchiesta della procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto in via Pascoli, il 13 agosto 2007. Anche Marco Poggi e le gemelle, Paola e Stefania Cappa, cugine della vittima, saranno interrogati, come persone informate sui fatti, nell’ambito della nuova indagine sul delitto di Garlasco.
Dopo la notizia della convocazione in procura di Sempio, che sarà ascoltato mercoledì 6 maggio, accusato di omicidio volontario e diventato, secondo le nuove indagini, unica persona sulla scena del crimine, il Tg1 ha diffuso tramite i propri canali social la notizia dei nuovi interrogatori. I tre, da sempre nomi che circolano quando si parla dell’omicidio della studentessa, hanno ricevuto dai carabinieri di Milano gli inviti a presentarsi per l’interrogatorio.
Tutti erano stati convocati per mercoledì 6 maggio, lo stesso giorno di Sempio, ma per un impegno delle sorelle, le Cappa saranno sentite come testimoni domani, 5 maggio, a Milano, mentre Marco Poggi potrebbe essere sentito a Mestre, Venezia, come già avvenuto in altre due occasioni nella nuova inchiesta.
La nuova indagine, che riscrive il delitto togliendo quindi Alberto Stasi, fidanzato della vittima all’epoca dei fatti e a oggi unico condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio, dalla scena del crimine, è arrivata alle battute finali. È probabile che mercoledì Sempio si avvarrà della facoltà di non rispondere: l’interrogatorio sarà l’ultimo passaggio prima della chiusura delle indagini.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Tumori: Ascierto, 'con immunoterapia nivolumab sottocute vantaggi per sistema e pazienti' Adnkronos
"La formulazione sottocutanea dell'immunoterapia nivolumab rappresenta un passo avanti significativo sia per i pazienti sia per l'organizzazione dei servizi oncologici. I vantaggi sono concreti e immediati. La nuova modalità sottocutanea consente un'iniezione rapida, eseguibile in pochi minuti. Questo rende il trattamento più semplice e meno impegnativo per i pazienti, che possono trascorrere molto meno tempo in ospedale. Una differenza non solo pratica, ma anche rilevante per la qualità della vita, soprattutto per chi deve sottoporsi a terapie prolungate. Nel caso del melanoma, dove l'immunoterapia è oggi utilizzata in diverse fasi della malattia — non solo nelle forme metastatiche ma anche negli stadi più precoci, come terapia adiuvante — l'impatto di questa innovazione è ancora più evidente. L'elevato numero di pazienti coinvolti rende infatti fondamentale semplificare i percorsi di cura". Lo ha detto Paolo Ascierto, direttore della Struttura complessa di Oncologia clinica sperimentale del melanoma – Immunoterapia e terapie innovative dell'Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli e docente all'Università Federico II di Napoli intervenuto all'incontro promosso oggi a Roma da Bristol Myers Squibb dedicato alle nuove frontiere dell'immuno-oncologia dopo che Aifa ha approvato, in diversi tumori solidi, la nuova formulazione sottocutanea di nivolumab e tre ulteriori indicazioni del farmaco immuno-oncologico.