📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
I pazienti occidentali si stanno riversando in Cina per curare il cancro. Vietnam.vn
Michael Walters è stato curato a Shanghai per un linfoma non Hodgkin. Foto: Wall Street Journal terapia di trattamento avanzata Michael Walters (25 anni, neozelandese) non aveva nemmeno avuto il tempo di festeggiare il suo primo lavoro a tempo pieno dopo la laurea , quando l'anno scorso gli è stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin, una pericolosa forma di tumore del sangue. Dopo essersi sottoposto a diversi cicli infruttuosi di chemioterapia, radioterapia e immunoterapia ad Auckland, in Nuova Zelanda, a Walters è stato consigliato dal suo medico di passare alla terapia CAR-T.
Invece di scegliere strutture mediche negli Stati Uniti, in Australia o in India , ha deciso di recarsi all'ospedale SinoUnited di Shanghai (Cina) per farsi curare a metà prezzo. I risultati degli esami del 18 agosto 2026 hanno mostrato che il cancro di Walters era entrato in remissione completa. Analogamente a Walters, dopo oltre cinque anni di tentativi infruttuosi di ogni possibile trattamento per il cancro al midollo osseo nel suo paese d'origine, anche Emma Holden (Nuova Zelanda) ha scelto Shanghai come prossima destinazione per sottoporsi alla terapia CAR-T. Holden e Walters sono due dei tanti pazienti internazionali che si sono recati in Cina per sottoporsi alla terapia CAR-T, uno dei trattamenti di immunoterapia più avanzati attualmente disponibili per la cura del cancro.
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Secondo quanto riportato da The Straits Times , l'ospedale SinoUnited riceve numerosi pazienti trasferiti da importanti centri oncologici di tutto il mondo , come MD Anderson, Mayo Clinic e Johns Hopkins Hospital (USA). I dati di China Joyful Medical (un'organizzazione che aiuta i pazienti internazionali ad accedere al sistema sanitario cinese) mostrano che anche il numero di richieste di consulto inviate agli ospedali da Stati Uniti, Canada, Europa e Sud-est asiatico ha registrato un aumento significativo, raggiungendo le 30-40 richieste al mese, rispetto alle circa 10 richieste precedenti alla metà del 2025. Circa il 20-30% dei pazienti che hanno richiesto una consulenza ha deciso di recarsi in Cina per le cure. SinoUnited Health è uno degli ospedali in Cina specializzato nella cura di pazienti internazionali. Foto: Bloomberg
Vantaggio della facile accessibilità Secondo il Wall Street Journal , la terapia con cellule T con recettore chimerico per l'antigene (CAR-T) è stata sviluppata per la prima volta negli Stati Uniti. Tuttavia, Shanghai sta ora attirando un gran numero di pazienti dagli Stati Uniti e da altri paesi sviluppati. I costi competitivi dei trattamenti e le scoperte rivoluzionarie nel campo delle biotecnologie sono tra le ragioni principali di questo spostamento. Il quotidiano Straits Times ha riportato le dichiarazioni di Victor Cao, CEO di China Joyful Medical, secondo il quale il costo del trattamento CAR-T in Cina è solo circa un terzo di quello praticato negli Stati Uniti.
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Il rapido sviluppo delle aziende biotecnologiche nazionali ha fatto sì che molti farmaci oncologici specializzati vengano ora prodotti in patria, contribuendo a ridurre i costi di importazione e i prezzi dei trattamenti per i pazienti. Inoltre, le crescenti capacità della Cina in settori specializzati come l'oncologia e la terapia cellulare le consentono di fornire trattamenti avanzati che altrove non sono disponibili o sono difficili da reperire. Victor Cao ha affermato: "In passato, molti pazienti cinesi dovevano recarsi in Europa o in Nord America per sottoporsi a terapie avanzate. Ora, grazie alle scoperte nel campo delle biotecnologie e al continuo sviluppo di capacità cliniche sempre più avanzate, la Cina ha sviluppato metodi di trattamento unici, attirando un gran numero di pazienti internazionali." La combinazione di capacità di ricerca e sviluppo interne, costi ragionevoli e procedure accelerate sta gradualmente aiutando la Cina ad attrarre un numero maggiore di pazienti internazionali in cerca di cure oncologiche.
Fonte: https://baodanang.vn/benh-nhan-phuong-tay-do-xo-den-trung-quoc-dieu-tri-ung-thu-3351402.html
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Criteri Critici
Tumori, ogni anno in Italia 15mila pazienti candidabili a profilazione genomica estesa SUD e FUTURI
(Adnkronos) – Ogni anno, in Italia, circa 15.000 pazienti colpiti da tumore sono candidabili alla profilazione genomica estesa decisa dai Molecular Tumor Board (Mtb). Questi ultimi sono team multidisciplinari in grado di tradurre l’informazione molecolare in decisione clinica, "offrendo la strategia di cura più appropriata a pazienti con malattia avanzata e privi di alternative terapeutiche". È infatti dimostrato "che le decisioni assunte all’interno di un Mtb determinano un miglioramento del tempo di controllo della malattia. La continua evoluzione delle tecniche di biologia molecolare richiede competenze multidisciplinari e una formazione specifica". Da qui prende il via la seconda edizione del Master Universitario di II livello in 'Molecular Pathology and Molecular Tumor Board', promosso dal Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (Dipo) della Statale di Milano, in collaborazione con Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori, Ieo – Istituto Europeo di Oncologia, Ospedale Niguarda Cancer Center e Regione Lombardia. “È il primo master di questo tipo in Italia e ha un duplice obiettivo – spiega Giancarlo Pruneri, Ordinario di Anatomia Patologica al Dipo della Statale di Milano e Coordinatore del master -. Da un lato, vi è la formazione nei confronti delle moderne tecniche di profilazione molecolare dei tumori. La caratterizzazione genomica delle neoplasie consente infatti di evidenziare i fattori predittivi, cioè i biomarcatori, fondamentali per la scelta della terapia. Grazie all’acquisizione di queste competenze, i masterizzandi avranno la capacità di interpretare un report di biologia molecolare ottenuto con profilazione genomica estesa e di discuterne i risultati nel contesto del Mtb. Oggi la maggior parte delle neoplasie richiede una profilazione molecolare per individuare la cura più appropriata, in particolare nella malattia avanzata”. “Il master – continua Pruneri – è indirizzato non solo agli anatomo-patologi, che hanno già una formazione professionale laboratoristica, ma anche a oncologi, biologi, biotecnologi, bioinformatici, farmacisti, farmacologi e tecnici di laboratorio sanitario biomedico con laurea magistrale, proprio per evidenziarne il carattere multidisciplinare. È prevista anche la partecipazione attiva alle riunioni dei Molecular Tumor Board dell’Int e di Ieo. In questo modo, viene offerta ai professionisti l’opportunità concreta di lavorare alla definizione del dato molecolare, che rappresenta la carta di identità del tumore”. “Il Mtb, innanzitutto, deve identificare i pazienti per i quali la profilazione genomica estesa presenta un razionale clinico concreto – afferma Giuseppe Curigliano, Ordinario di Oncologia Medica al Dipo della Statale di Milano, presidente eletto Esmo (Società Europea di Oncologia Medica) e membro del Comitato Ordinatore del master -. In questo senso, il Mtb rappresenta la piattaforma multidisciplinare in cui si integrano anatomia patologica, biologia molecolare, genetica, farmacologia clinica e oncologia medica. Il Mtb produce un referto collegiale e indirizza il paziente verso studi clinici o raccomanda farmaci 'off label', cioè non ancora approvati per quella neoplasia. Inoltre, può segnalare la necessità di ulteriori approfondimenti genetici, se il profilo tumorale suggerisce implicazioni germinali, cioè eredo-familiari. In questi casi, il counseling genetico diventa decisivo per individuare precocemente alterazioni molecolari anche in altri membri del nucleo familiare e per attivare programmi di sorveglianza”. “La prima edizione del master ha riscosso un notevole successo, risultando tra i percorsi in area sanitaria con il più alto numero di iscritti – sottolinea Gianluca Vago, direttore del Dipo della Statale di Milano -. Sono state oltre 40 le candidature ricevute e i posti disponibili da 20 sono stati ampliati fino a 30. Stiamo ricevendo decine di richieste anche per la seconda edizione. Il Molecular Tumor Board costituisce il paradigma della multidisciplinarietà ed è uno dei cardini dell’oncologia di precisione. Oggi vi è una crescente disponibilità di test di profilazione genomica estesa, con pannelli che possono esaminare anche 500 geni con un singolo esame. Grazie alla significativa riduzione dei costi, è ragionevole prevedere che, nei prossimi anni, questo tipo di analisi prognostiche e predittive diverrà parte integrante della pratica clinica in oncologia e aumenteranno i casi discussi dai Molecular Tumor Board. Da qui l’importanza di formare tutti gli attori dell’oncologia di precisione, perché siano in grado di interpretare il dato molecolare”. Il Mtb opera sulla base delle richieste provenienti dai Gruppi oncologici multidisciplinari (Gom). “Il Mtb – conclude Pruneri – interviene quando il caso esce dalla routine, per necessità di profilazione genomica estesa in assenza di alternative standard, presenza di alterazioni rare o complesse, valutazione di terapie fuori indicazione o arruolamento in studi clinici. Il rapporto tra i due organismi è di complementarità: il Gom mantiene la responsabilità del percorso complessivo del paziente, il Mtb fornisce una valutazione specialistica sul significato clinico delle alterazioni molecolari e sulle possibili ricadute terapeutiche. È già stato dimostrato che l’approccio personalizzato, guidato dalla profilazione genomica completa all’interno del Mtb, migliora la sopravvivenza dei pazienti con malattia avanzata. Un risultato confermato anche in uno studio ‘real world’ condotto dall’Int su più di 1.800 casi discussi dal Mtb: i pazienti trattati con farmaci personalizzati in base alle indicazioni del Molecular Tumor Board presentavano un significativo incremento di sopravvivenza”. La seconda edizione del master si svolgerà da novembre 2026 a novembre 2027, in modalità didattica blended, cioè in presenza e online con videolezioni scaricabili (sincrone e asincrone) dalla pagina eLearning dell’Università. Il corso prevede anche 80 ore di tirocinio pratico presso il laboratorio di patologia molecolare dell'Int o dello Ieo, e 150 ore di partecipazione attiva al Molecular Tumor Board con presentazione di casi clinici. All’insieme delle attività del corso verrà riconosciuto un totale di 60 Cfu. I posti disponibili sono 30. È previsto un contributo di iscrizione pari a 4.016 euro. Il bando della seconda edizione del Master è pubblicato sul sito della Statale (clicca qui). Le iscrizioni sono aperte fino al 5 ottobre 2026. Domanda di ammissione sul portale Unimi: entro le ore 23.59 del 5 ottobre 2026. Prova di ammissione scritta (online): 14 ottobre 2026, ore 10. Pubblicazione graduatoria sul portale Unimi: 22 ottobre 2026. Tutte le informazioni sul Master, compresi il programma didattico, il calendario delle attività, il corpo docente e gli aggiornamenti relativi al corso, sono disponibili sul sito web ufficiale:
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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Criteri Critici
Si tratta della terza battuta d'arresto in circa una settimana per il gruppo
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Ennesima pioggia di vendite su Novartis Ag dopo i cali della vigilia. Nella seduta odierna il titolo è arrivato a cedere fino a oltre il 10% alla Borsa di Zurigo, dopo il fallimento di uno studio di fase III sul del-desiran, farmaco sperimentale contro la distrofia miotonica di tipo 1. Il trattamento non ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo, rispetto al placebo, nella capacità dei pazienti di aprire la mano più rapidamente.
Chiedilo al Sole Le domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AI
sulla base del contenuto visualizzato. Domande di approfondimento generate da 24Ore AI
Il colpo è pesante, perché del-desiran era uno degli asset principali acquisiti con l’operazione da 12 miliardi di dollari su Avidity Biosciences, ed era considerato una delle possibili nuove fonti di crescita del gruppo in vista delle scadenze brevettuali attese all’inizio del prossimo decennio. Il ceo Vas Narasimhan aveva indicato lo scorso luglio a Bloomberg per il farmaco un «potenziale di picco di vendite superiore ai 5 miliardi di dollari».
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Per Stefan Schneider di Vontobel si tratta di una «grave battuta d’arresto nella pipeline» che «non ha aiutato la nostra fiducia» neppure sugli altri asset acquisiti con Avidity. La banca aveva incorporato nel proprio modello un picco di vendite annuali da 3 miliardi di dollari per del-desiran, con una probabilità di successo del 50%, mentre ora «rimuove questa previsione dal proprio modello», spiegano da Vontobel, che ha ridotto il target price su Novartis da 128 a 125 franchi, mantenendo il giudizio "Hold".
Il flop non arriva da solo, ma a poca distanza dai risultati deludenti del principio attivo cardiovascolare pelacarsen, e dopo lo stop a sperimentazioni su una terapia cellulare nelle malattie autoimmuni, che già alla vigilia avevano causato vendite sul titolo. Secondo Jefferies, il nuovo contrattempo rischia di riaccendere i dubbi sulla capacità di crescita di Novartis oltre il 2030. Novartis ha comunque confermato la guidance, che prevede una crescita media annua dei ricavi del 5-6% tra il 2025 e il 2030.
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Criteri Critici
L'intelligenza artificiale può trovare una cura per il cancro? Vietnam.vn
Foto illustrativa: National Cancer Research Foundation degli Stati Uniti Rene Haas, CEO di Arm Holdings (un'azienda di progettazione di chip con sede a Cambridge, in Inghilterra), ritiene che modellare l'impatto del cancro su un marcatore del DNA sia attualmente un problema "troppo complesso". Tuttavia, crede che i computer risolveranno questo problema in futuro. Parlando ai media occidentali, Haas ha anche previsto che l'intelligenza artificiale aprirà la strada alla diffusione dei robot umanoidi entro i prossimi cinque anni. Tuttavia, ritiene che il rapido sviluppo dell'IA sia attualmente limitato dalla carenza di chip necessari per costruire i data center. Arm Holdings progetta unità di elaborazione centrale (CPU), spesso definite il "cervello" del chip, attualmente utilizzate in centinaia di miliardi di telefoni, automobili, smartwatch e dispositivi elettronici in tutto il mondo . All'inizio dell'estate di quest'anno, nel pieno della frenesia per l'intelligenza artificiale che ha fatto impennare i prezzi dei titoli tecnologici, il valore delle azioni di Arm ha raggiunto il suo picco, rendendo l'azienda la società britannica di maggior valore nella storia per capitalizzazione di mercato.
Il signor Haas, che ha lasciato il consiglio di amministrazione del colosso farmaceutico britannico AstraZeneca ad aprile, ha dichiarato nel podcast Big Boss Interview: "L'intelligenza artificiale troverà cure per il cancro che gli esseri umani non riusciranno a trovare in tutta la loro vita. Credo che, entro la nostra vita, l'intelligenza artificiale contribuirà a debellare il cancro". Ha affermato che modellare una cellula, un essere umano o il modo in cui un tumore influenza un marcatore del DNA è un compito estremamente complesso, non solo per gli esseri umani ma anche per i computer dotati di intelligenza artificiale attualmente in funzione. "Tuttavia, in futuro, man mano che integreremo un numero sempre maggiore di modelli nei computer e questi diventeranno sufficientemente sofisticati da poter eseguire tali modelli, il problema verrà risolto", ha affermato Haas. Il signor Haas ricopre inoltre una posizione chiave in SoftBank, il conglomerato giapponese che detiene una quota di maggioranza in Arm e vanta un ampio portafoglio di investimenti tecnologici, tra cui OpenAI. Il professor Chris Bakal del London Cancer Research Institute e CEO di Sentinal4D sostiene che la questione centrale ora non è più se utilizzare o meno l'intelligenza artificiale, ma quali dati le forniamo.
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Secondo lui, in laboratori come il suo, gli scienziati addestrano l'intelligenza artificiale utilizzando dati che essi stessi generano da campioni di pazienti. "Quei dati non sono stati raccolti da internet e non richiedono un enorme data center per essere elaborati. Il futuro dell'intelligenza artificiale in ambito sanitario non apparterrà a chi costruisce il computer più potente, ma a chi riesce a ottenere le misurazioni corrette", ha affermato. Secondo il professor Bakal, tali capacità predittive potrebbero abbreviare di molti anni lo sviluppo di nuove terapie. Questo è un ambito in cui l'intelligenza artificiale può offrire vantaggi concreti ai pazienti. In un'intervista che ha toccato una vasta gamma di argomenti, il signor Haas ha affermato che i chip progettati da Arm daranno un impulso significativo allo sviluppo di robot dotati di intelligenza artificiale e capaci di autoapprendimento. Entro il prossimo decennio, questi robot potrebbero essere impiegati in numerosi settori come la produzione, la pulizia, la sicurezza, la costruzione di ponti e le riparazioni. "Grazie all'intelligenza artificiale, questi robot possono osservare, imparare ed essere essenzialmente riprogrammati per svolgere nuovi compiti. Quindi, nel settore dei servizi, un robot programmato per rifare i letti potrebbe anche imparare a sistemare gli asciugamani in una stanza, portare fuori la spazzatura o svolgere qualsiasi altro compito", ha affermato.
Tra le preoccupazioni che l'intelligenza artificiale possa portare alla scomparsa di numerosi posti di lavoro, il signor Haas ha riconosciuto che il mercato del lavoro subirà dei cambiamenti. Tuttavia, ha sostenuto che le previsioni di una completa eliminazione dei posti di lavoro e della loro sostituzione con le macchine siano "un po' eccessive", mentre si creeranno nuove opportunità.
Ha inoltre affermato che le preoccupazioni relative a una potenziale correzione del mercato azionario in seguito alla forte crescita delle aziende di intelligenza artificiale sono eccessive, poiché la domanda di IA rimarrà elevata nel lungo termine. Secondo Haas, la tecnologia di risparmio energetico di Arm è attualmente utilizzata nella metà dei data center per l'intelligenza artificiale a livello mondiale. Questo ha modificato significativamente il business di Arm negli ultimi mesi, poiché l'azienda ha iniziato a vendere microchip progettati internamente. Meta, la società madre di Facebook, ha offerto ad Arm l'opportunità di sviluppare il chip Arm AGI. Secondo Haas, la domanda per il prodotto è "aumentata oltre le aspettative", con un fatturato totale dal suo lancio a marzo superiore a 2 miliardi di dollari. Tuttavia, la fornitura di molti tipi di chip sta incontrando difficoltà. Haas ritiene che questo sia uno dei fattori che ostacolano l'espansione dell'intelligenza artificiale e la costruzione di data center.
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Ha citato i progetti per la costruzione di data center di dimensioni enormi in Francia e negli Stati Uniti, nonché i piani per l'invio di data center nello spazio. "Ci troviamo davvero in una situazione di carenza di approvvigionamento. Ci sono abbastanza chip? Abbiamo bisogno di più impianti di produzione di chip prima di poter mettere un data center nello spazio", ha affermato. Tuttavia, il signor Haas non crede che la produzione di chip possa essere riportata nel Regno Unito in futuro. Ciò contraddice le aspettative del governo britannico, che sta negoziando con l'industria sulla possibilità di riportare nel paese alcune fasi della catena di approvvigionamento dei chip. Per decenni, Armm è stata considerata una delle grandi speranze dell'industria tecnologica britannica. Alcuni ministri britannici si sono rammaricati della vendita di Arm a investitori giapponesi nel 2016, che ha portato successivamente a una quotazione parziale sul Nasdaq di New York anziché di Londra. Tuttavia, il signor Haas ha insistito sul fatto che metà dei dipendenti di Arm lavora ancora nel Regno Unito e ha affermato che l'azienda ha "superato di gran lunga" le altre imprese di Cambridge in termini di numero di dipendenti.
Fonte: https://baotintuc.vn/ai-va-cuoc-song/ai-co-the-tim-ra-phuong-phap-chua-ung-thu-20260908161437546.htm
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Cancro: al Ruggi arriva la bellezza che cura Anteprima24.it
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Si chiama La Bellezza che cura ed è il progetto attraverso il quale l’Azienda Ospedaliero‑Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona apre ufficialmente all’estetica oncologica, un settore che con il recente decreto Ancorotti ha ottenuto il suo riconoscimento formale e che ora diventa operativo grazie all’associazione Noi Donne Soprattutto e al gruppo che rappresenta le estetiste oncologiche. Nasce così un punto di ascolto dedicato alle pazienti, attivo una volta a settimana su appuntamento, pensato per offrire consigli mirati, indicazioni sui prodotti più adatti e un sostegno concreto a chi affronta le terapie oncologiche.
Il servizio è frutto di una catena di solidarietà che nei mesi scorsi ha permesso di raccogliere fondi e risorse oggi presentate in conferenza stampa.
Alla presentazione ha preso parte anche il direttore generale Nicola Cantone, che ha sottolineato il valore di un’iniziativa capace di integrare la cura clinica con l’attenzione alla persona, ricordando come l’ospedale debba essere un luogo in cui la qualità delle terapie si accompagna alla tutela della dignità delle pazienti.
La sua presenza ha confermato il sostegno della direzione aziendale a un progetto che amplia i servizi dedicati alle donne in trattamento oncologico e rafforza la rete di collaborazione con il mondo associativo.
Accanto a lui, è intervenuta anche l’assessore alla medicina territoriale del Comune di Salerno, Paky Memoli, che ha evidenziato l’importanza di un presidio capace di creare continuità tra ospedale e territorio, offrendo alle pazienti un punto di riferimento stabile, umano e competente.
Durante l’incontro, il professore Stefano Pepe, direttore del Dipartimento di Oncologia del Ruggi, ha ribadito quanto la cura dell’aspetto estetico possa incidere sul benessere psicologico delle donne in trattamento. Le terapie, ha spiegato, possono modificare il corpo e generare fragilità, ma ritrovare la propria immagine significa anche sostenere la capacità di affrontare la malattia, soprattutto per quei tumori – come quello alla mammella – che oggi possono essere sconfitti.
Anche Veronica Carratù, presidente dell’associazione Noi Donne Soprattutto, composta da donne che hanno vissuto l’esperienza del tumore, ha espresso entusiasmo per l’attivazione dello sportello. Ha ricordato come dal 2014 l’associazione lavori per diffondere la cultura della prevenzione e per sostenere le pazienti nel difficile processo di ricostruzione psicofisica. Prendersi cura, ha sottolineato, significa restituire normalità, benessere e dignità, attraverso una presenza costante e concreta accanto a chi affronta un percorso oncologico.
Nella foto Veronica Carratù
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Sepsi, 250mila casi ogni anno in Italia: fino a 70mila morti. "Servono percorsi di cura uniformi" alanews
Lasepsi colpisce circa 250mila persone ogni anno in Italiae può provocare tra50mila e 70mila decessi. Numeri che raccontano l’impatto di una condizione ancora poco conosciuta dalla popolazione, ma nella quale la rapidità della diagnosi e delle cure può fare la differenza tra la vita e la morte. La forma più grave, loshock settico, richiede infatti un intervento tempestivo:ogni ora di ritardo nella somministrazione della terapia mirata riduce di circa il 7-8% le probabilità di sopravvivenza. A pochi giorni dallaGiornata mondiale della sepsi, in programma il 13 settembre, Cittadinanzattiva richiama l’attenzione sulle dimensioni del problema e sulle differenze che ancora caratterizzano la presa in carico dei pazienti sul territorio italiano. La sepsi si verifica quando la risposta dell’organismo a un’infezione diventadisregolata e finisce per provocare danni agli organi. La sua evoluzione può essere molto rapida e, nei casi più severi, portare allo shock settico. Il problema non riguarda soltanto l’Italia. In Europa si registrano ogni anno circa377 casi ogni 100mila abitanti, un’incidenza indicata come superiore a quella dell’infarto del miocardio e dell’ictus cerebrale. Anche superare la fase acuta, però, non significa necessariamente tornare alle condizioni precedenti alla malattia. Circala metà dei sopravvissuti sviluppa la cosiddetta sindrome post-sepsi, che può comprendere deficit cognitivi, problemi di salute mentale e debolezza fisica. In Italia, inoltre,un paziente anziano su tre tra quelli sopravvissuti muore entro un anno dalla dimissione, anche a causa delle fragilità lasciate dalla malattia. È proprio sulla capacità del sistema sanitario di riconoscere e gestire rapidamente la sepsi che si concentra ilposition paper realizzato da Cittadinanzattiva. L’organizzazione chiede di introdurreprotocolli uniformi, maggiore continuità assistenziale e l’inserimento della sepsi e dello shock settico nelle reti tempo-dipendenti nazionali, analogamente alle patologie per le quali la rapidità dell’intervento è determinante. L’indagine alla base del documento fotografa diverse criticità. Il55% dei professionisti sanitarisegnala la mancanza di percorsi uniformi e condivisi per la sepsi, percentuale che raggiunge il41,9% per lo shock settico. Inoltre, il35,3% degli intervistatiafferma che nella propria struttura non è presente un protocollo aziendale specifico per la diagnosi della sepsi. Per lo shock settico la quota è del31,4%. A questo si aggiungono le difficoltà di coordinamento: il70,9% dei professionisti rileva problemi comunicativi o organizzativitra le diverse unità coinvolte nell’assistenza al paziente. Una delle lacune maggiori emerge una volta superata l’emergenza. Secondo l’indagine, il73,3% delle strutture non dispone di un percorso strutturato di follow-updedicato ai pazienti sopravvissuti allo shock settico. Nella fase successiva alla dimissione, inoltre, il38,4% dei pazienti con sepsi non ha una figura professionale di riferimento. Un’assenza particolarmente significativa considerando le conseguenze fisiche e cognitive che possono persistere per mesi dopo la malattia. La gestione della sepsi cambia sensibilmente anche in base al territorio. AlNord l’84,6% dei professionisti intervistatiriferisce la presenza di un protocollo aziendale specifico. La percentuale scende al63,6% al Centroe precipita al42,9% nel Sud e nelle Isole. Per Cittadinanzattiva, questi dati rendono necessario costruire un modello nazionale capace di garantirediagnosi tempestive e percorsi assistenziali omogenei indipendentemente dal luogo in cui viene curato il paziente. Una necessità resa ancora più urgente dalla natura stessa della sepsi: quando la malattia evolve verso le forme più gravi, anche poche ore possono incidere sulle possibilità di sopravvivenza.
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
68.5/100
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A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Radioterapia oncologica, al Campus Bio-Medico arriva l’acceleratore che adatta le cure in tempo reale Panorama della Sanità
Grazie all’intelligenza artificiale, la tecnologia di ultima generazione, ora in dotazione alla Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, è in grado di adattare il trattamento radioterapico direttamente sul lettino del paziente, in base ai cambiamenti di posizione e delle dimensioni del tumore, preservando i tessuti sani circostanti
Adattare in tempo reale il trattamento alle condizioni del paziente e all’evoluzione del tumore, direttamente durante la seduta di radioterapia, grazie all’intelligenza artificiale. È la principale innovazione che caratterizza il nuovo Adaptive Linac Ethos della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, inaugurato ieri in occasione della Giornata Mondiale della Radioterapia. Il Policlinico è tra le prime strutture sanitarie in Italia e il primo ospedale a Roma e nel Lazio a mettere in funzione questo acceleratore lineare di ultima generazione. Attivo presso l’Unità Operativa Complessa di Radioterapia oncologica diretta dalla professoressa Sara Ramella, il nuovo macchinario entra a far parte dell’attività assistenziale erogata in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale ed è ora a disposizione di tutti i pazienti seguiti dalla struttura e dei cittadini del territorio romano, laziale e del centro Italia.
L’inaugurazione si è svolta nel corso dell’evento dal titolo “Radioterapia adattativa: la tecnologia di nuova generazione al servizio del paziente”, che ha visto la partecipazione del Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico Carlo Tosti e dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale Paolo Sormani, del Prefetto di Roma Lamberto Giannini e della Presidente del Municipio IX di Roma Capitale Titti Di Salvo. L’iniziativa si è conclusa con la benedizione di don Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Italiana.
A differenza della radioterapia tradizionale, basata su un piano definito all’inizio del percorso e poi replicato per tutte le sedute, il nuovo Adaptive Linac Ethos utilizza tecnologie avanzate di imaging e intelligenza artificiale per ricalibrare il trattamento in funzione delle condizioni anatomiche rilevate al momento dell’irradiazione. Un approccio in tempo reale che consente di colpire il tumore con maggiore precisione, di preservare il più possibile gli organi sani circostanti e di ridurre gli effetti collaterali associati alle cure.
Il cancro continua a costituire una delle principali sfide per i sistemi sanitari a livello mondiale. In Italia, secondo le stime dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nel 2025 si sono registrati circa 390.000 nuovi casi di tumore. In questo scenario, la radioterapia riveste un ruolo centrale: oltre il 60% dei pazienti oncologici necessita di questo genere di trattamenti durante il percorso terapeutico, stando all’ultimo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici promosso dalla Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO). La radioterapia, inoltre, contribuisce a raggiungere il 42% delle guarigioni complessive, come evidenziato dall’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO). Il trattamento radioterapico può essere utilizzato per tutte le tipologie di tumore, con un impatto particolarmente significativo nelle sedi più soggette a variazioni nel corso del tempo, come il polmone, il distretto testa-collo e la regione addomino-pelvica.
L’Unità Operativa Complessa di Radioterapia oncologica del Policlinico Campus Bio-Medico opera in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale presso la sede di Trigoria e il Campus Bio-Medico Longoni – Medical Center, nel quartiere prenestino, attraverso un approccio multidisciplinare che integra competenze specialistiche, tecnologie avanzate e attenzione ai bisogni della persona. Nel 2025, tra le due sedi, sono stati assistiti complessivamente quasi 7.000 pazienti, con l’erogazione di oltre 149.000 prestazioni. Nei primi sei mesi del 2026 il numero di pazienti ha sfiorato quota 5.000, mentre sono state superate le 72.000 prestazioni.
“La lotta contro il cancro richiede ogni giorno competenze, ricerca e tecnologie sempre più avanzate”, ha affermato il Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico Carlo Tosti, che poi ha continuato: “L’introduzione di questo nuovo macchinario configura un ulteriore passo avanti nel percorso di innovazione che accompagna l’attività del nostro Policlinico. La sua capacità di adattarsi alle esigenze del paziente esprime bene il significato che attribuiamo al progresso scientifico: non un fine da perseguire in sé, ma uno strumento al servizio di una cura sempre più attenta all’individuo nella sua integralità. È questa visione, fondata sull’incontro tra innovazione e attenzione alla persona, che da oltre trent’anni continua a orientare la missione della nostra Fondazione”.
“Il nuovo acceleratore lineare rappresenta un investimento assolutamente strategico per il nostro Policlinico, perché permette ai pazienti oncologici di accedere a trattamenti sempre più efficaci, precisi e personalizzati”, ha sottolineato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale della Fondazione Paolo Sormani. “Un’innovazione” – ha aggiunto Sormani – “tanto più di valore perché a disposizione di tutti i pazienti che ne hanno bisogno attraverso l’attività assistenziale svolta dal nostro Policlinico nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale. Tecnologia al servizio della collettività, accessibilità e prossimità sono elementi centrali della nostra missione sociale, secondo quell’ideale di umanizzazione delle cure che caratterizza fin dalle origini la nostra Fondazione”.
Lamberto Giannini, Prefetto di Roma, ha dichiarato: “L’introduzione di una tecnologia così avanzata non rappresenta soltanto un approdo scientifico-operativo ma costituisce certamente un importante indicatore di qualità, sia sul fronte sanitario che su quello della attuazione dei diritti civili. Il diritto alla salute è uno dei cardini della nostra Costituzione e si realizza pienamente quando la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione dei servizi riescono a tradursi in cure più efficaci, più accessibili e più rispettose della persona. Di fronte alla malattia oncologica, ogni passo avanti nella capacità di diagnosticare, trattare e accompagnare chi soffre assume un valore profondamente umano, prima ancora che tecnologico. L’intelligenza artificiale e le nuove frontiere della medicina ci consegnano possibilità fino a pochi anni fa difficilmente immaginabili: il compito delle Istituzioni e delle strutture sanitarie è fare in modo che questo progresso ponga al centro del sistema la tutela della vita, della dignità e dell’integrità della persona. In questa prospettiva, il Campus Bio-Medico conferma il valore di una sanità capace di coniugare alta specializzazione, innovazione e attenzione concreta ai bisogni dei pazienti e di una intera Comunità”.
Titti Di Salvo, Presidente del Municipio IX di Roma Capitale, ha commentato: “La presenza del Policlinico Campus Bio-Medico a Trigoria rappresenta un punto di riferimento molto importante per il nostro territorio, dal punto di vista sanitario, scientifico e della formazione. L’introduzione di questa nuova tecnologia ne è un’ulteriore testimonianza e conferma l’attenzione che il Policlinico e i suoi professionisti dedicano alla comunità, ai pazienti e alle loro famiglie, con un approccio che mette sempre al centro la persona e che coniuga competenze cliniche e profonda umanità. Spero davvero che questo nuovo macchinario possa offrire nuove opportunità di cura e guarigione e contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti”.
Epatocarcinoma avanzato: il trial TALENTOP dimostra il beneficio della resezione epatica dopo immunoterapia - Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
📰 Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi📅 2026-09-08T09:00:03
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.9/100
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Criteri Critici
Epatocarcinoma avanzato: il trial TALENTOP dimostra il beneficio della resezione epatica dopo immunoterapia Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 8 settembre 2026 (Agenbio) – Per anni, la presenza di invasione vascolare macroscopica nell’epatocarcinoma ha rappresentato un confine quasi invalicabile: i pazienti con questa caratteristica venivano classificati come stadio avanzato BCLC-C e indirizzati verso la sola terapia sistemica, con la chirurgia considerata fuori portata. L’immunoterapia ha cominciato a spostare questo confine, aprendo la possibilità della cosiddetta chirurgia di conversione — operare pazienti che rispondono al trattamento sistemico e tornano eleggibili per la resezione. Il trial randomizzato di fase III TALENTop, i cui risultati sono ora pubblicati, fornisce per la prima volta evidenza prospettica di questo approccio. Lo studio ha arruolato pazienti con epatocarcinoma avanzato con invasione vascolare macroscopica e senza metastasi extraepatiche, trattati in prima linea con la combinazione atezolizumab più bevacizumab, lo standard di cura per questa indicazione. Dopo una fase di induzione di tre cicli della combinazione e un ciclo di solo atezolizumab, i pazienti che raggiungevano una risposta parziale o una stabilizzazione di malattia e risultavano tecnicamente operabili venivano randomizzati in rapporto 1:1: un braccio procedeva alla resezione epatica seguita da un anno di mantenimento con atezolizumab e bevacizumab, l’altro continuava la sola terapia sistemica fino a progressione o tossicità intollerabile. L’endpoint primario era il tempo al fallimento del trattamento, valutato in modo indipendente. risultati dell’analisi ad interim mostrano un vantaggio significativo per il braccio chirurgico in termini di tempo al fallimento del trattamento, con un profilo di sicurezza perioperatoria accettabile. I dati confermano che la chirurgia di conversione dopo immunoterapia è fattibile e clinicamente rilevante in pazienti selezionati con epatocarcinoma avanzato, una categoria per cui le opzioni curative erano fino a pochi anni fa praticamente assenti. Il trial apre la strada a una ridefinizione del ruolo della resezione epatica nel trattamento multimodale dell’epatocarcinoma in stadio avanzato. (Agenbio) Emanuela Birra 11:00
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
Tumore del polmone, nei pazienti più giovani più frequenti le alterazioni trattabili Doctor33
Nei pazienti più giovani con carcinoma polmonare non a piccole cellule, il tipo più comune di tumore del polmone, è più frequente la presenza di alterazioni genetiche che possono orientare verso una terapia mirata. L’analisi di dati genomici e immunologici relativi a 14.246 pazienti ha mostrato che quasi il 58% dei più giovani presentava mutazioni per cui le linee guida raccomandano trattamenti specifici, contro circa il 45% dei pazienti di almeno 55 anni. Le alterazioni dei geni ALK, ROS1 ed EGFR, per le quali esistono terapie mirate consolidate, sono risultate più comuni nei pazienti giovani. Invece, nei più anziani sono risultate più frequenti le alterazioni di KRAS, storicamente più difficili da trattare, oltre a un maggior numero complessivo di mutazioni tumorali. I ricercatori hanno inoltre riscontrato differenze legate all’età nei marcatori immunitari, che potrebbero rappresentare potenziali bersagli per future strategie di immunoterapia. I risultati indicano che un’analisi genetica completa del tumore può essere particolarmente utile nei pazienti più giovani, nei quali sono più frequenti alterazioni per cui esistono terapie mirate. Le differenze rispetto ai pazienti più anziani, però, non compaiono a partire da un’età precisa, ma cambiano progressivamente nel corso della vita. Cristoforo Zervos Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito... L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la... Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso... Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona... Inserisci le tue chiavi di accesso
“Il mio medico mi ha detto che ho un tumore del sangue incurabile. Ho cominciato a perdere i capelli e ad avere prurito, ma il sintomo principale era la stanchezza”: l’annuncio della giornalista della BBC Maryam Moshiri
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.1/100
Punteggio Totale
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Valutazione
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Criteri Critici
“Il mio medico mi ha detto che ho un tumore del sangue incurabile”: è Maryam Moshiri, volto noto della Bbc, ad annunciarlo rendendo pubblica la sua condizione scoperta solo nel 2024, durante un controllo di routine. “Sono passati due anni dalla mia diagnosi –…
“Il mio medico mi ha detto che ho un tumore del sangue incurabile”: è Maryam Moshiri, volto noto della Bbc, ad annunciarlo rendendo pubblica la sua condizione scoperta solo nel 2024, durante un controllo di routine. “Sono passati due anni dalla mia diagnosi – ha confessato – e ho la sensazione di aver iniziato a capire molto meglio la malattia e il modo in cui influenza la mia vita. Ora la gestisco in una certa misura, quindi ho pensato che fosse davvero importante sensibilizzare l’opinione pubblica”. La 49enne, in forze alla rete ammiraglia britannica dal 2003, è affetta da policitemia vera (PV), una forma rara di cancro del sangue difficile da diagnosticare perchè, come accaduto nel suo caso, per lungo tempo non ha dato sintomi specifici.
La malattia è cronica, incurabile, ma gestibile attraverso terapie specifiche e nel suo caso, è stata individuata grazie ai controlli approfonditi ordinati dal medico messa di fronte ai risultati di un esame del sangue di routine.
Maryam Moshiri ha sempre continuato a vivere la sua vita, gestendo sintomi come mal di testa, confusione, vertigini e vista annebbiata. Nonostante la stanchezza, negli ultimi due anni Moshiri ha continuato a viaggiare in tutto il mondo per seguire le notizie più importanti per la Bbc: ha condotto i collegamenti dal Qatar all’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, ha seguito l’elezione del nuovo Papa dal Vaticano ed è stata in Groenlandia in occasione della visita del vicepresidente JD Vance.
“Dovrò passare il resto della mia vita a farmi curare per questo”, ha aggiunto spiegando come la sua convivenza con questa patologia sarà una costante per il resto della sua vita.
Inizialmente, la giornalista è stata sottoposta a sedute di salasso di un’ora ciascuna, un trattamento particolarmente “debilitante”, come lei stessa ha poi raccontato. Il salasso è una procedura che prevede l’inserimento di un ago in una vena del braccio per permettere di prelevare il sangue lentamente. Questo tipo di prelievo può rappresentare un metodo efficace per ridurre la viscosità del sangue provocata dalla patologia.
“Nell’arco di circa cinque mesi, mi sono sottoposta a sette o otto salassi. Quindi potete immaginare che i miei livelli di ferro siano crollati e che mi sentissi ancora più esausta”, ha raccontato alla Bbc nella sua recente testimonianza. Se i sintomi del tumore erano stati per lo più silenti e resi manifesti soprattutto dalla stanchezza, dopo l’inizio dei trattamenti, Maryam Moshiri ha spiegato come abbia invece iniziato a sentirsi “estremamente male e stanca”. “Ho cominciato a perdere i capelli e ad avere prurito su tutto il corpo, ma il sintomo principale era la stanchezza”. Solo dopo qualche tempo, ricordando l’iter del suo processo di consapevolezza e cura del male, la conduttrice di The World Today ha potuto accedere a un “trattamento di immunoterapia a base di interferone tramite il Servizio Sanitario Nazionale inglese, (NHS), e dopo alcuni aggiustamenti alla terapia, oggi ha ammesso di “sentirsi meglio”.
“Ho avuto bisogno di un solo salasso in circa 15 mesi, il che è davvero positivo. Gli ultimi due mesi sono andati meglio rispetto agli ultimi due anni”.
Così è arrivata anche la decisione di rendere pubblica la sua situazione con il preciso intento di sensibilizzare l’attenzione su una malattia che non va sottovalutata perchè agisce silente nel nostro corpo.
La policitemia vera è un tumore del sangue raro che colpisce il midollo osseo interferendo sulla produzione di globuli rossi. L’eccessiva produzione rende il sangue denso aumentando così il rischio di sviluppare coaguli, dunque ictus, infarto e trombosi venosa profonda; in alcuni casi, come spiegato dall’organizzazione benefica Blood Cancer UK, che finanzia la ricerca sui tumori del sangue, la PV può evolvere in un altro tipo di tumore chiamato mielofibrosi e, ancora più raramente, in un tipo di leucemia noto come leucemia mieloide acuta (LMA).
“È solo questione di trovare il trattamento giusto e assicurarsi che funzioni per te”, ha voluto chiarire la conduttrice, ammettendo di “non essere più la persona di due anni fa”, ma ciò non toglie che grazie alle giuste terapie, oggi si senta “molto meglio”.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Radioterapia oncologica: al Policlinico il nuovo acceleratore che adatta le cure in tempo reale policlinicocampusbiomedico.it
Roma, 7 settembre 2026 – Adattare in tempo reale il trattamento alle condizioni del paziente e all'evoluzione del tumore, direttamente durante la seduta di radioterapia, grazie all’intelligenza artificiale. È la principale innovazione che caratterizza il nuovo Adaptive Linac Ethos della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, inaugurato oggi in occasione della Giornata Mondiale della Radioterapia. Il Policlinico è tra le prime strutture sanitarie in Italia e il primo ospedale a Roma e nel Lazio a mettere in funzione questo acceleratore lineare di ultima generazione. Attivo presso l’Unità Operativa Complessa di Radioterapia oncologica diretta dalla professoressa Sara Ramella, il nuovo macchinario entra a far parte dell'attività assistenziale erogata in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale ed è ora a disposizione di tutti i pazienti seguiti dalla struttura e dei cittadini del territorio romano, laziale e del centro Italia.
L’inaugurazione si è svolta nel corso dell’evento dal titolo “Radioterapia adattativa: la tecnologia di nuova generazione al servizio del paziente”, che ha visto la partecipazione del Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico Carlo Tosti e dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale Paolo Sormani, del Prefetto di Roma Lamberto Giannini e della Presidente del Municipio IX di Roma Capitale Titti Di Salvo. L’iniziativa si è conclusa con la benedizione di don Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Italiana.
A differenza della radioterapia tradizionale, basata su un piano definito all’inizio del percorso e poi replicato per tutte le sedute, il nuovo Adaptive Linac Ethos utilizza tecnologie avanzate di imaging e intelligenza artificiale per ricalibrare il trattamento in funzione delle condizioni anatomiche rilevate al momento dell'irradiazione. Un approccio in tempo reale che consente di colpire il tumore con maggiore precisione, di preservare il più possibile gli organi sani circostanti e di ridurre gli effetti collaterali associati alle cure.
Il cancro continua a costituire una delle principali sfide per i sistemi sanitari a livello mondiale. In Italia, secondo le stime dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nel 2025 si sono registrati circa 390.000 nuovi casi di tumore. In questo scenario, la radioterapia riveste un ruolo centrale: oltre il 60% dei pazienti oncologici necessita di questo genere di trattamenti durante il percorso terapeutico, stando all'ultimo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici promosso dalla Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO). La radioterapia, inoltre, contribuisce a raggiungere il 42% delle guarigioni complessive, come evidenziato dall'Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO). Il trattamento radioterapico può essere utilizzato per tutte le tipologie di tumore, con un impatto particolarmente significativo nelle sedi più soggette a variazioni nel corso del tempo, come il polmone, il distretto testa-collo e la regione addomino-pelvica.
L’Unità Operativa Complessa di Radioterapia oncologica del Policlinico Campus Bio-Medico opera in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale presso la sede di Trigoria e il Campus Bio-Medico Longoni – Medical Center, nel quartiere prenestino, attraverso un approccio multidisciplinare che integra competenze specialistiche, tecnologie avanzate e attenzione ai bisogni della persona. Nel 2025, tra le due sedi, sono stati assistiti complessivamente quasi 7.000 pazienti, con l’erogazione di oltre 149.000 prestazioni. Nei primi sei mesi del 2026 il numero di pazienti ha sfiorato quota 5.000, mentre sono state superate le 72.000 prestazioni.
Le dichiarazioni
“La lotta contro il cancro richiede ogni giorno competenze, ricerca e tecnologie sempre più avanzate”, ha affermato il Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico Carlo Tosti, che poi ha continuato: “L'introduzione di questo nuovo macchinario configura un ulteriore passo avanti nel percorso di innovazione che accompagna l'attività del nostro Policlinico. La sua capacità di adattarsi alle esigenze del paziente esprime bene il significato che attribuiamo al progresso scientifico: non un fine da perseguire in sé, ma uno strumento al servizio di una cura sempre più attenta all'individuo nella sua integralità. È questa visione, fondata sull'incontro tra innovazione e attenzione alla persona, che da oltre trent’anni continua a orientare la missione della nostra Fondazione”.
“Il nuovo acceleratore lineare rappresenta un investimento assolutamente strategico per il nostro Policlinico, perché permette ai pazienti oncologici di accedere a trattamenti sempre più efficaci, precisi e personalizzati”, ha sottolineato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale della Fondazione Paolo Sormani. “Un’innovazione” – ha aggiunto Sormani – “tanto più di valore perché a disposizione di tutti i pazienti che ne hanno bisogno attraverso l'attività assistenziale svolta dal nostro Policlinico nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale. Tecnologia al servizio della collettività, accessibilità e prossimità sono elementi centrali della nostra missione sociale, secondo quell’ideale di umanizzazione delle cure che caratterizza fin dalle origini la nostra Fondazione”.
Lamberto Giannini, Prefetto di Roma, ha dichiarato: “L’introduzione di una tecnologia così avanzata non rappresenta soltanto un approdo scientifico-operativo ma costituisce certamente un importante indicatore di qualità, sia sul fronte sanitario che su quello della attuazione dei diritti civili. Il diritto alla salute è uno dei cardini della nostra Costituzione e si realizza pienamente quando la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione dei servizi riescono a tradursi in cure più efficaci, più accessibili e più rispettose della persona. Di fronte alla malattia oncologica, ogni passo avanti nella capacità di diagnosticare, trattare e accompagnare chi soffre assume un valore profondamente umano, prima ancora che tecnologico. L’intelligenza artificiale e le nuove frontiere della medicina ci consegnano possibilità fino a pochi anni fa difficilmente immaginabili: il compito delle Istituzioni e delle strutture sanitarie è fare in modo che questo progresso ponga al centro del sistema la tutela della vita, della dignità e dell’integrità della persona. In questa prospettiva, il Campus Bio-Medico conferma il valore di una sanità capace di coniugare alta specializzazione, innovazione e attenzione concreta ai bisogni dei pazienti e di una intera Comunità”.
Titti Di Salvo, Presidente del Municipio IX di Roma Capitale, ha commentato: “La presenza del Policlinico Campus Bio-Medico a Trigoria rappresenta un punto di riferimento molto importante per il nostro territorio, dal punto di vista sanitario, scientifico e della formazione. L’introduzione di questa nuova tecnologia ne è un’ulteriore testimonianza e conferma l’attenzione che il Policlinico e i suoi professionisti dedicano alla comunità, ai pazienti e alle loro famiglie, con un approccio che mette sempre al centro la persona e che coniuga competenze cliniche e profonda umanità. Spero davvero che questo nuovo macchinario possa offrire nuove opportunità di cura e guarigione e contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti”.
“Con il nuovo Adaptive Linac il trattamento non resta uguale per tutta la durata delle cure, ma può essere regolato sulla base delle condizioni reali del paziente osservate in occasione di ciascuna seduta”, ha spiegato il Direttore di Radioterapia oncologica del Policlinico Sara Ramella. “Durante il percorso terapeutico, infatti, possono verificarsi modifiche nella forma, nella dimensione, nella posizione del tumore o degli organi circostanti. La possibilità di tenerne conto in tempo reale ci consente di rendere il trattamento ancora più appropriato ed efficace, concentrando la dose radiante dove serve e preservando maggiormente i tessuti sani. E ciò può tradursi anche in una migliore tollerabilità delle cure”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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49.3/100
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Criteri Critici
Muore a 14 anni di tumore: cos’è il “metodo Hamer” e perché si sarebbe potuto salvare con la chemioterapia il Giornale
Si poteva salvare: è questa l’ipotesi della relazione della perizia che è stata depositata al tribunale di Vicenza. Stiamo parlando della vicenda del 14enne Francesco Gianello, morto a causa di un tumore nel gennaio del 2024 per il quale i suoi genitori, invece della chemioterapia, avrebbero scelto di curarlo con il “Metodo Hamer”.
La malattia di Francesco
Padre e madre sono attualmente accusati di omicidio volontario con la prima udienza che si terrà il prossimo 16 settembre. In pratica, il giovane Francesco era affetto da un tumore maligno al femore (un osteosarcoma) con i primi sintomi sviluppati nel dicembre 2022. Secondo la medicina tradizionale che, in casi come questo, prevede l’intervento chirurgico e la chemioterapia, i genitori si sarebbero affidati a un altro metodo.
Di cosa si tratta
“Il cosiddetto metodo Hamer, anche noto come Nuova medicina germanica, e la sua variante chiamata biologia totale, si basano su un insieme di pseudo-teorie che non sono mai state sottoposte a una sperimentazione scientifica seria”, scrive l’Airc (Associazione italiana per il cancro). Ma non è finita qui. Il presupposto, inconsistente, è che il tumore sia il frutto di un conflitto psichico”, un’altra follia a cui, certa gente, ancora oggi crede.
“Oltre a essere infondati, i principi del metodo negano tutto quello che è stato scientificamente dimostrato sul funzionamento dell’organismo sano e di quello malato. Nella teoria del metodo Hamer sono presenti idee razziste e antisemite. Il metodo Hamer rinnega l’uso dei farmaci, provocando ai pazienti che lo seguono gravi ritardi nell’inizio delle terapie e trasformando così tumori curabili in forme incurabili”, sottolinea l’Airc.
Il tutto coincide con quanto capitato al povero Francesco: se si fosse operato subito e avesse iniziato la chemioterapia, avrebbe avuto possibilità di sopravvivere intorno al 75% ma, senza le cure corrette, la percentuale è scesa drasticamente visto che il ritardo nella diagnosi e nella terapia ha causato il progressivo ma inesorabile avanzamento della malattia.
I periti, poi, aggiungono anche che il giovane 14enne potrebbe essere stato curato anche con farmaci neurotossici (Artemisia). Infatti, i sintomi riscontrati dall’ospedale quando era stato ricoverato, dalla vista annebbiata alla debolezza degli arti e allo stato di agitazione, coincidono con l’utilizzo dell’Artemisia. In ogni caso, ad oggi, non c’è la certezza che questi farmaci siano stati usati effettivamente su Francesco ma è quanto ipotizzato dall’accusa nei confronti dei genitori i quali si difendono sottolineando che non esisterebbe nessun nesso di causa-effetto tra le loro scelte e la morte del figlio.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumori: “è necessario comunicare al paziente i rischi che si corrono nelle cure alternative” agensir.it
Morto a 14 anni a causa di un osteosarcoma non trattato. Nella perizia presentata oggi sarebbe potuto essere salvato se curato con i farmaci tradizionali.
(Foto Calvarese/SIR)
Sarebbe potuto essere salvato. È quello che scrivono i periti nella relazione depositata oggi e commissionata dalla Corte d’Assise di Vicenza. Il fatto risale a due anni fa. Protagonista un ragazzo di appena 14 anni morto a causa di un ritardo nelle cure per un osteosarcoma. “È una malattia il cui comportamento biologico può essere anche molto molto aggressivo e che riconosce soprattutto nei giovani, come purtroppo è il caso di questo ragazzo, l’integrazione tra trattamenti sistemici, quindi la chemioterapia, eventualmente trattamenti locali come la radioterapia e la chirurgia – spiega Bruno Vincenzi responsabile del Day Hospital oncologico del Policlinico Campus Bio-Medico e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia -. I trattamenti chemioterapici possono avere nel caso specifico anche un’importante efficacia che in una buona percentuale di pazienti può condurre anche alla guarigione definitiva, integrandoli ovviamente con gli altri trattamenti, soprattutto con quello chirurgico”.
I genitori di Francesco, questo il nome del ragazzo, dopo la diagnosi avevano deciso di non sottoporre il figlio alle cure tradizionali, ma di affidarsi a un metodo alternativo, il cosiddetto metodo Hamer.
“È chiaro che quando si ha a che fare con patologie oncologiche spesso si finisce in uno stato di confusione, di disperazione che induce a cercare le soluzioni più disparate. Affrontare un percorso chemioterapico vuol dire essere a conoscenza di quello che sono i potenziali benefici, ma anche i potenziali effetti collaterali- spiega ancora Vincenzi -.
Un trattamento per un osteosarcoma è molto impegnativo, cosa che evidentemente non è un trattamento alternativo. Probabilmente l’obiettivo che ha spinto i genitori a percorrere questa strada, affidandosi a delle persone senza scrupolo che offrono trattamenti privi di alcuna evidenza scientifica al posto di quelli di comprovata efficacia, è che gli è stato detto che il trattamento non avrebbe avuto gli effetti collaterali che invece avrebbe dovuto sostenere il figlio qualora avessero deciso di percorrere un percorso di una terapia convenzionale. Qui non è tanto la scienza che deve entrare in gioco, ma curare al massimo il processo di comunicazione, cioè far sentire accolti il paziente e la famiglia, spiegare nel dettaglio quello che sono le cure, cosa ci si può aspettare. Bisogna aprire a un dialogo, che non debba essere di chiusura anche di fronte alla discussione di eventuali trattamenti e cure alternative, per cercare di spiegare non soltanto la mancanza degli effetti benefici, ma anche il fatto che spesso ci troviamo soltanto di fronte a delle molecole che possono avere l’efficacia del placebo. Se si crea un confronto probabilmente questo consente di evitare che dei pazienti ricevano delle cure, che peraltro molto spesso sono anche a pagamento, prive di efficacia dimostrata”
Il cancro è una delle principali sfide per i sistemi sanitari a livello mondiale. In Italia, secondo le stime dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), nel 2025 si sono registrati circa 390.000 nuovi casi di tumore. Punto cruciale nel processo di guarigione diventa allora la presa in carico del pazienta e di chi gli sta intorno.
“L’accettazione della patologia e delle cure è chiaramente un elemento che facilita tutto il percorso. Chi accetta la malattia e chi è preparato e soprattutto chi affronta la malattia serenamente ha anche la probabilità maggiore di tollerare meglio il trattamento, perché c’è una adesione maggiore al percorso di cura – continua Vincenzi -. E non è soltanto il paziente che gioca un ruolo importante in questo, ma tutto il sistema dei caregiver che ruotano intorno al paziente stesso, la famiglia, gli amici, in questo giocano veramente un ruolo importante. Poi c’è lo psicologo, il medico, l’infermiere, tutta l’equipe ha il compito di far sentire il paziente, se vogliamo, amato o comunque al centro della propria attenzione. Cioè è una squadra che gioca a favore del paziente, è un elemento che davvero può fare la differenza”.
E proprio oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Radioterapia, al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma è stato inaugurato il nuovo Adaptive Linac Ethos, un moderno macchinario per la radioterapia che utilizza tecnologie avanzate di imaging e intelligenza artificiale per ricalibrare il trattamento in funzione delle condizioni anatomiche rilevate al momento dell’irradiazione. Un approccio in tempo reale che consente di colpire il tumore con maggiore precisione, di preservare il più possibile gli organi sani circostanti e di ridurre gli effetti collaterali associati alle cure.
Melanoma, 800 casi l’anno su cuoio capelluto e unghie: parrucchieri ed estetisti chiamati a diventare sentinelle della prevenzione - il Gazzettino vesuviano
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Melanoma, 800 casi l’anno su cuoio capelluto e unghie: parrucchieri ed estetisti chiamati a diventare sentinelle della prevenzione il Gazzettino vesuviano
Circa 800 diagnosi di melanoma ogni anno in Italia interessano il cuoio capelluto e l’apparato ungueale, due zone particolarmente difficili da controllare e nelle quali una lesione può essere confusa con un semplice problema estetico. Da Napoli parte quindi un appello rivolto ai professionisti del settore beauty: parrucchieri, estetisti e onicotecnici possono contribuire a intercettare precocemente alcuni segnali sospetti. La proposta è stata presentata durante l’ottava edizione di “We in Action”, iniziativa promossa dalla Fondazione Melanoma e dedicata alla prevenzione dei tumori cutanei. Testimonial dell’evento, per il terzo anno consecutivo, è l’ex calciatore Giuseppe Bergomi. SecondoPaolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma, testa e collo rappresentano circa il 9% della superficie corporea, mentre concentrano il 20% dei melanomi diagnosticati in Italia. Oltre un terzo di queste lesioni, inoltre, insorge sotto i capelli, rendendo più difficile l’osservazione autonoma. Proprio il lavoro nei salonipuò offrire un’occasione di controllo informale. Durante lavaggio, taglio o acconciatura, infatti, la separazione delle ciocche permette di osservare aree della cute difficilmente visibili allo specchio. Una macchia scura, nuova o dall’aspetto irregolare può quindi rappresentare un segnale da sottoporre all’attenzione di un medico. Un altro fronte riguarda le unghie. Il melanoma della matrice ungueale è raro ein Italia registra circa 130-300 casi all’anno. Può comparire come una striscia scura longitudinale sulla superficie dell’unghia. La patologia può interessare anche persone giovani: secondo Ascierto, sono stati documentati casi dopo la pubertà, talvolta interpretati erroneamente come conseguenze di traumi, ematomi o micosi. Il compito di estetisti e parrucchieri resta esclusivamente quello disegnalare eventuali anomalie.La diagnosi spetta al dermatologo. L’obiettivo della campagna è dunque creare una rete informale di attenzione capace di favorire controlli tempestivi. Bergomi ha richiamatoil valore del lavoro di squadra nello sport, paragonando il ruolo dei professionisti beauty a quello di chi può fornire l’“assist” decisivo: osservare un dettaglio e invitare il cliente a farlo verificare da uno specialista.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Aterosclerosi e Colesterolo: La Riprogrammazione della Prevenzione Cardiovascolare Italian Medical News
Tempo di lettura: 2 minuti
DALLE TERAPIE A RNA AI NUOVI TARGET PER IL COLESTEROLO LDL: LE NOVITÀ SCIENTIFICHE CHE RIDEFINISCONO LA LOTTA ALL’ATEROSCLEROSI E IL RISCHIO CARDIOVASCOLARE.
L’aterosclerosi rimane la prima causa di morbosità e mortalità cardiovascolare nel mondo. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha chiarito un concetto chiave: il rischio non dipende solo dai livelli assoluti di colesterolo LDL, ma dal tempo complessivo di esposizione dell’endotelio vascolare alle particelle aterogene (cumulated LDL burden).
I recenti aggiornamenti delle Linee Guida internazionali (ESC/EAS ed ACC/AHA) e le ultime evidenze emerse dai congressi cardiologici internazionali delineano quattro grandi pilastri di innovazione.
Le 4 Innovazioni Fondamentali
1. Il cambio di paradigma: “Lower is Better” e “Earlier is Better”
I target terapeutici per il colesterolo LDL nei pazienti ad altissimo rischio cardiovascolare si sono ulteriormente abbassati (spesso sotto i 55 mg/dL). La strategia medica attuale predilige una combinazione precoce di più farmaci rispetto alla titolazione graduale della sola statina ad alte dosi, riducendo drasticamente l’accumulo di placca lipidica fin dalle prime fasi.
2. Terapie a RNA (siRNA) e Somministrazioni semestrali
L’introduzione di Inclisiran (un piccolo RNA interferente) rappresenta una svolta. Agendo a livello genico negli epatociti per inibire la sintesi della proteina PCSK9, consente una riduzione del colesterolo LDL superiore al 50% con sole due somministrazioni sottocutanee all’anno. I dati più recenti presentati ai congressi cardiologici confermano l’efficacia sostenuta di questo approccio nel garantire l’aderenza terapeutica a lungo termine.
3. La Lipoproteina(a) come biomarcatore di rischio indipendente
La Lp(a), una particella simile all’LDL ma altamente pro-infiammatoria e pro-trombotica, determinata quasi esclusivamente su base genetica, è diventata un parametro fondamentale nello screening del rischio aterosclerotico. Le nuove indicazioni raccomandano di misurarla almeno una volta nella vita. Sono in fase avanzata di sviluppo clinico i primi farmaci specifici (RNA antisenso) capaci di ridurne i livelli fino all’80%.
4. Nuovi meccanismi d’azione orali: Gli inibitori del CETP
I risultati dei trial clinici condotti su molecole di nuova generazione, come Obicetrapib (inibitore selettivo della proteina CETP), dimostrano che è possibile ridurre significativamente l’LDL (fino al 40-50%) e l’ApoB aumentandone contestualmente il rigetto e la clearance. Questo offre un’arma complementare per i pazienti intolleranti alle statine o che non raggiungono i target.
Che cosa cambia per la Pratica Clinica?
Ambito Approccio Tradizionale Nuova Frontiera Medica Pressione sul target Trattamento sequenziale e graduale Terapia di combinazione precoce Aderenza al trattamento Compressa quotidiana a vita (rischio drop-out) Farmaci ad azione prolungata (siRNA semestrali) Screening dei fattori Solo Assetto Lipidico Base (TC, LDL, HDL, TG) Inclusione sistematica della Lipoproteina(a)
La gestione dell’aterosclerosi non si limita più a rallentare la progressione della malattia, ma mira a stabilizzare o persino far regredire la placca aterosclerotica attraverso un controllo ipolipemizzante tempestivo e mirato.
Per approfondire clicca qui.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Quali tumori è consigliabile includere nella copertura assicurativa sanitaria durante lo screening? Vietnam.vn
Il Ministero della Salutesta elaborando un decreto per ampliare la copertura dell'assicurazione sanitaria, includendo alcune attività legate allo screening, alla diagnosi precoce, alla prevenzione e alla gestione delle malattie croniche. Secondo la proposta, i costi di screening e diagnosi precoce per sette tipi di cancro dovrebbero essere coperti dal Fondo di assicurazione sanitaria: cancro cervicale, cancro al seno, cancro ai polmoni, cancro alla prostata, cancro del colon-retto, cancro allo stomaco e cancro al fegato. Anche l'epatite B e l'epatite C rientrano tra i gruppi proposti per questa politica. Un punto rilevante della proposta è che l'assicurazione sanitaria non coprirà solo una singola fase di screening. Secondo la bozza, la copertura potrebbe includere il costo di esami, test, servizi tecnici paraclinici, farmaci, apparecchiaturemediche, sangue, materiali di consumo, prodotti chimici e altri costi correlati, nell'ambito delle prestazioni, dei livelli di copertura e delle tariffe previste per gli assicurati. Nei casi in cui i risultati dello screening siano sospetti o confermino la diagnosi, il partecipante all'assicurazione sanitaria continuerà a ricevere il rimborso delle spese per la visita medica e il trattamento, secondo le normative vigenti. Il Ministero della Salute ha inoltre proposto di ampliare l'ambito di copertura per includere diverse altre attività di prevenzione delle malattie. A partire dal 1° luglio 2027, il Fondo di Assicurazione Sanitaria dovrebbe coprire, nell'ambito delle prestazioni, i costi del trattamento nutrizionale per i bambini affetti da epilessia refrattaria, i bambini di età inferiore ai 6 anni con malnutrizione acuta e i neonati prematuri e sottopeso, secondo le linee guida professionali. A partire dal 1° gennaio 2028, è previsto un ulteriore ampliamento dei rimborsi per la gestione delle malattie croniche e per alcuni altri servizi di prevenzione. Secondo i dati presentati nella bozza del documento, il Ministero della Salute riferisce che in Vietnam si registrano circa 180.000 nuovi casi di cancro e oltre 120.000 decessi ogni anno. Attualmente, circa 350.000 persone convivono con il cancro. Il peso del cancro non risiede solo nel numero di casi e di decessi, ma anche nel costo delle cure, soprattutto per i casi diagnosticati in fase avanzata. Nel 2023, il fondo di assicurazione sanitaria ha speso circa 6.186 miliardi di VND per il trattamento di sei tipi comuni di cancro, tra cui il cancro al seno, ai polmoni, al fegato, al colon, allo stomaco e alla prostata. Anche il costo del trattamento del cancro cervicale presenta differenze significative a seconda dello stadio della malattia. Il costo medio annuo registrato è stato di circa 89,8 milioni di VND nello stadio I, mentre negli stadi II, III e IV è stato rispettivamente di circa 136,9 milioni di VND, 138,4 milioni di VND e 136,8 milioni di VND. Pertanto, se la malattia viene diagnosticata allo stadio I, il costo medio annuo del trattamento può essere inferiore di circa 47-48,6 milioni di VND rispetto a una diagnosi in stadi successivi. Analogamente, per quanto riguarda il tumore al seno, si stima che la diagnosi precoce riduca i costi del trattamento di circa 7,9-18,3 milioni di VND all'anno rispetto alla diagnosi tardiva. L'orientamento del Ministero della Salute verso l'ampliamento della copertura assicurativa sanitaria per lo screening e la diagnosi precoce non mira solo ad aumentare i benefici per gli assicurati, ma anche a contribuire a spostare l'attenzione del sistema sanitario dalla cura delle malattie gravi alla prevenzione, all'individuazione e all'intervento precoce in modo proattivo. Fonte: https://anninhthudo.vn/nhung-benh-ung-thu-nao-duoc-de-xuat-chi-tra-bhyt-khi-kham-sang-loc-post667520.antd
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Fibrosi cistica: "Una terapia innovativa che combina anticorpi e antibiotici" La Nazione
Oggi si celebra la Giornata mondiale della fibrosi cistica e proprio ora arriva l’annuncio da parte dell’Università di Siena di una ricerca biomedica sulla malattia genetica finanziata con 210mila euro. Il Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia dell’Ateneo senese partecipa a uno studio per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche contro le infezioni causate da Mycobacterium abscessus, un batterio altamente resistente agli antibiotici che rappresenta una delle sfide più complesse nella cura dei pazienti affetti da fibrosi cistica.
Il progetto, guidato per l’Università di Siena dalla professoressa Elena Petricci, è stato selezionato nell’ambito del Bando FFC Ricerca 2026 della Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica (FFC), ottenendo un finanziamento complessivo di 210mila euro.
Lo studio affronta una delle problematiche più complesse associate alla fibrosi cistica: le infezioni causate da Mycobacterium abscessus, batterio altamente resistente agli antibiotici e particolarmente difficile da eradicare, per il quale le opzioni terapeutiche disponibili risultano ancora limitate. "L’obiettivo della ricerca – spiega la professoressa Elena Petricci – è quello di sviluppare una nuova strategia terapeutica basata sui coniugati fra anticorpi monoclonali e antibiotici, comunemente noti come Antibody-antibiotic conjugates. Questa tecnologia combina la capacità di un anticorpo di riconoscere selettivamente il batterio, con il potere che hanno gli antibiotici di eliminarlo. L’idea è quella di utilizzare l’anticorpo come una sorta di ‘cavallo di Troia’: riconoscere e raggiungere il batterio e trasportare con precisione l’antibiotico direttamente dove deve agire. Il progetto prevede l’identificazione dei bersagli presenti sulla superficie del Mycobacterium abscessus, lo sviluppo di anticorpi specifici e la valutazione di diversi antibiotici, tra cui l’azitromicina, l’apramicina e la bedaquilina. I candidati più promettenti saranno successivamente studiati attraverso modelli cellulari, sistemi derivati da persone con fibrosi cistica e modelli animali, in collaborazione con il Servizio CFaCore di FFC Ricerca".
La ricerca, coordinata dall’Università di Pavia, capofila del progetto, e realizzata in collaborazione con le Università di Siena, Parma e Pisa, guarda allo sviluppo di possibili candidati farmaci con la prospettiva, in futuro, di una somministrazione per via inalatoria.
"Nella Giornata della fibrosi cistica – prosegue la professoressa Petricci – questo riconoscimento rappresenta un segnale concreto verso la ricerca che apre nuove strade e alimenta la speranza di terapie sempre più efficaci. Questo, è un passo importante in un percorso che unisce ricerca di base, innovazione biotecnologica e prospettive di applicazione terapeutica, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di nuove soluzioni in grado di migliorare la qualità della vita delle persone affette da fibrosi cistica e mettere le basi per lo sviluppo di nuovi approcci per il trattamento di infezioni batteriche resistenti alle terapie attualmente in uso".
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Terapia ormonale sostitutiva e tumore al seno: il rischio è eterogeneo, non un dato univoco Doctor33
Il rischio di tumore al seno legato alla terapia ormonale sostitutiva in menopausa varia profondamente da paziente a paziente, poiché dipende da un insieme di fattori individuali e biologici differenti. È la conclusione di una revisione pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology, che ricostruisce quattro decenni di evidenze sul tema e propone il superamento di un approccio prescrittivo restrittivo a favore di un modello di terapia di precisione.
Il carcinoma mammario è il tumore più frequentemente diagnosticato nel sesso femminile, con 2,3 milioni di nuove diagnosi nel 2022 e una responsabilità del 14,1% dei decessi oncologici femminili; nella popolazione post-menopausale l'80-85% delle neoplasie è positivo per il recettore degli estrogeni ai quali la TOS pare associarsi per aumento del rischio. Le prime evidenze risalgono alla fine degli anni Ottanta, confermate nel 1997 dalla re-analisi del Collaborative Group on Hormonal Factors in Breast Cancer e successivamente dal Million Women Study e dal Women's Health Initiative, principale trial randomizzato sul tema, ha mostrato un aumento del rischio di carcinoma mammario con estrogeni equini coniugati e medrossiprogesterone acetato, ma al contrario una riduzione del rischio, e della mortalità correlata, nel braccio con sola terapia estrogenica, un dato che negli anni successivi non si è tradotto in un incremento significativo della mortalità per carcinoma mammario in nessuno dei due regimi.
La revisione evidenzia come il rischio sia modulato da fattori spesso trascurati nella pratica clinica, come peso, massa grassa, tipo di progestinico, insufficienza ovarica precoce e rischio genetico legato al gene BRCA di sviluppare tumore al seno.
Sul fronte delle alternative ai regimi estro-progestinici tradizionali, la revisione passa in rassegna il tibolone, che nel Million Women Study ha mostrato un incremento del rischio non inferiore alla sola terapia estrogenica; i tissue selective estrogen complexes, con impatto neutro sulla densità mammaria ma minori benefici sui sintomi climaterici; il dispositivo intrauterino al levonorgestrel, associato a un lieve aumento del rischio in caso di uso prolungato; ed estetrolo e testosterone, per i quali le evidenze restano ancora insufficienti. L'impiego della TOS in pazienti con pregresso carcinoma mammario resta un ambito controverso, controindicato secondo le linee guida NICE nelle pazienti in trattamento con inibitori dell'aromatasi, con margini di utilizzo solo in casi selezionati.
Le formulazioni oggi più utilizzate, basate su estradiolo e progestinici di nuova generazione come il progesterone micronizzato o il didrogesterone, suggeriscono secondo gli autori un profilo di sicurezza più favorevole rispetto ai regimi storicamente studiati, pur in attesa di conferme da studi randomizzati su larga scala. La gestione della TOS, concludono gli autori, richiede quindi un cambio di paradigma: valutazione rigorosa del profilo di rischio individuale, specie nelle pazienti con insufficienza ovarica prematura dove la terapia resta fortemente indicata; ottimizzazione della prescrizione privilegiando il dosaggio minimo efficace; e monitoraggio con rivalutazione periodica del bilancio rischio-beneficio, in attesa di dati definitivi sull'impatto a lungo termine delle formulazioni ormonali moderne.