📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Tumori gastrointestinali, la Radioterapia di Pesaro nel pool nazionale che ha definito i nuovi standard di cura Corriere Adriatico
lunedì 7 settembre 2026Ultimo aggiornamento17:22 PESARO - Importante riconoscimento per la sanità della provincia diPesaro Urbino. Il Dottor Giampaolo Montesi, Direttore della struttura complessa diRadioterapiadell'Ast&nb... - oppure - Sottoscrivi l'abbonamento pagando con Google OFFERTA SPECIALE PESARO - Importante riconoscimento per la sanità della provincia diPesaro Urbino. Il Dottor Giampaolo Montesi, Direttore della struttura complessa diRadioterapiadell'Ast Pu, ha fatto parte del ristretto gruppo di esperti nazionali che ha redatto il nuovo documento di consenso scientifico destinato a ridefinire le linee guida e le pratiche cliniche per i trattamenti radianti ad altissima complessità dell'addome superiore, quali la radioterapia stereotassica pancreatica ed epatica. Il lavoro scientifico, siglato dalle società Airo, Aitro e Aifm ("Multidisciplinary Delphi consensus-based recommendations on the use of image-guided radiotherapy for upper gastrointestinal tumours"), stabilisce i nuovi parametri di riferimento per la cura dei tumori primitivi e delle metastasi gastrointestinali. Il punto di forza dell'intesa risiede nel lavoro sinergico e multidisciplinare tra medici radioterapisti oncologi, tecnici sanitari di radioterapia e fisici medici.Come evidenziato dal Direttore Generale dell'Ast Pesaro Urbino, Alberto Carelli, la presenza del presidio sanitario pesarese all'interno di questo comitato scientifico conferma l'elevato livello di specializzazione della struttura, in grado di guidare l'innovazione tecnologica e clinica a beneficio dei pazienti su scala nazionale.
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All'ospedale di Perugia nuova tecnica per la cura del melanoma ANSA
(ANSA) - PERUGIA, 07 SET - Si amplia ulteriormente l'offerta terapeutica dell'Azienda ospedaliera di Perugia per i pazienti affetti da melanoma, con l'introduzione dell'infusione isolata d'arto (Ili, dall'inglese Isolated limb infusion). Si tratta di una procedura mini-invasiva che consente di trattare localmente l'arto interessato dalla malattia attraverso la somministrazione di alte dosi di chemioterapico, limitando al massimo l'esposizione dell'organismo agli effetti sistemici del farmaco.
"La tecnica è stata sviluppata originariamente presso il Melanoma institute Australia (Mia), già noto come Sydney Melanoma Unit" spiega il prof. Piero Covarelli, direttore della struttura dipartimentale di Chirurgia dei tessuti molli e della mammella. "Attraverso metodiche percutanee mini-invasive - aggiunge, in una nota diffusa dall'Azienda ospedaliera -, la circolazione sanguigna dell'arto viene temporaneamente isolata da quella del resto dell'organismo, permettendo di concentrare il trattamento direttamente nella zona interessata".
La procedura è stata eseguita presso la sala ibrida del blocco operatorio "Moggi" dell'Azienda ospedaliera di Perugia, nell'ambito di un percorso multidisciplinare che ha coinvolto diverse professionalità.
La chirurgia del melanoma viene fatta presso l'ospedale di Perugia da oltre 25 anni dagli specialisti Gian Marco Tomassini e Piero Covarelli. Per la realizzazione della procedura Ili è stata definita fondamentale la collaborazione con i chirurghi della Chirurgia vascolare, dottori Massimo Lenti e Basso Parente.
Il paziente, proveniente da un centro extra-regionale e inviato al prof. Mario Mandalà, direttore dell'Oncologia medica, "è stato sottoposto al trattamento in un contesto altamente specializzato" sottolinea ancora l'Azienda ospedaliera.
L'intervento è stato condotto con l'assistenza anestesiologica del dott. Nicola Tramontano, mentre il necessario monitoraggio intraoperatorio, finalizzato anche a escludere eventuali eventi avversi, è stato condotto dal dott. Salvatore Messina di Medicina Nucleare.
Il paziente è stato dimesso dopo tre giorni dall'intervento, senza presentare complicazioni.
"Presso l'ospedale di Perugia è presente un ambulatorio specialistico dedicato al melanoma, - spiega il prof. Luca Stingeni, direttore della struttura complessa di Dermatologia - che garantisce ai pazienti un percorso di presa in carico strutturato e continuativo. Seguiamo le persone affette da questa patologia dalla fase della diagnosi e dell'intervento chirurgico fino ai controlli successivi e al follow-up previsto dai protocolli. È un percorso assistenziale e multidisciplinare che accompagna il paziente in tutte le fasi della malattia, in stretta collaborazione con il medico di medicina generale".
"L'introduzione dell'infusione isolata d'arto rappresenta un ulteriore passo avanti nell'ampliamento delle possibilità terapeutiche offerte ai pazienti con melanoma - afferma Antonio d'Urso, direttore generale dell'Azienda Ospedaliera di Perugia - grazie alla collaborazione tra diverse specialità e alla disponibilità di tecniche innovative e altamente specialistiche". (ANSA).
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Al Campus Bio-Medico di Roma la radioterapia con l’IA che adatta la cura al tumore Italpress
ROMA (ITALPRESS) – Adattare in tempo reale il trattamento alle condizioni del paziente e all’evoluzione del tumore, direttamente durante la seduta di radioterapia, grazie all’intelligenza artificiale. È la principale innovazione che caratterizza il nuovo Adaptive Linac Ethos della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, inaugurato oggi in occasione della Giornata Mondiale della Radioterapia. Il Policlinico è tra le prime strutture sanitarie in Italia e il primo ospedale a Roma e nel Lazio a mettere in funzione questo acceleratore lineare di ultima generazione. Attivo presso l’Unità Operativa Complessa di Radioterapia oncologica diretta dalla professoressa Sara Ramella, il nuovo macchinario entra a far parte dell’attività assistenziale erogata in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale ed è ora a disposizione di tutti i pazienti seguiti dalla struttura e dei cittadini del territorio romano, laziale e del centro Italia.
L’inaugurazione si è svolta nel corso dell’evento dal titolo “Radioterapia adattativa: la tecnologia di nuova generazione al servizio del paziente”, che ha visto la partecipazione del Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico Carlo Tosti e dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale Paolo Sormani, del Prefetto di Roma Lamberto Giannini e della Presidente del Municipio IX di Roma Capitale Titti Di Salvo. L’iniziativa si è conclusa con la benedizione di don Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Italiana. A differenza della radioterapia tradizionale, basata su un piano definito all’inizio del percorso e poi replicato per tutte le sedute, il nuovo Adaptive Linac Ethos utilizza tecnologie avanzate di imaging e intelligenza artificiale per ricalibrare il trattamento in funzione delle condizioni anatomiche rilevate al momento dell’irradiazione. Un approccio in tempo reale che consente di colpire il tumore con maggiore precisione, di preservare il più possibile gli organi sani circostanti e di ridurre gli effetti collaterali associati alle cure. Il cancro continua a costituire una delle principali sfide per i sistemi sanitari a livello mondiale.
In Italia, secondo le stime dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nel 2025 si sono registrati circa 390.000 nuovi casi di tumore. In questo scenario, la radioterapia riveste un ruolo centrale: oltre il 60% dei pazienti oncologici necessita di questo genere di trattamenti durante il percorso terapeutico, stando all’ultimo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici promosso dalla Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO). La radioterapia, inoltre, contribuisce a raggiungere il 42% delle guarigioni complessive, come evidenziato dall’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO). Il trattamento radioterapico può essere utilizzato per tutte le tipologie di tumore, con un impatto particolarmente significativo nelle sedi più soggette a variazioni nel corso del tempo, come il polmone, il distretto testa-collo e la regione addomino-pelvica. L’Unità Operativa Complessa di Radioterapia oncologica del Policlinico Campus Bio-Medico opera in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale presso la sede di Trigoria e il Campus Bio-Medico Longoni – Medical Center, nel quartiere prenestino, attraverso un approccio multidisciplinare che integra competenze specialistiche, tecnologie avanzate e attenzione ai bisogni della persona. Nel 2025, tra le due sedi, sono stati assistiti complessivamente quasi 7.000 pazienti, con l’erogazione di oltre 149.000 prestazioni. Nei primi sei mesi del 2026 il numero di pazienti ha sfiorato quota 5.000, mentre sono state superate le 72.000 prestazioni.
– foto ufficio stampa Policlinico Universitario Campus Bio-Medico –
(ITALPRESS).
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Vicenza, tumore del figlio curato col metodo Hamer. I periti del tribunale: "Poteva essere salvato" RaiNews
Due date, il 15 marzo e il 25 aprile del 2023. È in questo tempo, breve ma decisivo, che si è consumato il futuro di Francesco Gianello, il 14enne vicentino di Costabissara morto di tumore, un osteosarcoma, nel gennaio del 2024. I suoi genitori sono imputati per omicidio volontario con dolo eventuale. La domanda a cui dovevano rispondere i due medici, Antonello Cirnelli e Franca Fagioli, incaricati di perizia dalla magistratura, era chiara. Francesco ha perso la possibilità di sopravvivere al cancro in virtù di quanto accaduto tra le due date? La prima, 15 marzo: il ragazzo era in cura all'ospedale Rizzoli di Bologna. Gli doveva essere fatta una biopsia per dare avvio immediato alle cure, ma i genitori ritirarono il loro consenso. La seconda, il 25 aprile. Francesco, arrivato al pronto soccorso di Perugia, era in condizioni critiche. Era lì, portato dai genitori su consiglio - dicono - di un ex anestesista veneto, Matteo Penzo, ospiti della comunità Valdibrucia - naturopati, riflessologi, aderenti al cosiddetto metodo Hamer, il medico tedesco, radiato, condannato in più Paesi europei per la morte di numerosi pazienti. Cancro frutto di conflitto psicologico, la tesi, curabile con argilla e anti-infiammatori.Francesco poteva essere salvato, dicono oggi i periti. Aspettare un mese e mezzo ha abbassato la sopravvivenza dal 75 al 40 per cento. Il ragazzo a Perugia era ormai inoperabile e l'intervento era una delle vie per salvarlo. Nella perizia c'è una novità: Francesco era disorientato, aggressivo, situazione neurologica estranea al cancro. L'ipotesi è che avesse assunto farmaci neurotossici, tra cui l'artemisia, previsti da Hamer. Prossima udienza sul caso il 16 settembre in Corte d’Assise a Vicenza. Il servizio di Alessia Piovesan, montaggio Luis Bertagnin
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Il Campus bio medico di Roma rivoluziona la radioterapia La Stampa
Il piano di cura non è più deciso una volta per tutte all'inizio del percorso e poi ripetuto identico per settimane. Da oggi, al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, la radioterapia può essere ricalcolata mentre il paziente è già disteso sul lettino, tenendo conto di come si è mosso il tumore, di quanto si è ridotto, di dove si trovano in quel preciso momento gli organi che lo circondano. È la promessa dell'Adaptive Linac Ethos, l'acceleratore lineare di ultima generazione inaugurato nella Giornata Mondiale della Radioterapia: il Policlinico è tra le prime strutture in Italia e la prima a Roma e nel Lazio a metterlo in funzione.
La macchina è entrata in servizio presso l'Unità operativa complessa di Radioterapia oncologica diretta dalla professoressa Sara Ramella ed è già inserita nell'attività erogata in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Un dettaglio non secondario: significa che sarà accessibile a tutti i pazienti seguiti dalla struttura e ai cittadini del territorio romano, laziale e del centro Italia, senza passare da percorsi privati.
La differenza rispetto alla radioterapia tradizionale sta tutta nel fattore tempo. Nel modello classico il piano di trattamento viene definito all'avvio del percorso sulla base di immagini acquisite in quel momento e poi replicato in ciascuna seduta. Ma nelle settimane successive il corpo cambia: il tumore può ridursi, spostarsi, modificare la propria forma, e con esso si muovono i tessuti circostanti. L'Adaptive Linac Ethos combina tecnologie avanzate di imaging e algoritmi di intelligenza artificiale per rilevare quelle variazioni e riadattare l'irradiazione in tempo reale, concentrando la dose dove serve davvero e risparmiando il più possibile gli organi sani. Con una ricaduta diretta sulla qualità di vita: meno effetti collaterali.
A spiegarlo è la stessa Ramella, che sottolinea come con il nuovo acceleratore «il trattamento non resta uguale per tutta la durata delle cure, ma può essere regolato sulla base delle condizioni reali del paziente osservate in occasione di ciascuna seduta». Poter tenere conto in tempo reale delle modifiche nella forma, nella dimensione e nella posizione della massa tumorale, aggiunge la direttrice, rende la terapia «ancora più appropriata ed efficace», con un beneficio che «può tradursi anche in una migliore tollerabilità delle cure». L'impatto è particolarmente rilevante nelle sedi più soggette a variazioni nel corso del tempo: polmone, distretto testa-collo, regione addomino-pelvica.
Il contesto in cui si inserisce l'investimento resta impegnativo. Secondo le stime dell'Associazione italiana di oncologia medica, nel 2025 in Italia si sono registrati circa 390 mila nuovi casi di tumore. La radioterapia occupa in questo scenario una posizione centrale: oltre il 60% dei pazienti oncologici ne ha bisogno in qualche fase del percorso terapeutico, come rileva l'ultimo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici promosso da FAVO, e contribuisce al 42% delle guarigioni complessive secondo l'Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica.
Anche i volumi del Policlinico raccontano la dimensione del servizio. Tra le due sedi – Trigoria e il Campus Bio-Medico Longoni Medical Center, nel quartiere prenestino – nel 2025 sono stati assistiti quasi 7 mila pazienti, per oltre 149 mila prestazioni erogate. Nei primi sei mesi del 2026 i pazienti hanno già sfiorato quota 5 mila e le prestazioni hanno superato le 72 mila.
All'inaugurazione, ospitata dall'evento "Radioterapia adattativa: la tecnologia di nuova generazione al servizio del paziente", hanno preso parte il prefetto di Roma Lamberto Giannini e la presidente del Municipio IX di Roma Capitale Titti Di Salvo, insieme ai vertici della Fondazione. La cerimonia si è chiusa con la benedizione di don Massimo Angelelli, direttore dell'Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute della Cei.
Per il presidente della Fondazione Carlo Tosti la capacità della macchina di adattarsi alle esigenze del singolo esprime bene il significato attribuito al progresso scientifico: «non un fine da perseguire in sé, ma uno strumento al servizio di una cura sempre più attenta all'individuo nella sua integralità». Una visione che, osserva, orienta da oltre trent'anni la missione della Fondazione.
Sul valore dell'operazione insiste anche l'amministratore delegato e direttore generale Paolo Sormani, che definisce l'acceleratore «un investimento assolutamente strategico» perché consente ai pazienti oncologici di accedere a trattamenti «sempre più efficaci, precisi e personalizzati». Un'innovazione, aggiunge, «tanto più di valore perché a disposizione di tutti i pazienti che ne hanno bisogno» all'interno del Servizio sanitario nazionale: accessibilità e prossimità restano, nelle sue parole, elementi centrali della missione sociale della Fondazione.
Il prefetto Giannini ha letto l'operazione in chiave di diritti: il diritto alla salute, ha ricordato, è uno dei cardini della Costituzione e «si realizza pienamente quando la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione dei servizi riescono a tradursi in cure più efficaci, più accessibili e più rispettose della persona». Di fronte alla malattia oncologica, ha aggiunto, ogni passo avanti assume «un valore profondamente umano, prima ancora che tecnologico», e il compito delle istituzioni è fare in modo che il progresso metta al centro la tutela della vita e della dignità.
Di radicamento territoriale ha parlato invece Titti Di Salvo, per la quale la presenza del Policlinico a Trigoria costituisce «un punto di riferimento molto importante» sul piano sanitario, scientifico e della formazione. La speranza espressa dalla presidente del Municipio IX è che la nuova tecnologia possa offrire «nuove opportunità di cura e guarigione» e migliorare la qualità di vita dei pazienti.
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Roma, al Campus Bio-Medico il nuovo acceleratore che adatta la radioterapia in tempo reale RomaToday
La fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma ha inaugurato lunedì 7 settembre 2026 un acceleratore lineare di nuova generazione capace di adattare il trattamento radioterapico in tempo reale, direttamente durante la seduta, grazie all'intelligenza artificiale. Il Policlinico si colloca tra le prime strutture sanitarie in Italia e il primo ospedale a Roma e nel Lazio a mettere in funzione questo macchinario, l'Adaptive Linac Ethos, attivato in occasione della Giornata Mondiale della Radioterapia.
A differenza della radioterapia tradizionale, basata su un piano definito all'inizio del percorso e replicato per tutte le sedute, il nuovo sistema utilizza tecnologie avanzate di imaging e intelligenza artificiale per ricalibrare il trattamento in base alle condizioni anatomiche rilevate al momento dell'irradiazione. Questo approccio consente di colpire il tumore con maggiore precisione, preservare gli organi sani circostanti e ridurre gli effetti collaterali. Il trattamento ha un impatto particolarmente significativo nei tumori al polmone, nel distretto testa-collo e nella regione addomino-pelvica, sedi più soggette a variazioni nel corso del tempo.
Il macchinario è attivo presso l'Unità Operativa Complessa di Radioterapia oncologica, diretta dalla professoressa Sara Ramella, ed è erogato in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, a disposizione di tutti i pazienti della struttura e dei cittadini di Roma, del Lazio e del centro Italia.
Numeri e contesto
Secondo le stime dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), nel 2025 in Italia si sono registrati circa 390.000 nuovi casi di tumore. La radioterapia è coinvolta nella cura di oltre il 60% dei pazienti oncologici, stando all'ultimo rapporto della Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo), e contribuisce al 42% delle guarigioni complessive, come evidenziato dall'Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (Airo).
L'unità di radioterapia del Policlinico opera nelle sedi di Trigoria e del Campus Bio-Medico Longoni – Medical Center, nel quartiere prenestino. Nel 2025, tra le due sedi, sono stati assistiti quasi 7.000 pazienti con oltre 149.000 prestazioni erogate. Nei primi sei mesi del 2026 i pazienti hanno sfiorato quota 5.000 e le prestazioni hanno superato le 72.000.
Le dichiarazioni
L'inaugurazione si è svolta nel corso dell'evento "Radioterapia adattativa: la tecnologia di nuova generazione al servizio del paziente", con la partecipazione del presidente della Fondazione Carlo Tosti, dell'amministratore delegato e direttore generale Paolo Sormani, del prefetto di Roma Lamberto Giannini e della presidente del Municipio IX di Roma Capitale Titti Di Salvo.
"La lotta contro il cancro richiede ogni giorno competenze, ricerca e tecnologie sempre più avanzate", ha affermato Tosti. "L'introduzione di questo nuovo macchinario configura un ulteriore passo avanti nel percorso di innovazione che accompagna l'attività del nostro Policlinico. La sua capacità di adattarsi alle esigenze del paziente esprime bene il significato che attribuiamo al progresso scientifico: non un fine da perseguire in sé, ma uno strumento al servizio di una cura sempre più attenta all'individuo nella sua integralità. È questa visione, fondata sull'incontro tra innovazione e attenzione alla persona, che da oltre trent'anni continua a orientare la missione della nostra Fondazione".
"Il nuovo acceleratore lineare rappresenta un investimento assolutamente strategico per il nostro Policlinico, perché permette ai pazienti oncologici di accedere a trattamenti sempre più efficaci, precisi e personalizzati", ha sottolineato Sormani. "Un'innovazione - ha aggiunto - tanto più di valore perché a disposizione di tutti i pazienti che ne hanno bisogno attraverso l'attività assistenziale svolta dal nostro Policlinico nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale. Tecnologia al servizio della collettività, accessibilità e prossimità sono elementi centrali della nostra missione sociale, secondo quell'ideale di umanizzazione delle cure che caratterizza fin dalle origini la nostra Fondazione".
Il prefetto Giannini ha dichiarato: "L'introduzione di una tecnologia così avanzata non rappresenta soltanto un approdo scientifico-operativo ma costituisce certamente un importante indicatore di qualità, sia sul fronte sanitario che su quello della attuazione dei diritti civili. Il diritto alla salute è uno dei cardini della nostra Costituzione e si realizza pienamente quando la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione dei servizi riescono a tradursi in cure più efficaci, più accessibili e più rispettose della persona. Di fronte alla malattia oncologica, ogni passo avanti nella capacità di diagnosticare, trattare e accompagnare chi soffre assume un valore profondamente umano, prima ancora che tecnologico. L'intelligenza artificiale e le nuove frontiere della medicina ci consegnano possibilità fino a pochi anni fa difficilmente immaginabili: il compito delle Istituzioni e delle strutture sanitarie è fare in modo che questo progresso ponga al centro del sistema la tutela della vita, della dignità e dell'integrità della persona. In questa prospettiva, il Campus Bio-Medico conferma il valore di una sanità capace di coniugare alta specializzazione, innovazione e attenzione concreta ai bisogni dei pazienti e di una intera Comunità".
Di Salvo ha commentato: "La presenza del Policlinico Campus Bio-Medico a Trigoria rappresenta un punto di riferimento molto importante per il nostro territorio, dal punto di vista sanitario, scientifico e della formazione. L'introduzione di questa nuova tecnologia ne è un'ulteriore testimonianza e conferma l'attenzione che il Policlinico e i suoi professionisti dedicano alla comunità, ai pazienti e alle loro famiglie, con un approccio che mette sempre al centro la persona e che coniuga competenze cliniche e profonda umanità. Spero davvero che questo nuovo macchinario possa offrire nuove opportunità di cura e guarigione e contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti".
La professoressa Ramella ha spiegato il funzionamento del nuovo sistema: "Con il nuovo Adaptive Linac il trattamento non resta uguale per tutta la durata delle cure, ma può essere regolato sulla base delle condizioni reali del paziente osservate in occasione di ciascuna seduta. Durante il percorso terapeutico, infatti, possono verificarsi modifiche nella forma, nella dimensione, nella posizione del tumore o degli organi circostanti. La possibilità di tenerne conto in tempo reale ci consente di rendere il trattamento ancora più appropriato ed efficace, concentrando la dose radiante dove serve e preservando maggiormente i tessuti sani. E ciò può tradursi anche in una migliore tollerabilità delle cure".
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Glioma pontino intrinseco diffuso: al via un consorzio europeo per sperimentare un’immunoterapia innovativa AboutPharma
Ha preso il via il nuovo consorzio europeo di ricerca Epica-Dipg (european paediatric immunotherapy trial with combinatory advanced therapy medicinal products for Dipg), che avrà il compito di valutare una nuova strategia immunoterapica per bambini e adolescenti affetti da glioma pontino intrinseco diffuso (Dipg). Il progetto, della durata di cinque anni, rientra nell’ambito della Missione Cancro di Horizon e sarà coordinato dall’Institut de Recerca Sant Joan de Déu Barcelona (Irsjd).
Oltre allo studio clinico, il progetto svilupperà una strategia diagnostica complementare per il monitoraggio minimamente invasivo della risposta immunitaria e della risposta al trattamento e un modello transfrontaliero per la produzione centralizzata e la distribuzione delle terapie avanzate agli ospedali dei diversi Paesi coinvolti. Il consorzio valuterà se questo modello possa contribuire a rendere in futuro più accessibili trattamenti così complessi e costosi.
Che cosa è il glioma pontino intrinseco diffuso
Il Dipg è un tumore cerebrale pediatrico caratterizzato da un deterioramento neurologico progressivo e irreversibile. È il più frequente tumore pediatrico del tronco encefalico e uno dei tumori pediatrici con la più alta mortalità. Ogni anno in Europa vengono diagnosticati più di 300 nuovi casi, generalmente in bambini di circa sette anni. Il tumore si sviluppa nel ponte, una regione del tronco encefalico coinvolta in funzioni essenziali come il movimento, la respirazione e la deglutizione, e progredisce rapidamente.
La sua crescita diffusa nel tessuto cerebrale sano rende impossibile l’asportazione chirurgica, mentre i trattamenti oncologici convenzionali si sono dimostrati inefficaci. La radioterapia focale rimane il principale trattamento e può fornire un sollievo temporaneo dai sintomi, ma non è curativa. Meno del 10% dei bambini sopravvive per due anni dopo la diagnosi e meno dell’1% per cinque anni.
Nel loro insieme, le diverse attività del progetto affronteranno gli aspetti clinici, regolatori e logistici necessari per sperimentare un’immunoterapia complessa, ancora in fase di ricerca, in ospedali di diversi Paesi europei.
Una strategia terapeutica pionieristica
Epica-Dipg valuterà un’innovativa immunoterapia combinatoria ancora in fase di ricerca, che in questa forma non è mai stata sperimentata negli esseri umani. Trattandosi di uno studio di Fase I, il suo obiettivo principale è valutarne la sicurezza. Lo studio ne esaminerà inoltre la fattibilità e produrrà evidenze utili a orientare le successive ricerche cliniche e traslazionali.
Il consorzio identificherà e validerà inoltre biomarcatori rilevanti e svilupperà un approccio diagnostico complementare per il monitoraggio minimamente invasivo e in tempo reale della risposta immunitaria e del carico di malattia durante lo studio.
Questo lavoro diagnostico potrà aiutare i ricercatori a comprendere se, dopo il trattamento, si stiano verificando modificazioni della risposta immunitaria e in che modo il tumore possa rispondere. Sarà inoltre funzionale a un disegno dello studio nel quale trattamento, monitoraggio e interpretazione dei risultati devono funzionare in maniera integrata nei diversi centri.
Un progetto a tutto tondo
Il reclutamento dei pazienti coinvolgerà il Pediatric Cancer Center Barcelona (Pccb) del Sant Joan de Déu Barcelona Children’s Hospital, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in Italia e il Princess Máxima Center nei Paesi Bassi. Tra gli altri partner del consorzio anche tre organizzazioni di pazienti, una per ciascun Paese partecipante, ed esperti di regolamentazione dei medicinali e di valutazione delle tecnologie sanitarie.
“Epica-Dipg non si limita a chiedersi se sia possibile sperimentare una nuova strategia terapeutica, ma anche se l’intero percorso che la accompagna possa essere portato su una scala più ampia”, ha dichiarato il Principal Investigator Andrés Morales La Madrid, del Pccb del Sant Joan de Déu Barcelona Children’s Hospital. “Per un tumore pediatrico raro come il Dipg, lo studio clinico, gli strumenti di monitoraggio, la preparazione regolatoria e il modello di distribuzione devono essere considerati nel loro insieme, affinché il progetto possa produrre evidenze utili”.
Il ruolo dei pazienti
Le organizzazioni di pazienti dei tre Paesi partecipanti coinvolte sono: Pulseras Candela, Fondazione Il Coraggio dei Bambini e Vereniging Kinderkanker Nederland. Le organizzazioni di pazienti, i rappresentanti delle famiglie e i caregiver contribuiranno alla progettazione, alla revisione e alla valutazione continua del protocollo clinico e dei materiali destinati ai pazienti. Il loro coinvolgimento mira a garantire che lo studio sia comprensibile, solido dal punto di vista etico e attento all’esperienza concreta dei bambini e delle famiglie che si trovano ad affrontare una diagnosi grave e rara.
“Le famiglie portano con sé conoscenze e punti di vista maturati attraverso la loro esperienza con il DIPG e con le difficoltà che si trovano ad affrontare”, ha dichiarato Alessandro Cannolicchio, presidente della Fondazione Il Coraggio dei Bambini. “Il loro coinvolgimento può aiutare Epica-Dipg a comprendere meglio le domande e le preoccupazioni delle famiglie, a comunicare l’incertezza in modo aperto e trasparente e a garantire che le informazioni siano condivise con sensibilità e comprensione quando è necessario prendere decisioni difficili”.
Un modello accademico per le terapie avanzate
Infine, il consorzio sperimenterà un modello in cui le terapie avanzate vengono prodotte centralmente presso strutture accademiche conformi alle Good manufacturing practice (Gmp) e distribuite ai centri partecipanti. L’obiettivo è verificare se il reclutamento decentralizzato dei pazienti possa integrarsi con una produzione centralizzata, anche negli ospedali privi di capacità produttiva.
Epica-Dipg propone così un percorso integrato, che combina studio clinico, diagnostica complementare e un modello centralizzato di produzione e distribuzione. Un approccio potenzialmente applicabile anche ad altre terapie avanzate e ad altri ambiti, oltre l’oncologia pediatrica. I risultati potranno orientare le successive fasi di sviluppo clinico e diagnostico e contribuire a definire nuovi modelli di ricerca accademica per le terapie avanzate nei tumori pediatrici rari.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
65.6/100
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Criteri Critici
Radioterapia, Campus Bio-Medico: "Nuovo acceleratore con Ai adatta cure in tempo reale" Adnkronos
Adattare in tempo reale il trattamento alle condizioni del paziente e all'evoluzione del tumore, direttamente durante la seduta di radioterapia, grazie all’intelligenza artificiale. È la principale innovazione che caratterizza il nuovo Adaptive Linac Ethos della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, inaugurato oggi in occasione della Giornata mondiale della radioterapia. Il Policlinico - informa una nota - “è tra le prime strutture sanitarie in Italia e il primo ospedale a Roma e nel Lazio a mettere in funzione questo acceleratore lineare di ultima generazione”. Attivo presso l’Unità operativa complessa di Radioterapia oncologica diretta da Sara Ramella, il nuovo macchinario entra a far parte dell'attività assistenziale erogata in convenzione con il Servizio sanitario nazionale ed è ora a disposizione di tutti i pazienti seguiti dalla struttura e dei cittadini del territorio romano, laziale e del centro Italia. L’inaugurazione si è svolta nel corso dell’evento dal titolo ‘Radioterapia adattativa: la tecnologia di nuova generazione al servizio del paziente’, che ha visto la partecipazione del presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico Carlo Tosti e dell’amministratore delegato e direttore generale Paolo Sormani, del prefetto di Roma Lamberto Giannini e della presidente del Municipio IX di Roma Capitale Titti Di Salvo. L’iniziativa si è conclusa con la benedizione di don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute della Conferenza episcopale italiana.
A differenza della radioterapia tradizionale, basata su un piano definito all’inizio del percorso e poi replicato per tutte le sedute - si legge nella nota - il nuovo Adaptive Linac Ethos utilizza tecnologie avanzate di imaging e intelligenza artificiale per ricalibrare il trattamento in funzione delle condizioni anatomiche rilevate al momento dell'irradiazione. Un approccio in tempo reale che consente di colpire il tumore con maggiore precisione, di preservare il più possibile gli organi sani circostanti e di ridurre gli effetti collaterali associati alle cure.
Il cancro continua a costituire una delle principali sfide per i sistemi sanitari a livello mondiale. In Italia, secondo le stime dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), nel 2025 si sono registrati circa 390mila nuovi casi di tumore. In questo scenario, la radioterapia riveste un ruolo centrale: oltre il 60% dei pazienti oncologici necessita di questo genere di trattamenti durante il percorso terapeutico, stando all'ultimo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici promosso dalla Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo). La radioterapia, inoltre, contribuisce a raggiungere il 42% delle guarigioni complessive, come evidenziato dall'Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (Airo). Il trattamento radioterapico può essere utilizzato per tutte le tipologie di tumore, con un impatto particolarmente significativo nelle sedi più soggette a variazioni nel corso del tempo, come il polmone, il distretto testa-collo e la regione addomino-pelvica.
L’Unità operativa complessa di Radioterapia oncologica del Policlinico Campus Bio-Medico opera in convenzione con il Servizio sanitario nazionale presso la sede di Trigoria e il Campus Bio-Medico Longoni – Medical Center, nel quartiere prenestino, attraverso un approccio multidisciplinare che integra competenze specialistiche, tecnologie avanzate e attenzione ai bisogni della persona. Nel 2025, tra le due sedi, sono stati assistiti complessivamente quasi 7mila pazienti, con l’erogazione di oltre 149mila prestazioni. Nei primi 6 mesi del 2026 il numero di pazienti ha sfiorato quota 5mila, mentre sono state superate le 72mila prestazioni.
“La lotta contro il cancro richiede ogni giorno competenze, ricerca e tecnologie sempre più avanzate - afferma Tosti - L'introduzione di questo nuovo macchinario configura un ulteriore passo avanti nel percorso di innovazione che accompagna l'attività del nostro Policlinico. La sua capacità di adattarsi alle esigenze del paziente esprime bene il significato che attribuiamo al progresso scientifico: non un fine da perseguire in sé, ma uno strumento al servizio di una cura sempre più attenta all'individuo nella sua integralità. È questa visione, fondata sull'incontro tra innovazione e attenzione alla persona, che da oltre trent’anni continua a orientare la missione della nostra Fondazione”.
“Il nuovo acceleratore lineare rappresenta un investimento assolutamente strategico per il nostro Policlinico, perché permette ai pazienti oncologici di accedere a trattamenti sempre più efficaci, precisi e personalizzati - sottolinea Sormani - Un’innovazione tanto più di valore perché a disposizione di tutti i pazienti che ne hanno bisogno attraverso l'attività assistenziale svolta dal nostro Policlinico nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale. Tecnologia al servizio della collettività, accessibilità e prossimità sono elementi centrali della nostra missione sociale, secondo quell’ideale di umanizzazione delle cure che caratterizza fin dalle origini la nostra Fondazione”.
“L’introduzione di una tecnologia così avanzata - evidenzia Giannini - non rappresenta soltanto un approdo scientifico-operativo ma costituisce certamente un importante indicatore di qualità, sia sul fronte sanitario che su quello della attuazione dei diritti civili. Il diritto alla salute è uno dei cardini della nostra Costituzione e si realizza pienamente quando la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione dei servizi riescono a tradursi in cure più efficaci, più accessibili e più rispettose della persona. Di fronte alla malattia oncologica, ogni passo avanti nella capacità di diagnosticare, trattare e accompagnare chi soffre assume un valore profondamente umano, prima ancora che tecnologico. L’intelligenza artificiale e le nuove frontiere della medicina ci consegnano possibilità fino a pochi anni fa difficilmente immaginabili: il compito delle Istituzioni e delle strutture sanitarie è fare in modo che questo progresso ponga al centro del sistema la tutela della vita, della dignità e dell’integrità della persona. In questa prospettiva, il Campus Bio-Medico conferma il valore di una sanità capace di coniugare alta specializzazione, innovazione e attenzione concreta ai bisogni dei pazienti e di una intera Comunità”.
La presenza del Policlinico Campus Bio-Medico a Trigoria “rappresenta un punto di riferimento molto importante per il nostro territorio, dal punto di vista sanitario, scientifico e della formazione - osserva Di Salvo - L’introduzione di questa nuova tecnologia ne è un’ulteriore testimonianza e conferma l’attenzione che il Policlinico e i suoi professionisti dedicano alla comunità, ai pazienti e alle loro famiglie, con un approccio che mette sempre al centro la persona e che coniuga competenze cliniche e profonda umanità. Spero davvero che questo nuovo macchinario possa offrire nuove opportunità di cura e guarigione e contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti”.
“Con il nuovo Adaptive Linac il trattamento non resta uguale per tutta la durata delle cure, ma può essere regolato sulla base delle condizioni reali del paziente osservate in occasione di ciascuna seduta - conclude Ramella. - Durante il percorso terapeutico, infatti, possono verificarsi modifiche nella forma, nella dimensione, nella posizione del tumore o degli organi circostanti. La possibilità di tenerne conto in tempo reale ci consente di rendere il trattamento ancora più appropriato ed efficace, concentrando la dose radiante dove serve e preservando maggiormente i tessuti sani. E ciò può tradursi anche in una migliore tollerabilità delle cure”.
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.0/100
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Criteri Critici
Radioterapia e intelligenza artificiale, al Campus Bio-Medico cure su misura contro i tumori RaiNews
Primo ospedale di Roma e del Lazio ad attivare il sistema Ethos. La tecnologia adatta il trattamento in tempo reale alle condizioni del paziente Un nuovo passo avanti nella lotta contro il cancro arriva dalCampus Bio-Medico di Roma, che ha inaugurato il nuovoAdaptive Linac Ethos, acceleratore lineare di ultima generazione in grado di adattare la radioterapia alle condizioni del paziente direttamente durante la seduta. Grazie all'impiego dell'intelligenza artificiale, il sistema ricalibra il trattamento in tempo reale sulla base dell'evoluzione del tumore e delle variazioni anatomiche rilevate al momento dell'irradiazione. La struttura è tra le prime in Italia a dotarsi della nuova tecnologia ed è la prima a Roma e nel Lazio a renderla operativa. Il macchinario entra nell'attività clinica dell'Unità diRadioterapia Oncologicadiretta da Sara Ramella ed è disponibile per i pazienti seguiti dal Policlinico nell'ambito delServizio sanitario nazionale. A differenza della radioterapia tradizionale, che segue un piano definito all'inizio del percorso terapeutico, il nuovo sistema modifica il trattamento seduta dopo seduta. L'obiettivo è colpire il tumore con una maggiore precisione, limitando l'esposizione degli organi sani circostanti e riducendo il rischio di effetti collaterali. L'innovazione assume particolare rilievo in un contesto in cui i tumori rappresentano una delle principali sfide per la sanità. Secondo le stime, in Italia nel 2025 sono stati registrati circa390 mila nuovi casi oncologicie oltre il 60% dei pazienti necessita della radioterapia durante il proprio percorso di cura. Una tecnica che contribuisce in maniera significativa ai risultati terapeutici e che trova applicazione in numerose forme tumorali, soprattutto nei distretti soggetti a maggiori variazioni anatomiche comepolmone,testa-colloearea addomino-pelvica. Tra la sede di Trigoria e il Campus Bio-Medico Longoni, nel 2025 sono stati seguiti quasi7 mila pazienti, con oltre149 mila prestazionierogate. Numeri che confermano il ruolo del Policlinico come punto di riferimento per l'assistenza oncologica nel Lazio e nel Centro Italia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
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Criteri Critici
All’ospedale di Perugia introdotta una tecnica innovativa per i pazienti affetti da melanoma PerugiaToday
Una tecnica innovativa per i pazienti affetti da melanoma, una procedura che consente di limitare al massimo l’esposizione dell’organismo agli effetti sistemici della chemioterapia.
All’ospedale di Perugia è stata introdotta una nuova procedura, ovvero l’infusione isolata d’arto (ILI, dall’inglese Isolated Limb Infusion). Si tratta di una procedura mini-invasiva che consente di trattare localmente l’arto interessato dalla malattia attraverso la somministrazione di alte dosi di chemioterapico, limitando al massimo l’esposizione dell’organismo agli effetti del farmaco.
Come spiegato dal professor Piero Covarelli, direttore della struttura dipartimentale di chirurgia dei tessuti molli e della mammella: “La tecnica è stata sviluppata originariamente presso il Melanoma Institute Australia (MIA), già noto come Sydney Melanoma Unit. Attraverso metodiche percutanee mini-invasive, la circolazione sanguigna dell’arto viene temporaneamente isolata da quella del resto dell’organismo, permettendo di concentrare il trattamento direttamente nella zona interessata”.
La procedura è stata eseguita presso la sala ibrida del blocco operatorio “Moggi” dell’azienda ospedaliera di Perugia, nell’ambito di un percorso multidisciplinare che ha coinvolto diverse professionalità. La chirurgia del melanoma viene effettuata presso l’ospedale di Perugia da oltre 25 anni dagli specialisti Gian Marco Tomassini e Piero Covarelli. Per la realizzazione della procedura ILI è stata fondamentale la collaborazione con i chirurghi della chirurgia vascolare, il dottor Massimo Lenti e il dottor Basso Parente.
Il paziente, proveniente da un centro extra-regionale e inviato al professor Mario Mandalà, direttore dell’oncologia medica, è stato sottoposto al trattamento in un contesto altamente specializzato. L’intervento è stato condotto con l’assistenza anestesiologica del dottor Nicola Tramontano, mentre il necessario monitoraggio intraoperatorio, finalizzato anche a escludere eventuali eventi avversi, è stato effettuato dal dottor Salvatore Messina di medicina nucleare. Il paziente è stato dimesso dopo tre giorni dall’intervento, senza presentare complicazioni.
“Presso l’ospedale di Perugia è presente un ambulatorio specialistico dedicato al melanoma che garantisce ai pazienti un percorso di presa in carico strutturato e continuativo. Seguiamo le persone affette da questa patologia dalla fase della diagnosi e dell’intervento chirurgico fino ai controlli successivi e al follow-up previsto dai protocolli. È un percorso assistenziale e multidisciplinare che accompagna il paziente in tutte le fasi della malattia, in stretta collaborazione con il medico di medicina generale” ha sottolineato il professor Luca Stingeni, direttore della struttura complessa di dermatologia.
“L’introduzione dell’infusione isolata d’arto rappresenta un ulteriore passo avanti nell’ampliamento delle possibilità terapeutiche offerte ai pazienti con melanoma grazie alla collaborazione tra diverse specialità e alla disponibilità di tecniche innovative e altamente specialistiche” afferma Antonio d’Urso, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Perugia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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47.0/100
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Criteri Critici
Melanoma: nuova procedura all’ospedale di Perugia. Trattato il primo paziente con l’infusione isolata d’arto UmbriaON
Nuove possibilità terapeutiche per i pazienti affetti da melanoma all’azienda ospedaliera di Perugia. È stata infatti introdotta la procedura di infusione isolata d’arto, denominata ILI, dall’inglese Isolated Limb Infusion: una tecnica mini-invasiva che permette di intervenire localmente sulla parte del corpo interessata dalla malattia, concentrando il trattamento chemioterapico e riducendo al minimo l’esposizione dell’intero organismo agli effetti del farmaco.
La procedura è stata eseguita per la prima volta nella sala ibrida del blocco operatorio ‘Moggi’, al termine di un percorso che ha coinvolto diverse professionalità dell’ospedale perugino. A spiegare il funzionamento della tecnica è il professor Piero Covarelli, direttore della struttura dipartimentale di chirurgia dei tessuti molli e della mammella. «Attraverso metodiche percutanee mini-invasive, la circolazione sanguigna dell’arto viene temporaneamente isolata da quella del resto dell’organismo, permettendo di concentrare il trattamento direttamente nella zona interessata». La tecnica è stata originariamente sviluppata presso il Melanoma Institute Australia.
L’intervento rappresenta un ulteriore tassello nell’attività dedicata alla cura del melanoma all’ospedale di Perugia, dove la chirurgia di questa patologia viene effettuata da oltre 25 anni dagli specialisti Gian Marco Tomassini e Piero Covarelli. Per la realizzazione della nuova procedura è stata determinante anche la collaborazione con la chirurgia vascolare, attraverso i dottori Massimo Lenti e Basso Parente. Il primo paziente sottoposto al trattamento era stato inviato da un centro extra-regionale al professor Mario Mandalà, direttore dell’oncologia medica. L’intervento si è svolto con l’assistenza anestesiologica del dottor Nicola Tramontano e con il monitoraggio intraoperatorio effettuato dal dottor Salvatore Messina della medicina nucleare, anche per verificare l’eventuale insorgenza di eventi avversi. Il decorso post-operatorio non ha fatto registrare complicazioni e il paziente è stato dimesso dopo tre giorni.
L’attività si inserisce in un percorso più ampio dedicato alla presa in carico dei pazienti con melanoma. «Presso l’ospedale di Perugia è presente un ambulatorio specialistico dedicato – spiega il professor Luca Stingeni, direttore della struttura complessa di dermatologia – che garantisce un percorso strutturato e continuativo, dalla diagnosi all’intervento chirurgico, fino ai controlli successivi e al follow-up previsto dai protocolli». Soddisfazione viene espressa anche dal direttore generale dell’azienda ospedaliera di Perugia, Antonio d’Urso. «L’introduzione dell’infusione isolata d’arto rappresenta un ulteriore passo avanti nell’ampliamento delle possibilità terapeutiche offerte ai pazienti con melanoma, grazie alla collaborazione tra diverse specialità e alla disponibilità di tecniche innovative e altamente specialistiche».
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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59.3/100
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Criteri Critici
Un nuovo consorzio europeo per sperimentare un’immunoterapia innovativa contro un aggressivo tumore cerebrale pediatrico Adnkronos
Nasce nell’ambito della Missione Cancro di Horizon Europe il nuovo consorzio europeo di ricerca Epica-dipg (European Paediatric Immunotherapy Trial with Combinatory Advanced Therapy Medicinal Products for Dipg), coordinato dall’Institut de Recerca Sant Joan de Déu Barcelona (Irsjd). Il progetto, della durata di cinque anni, ha l’obiettivo di valutare una nuova strategia immunoterapica per bambini e adolescenti affetti da glioma pontino intrinseco diffuso (Dipg), un tumore cerebrale pediatrico letale caratterizzato da un deterioramento neurologico progressivo e irreversibile. "Oltre allo studio clinico, il progetto svilupperà una strategia diagnostica complementare per il monitoraggio minimamente invasivo della risposta immunitaria e della risposta al trattamento e un modello transfrontaliero per la produzione centralizzata e la distribuzione delle terapie avanzate agli ospedali dei diversi Paesi coinvolti. Il consorzio valuterà se questo modello possa contribuire a rendere in futuro più accessibili trattamenti così complessi e costosi". Lo sottolinea una nota dell'ospedale Bambino Gesù.
Tra i partner del consorzio figurano l’ospedale pediatrico Bambino Gesù Irccs di Roma e il Princess Máxima Center di Utrecht, insieme a tre organizzazioni di pazienti, una per ciascun Paese partecipante, ed esperti di regolamentazione dei medicinali e di valutazione delle tecnologie sanitarie.
Il glioma pontino intrinseco diffuso (Dipg). "E' il più frequente tumore pediatrico del tronco encefalico e uno dei tumori pediatrici con la più alta mortalità. Ogni anno in Europa vengono diagnosticati più di 300 nuovi casi, generalmente in bambini di circa sette anni. Il tumore si sviluppa nel ponte, una regione del tronco encefalico coinvolta in funzioni essenziali come il movimento, la respirazione e la deglutizione, e progredisce rapidamente - ricorda l'ospedale del Vaticano - La sua crescita diffusa nel tessuto cerebrale sano rende impossibile l’asportazione chirurgica, mentre i trattamenti oncologici convenzionali si sono dimostrati inefficaci. La radioterapia focale rimane il principale trattamento e può fornire un sollievo temporaneo dai sintomi, ma non è curativa. Meno del 10% dei bambini sopravvive per due anni dopo la diagnosi e meno dell’1% per cinque anni. Nel loro insieme, le diverse attività del progetto affronteranno gli aspetti clinici, regolatori e logistici necessari per sperimentare un’immunoterapia complessa, ancora in fase di ricerca, in ospedali di diversi Paesi europei".
Un progetto fondato sulla collaborazione. "Epica-Dipg riunisce centri di riferimento di oncologia pediatrica, organizzazioni di ricerca, esperti in ambito regolatorio, specialisti nella valutazione delle tecnologie sanitarie, partner della comunicazione e organizzazioni di pazienti di Spagna, Italia e Paesi Bassi. Il reclutamento dei pazienti coinvolgerà il Pediatric Cancer Center Barcelona (Pccb) del Sant Joan de Déu Barcelona Children’s Hospital, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in Italia e il Princess Máxima Center nei Paesi Bassi", ricorda la nota.
"Epica-Dipg non si limita a chiedersi se sia possibile sperimentare una nuova strategia terapeutica, ma anche se l’intero percorso che la accompagna possa essere portato su una scala più ampia - ha dichiarato il Principal Investigator Andrés Morales La Madrid, del Pccb del Sant Joan de Déu Barcelona Children’s Hospital - Per un tumore pediatrico raro come il DIPG, lo studio clinico, gli strumenti di monitoraggio, la preparazione regolatoria e il modello di distribuzione devono essere considerati nel loro insieme, affinché il progetto possa produrre evidenze utili".
Il consorzio comprende inoltre organizzazioni di pazienti dei tre Paesi partecipanti: Pulseras Candela, Fondazione Il Coraggio dei Bambini e Vereniging Kinderkanker Nederland. Le organizzazioni di pazienti, i rappresentanti delle famiglie e i caregiver contribuiranno alla progettazione, alla revisione e alla valutazione continua del protocollo clinico e dei materiali destinati ai pazienti. Il loro coinvolgimento mira a garantire che lo studio sia comprensibile, solido dal punto di vista etico e attento all’esperienza concreta dei bambini e delle famiglie che si trovano ad affrontare una diagnosi grave e rara. "Le famiglie portano con sé conoscenze e punti di vista maturati attraverso la loro esperienza con il Dipg e con le difficoltà che si trovano ad affrontare - dichiarato Alessandro Cannolicchio, presidente della Fondazione Il Coraggio dei Bambini - Il loro coinvolgimento può aiutare Epica-Dipg a comprendere meglio le domande e le preoccupazioni delle famiglie, a comunicare l’incertezza in modo aperto e trasparente e a garantire che le informazioni siano condivise con sensibilità e comprensione quando è necessario prendere decisioni difficili".
Una strategia terapeutica pionieristica entra nella fase di sperimentazione clinica. "Epica-Dipg valuterà un’innovativa immunoterapia combinatoria ancora in fase di ricerca, che in questa forma non è mai stata sperimentata nell’uomo. Trattandosi di uno studio di Fase I, il suo obiettivo principale è valutarne la sicurezza. Lo studio - continua la nota - ne esaminerà inoltre la fattibilità e produrrà evidenze utili a orientare le successive ricerche cliniche e traslazionali. Epica-Dipg identificherà e validerà inoltre biomarcatori rilevanti e svilupperà un approccio diagnostico complementare per il monitoraggio minimamente invasivo e in tempo reale della risposta immunitaria e del carico di malattia durante lo studio. Questo lavoro diagnostico potrà aiutare i ricercatori a comprendere se, dopo il trattamento, si stiano verificando modificazioni della risposta immunitaria e in che modo il tumore possa rispondere. Sarà inoltre funzionale a un disegno dello studio nel quale trattamento, monitoraggio e interpretazione dei risultati devono funzionare in maniera integrata nei diversi centri".
Un modello accademico per la produzione e la distribuzione delle terapie avanzate. I medicinali per terapie avanzate sono complessi e costosi da produrre, soprattutto quando il numero di pazienti è ridotto e la capacità produttiva specializzata è concentrata in un numero limitato di centri. Epica-Dipg sperimenterà un modello nel quale i medicinali per terapie avanzate vengono prodotti centralmente presso strutture accademiche specializzate conformi alle Gmp (Good Manufacturing Practice) e inviati ai centri partecipanti in cui vengono reclutati i pazienti. Ciò consentirà di valutare se il reclutamento decentralizzato dei pazienti possa funzionare in modo affidabile insieme a una produzione centralizzata, anche negli ospedali che non dispongono di una propria capacità produttiva.
Epica-Dipg sperimenta "quindi un percorso di ricerca integrato: lo studio clinico costituisce il contesto per la valutazione della terapia, la diagnostica complementare aiuta a interpretare ciò che avviene a livello biologico durante il trattamento e il modello di produzione e logistica consente di verificare se questo approccio possa funzionare tra centri diversi. Questo modello - conclude la nota - potrebbe avere rilevanza anche al di là dell’oncologia pediatrica, fornendo indicazioni utili per la distribuzione e l’impiego di altre terapie contro altre malattie. Se Epica-Dipg produrrà le evidenze che il progetto si propone di generare, i risultati potranno orientare le successive fasi della valutazione clinica, il futuro sviluppo della diagnostica complementare, il confronto sulla valutazione delle tecnologie sanitarie e i modelli di ricerca accademica sulle terapie avanzate nei tumori pediatrici rari, contribuendo a porre le basi per future opportunità di ricerca per i bambini e le famiglie colpiti dal Dipg".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Tumore alla Prostata: il San Gerardo è il miglior ospedale al mondo per la ricerca sulla Radioterapia Il Giorno
Monza, 7 settembre 2026 – La Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza si afferma ufficialmente come il polo di riferimento assoluto a livello mondiale nella ricerca scientifica sulla radioterapia per il carcinoma prostatico. Nel campo dell'ipofrazionamento, una delle più importanti evoluzioni terapeutiche degli ultimi anni, l'istituto pubblico monzese ha conquistato il primato globale per produttività scientifica, posizionando la sanità italiana ai vertici della medicina internazionale.
A certificarlo è uno studio bibliometrico internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica "Discover Oncology", che ha analizzato nel dettaglio 1.428 pubblicazioni scientifiche realizzate da oltre 7.000 ricercatori di 74 Paesi. Nella graduatoria mondiale degli autori per numero di pubblicazioni, il professor Stefano Arcangeli, direttore della Radioterapia della Fondazione IRCCS San Gerardo, si è classificato al primo posto assoluto al mondo, con all'attivo 32 pubblicazioni e ben 1.200 citazioni.
Un successo del lavoro di squadra
Questo storico primato non è un traguardo isolato, ma il frutto di una forte sinergia interna. Il professor Arcangeli ha infatti tenuto a sottolineare come il riconoscimento rappresenti il risultato di un lungo lavoro di squadra sviluppato negli anni grazie alla stretta collaborazione tra medici, fisici sanitari, tecnici di radioterapia, infermieri e i diversi professionisti della Fondazione quotidianamente coinvolti nella diagnosi e nella cura del tumore della prostata.
«È un riconoscimento che considero prima di tutto del nostro team e della Fondazione – sottolinea il professor Arcangeli – È il risultato di anni di ricerca clinica e di un lavoro multidisciplinare orientato a rendere la radioterapia sempre più efficace, precisa e, al tempo stesso, meno impegnativa per i pazienti. Essere oggi ai vertici internazionali in questo settore dimostra la capacità di un IRCCS pubblico di produrre ricerca in grado di contribuire all’evoluzione della pratica clinica».
La rivoluzione dell'ipofrazionamento
La tecnica dell'ipofrazionamento rappresenta una delle principali evoluzioni della moderna radioterapia nel trattamento del carcinoma prostatico. Questa metodica permette infatti di ridurre in modo significativo il numero delle sedute di radioterapia necessarie, pur mantenendo standard di precisione e qualità terapeutica elevatissimi.
I benefici di questo approccio sono molteplici e tangibili. Per i pazienti, innanzitutto, dato che il loro percorso terapeutico viene notevolmente semplificato e abbreviato, riducendo l'impatto e l'impegno complessivo della cura sulla vita di tutti i giorni.
Vantaggi occorrono anche al sistema sanitario. La riduzione della durata complessiva dei trattamenti, infatti, consente un utilizzo assai più efficiente delle complesse apparecchiature radioterapiche, rendendo disponibili ulteriori disponibilità orarie (slot) a vantaggio di tutti gli altri pazienti attualmente in lista d'attesa.
L'Italia brilla nello scenario globale
I risultati dell'analisi bibliometrica evidenziano inoltre l’ottimo stato di salute della ricerca scientifica nazionale: l'Italia si conferma infatti come il secondo Paese al mondo per produzione scientifica sull'ipofrazionamento nel carcinoma prostatico, posizionandosi subito dietro agli Stati Uniti.
Per la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, questo risultato non rappresenta un punto d'arrivo, ma un ulteriore impulso a proseguire su questa linea di ricerca. L'obiettivo resta quello di condurre studi d'avanguardia per rendere la radioterapia del tumore prostatico sempre più precisa, personalizzata e sostenibile sia per i pazienti sia per l'intero sistema sanitario.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore alla prostata: la cura e la ricerca al San Gerardo sono al top (a livello mondiale) MonzaToday
Un primato, questa volta mondiale, del quale la Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori deve andar fiera. Il nosocomio monzese di via Pergolesi è il primo al mondo nella ricerca sull’ipofrazionamento nella radioterapia del tumore alla prostata. Lo conferma un’analisi bibliometrica internazionale: il nosocomio monzese è al primo posto per produttività scientifica nel settore, confermandosi protagonista a livello internazionale nell’innovazione della radioterapia per il carcinoma della prostata.
Cura del tumore alla prostata: il primato del San Gerardo
Una grande produzione scientifica su questo particolare tipo di cancro che vede medici e ricercatori dell’Irccs San Gerardo di Monza essere in prima linea. Un’analisi bibliometrica pubblicata su Discover Oncology, che ha esaminato 1.428 pubblicazioni scientifiche, realizzate da oltre 7mila ricercatori di 74 Paesi, dedicate alla radioterapia ipofrazionata del carcinoma prostatico ha visto in cima alla classifica degli autori (per numero di pubblicazioni) il professor Stefano Arcangeli, direttore della Radioterapia della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori.I Il professor Arcangeli è al primo posto nel mondo per numero di pubblicazioni (32 e 1.200 citazioni).
“Il risultato di un lavoro di squadra”
“Un primato che rappresenta soprattutto il risultato di un lavoro di squadra, sviluppato negli anni grazie alla collaborazione di medici, fisici sanitari, tecnici di radioterapia, infermieri, e diversi professionisti della Fondazione coinvolti nella diagnosi e cura del tumore della prostata”, fanno sapere dall’Irccs San Gerardo dei Tintori.
In che cosa consiste il trattamento
L’ipofrazionamento è una delle principali evoluzioni della moderna radioterapia nel trattamento del carcinoma prostatico: consente di ridurre significativamente il numero delle sedute, mantenendo elevati standard di precisione e qualità del trattamento. Oltre a semplificare il percorso terapeutico del paziente, trattamenti più brevi consentono un utilizzo più efficiente delle apparecchiature, rendendo disponibili ulteriori slot per tutti gli altri pazienti in lista di attesa.
“Il risultato di anni di ricerca multidisciplinare”
“È un riconoscimento che considero prima di tutto del nostro team e della Fondazione - sottolinea il professor Stefano Arcangeli -. È il risultato di anni di ricerca clinica e di un lavoro multidisciplinare orientato a rendere la radioterapia sempre più efficace, precisa e, al tempo stesso, meno impegnativa per i pazienti. Essere oggi ai vertici internazionali in questo settore dimostra la capacità di un Irccs pubblico di produrre ricerca in grado di contribuire all’evoluzione della pratica clinica”. Lo studio conferma inoltre il ruolo di primo piano dell’Italia, che è il secondo Paese al mondo per produzione scientifica sull’ipofrazionamento nel carcinoma prostatico, dopo gli Stati Uniti.