📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Sonda a fibra ottica per la cura dei tumori | lo studio CNR Zazoom Social News
Una recente ricerca pubblicata sulla rivista Light: Science & Applications presenta uno studio condotto dal CNR sull’utilizzo di una sonda a fibra ottica per il trattamento dei tumori. La sperimentazione ha coinvolto test in laboratorio, evidenziando le potenzialità di questa tecnologia nel settore medico. La ricerca rappresenta un passo avanti nel campo delle terapie innovative, con l’obiettivo di migliorare le possibilità di cura per i pazienti affetti da tumore. (Adnkronos) – Apparso sulla rivista Light: Science & Applications e frutto della collaborazione internazionale tra l'Istituto di Fisica Applicata "Nello Carrara" del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifac) e la Jinan University di Guangzhou, lo studio, descrive lo sviluppo di una sonda teranostica multifunzionale a fibra ottica progettata per intervenire sui tumori solidi direttamente all'interno dell'organismo.. L'articolo proviene da. Potrebbe interessarti:. L’Europa multa Apple per concorrenza sleale contro le app musicali.🔗 Leggi su Webmagazine24.it Leggi anche:Tumori, scoperto il “motore” che ne accelera la crescita: lo studio con l’Università di Messina apre a nuove strategie di cura Leggi anche:Cancro, la scoperta sui tumori dei gatti: lo studio e le nuove speranze Temi più discussi:Tumori, una sonda a fibra ottica per bruciare le cellule malate; Con una sonda a fibra ottica nuove strade per la cura del tumore; Tumori, svolta dalla fibra ottica: la sonda intelligente che individua e cura il cancro; Tumori, svolta fibra ottica: sonda intelligente individua e cura il cancro VIDEO. Sonda a fibra ottica per la cura dei tumori: lo studio CNRSviluppata una sonda teranostica a fibra ottica per il trattamento dei tumori solidi. Monitoraggio pH e temperatura in tempo reale per terapie closed-loop ...adnkronos.com Tumori, una sonda a fibra ottica per bruciare le cellule malateUna sonda che utilizza luce e calore diventa un'arma contro i tumori solidi. Riesce infatti a bruciare le cellule malate direttamente all'interno dell'organismo. (ANSA) ...ansa.it Trova facilmente notizie e video collegati. Cerca News e Video
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Si tratta di un caso isolato e rarissimo. Si ritiene che ciò sia dovuto a una biopsia effettuata per diagnosticare la massa tumorale, che ha innescato una risposta immunitaria
Una donna statunitense di 59 anni con un tumore al braccio è ora in remissione pur non avendo ricevuto alcun trattamento. Si ritiene che ciò sia dovuto a una biopsia effettuata per diagnosticare la massa tumorale, che ha innescato una risposta immunitaria contro il cancro. La paziente è uno dei soli nove casi noti in cui una biopsia ha rivelato un tumore di questo tipo che coinvolgeva il tessuto connettivo, scomparso in seguito nel giro di poche settimane. Il caso, molto raro, è stato descritto su Cureus: Journal of Medical Science.
La paziente
La donna aveva notato un nodulo in rapida crescita qualche settimana prima di chiedere aiuto, quando aveva raggiunto i 2 centimetri di diametro. "Si era sviluppato rapidamente, causandole dolore e fastidio. Era preoccupata", ha spiegato Rohit Sharma, il medicodel Marshfield Clinic Health System nel Wisconsin, che ha curato la paziente.
Sharma e i suoi colleghi hanno contrassegnato la posizione del tumore con inchiostro per tatuaggi e hanno prelevato un campione bioptico inserendovi brevemente un ago sottile. L'esame ha rivelato che il nodulo, situato nel tessuto connettivo tra la pelle e il muscolo della donna, era un tumore chiamato mixofibrosarcoma, contenente cellule cancerose aggressive. "Era probabile che si diffondesse e questo avrebbe messo a rischio la paziente", ha detto Sharma.
Due settimane dopo, la donna è tornata in ospedale per un intervento chirurgico di rimozione del tumore. I medici sono rimasti sorpresi nello scoprire che era completamente scomparso. "Ha detto che dopo la biopsia, aveva iniziato a ridursi nel giro di tre o quattro giorni", ha affermato Sharma. Per accertarsi che il tumore fosse effettivamente scomparso, l’equipe ha asportato chirurgicamente il tessuto circostante la zona in cui si trovava, confermando l'assenza di cellule cancerose.
La biopsia
"La tempistica della biopsia e la risoluzione suggeriscono che sia in atto una reazione immunitaria", ha aggiunto Sharma. La scomparsa di qualsiasi tipo di tumore dopo una biopsia è estremamente rara e per questo la prima cosa da fare quando si riceve la diagnosi è farsi curare seguendo le indicazioni degli oncologi. In passato quanto accaduto alla donna statunitense è stato segnalato più frequentemente per i tumori che vengono riconosciuti più facilmente dal sistema immunitario, come quelli della pelle.
Secondo la dottoressa Sharma, eseguire una biopsia può causare la morte di alcune cellule tumorali e il rilascio di segnali infiammatori che attivano le cellule immunitarie in prima linea, come le cellule natural killer, per uccidere il tessuto tumorale danneggiato entro ore o giorni. Ma, ovviamente, questo non accade
in modo significativo nella maggior parte delle persone, quindi i pochi fortunati probabilmente possiedono determinati fattori genetici ed esposizioni ambientali che consentono al loro sistema immunitario di rispondere in questo modo.
Sequenziare il genoma
In futuro, analizzare in dettaglio questi casi rari, ad esempio esaminando i genomi e le storie cliniche dei pazienti, potrebbe rivelare modi per migliorare la risposta generale alla terapia antitumorale. L'obiettivo dei ricercatori è ora dunque quello di sequenziare il genoma della donna e analizzare le sue cellule immunitarie per capire se sia possibile replicare artificialmente questa risposta naturale attraverso nuove forme di immunoterapia.
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Conferire i rifiuti dopo cicli di radioterapia: da lunedì un servizio gratuito per i residenti a Bari BariToday
Da lunedì 11 maggio a Bari sarà attivo un servizio gratuito di raccolta domiciliare di rifiuti sanitari prodotti dopo cicli di radioterapia medico nucleare per i pazienti residenti in città. L'iniziativa, denominata ‘Te.so.ra. – Terapie con Sostanze Radioattive’, è promossa da Asl Bari, Amiu e Comune. L'obiettivo è quello di garantire una gestione sicura dei rifiuti e, allo tesso tempo, prevenire criticità nel sistema di raccolta. Il servizio riguarda pazienti per lo più oncologici residenti nel Comune di Bari sottoposti a terapie con sostanze radioattive
Alla presentazione sono intervenuti il sindaco Vito Leccese, il dg Asl Bari, Luigi Fruscio, la presidente di Amiu Puglia, Antonella Lomoro, nonché i dirigenti e gli operatori sanitari delle unità operative di Oncologia e Medicina Nucleare.
Campagna avviata dopo segnalazioni su conferimenti impropri
La campagna è stata avviata anche a seguito di segnalazioni, in città, di un conferimento improprio dei rifiuti nei cassonetti urbano. La circostanza aveva provocato l’attivazione dei sistemi di rilevazione radiometrica negli impianti di trattamento, con conseguente interruzione temporanea dei cicli di smaltimento, verifiche tecniche sui carichi e rallentamenti del servizio. Si è trattato, in ogni caso, di situazioni che non hanno rappresentato un rischio per la salute pubblica.
Come funzionerà la procedura? Il ritiro dedicato gratuito potrà essere attivato dal paziente o dal caregiver al numero verde Amiu Puglia 800 011 558, (raggiungibile sia da telefono fisso che da cellulare, dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 17.00, e il sabato dalle ore 8.30 alle 13.30. Il servizio non è attivo nelle giornate di domenica e nei festivi).
Leccese: “Necessità di servizio dedicato”
I rifiuti devono essere raccolti in sacchetti chiusi, preferibilmente trasparenti o comunque ispezionabili a vista, e conservati temporaneamente in un luogo isolato. Nel giorno concordato, i materiali devono essere conferiti nei pressi del proprio civico per il ritiro: “Sappiamo bene – ha detto il sindaco Leccese - come il tema dell’igiene urbana sia spesso al centro delle segnalazioni e delle lamentele dei cittadini. A volte le criticità dipendono da responsabilità nostre. Altre volte è l’inciviltà di pochi a generare disagi per molti. Ci sono però anche situazioni in cui il problema non è pienamente riconducibile a comportamenti scorretti. È il caso che abbiamo affrontato. Nelle scorse settimane abbiamo riscontrato una criticità legata al conferimento improprio di rifiuti particolari, in prevalenza materiali assorbenti utilizzati da pazienti oncologici contenenti residui di radiofarmaci. L’errato smaltimento di questa tipologia di rifiuti ha determinato disservizi significativi, dovuti allo stop forzato e contemporaneo di più mezzi per la raccolta. Da qui la necessità di strutturare un servizio di raccolta dedicato – ha concluso - rivolto ai pazienti sottoposti a queste terapie. Ancora una volta, la collaborazione tra Asl Bari, Comune e Amiu ha consentito di individuare in tempi rapidi una soluzione concreta, capace di coniugare tutela della salute, efficienza del servizio e attenzione ai cittadini”.
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Tumore alla prostata, Aifa approva un nuovo farmaco: meno rischio di progressione e cure più personalizzate Qui Salute Magazine
Via libera dell’Aifa alla rimborsabilità del darolutamide, nuovo farmaco orale di ultima generazione da utilizzare insieme alla terapia ormonale per i pazienti affetti da tumore della prostata metastatico sensibile agli ormoni. Una decisione che amplia le possibilità terapeutiche e permette cure sempre più personalizzate in base alle esigenze del singolo paziente.
I dati del tumore alla prostata in Italia
Si tratta della terza indicazione approvata per questa molecola, che rappresenta oggi una delle opzioni più innovative nel trattamento del carcinoma prostatico. In Italia il tumore alla prostata è il più diffuso tra gli uomini, con oltre 40mila nuove diagnosi ogni anno. Sebbene la sopravvivenza a cinque anni sia molto alta, intorno al 91%, nelle forme metastatiche la percentuale cala drasticamente sotto il 30%, rendendo fondamentale l’introduzione di terapie più efficaci e meglio tollerate.
Secondo Luigi Formisano, membro del Direttivo Nazionale Aiom, il darolutamide è al momento l’unico inibitore del recettore degli androgeni approvato da Aifa che consente di modulare il trattamento sia con sia senza chemioterapia, offrendo quindi una gestione più flessibile della malattia e migliori prospettive cliniche.
L’approvazione dell’Aifa dopo la pubblicazione dello studio
La decisione dell’Aifa arriva anche alla luce dei risultati dello studio Aranote, pubblicato sul “Journal of Clinical Oncology”, che ha evidenziato una riduzione del 46% del rischio di progressione della malattia o di morte. Un dato particolarmente importante che conferma l’efficacia del farmaco.
Elisa Zanardi, segretario delle Linee Guida Aiom sul carcinoma della prostata, ha sottolineato come la particolare struttura chimica di darolutamide permetta di contrastare la crescita delle cellule tumorali limitando allo stesso tempo gli effetti collaterali che incidono sulla quotidianità dei pazienti. Nello studio Aranote, infatti, un numero inferiore di pazienti ha interrotto il trattamento per eventi avversi rispetto al placebo.
Il nuovo farmaco preserva più a lungo una buona qualità della vita
Il farmaco ha inoltre dimostrato di ritardare il peggioramento del dolore e di preservare più a lungo una buona qualità della vita. In Italia si stima che siano circa 485mila gli uomini che convivono con una diagnosi di tumore della prostata.
A confermare la versatilità di darolutamide arrivano anche i dati raccolti nella pratica clinica reale. In uno studio pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, la combinazione tra darolutamide, terapia ormonale e chemioterapia ha ridotto del 32,5% il rischio di morte rispetto al trattamento standard basato su terapia di deprivazione androgenica e chemioterapia.
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Carcinoma prostatico ormonosensibile, Aifa approva darolutamide senza chemioterapia Doctor33
AIFA ha approvato la rimborsabilità di darolutamide, inibitore orale di nuova generazione del recettore degli androgeni, in combinazione con la terapia di deprivazione androgenica (ADT) per il trattamento del carcinoma prostatico ormonosensibile metastatico. Si tratta della terza indicazione approvata per il farmaco in Italia e della prima che consente l'utilizzo senza chemioterapia, rendendo darolutamide l'unico inibitore del recettore degli androgeni rimborsato da AIFA con questa flessibilità di impiego. La precedente approvazione per la stessa indicazione in associazione a docetaxel risaliva a marzo 2024; la prima, per il carcinoma prostatico non metastatico resistente alla castrazione ad alto rischio, a febbraio 2021.
Il tumore della prostata è la neoplasia più frequente negli uomini in Italia, con oltre 40.000 nuove diagnosi l'anno e circa 485.000 persone che vivono con una diagnosi pregressa, una cifra in costante crescita soprattutto fra le fasce più giovani. La sopravvivenza a 5 anni raggiunge il 91% nella popolazione generale, ma scende al di sotto del 30% nella forma ormonosensibile metastatica, fascia in cui l'evoluzione verso la malattia resistente alla castrazione rappresenta il principale determinante prognostico negativo.
«La maggior parte degli uomini con carcinoma della prostata ormonosensibile metastatico progredisce alla fase di malattia metastatica. Da qui l'importanza di disporre di più opzioni di cura, in grado di rallentare la progressione del tumore» ha affermato Elisa Zanardi, Segretario Linee Guida AIOM sul carcinoma della prostata, IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova.
Darolutamide è un inibitore orale del recettore degli androgeni di nuova generazione con una struttura chimica peculiare che ne limita il passaggio attraverso la barriera emato-encefalica, riducendo il rischio di effetti avversi a livello del sistema nervoso centrale. Agisce bloccando la via di segnalazione androgenica, inibendo la crescita delle cellule tumorali con un profilo di interazioni farmacologiche favorevole rispetto ad altri agenti della stessa classe.
L'approvazione senza chemioterapia si basa sui risultati dello studio ARANOTE, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology: darolutamide in associazione alla sola ADT ha ridotto del 46% il rischio di progressione radiologica o di morte rispetto al placebo, senza effetti collaterali di rilievo. Il farmaco ha inoltre mostrato di ritardare la progressione del dolore e di rallentare in modo clinicamente significativo il deterioramento della qualità di vita correlata alla salute.
«La sua elevata tollerabilità deriva dalla struttura chimica peculiare, in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali, limitando effetti collaterali che possono impattare sulla vita quotidiana. Nello studio ARANOTE, un numero inferiore di pazienti trattati con darolutamide ha dovuto interrompere il trattamento per eventi avversi rispetto al placebo» spiega Elisa Zanardi.
A supporto della flessibilità d'impiego con chemioterapia, lo studio ARASENS, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che darolutamide in associazione ad ADT e docetaxel riduce il rischio di morte del 32,5% rispetto alla sola ADT più chemioterapia nei pazienti con malattia ad alto volume.
La nuova approvazione consente di personalizzare la scelta terapeutica in base al profilo del paziente, riservando la chemioterapia ai casi in cui è clinicamente indicata e offrendo un'alternativa efficace nei soggetti per i quali l'aggiunta di docetaxel non è appropriata o desiderata. «La nuova approvazione da parte di AIFA estende l'utilizzo di darolutamide a un gruppo più vasto di pazienti salvaguardando la qualità di vita, aspetti molto importanti per i pazienti con neoplasia in fase metastatica» ha affermato Luigi Formisano, membro del Direttivo Nazionale AIOM, Professore di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Grazie alla nuova indicazione, darolutamide è l'unico inibitore del recettore degli androgeni approvato da AIFA che consente di personalizzare il trattamento, con o senza la chemioterapia, per soddisfare le necessità di ogni paziente e migliorare i risultati clinici. «La disponibilità di una terapia in grado di preservare il benessere del paziente, di ridurre al minimo le interferenze con gli altri farmaci e di ritardare la progressione del dolore si traduce anche in una migliore gestione della malattia, perché offre ai clinici più tempo da dedicare ai pazienti» conclude Alberto Briganti, Professore di Urologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
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Vent'anni senza tumore: la storia di un ex-paziente illustra i progressi contro il linfoma follicolare Corriere della Sera
Vent'anni. È da tanto tempo che Robert Oman non ha più il cancro grazie a uno studio clinico condotto presso il Wilmot Cancer Institute dell'Università di Rochester, New York State. E non è il solo: il 70% dei pazienti arruolati nello studio, affetti da linfoma follicolare in stadio avanzato, è sopravvissuto almeno 15 anni dopo aver completato un regime terapeutico standard di immunoterapia e chemioterapia combinata, noto come CHOP.
Ora una nuova analisi dei dati a lungo termine dello studio, pubblicata su JAMA Oncology, mostra che il 42% dei pazienti trattati è stato guarito in modo funzionale, ovvero senza alcuna possibilità di recidiva del linfoma durante la loro aspettativa di vita.
Questo rappresenta una svolta epocale per una malattia considerata a lungo inguaribile, a causa della sua propensione a recidivare, a volte anche molti anni dopo.
Secondo lo studio, i tassi di recidiva sono diminuiti in modo drastico nel tempo nei pazienti trattati con chemioimmunoterapia basata sullo schema CHOP, acronimo che deriva dalle iniziali dei chemioterapici di cui esso si compone, vale a dire ciclofosfamide, adriamicina (detta anche doxorubicina), vincristina, a cui si associa un farmaco steroideo, il prednisone. Il tasso di recidiva della malattia è sceso dal 6,8% dei pazienti con ricadute nei primi cinque anni dopo il trattamento a solo lo 0,6% tra i 15 e i 20 anni.
«25 anni fa, quando abbiamo avviato questo studio, il linfoma follicolare in stadio avanzato era considerato inguaribile - ricorda Jonathan W. Friedberg, direttore del Wilmot, che ha guidato il nuovo studio -. Ci aspettavamo che la chemioimmunoterapia CHOP fosse migliore del trattamento standard all'epoca, ma non ci saremmo mai aspettati che fosse capace di ottenere la guarigione. Il fatto che un sottogruppo di pazienti abbia detto addio alla malattia è davvero notevole».
Oman, che ha concluso la terapia nel 2006, non ha più mostrato alcun segno di recidiva, un esito che sarebbe stato molto improbabile se non avesse partecipato allo studio. Questa realtà è ben lontana dall'esperienza di suo padre, colpito dal linfoma follicolare decenni fa. «Mio padre aveva 60 anni quando ha avuto la diagnosi - ricorda il 65enne Oman, di Campbell (New York) - Da allora ha vissuto per 14 anni, ma ha fatto sette cicli di chemioterapia. Purtroppo il tumore tornava sempre: ci volevano circa due anni, ma la recidiva non mancava mai l’appuntamento».
Oman, invece, ha ricevuto la diagnosi a 40 anni, con tre figli a casa. L'intervento chirurgico iniziale per rimuovere i linfonodi colpiti sembrava aver funzionato, ma nel 2005 il linfoma follicolare di Oman si è ripresentato insieme a un tumore al rene. È stato allora che il suo oncologo del Guthrie Corning Hospital lo ha indirizzato al Wilmot, dove era in corso uno studio clinico di fase 3, condotta dallo SWOG Cancer Research Network, un gruppo di sperimentazioni cliniche promosso dal National Cancer Institute (NCI).
Lo studio ha arruolato 531 pazienti con linfoma follicolare in stadio avanzato non trattato (45 dei quali arruolati tramite Wilmot) e li ha assegnati in modo casuale a uno di due trattamenti basati su un regime chemioterapico di base noto come CHOP (ciclofosfamide, idrossidaunorubicina, vincristina e prednisone).
Un braccio ha trattato i pazienti con immunoterapia a base di rituximab più la combinazione CHOP (R-CHOP), mentre l'altro braccio ha fatto seguire a CHOP un ciclo di radioimmunoterapia (CHOP-RIT). Oman ha ricevuto il CHOP-RIT e afferma che non lo ha rallentato. «È stata una cosa temporanea per sei o otto mesi, poi sono tornato in gioco». A differenza di suo padre, ha avuto solo piccole complicazioni dovute alla malattia o al trattamento, perdendo solo qualche giorno di lavoro in una coltivazione di patate condotta dalla Cornell University, ma continuando a gestire la propria fattoria durante il trattamento.
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Malattia Crohn con fistole, nuovi dati su terapia monoclonale Piemonte Sport
(Adnkronos) – In occasione della Digestive disease week 2026, Johnson & Johnson ha presentato i risultati dello studio di fase 3 Fuzion, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di guselkumab negli adulti con malattia di Crohn perianale fistolizzante attiva, una manifestazione particolarmente complessa della malattia in cui il raggiungimento della remissione rappresenta tuttora una sfida clinica rilevante. “Alla 24esima settimana – informa una nota di J&J – guselkumab ha dimostrato tassi significativamente più elevati di remissione combinata delle fistole rispetto al placebo. Questo endpoint, particolarmente stringente, è definito come chiusura completa esterna delle fistole secernenti e assenza di raccolte fluide alla risonanza magnetica (Mri)”.
Lo studio Fuzion – si legge – rappresenta il primo studio clinico randomizzato e controllato condotto negli ultimi 20 anni su una terapia approvata nelle malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) a dimostrare efficacia negli adulti con malattia di Crohn perianale fistolizzante attiva. Nel complesso, questi dati suggeriscono che guselkumab è, ad oggi, il primo e unico inibitore dell’IL‑23 ad aver dimostrato efficacia in questa specifica e altamente debilitante manifestazione della malattia di Crohn. “Guselkumab – dettaglia la nota – ha raggiunto l’endpoint primario di remissione combinata delle fistole, definita come chiusura completa di tutte le aperture fistulose esterne senza drenaggio, assenza di nuove fistole e assenza di evidenza di raccolte fluide sottostanti alla risonanza magnetica, alla settimana 24. La remissione combinata delle fistole è stata raggiunta dal 28,3 per cento dei pazienti trattati con guselkumab 100 mg ogni 8 settimane (q8w) e dal 27,0 per cento dei pazienti trattati con guselkumab 200 mg ogni 4 settimane (q4w), rispetto al 10,3 per cento del gruppo placebo. Le differenze di trattamento rispetto al placebo sono risultate statisticamente significative sia per il regime di dosaggio da 100 mg ogni 8 settimane che per quello da 200 mg ogni 4 settimane (p = 0,007 e p = 0,013, rispettivamente). Gli eventi avversi osservati nelle prime 24 settimane sono risultati coerenti con il profilo di sicurezza noto di guselkumab nella malattia di Crohn”.
“Il dolore, il gonfiore e il drenaggio persistente associati alla malattia di Crohn con fistole perianali possono compromettere profondamente la vita quotidiana dei pazienti – afferma Silvio Danese, Irccs Ospedale San Raffaele e Università VitaSalute San Raffaele di Milano e co-autore dello studio -. Ottenere una chiusura duratura delle fistole senza ripetuti interventi chirurgici rimane un’esigenza clinica significativa non ancora soddisfatta. I risultati dello studio Fuzion dimostrano la capacità di guselkumab di ottenere una remissione combinata delle fistole, rappresentando un importante passo avanti per i pazienti grazie a una maggiore possibilità di gestione di questa patologia debilitante e cronica”. “Sono passati più di vent’anni dall’ultimo studio così rigoroso nella malattia di Crohn con fistole perianali, una manifestazione complessa e molto difficile da trattare, di una patologia già di per sé impegnativa – sottolinea Alessandra Baldini, Direttrice medica, Innovative medicine, Johnson & Johnson Italia -. Grazie al nostro impegno in quest’area, Johnson & Johnson continua ad affrontare sfide terapeutiche dove rimangono grandi bisogni clinici ancora insoddisfatti. Lo studio Fuzion riflette il nostro impegno a garantire progressi significativi, basati su dati scientifici, a beneficio dei pazienti”.
La fistola – prosegue la nota – è una connessione anomala o canale che si forma tra l’intestino e un altro organo o la pelle. Insorge tipicamente quando l’infiammazione provoca ulcerazioni nella parete intestinale o nel tessuto circostante. Con il tempo, queste ulcere possono penetrare per tutto lo spessore dell’intestino, formando un canale che permette il drenaggio del materiale infetto. La variante con fistola perianale colpisce quasi il 25 per cento dei pazienti con malattia di Crohn e ne rappresenta una manifestazione grave e spesso debilitante, con un impatto profondo sulla salute fisica e mentale della persona. È caratterizzata da dolore, gonfiore, drenaggio persistente, ascessi ricorrenti e con frequente necessità di intervento chirurgico. A dimostrazione del proprio impegno nel migliorare gli outcome dei pazienti con malattia di Crohn e nel supportare gli operatori sanitari nel trattamento di questa, Johnson & Johnson sta avviando lo studio CHARGE, il primo studio comparativo diretto sugli inibitori dell’IL-23 nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, che confronterà guselkumab rispetto a risankizumab nel trattamento della malattia di Crohn.
Fuzion è uno studio di fase 3, randomizzato, controllato con placebo, in doppio cieco, multicentrico, disegnato per valutare l’efficacia e la sicurezza di guselkumab negli adulti con malattia di Crohn con fistole perianali. I pazienti arruolati nello studio presentavano una o più fistole perianali drenanti attive confermate da una revisione centrale in cieco mediante risonanza magnetica, un indice di attività della malattia di Crohn (CDAI) <350 e una risposta inadeguata a corticosteroidi per via orale, azatioprina, 6-mercaptopurina, metotrexato o fino a 2 classi di terapie avanzate. I pazienti sono stati randomizzati in rapporto 2:2:1 per ricevere un trattamento di induzione di guselkumab 200 mg per via endovenosa (IV) alle settimane 0, 4 e 8, seguita da guselkumab 100 mg per via sottocutanea (SC) ogni 8 settimane (q8w); oppure un'infusione endovenosa (IV) di guselkumab 200 mg nelle settimane 0, 4 e 8, seguita da guselkumab 200 mg per via sottocutanea (SC) ogni 4 settimane (q4w); oppure un placebo. La malattia di Crohn è una delle due principali forme di malattia infiammatoria intestinale, che colpisce circa 3 milioni di americani e circa quattro milioni di persone in Europa. E'una patologia infiammatoria cronica del tratto gastrointestinale di cui non si conosce la causa, ma che risulta associata ad anomalie del sistema immunitario che potrebbero essere scatenate da predisposizione genetica, alimentazione o altri fattori ambientali. I sintomi possono variare, ma spesso includono dolore e sensibilità addominale, diarrea frequente, sanguinamento rettale, perdita di peso e febbre. Attualmente non esiste una cura per la malattia di Crohn.
Sviluppato da Johnson & Johnson, guselkumab è il primo anticorpo monoclonale completamente umano a doppia azione progettato per neutralizzare l’infiammazione a livello cellulare bloccando l’IL-23 e legandosi al CD64 (un recettore presente sulle cellule che producono IL-23). I risultati relativi al meccanismo a doppia azione – conclude la nota – sono limitati a studi in vitro che dimostrano che guselkumab si lega al CD64, espresso sulla superficie delle cellule che producono l’IL-23 in un modello di monociti infiammatori. Guselkumab è approvato nell’Ue per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa (Pso) in pazienti adulti che sono candidati alla terapia sistemica e per il trattamento dell’artrite psoriasica attiva (PsA) in pazienti adulti che hanno avuto una risposta inadeguata o che hanno mostrato intolleranza a una precedente terapia con farmaci antireumatici modificanti la malattia (Dmard).È inoltre approvato per il trattamento di pazienti adulti con colite ulcerosa attiva di grado da moderato a severo che hanno avuto una risposta inadeguata, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un trattamento biologico e per il trattamento di pazienti adulti affetti da malattia di Crohn attiva di grado da moderato a severo che hanno avuto una risposta inadeguata, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un trattamento biologico.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
I dati dei nuovi Annali AMD, il report dell'Associazione Medici Diabetologi (AMD) che ogni anno descrive e monitora la cura del diabete in Italia e lo stato di salute di cui godono i pazienti.
Sono sempre di più gli italiani con diabete che riescono a tenere sotto controllo la glicemia. Deciso passo avanti anche nella capacità di tenere a bada il colesterolo. Cresce l’impiego dei farmaci innovativi e aumenta la diffusione dei microinfusori. Sono questi alcuni dei dati dei nuovi Annali AMD, il report dell'Associazione Medici Diabetologi (AMD) che ogni anno descrive e monitora la cura del diabete in Italia e lo stato di salute di cui godono i pazienti. Nel quadro generale di un costante miglioramento dell'assistenza, gli Annali non mancano di segnalare alcune aree critiche. Al palo, lo screening del danno renale, del piede diabetico e della retinopatia. E cattive abitudini dure a morire, come il fumo, a cui non rinuncia un quarto delle persone con diabete di tipo 1. L'analisi, che quest'anno per la prima volta fornisce anche i dati sull'utilizzo dei sensori per il monitoraggio in continuo del glucosio (CGM), è stata presentata oggi al Senato.
“Continua a crescere il numero di centri diabetologici che aderiscono alla nostra rete, ormai oltre 340, distribuiti in tutto il Paese, inclusa la Basilicata, unica regione rimasta scoperta nelle precedenti rilevazioni”, illustra Andrea Da Porto, direttore Gruppo Annali AMD. “Di conseguenza, cresce il numero di pazienti censiti: più di 775.000 in quest’ultima edizione (relativa ai dati raccolti nel 2025), di cui 51.013 con diabete tipo 1, 693.000 con diabete tipo 2 e 15.093 con diabete gestazionale. Disponiamo, insomma, di un campione sempre più rappresentativo della popolazione italiana con diabete”.
Diabete di Tipo 1: microinfusori oltre la soglia del 20%; meno ipoglicemie
Gli italiani con diabete tipo 1 hanno in media 49 anni, gli over 65 sono quasi il 19% e addirittura l’1% ha superato gli 85 anni. In molti fumano (26,2%) e presentano obesità (14,7%) ma possono contare su un buon livello di assistenza: il 37,2% ha l’emoglobina glicata a target, il 40,5% un buon controllo pressorio e oltre il 50% ha il colesterolo sotto controllo. Prosegue, lieve ma costante, la penetrazione della tecnologia: i microinfusori vengono utilizzati dal 21,3% dei pazienti (valore, comunque, lontano dal reale potenziale di diffusione di questi device). I primi dati sul CGM (per ora disponibili in circa 13.000 pazienti con DT1) mostrano margini di miglioramento ma anche i benefici dello strumento: da un lato, solo un paziente su tre riesce a mantenere la glicemia nel cosiddetto time in range (tra 70 e 180 mg/dl) per almeno il 70% del tempo, dall’altro lato, la maggior parte dei pazienti evita pericolose ipoglicemie.
Sul fronte farmacologico, stabile l’impiego dell’insulina basale di seconda generazione (90,6% del campione), e quello degli antipertensivi (circa il 30%), mentre cresce la terapia ipolipemizzante (la assumeva il 48% dei pazienti l’anno precedente, mentre oggi siamo a quasi il 50%). La retinopatia resta la complicanza prevalente (29,5%).
Diabete di Tipo 2: attenzione alle complicanze microvascolari
L’età media continua a salire tra i pazienti con il diabete tipo 2, ormai quasi a quota 70 anni. La prevalenza dell’obesità, diminuita negli ultimi anni, sembra aver raggiunto un plateau, assestandosi intorno al 35%. Positivi i dati sulla gestione dell’emoglobina glicata (a target per oltre il 56% del campione) e soprattutto sul controllo del colesterolo (in regola per quasi il 49% dei pazienti, contro il 44,6% dello scorso anno).“Questi dati raccontano l’impegno dedicato dai diabetologi alla riduzione del rischio cardiovascolare dei propri assistiti, negli anni passati identificata come area critica” sottolinea Da Porto.” È quello che potremmo definire ‘effetto Annali’: dopo la rilevazione di un problema, si innesca una reazione di risposta per porvi rimedio”. D’altro canto, i dati di oggi richiamano l’attenzione su un'altra zona d’ombra: la gestione delle complicanze microvascolari del diabete. È in calo il monitoraggio di micro e macroalbuminuria (campanello d’allarme di malattia renale), della retinopatia e del piede diabetico. Il fenomeno si riflette anche sul fronte terapeutico. “Se da un lato – spiega Da Porto – crescono i farmaci innovativi (SGLT2 inibitori, agonisti recettoriali del GLP-1o Dual Agonist) utilizzati dall’85,6% dei pazienti (vs il 77,4% dello scorso anno), dall’altro lato, ACE-inibitori e sartani, farmaci ‘classici’ ma fondamentali in caso di danno renale, non vengono impiegati in circa il 43% dei pazienti che ne avrebbero bisogno”. La malattia renale cronica si conferma la complicanza prevalente, interessando oltre il 50% del campione.
Diabete gestazionale: terapia insulinica per il 50% delle pazienti
Cresce l’ampiezza del campione AMD che, con oltre 15.000 donne, ormai arriva a coprire circa la metà dei casi di diabete gestazionale registrati ogni anno in Italia. L’età media delle pazienti con GDM è di oltre 34 anni e più di un terzo di loro proviene da Paesi extra-EU. I principali fattori di rischio per questo tipo di diabete sono risultati l’età superiore a 35 anni (45,5% del campione), seguita dall’obesità pregravidica (30,4%, era a quota 25% nella scorsa rilevazione) e dalla familiarità per diabete pari al 10,1%. Aumenta il numero di future mamme con GDM che assume insulina, passate dal 38 al 50%.
“La crescita del database degli Annali AMD testimonia come la disponibilità di informazioni cliniche strutturate possa tradursi in risultati di salute concreti per i pazienti”, dichiara Salvatore De Cosmo, presidente AMD. “Il nostro database si configura come uno dei registri clinici di patologia più grandi d’Europa”, sottolinea Giuseppina Russo, Presidente Eletto AMD. “Con 15 edizioni, oltre 65 articoli pubblicati su riviste internazionali, 40 monografie tematiche e oltre 2 milioni di dati raccolti dal 2006, gli Annali AMD hanno dato vita a un’intensa attività di ricerca”, conclude Riccardo Candido, Presidente di Fondazione AMD.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Tumore alla prostata, AIFA rimborsa darolutamide con ADT senza chemioterapia: perché cambia la scelta terapeutica Sbircia la Notizia Magazine
La ricostruzione
La notizia va letta dalla data dell'atto, non dal titolo del giorno. Il provvedimento su Nubeqa, nome commerciale di darolutamide, inserisce nel SSN una possibilità terapeutica già coerente con il percorso europeo: trattamento della malattia metastatica ormonosensibile con ADT anche in assenza di docetaxel.
Nota per il lettore: questo articolo ha finalità giornalistica e non sostituisce la valutazione dello specialista. Qualsiasi modifica della terapia va discussa con oncologo, urologo o team multidisciplinare.
Sommario dei contenuti
La decisione AIFA: che cosa entra davvero nel SSN
Il passaggio da fissare subito è amministrativo prima ancora che mediatico. La determina AIFA è la DET PRES 519/2026 del 20 aprile 2026; l'avviso di pubblicazione è entrato in Gazzetta Ufficiale il 28 aprile e l'efficacia decorre dal giorno successivo. La comunicazione clinica del 5 maggio ha quindi reso visibile una decisione già agganciata al meccanismo di rimborsabilità e prezzo. Questo scarto di calendario conta per pazienti, clinici e farmacie ospedaliere, perché separa l'annuncio dal momento in cui il provvedimento entra nella filiera del SSN.
Il nuovo perimetro rimborsato riguarda darolutamide, inibitore orale del recettore degli androgeni, in associazione alla terapia di deprivazione androgenica nel carcinoma prostatico metastatico ormonosensibile. La scheda EMA allinea lo stesso farmaco a tre impieghi autorizzati nell'Unione europea: tumore resistente alla castrazione non metastatico ad alto rischio, mHSPC con ADT e mHSPC con ADT più docetaxel. La nostra verifica sui passaggi italiani collima con questo assetto europeo.
Terza indicazione non significa terza linea
La formula terza indicazione può creare un equivoco. Nel linguaggio regolatorio indica che la stessa molecola entra in tre contesti clinici distinti. Il primo in Italia è stato il tumore prostatico resistente alla castrazione non metastatico ad alto rischio di metastasi, approvato nel 2021. Il secondo è arrivato nel 2024 per la malattia ormonosensibile metastatica in combinazione con ADT e docetaxel. Il terzo aggiunge la combinazione con ADT senza obbligo di docetaxel.
La differenza è rilevante perché molti pazienti metastatici hanno età, fragilità, comorbidità o obiettivi di vita che rendono la chemioterapia una scelta da ponderare con attenzione. La nuova cornice consente di separare due domande cliniche che prima tendevano a sovrapporsi: il paziente deve ricevere un'intensificazione dell'asse androgenico e il docetaxel è appropriato nel suo caso specifico?
Il nodo biologico: perché ADT e darolutamide lavorano sullo stesso asse
Il tumore ormonosensibile metastatico indica una malattia già uscita dalla sede prostatica, ma ancora vulnerabile alla sottrazione androgenica. L'ADT abbassa il testosterone circolante; darolutamide lavora sul recettore, cioè sul segnale che le cellule tumorali usano per crescere. La combinazione agisce su due livelli dello stesso asse: riduzione del carburante ormonale e blocco del suo aggancio al bersaglio. In clinica questo traduce la terapia da semplice sottrazione a intensificazione mirata.
Le Linee guida EAU 2026 chiariscono la direzione: nei pazienti M1 idonei alla combinazione, l'ADT da sola viene superata da strategie che associano farmaci dell'asse androgenico o docetaxel. Il nuovo rimborso italiano porta darolutamide dentro quel perimetro decisionale anche quando il piano iniziale resta privo di chemioterapia.
ARANOTE letto correttamente: il 46% riguarda la progressione radiologica o morte
Lo studio ARANOTE ha randomizzato 669 pazienti in rapporto 2:1 a darolutamide 600 mg due volte al giorno più ADT oppure placebo più ADT. L'endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione radiologica, misurata fino alla progressione documentata o al decesso. Il risultato da tenere in mente è l'hazard ratio 0,54, intervallo di confidenza 95% 0,41-0,71 e valore di P inferiore a 0,0001. Tradotto con prudenza clinica, il trattamento ha ridotto del 46% il rischio relativo dell'evento composito progressione radiologica o morte rispetto al controllo.
Quel 46% va letto correttamente. Riguarda l'endpoint composito di rPFS, non una riduzione diretta della mortalità del 46%. La sopravvivenza globale resta un indicatore distinto e nei dati pubblici disponibili il punto forte della nuova indicazione è il ritardo della progressione radiologica. Il dossier clinico pubblicato sul Journal of Clinical Oncology e ripreso da Bayer consegna quindi una risposta molto specifica: intensificare ADT senza docetaxel può controllare più a lungo la malattia in una popolazione metastatica ormonosensibile.
Qualità di vita e tollerabilità diventano criteri di appropriatezza
Il vero motivo clinico della personalizzazione sta nella tollerabilità. Nel trial, l'incidenza complessiva degli eventi avversi e degli eventi severi è risultata comparabile al placebo più ADT; le interruzioni per eventi avversi sono state inferiori nel braccio darolutamide. Questo elemento pesa perché il paziente mHSPC spesso convive per mesi o anni con terapie continuative, visite, imaging e farmaci per altre patologie.
Darolutamide ha una struttura chimica peculiare e i dati preclinici indicano una bassa propensione al passaggio della barriera ematoencefalica. L'interesse pratico riguarda una terapia orale che mira al recettore androgenico con minore interferenza percepita su alcune attività quotidiane, sempre dentro una valutazione specialistica. Il riscontro di La Repubblica converge sul mantenimento del benessere, ma il punto clinico che fissiamo è più circoscritto: tollerabilità e qualità di vita diventano parte dell'appropriatezza, non un dettaglio successivo.
Con o senza docetaxel: il confronto che serve davvero
La chemioterapia con docetaxel resta una componente centrale per pazienti selezionati, soprattutto quando performance status, volume di malattia e sintomi rendono appropriata una strategia più aggressiva. La nuova rimborsabilità costruisce una seconda traiettoria: ADT più darolutamide in assenza di docetaxel. Questo evita una falsa contrapposizione tra vecchio e nuovo; il criterio corretto è selezionare la combinazione in base al profilo clinico.
Lo studio ARASENS aveva già dato solidità alla triplice combinazione con ADT, docetaxel e darolutamide, con riduzione del rischio di morte del 32,5% rispetto ad ADT più docetaxel. ARANOTE risponde a una domanda diversa: quanto guadagna il paziente quando l'intensificazione ormonale viene aggiunta alla ADT senza chemioterapia. Le cronache di ANSA hanno riportato entrambi i piani, ma la lettura decisiva sta nel separarli.
Cosa cambia in ambulatorio
Da oggi la domanda terapeutica entra prima nella visita. Serve stabilire se il paziente ha malattia ad alto o basso volume, dolore osseo, interessamento viscerale, funzione renale ed epatica compatibili, terapie concomitanti e una capacità reale di aderire a una terapia orale assunta due volte al giorno con cibo. L'assunzione corretta pesa quanto la prescrizione, perché la mancata aderenza rende meno leggibile la risposta clinica.
Per il team oncologico-urologico la decisione richiede un monitoraggio coerente: PSA, testosterone, imaging convenzionale o avanzato dove indicato, dolore, eventi avversi e funzionalità d'organo. L'esame del PSA da solo resta insufficiente nelle fasi avanzate perché la progressione può avere componente radiologica o clinica. Qui la personalizzazione assume un significato concreto: scegliere la combinazione giusta e misurare nel tempo se il beneficio resta allineato alla vita del paziente.
Impatto sul SSN: il valore dipende dall'appropriatezza
Il rimborso SSN incide sulla sostenibilità in modo meno intuitivo di quanto sembri. Una terapia orale efficace può ridurre progressioni, dolore e passaggi successivi di trattamento, ma richiede presa in carico accurata per evitare uso fuori profilo. Il valore economico dipende dall'appropriatezza: paziente giusto, fase corretta, controllo periodico e registrazione degli esiti. In questa direzione la ricostruzione di Medinews coincide con il tema più concreto dell'incontro clinico del 5 maggio: rendere flessibile il trattamento senza trasformare la flessibilità in automatismo.
Le Regioni e i centri oncologici dovranno tradurre il via libera in percorsi prescrittivi chiari. Qui la nostra deduzione è operativa: il vantaggio più rapido arriverà nei centri che hanno già team multidisciplinari prostata, accesso tempestivo alla diagnostica per stadiazione e monitoraggio delle tossicità da terapia ormonale prolungata. Dove la presa in carico resta frammentata, il rischio è una disponibilità formale più lenta da trasformare in beneficio concreto.
I numeri che spiegano perché la notizia pesa adesso
Il carcinoma prostatico è la prima neoplasia maschile in Italia. Il Ministero della Salute, usando la base AIOM 2025, indica per il 2024 40.190 nuovi casi negli uomini e per il 2025 485.000 uomini viventi dopo diagnosi. La sopravvivenza a cinque anni supera il 90% nel complesso della malattia, ma nelle forme ormonosensibili metastatiche scende sotto il 30%. La distanza fra questi due scenari spiega perché una nuova opzione in mHSPC ha un peso superiore alla dimensione numerica del sottogruppo.
Il dato di incidenza tende a essere letto come fotografia generale. Nella pratica serve a stimare carico clinico futuro: più uomini vivono a lungo dopo una diagnosi, più aumenta la necessità di percorsi capaci di accompagnare le fasi avanzate con farmaci maneggevoli. AIRC colloca l'elevata incidenza prostatica dentro un quadro in cui la diagnosi precoce migliora la prognosi; questa notizia aggiunge il tassello delle fasi in cui la malattia ha già superato la prostata.
Che cosa deve sapere il paziente già in cura
Un paziente già in trattamento deve leggere questa approvazione come una possibilità da discutere in visita, senza cambi autonomi di terapia. Nelle visite specialistiche può essere valutata una nuova combinazione quando la diagnosi è mHSPC e quando lo specialista ritiene indicata l'intensificazione ormonale senza docetaxel. Chi ha già ricevuto docetaxel o un altro ARPI va valutato con criteri diversi, perché sequenza terapeutica, risposta precedente e tossicità pregresse modificano la scelta.
La domanda utile da portare in visita riguarda candidabilità, obiettivo del trattamento, modo di monitorare il dolore, calendario degli esami, gestione di fatigue o ipertensione e farmaci già assunti. Una cura su misura parte da questi dati. Il farmaco crea una possibilità rimborsata; la decisione resta clinica e documentata.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
T.O.P. ,“L’innovazione nella cura tra Ischia, Procida e Capri” Il Golfo 24
L’evoluzione delle conoscenze biologiche e molecolari dei tumori solidi e l’introduzione di strategie terapeutiche sempre più personalizzate hanno profondamente modificato l’approccio diagnostico-terapeutico in oncologia. In questo scenario in rapida e continua trasformazione, diventa essenziale favorire momenti strutturali di confronto multidisciplinare, in grado di integrare competenze cliniche, chirurgiche, diagnostiche e di supporto, al fine di garantire percorsi di cura appropriati e condivisi.
Il congresso T.O.P. (Triangolo Oncologico Partenopeo) dopo la tappa dell’Isola d’Ischia nel 2025, con il patrocinio dell’ASL NAPOLI 2 NORD, il Rotary Club isola di Procida e l’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Napoli, farà scalo sull’isola di Procida dove, il 15 e 16 maggio, presso la sala Consiliare “V. Parascandolo” del Comune, si terrànno due giornate di studio sul tema: “L’innovazione nella cura tra Ischia, Procida e Capri” sotto la responsabilità scentifica della Dott.ssa Silvia Fattorusso, Responsabile della Unità’ Operativa Semplice Dipartimentale di Oncologia dell’isola d’Ischia. Giunto alla II° edizione, T.O.P. nasce con l’obiettivo di creare un’occasione di aggiornamento e dialogo tra specialisti operanti in differenti ambiti oncologici, con particolare riferimento alle principali neoplasie ad elevato impatto epidemiologico: tumore del polmone, tumori genitoutinari, tumori del colon-retto e della mammella.
Da questo punto vista opportuno sottolineare che per l’annualità 2018-2020, il Registro Tumori ha rilevato per l’ASL Napoli 2 Nord (della quale fanno parte anche le isole d’Ischia e Procida), n. 8501 casi di tumore maligno tra i maschi e n.7480 casi tra le femmine.I tumori più frequentemente diagnosticati sono stati: il cancro del Polmone (17,01%), della Prostata (13,14%), della Vescica (12.86%), del Colon Retto (12,53%), del Fegato (4,38%) e lo Stomaco (3,95%) tra gli uomini;il cancro della mammella (26,83%), del colon-retto (12,23%), del polmone (8,10%), dell’utero in toto(6,71%), della Tiroide (5.79%, dei Melanomi,pelle (3,56%) tra le donne.
Attarverso un programma scientifico articolato in sessioni tematiche, l’evento, quindi, intende approfondire lo stato dell’arte delle strategie terapeutiche nelle diverse fasi della malattia – dalla fase localizzata a quella metastatica – ponendo attenzzione agli aspetti innovativi legati alla caratterizzazione biomolecolare, alle nuove opzioni farmacologiche, all’evoluzione delle tecniche chirurgiche e radiologiche interventistiche, nonché al ruolo crescente dell’approccio integrato e multidisciplinare.
Particolare rilievo è riservato al confronto tra oncologi, chirurghi, anatomo-patologi, ridiologi, urologi, gastrointerologi e altri specialisti coinvolti nei Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM), attraverso la discussione di casi clinici real-life e l’analisi di modelli organizzativi condivisi. La seconda giornata sarà inoltre dedicata alle neoplasie mammarie e ai tumori associati a mutazioni genetiche, con focus specific sul carcinoma mammario, ovarico e sull’impatto clinico e psicosociale delle mutazioni BRCA ½.
Infine, uno sguardo al futuro dell’oncologia sarà rivolto agli aspetti trasversali della presa in carico del paziente, quali lo screening nutrizionale, il supporto psicologico e l’utilizzo della telemedicina, elementi sempre più centrali in un modello di cura moderno e sostenibile.
L’iniziativa nel complesso si propone pertanto di promuovero un aggionamento scientifico di aalto livello, favorendo la condivisione delle migliori pratiche cliniche e contribuendo al miglioramento continuo della qualità dell’assistenza oncologica sul territorio.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Casa all’asta, due malati in famiglia: l’appello da Accadia del sig. Augusto: "Chiediamo dignità e tempo” Stato Quotidiano
Riceviamo e pubblichiamo
Lettera aperta al Direttore di “StatoQuotidiano”
“Egregio Direttore,
riassumere sei anni di difficoltà, sofferenze e problematiche familiari è estremamente complesso. Con questa lettera desidero portare alla Sua attenzione, e a quella dell’opinione pubblica, la situazione che la mia famiglia sta vivendo, cercando di esporla in modo chiaro e documentato.
Dal 2020, con l’avvio della procedura relativa alla nostra abitazione, ha avuto inizio un periodo estremamente difficile, aggravato da gravi condizioni di salute all’interno del nostro nucleo familiare.
Mia moglie, Silvana Marinaccio, è affetta da patologie importanti, mentre nostro figlio Jonathan ha affrontato una grave malattia oncologica, con interventi chirurgici, cicli di chemioterapia e un lungo percorso clinico tuttora in corso.
Per meglio rappresentare la complessità della situazione, riporto di seguito una sintesi cronologica degli eventi principali.
Cronostoria.
06 giugno 2020 – Avvio della procedura giudiziaria relativa all’immobile.
– Avvio della procedura giudiziaria relativa all’immobile. 2017 – 2023 – Emergere e aggravarsi delle condizioni di salute di mia moglie, con ricoveri e accertamenti specialistici, tra cui terapia con iodio radioattivo (giugno 2023).
– Emergere e aggravarsi delle condizioni di salute di mia moglie, con ricoveri e accertamenti specialistici, tra cui terapia con iodio radioattivo (giugno 2023). 10 novembre – 18 dicembre 2023 – Accertamenti neurologici con diagnosi di aneurisma cerebrale e necessità di monitoraggio specialistico.
– Accertamenti neurologici con diagnosi di aneurisma cerebrale e necessità di monitoraggio specialistico. 18 marzo – giugno 2024 – Ulteriori esami clinici e diagnosi aggiuntive per mia moglie, tra cui problematiche reumatologiche.
– Ulteriori esami clinici e diagnosi aggiuntive per mia moglie, tra cui problematiche reumatologiche. 07 aprile 2024 – Comunicazione della vendita all’asta della nostra unica abitazione.
– Comunicazione della vendita all’asta della nostra unica abitazione. Estate – dicembre 2024 – Comparsa dei primi sintomi gravi in nostro figlio Jonathan (febbre persistente, perdita di peso, dolori).
– Comparsa dei primi sintomi gravi in nostro figlio Jonathan (febbre persistente, perdita di peso, dolori). 05 – 12 dicembre 2024 – Accertamenti diagnostici con sospetto linfoma.
– Accertamenti diagnostici con sospetto linfoma. 29 – 30 dicembre 2024 – Ricovero e intervento chirurgico per rimozione della massa.
– Ricovero e intervento chirurgico per rimozione della massa. 15 gennaio 2025 – Diagnosi di patologia oncologica ematologica grave.
– Diagnosi di patologia oncologica ematologica grave. Febbraio – luglio 2025 – Avvio e svolgimento di cicli chemioterapici, con importanti effetti collaterali e necessità di assistenza continua.
– Avvio e svolgimento di cicli chemioterapici, con importanti effetti collaterali e necessità di assistenza continua. Aprile – ottobre 2025 – Diversi accessi legati alla procedura sull’immobile, con conseguente aumento dello stress familiare.
– Diversi accessi legati alla procedura sull’immobile, con conseguente aumento dello stress familiare. Agosto – settembre 2025 – Controlli clinici evidenziano difficoltà nel percorso terapeutico e necessità di evitare stress emotivi.
– Controlli clinici evidenziano difficoltà nel percorso terapeutico e necessità di evitare stress emotivi. Ottobre – dicembre 2025 – Proposte di soluzioni abitative alternative ritenute non pienamente idonee alle condizioni sanitarie della famiglia.
– Proposte di soluzioni abitative alternative ritenute non pienamente idonee alle condizioni sanitarie della famiglia. Dicembre 2025 – Ulteriori certificazioni mediche ribadiscono la necessità di ambienti idonei e stabilità emotiva per il paziente.
– Ulteriori certificazioni mediche ribadiscono la necessità di ambienti idonei e stabilità emotiva per il paziente. Gennaio – febbraio 2026 – Udienze giudiziarie e rinvio dello sgombero per motivi sanitari.
– Udienze giudiziarie e rinvio dello sgombero per motivi sanitari. Marzo 2026 – Nuove evidenze cliniche indicano la persistenza della patologia e la necessità di mantenere condizioni di vita stabili e protette.
Le numerose certificazioni mediche raccolte nel tempo sottolineano in maniera chiara che condizioni di stress emotivo e cambiamenti ambientali non adeguati possono compromettere il percorso di cura, esponendo il paziente a rischi significativi. In questo contesto, la prospettiva della perdita dell’abitazione rappresenta un ulteriore elemento di forte criticità, soprattutto per la stabilità psicologica e sanitaria della mia famiglia.
Per tali ragioni, mi rivolgo a Lei e al Suo giornale affinché questa vicenda possa essere portata all’attenzione pubblica, con l’auspicio che si possano individuare soluzioni rispettose della dignità e della salute delle persone coinvolte.
Non si tratta di polemizzare, ma di chiedere attenzione e sensibilità verso una situazione umana particolarmente delicata.
Con fiducia e speranza,
Augusto Geberto Rosario Criscuolo
Accadia, 4 maggio 2026″.