📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?1
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
36.7/100
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Criteri Critici
Tumori, immunoterapia BeOne approvata per 3 neoplasie Adnkronos
"Nell'ambito dei tumori gastrointestinali, i fattori di rischio sono molteplici e riconducibili sia alla familiarità, sia allo stile di vita e sia a fattori ambientali. Si tratta di un carcinoma, quello gastrico, estremamente aggressivo, circa l'80% dei casi viene diagnosticato in fase avanzata o evo...
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.6/100
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Criteri Critici
“From San Diego to Catanzaro”, Università Magna Graecia protagonista della ricerca oncologica internazionale Calabria 7
Si è concluso con successo il convegno nazionale promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) 2026, dedicato alla ricerca e all’innovazione in oncologia. L’Auditorium dell’Università Magna Graecia di Catanzaro ha ospitato un confronto scientifico di alto livello, con esperti nazionali e internazionali, trasformando la Calabria in un punto di riferimento per gli ultimi progressi nella lotta contro il cancro.
L’evento, fortemente voluto dall’AIOM, dal presidente prof. Massimo Di Maio e dalla presidente in coming prof.ssa Rossana Berardi, ha visto la partecipazione del presidente dell’ESMO prof. Giuseppe Curigliano. Il congresso si è tenuto subito dopo l’importante appuntamento annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR), creando un ponte diretto tra la ricerca globale e il territorio calabrese.
Nuove frontiere dell’oncologia di precisione
Al centro del dibattito le tematiche più avanzate del settore: la terapia oncologica di precisione, il ruolo dell’intelligenza artificiale, le tecnologie di “omica” spaziale, le piattaforme terapeutiche innovative basate su anticorpi monoclonali ingegnerizzati e vaccini a mRNA, oltre alla ricerca di base e alla traslazione clinica.
Un contributo determinante è arrivato dai professori Pierosandro Tagliaferri e Pierfrancesco Tassone, docenti di Oncologia Medica dell’Università Magna Graecia, e dal coordinatore della sezione regionale AIOM, dott. Salvatore Turano. La sinergia tra Ateneo e Azienda Ospedaliero-Universitaria Renato Dulbecco ha confermato il ruolo di eccellenza del polo catanzarese.
Un riconoscimento al prestigio dell’Umg
La scelta di Catanzaro come sede del congresso nazionale AIOM non è stata casuale, ma rappresenta un chiaro riconoscimento alla qualità della ricerca oncologica dell’Ateneo calabrese e al superamento di ogni divario geografico nella produzione di conoscenza scientifica.
“I nostri giovani hanno preso parte con entusiasmo a un confronto di straordinario livello scientifico. È la testimonianza concreta di una tradizione accademica, quella dell’UMG, nata per vocazione all’integrazione dei saperi che continua a proiettarsi verso il futuro”, ha dichiarato il prof. Pierfrancesco Tassone.
“L’Università Magna Graecia di Catanzaro è un ateneo con una visione progettuale chiara e ambiziosa in cui oncologia molecolare, traslazionale e clinica rappresentano uno dei pilastri fondanti – ha sottolineato il prof. Pierosandro Tagliaferri – e questo incontro ne è stata la dimostrazione più eloquente, riconosciuta da tutti i partecipanti”.
Un evento formativo e simbolico
Il congresso ha registrato un’ampia partecipazione e ha offerto un’importante occasione di formazione per studenti, specializzandi e dottorandi dell’Ateneo.
Con questo evento l’Università Magna Graecia consolida il suo ruolo di rilievo nello scenario internazionale della ricerca oncologica traslazionale, dimostrando che l’eccellenza scientifica italiana può e deve crescere anche nel Sud.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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44.4/100
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Criteri Critici
Mapei sostiene la ricerca oncologica: nuovo progetto My First AIRC Grant dedicato a Squinzi e Spazzoli buildnews.it
Mercato martedì 12 maggio 2026 -Redazione Build News Mapei rinnova il proprio sostegno alla ricerca scientifica affiancando nuovamente la Fondazione AIRC attraverso il progetto My First AIRC Grant, iniziativa dedicata ai giovani ricercatori impegnati nel loro primo percorso di ricerca indipendente. Il progetto è stato intitolato a Giorgio Squinzi e Adriana Spazzoli, figure storiche legate all’azienda. Il grant è stato attribuito a Donatella Delle Cave, ricercatrice del CNR di Napoli. Il suo studio si concentra sul ruolo della matrice tumorale nella progressione e nelle metastasi dell’adenocarcinoma duttale pancreatico, una delle forme più aggressive e difficili da trattare. L’obiettivo della ricerca è individuare nuovi bersagli terapeutici e comprendere meglio i meccanismi che favoriscono la diffusione della malattia. Secondo Veronica Squinzi, amministratore delegato di Mapei, il sostegno alla ricerca rappresenta un investimento sul futuro e sulle nuove generazioni di scienziati, oltre che un modo per onorare la memoria di Giorgio Squinzi e Adriana Spazzoli. Dal lato della Fondazione AIRC, l’iniziativa viene descritta come un esempio virtuoso di filantropia strutturata, capace di garantire continuità, trasparenza e selezione meritocratica dei progetti finanziati. Il programma My First AIRC Grant è pensato per accompagnare i giovani scienziati verso l’indipendenza accademica e scientifica, fornendo risorse e autonomia attraverso un sistema di valutazione internazionale basato sul peer review. Si tratta di uno strumento considerato strategico per rafforzare la qualità della ricerca oncologica italiana e sostenere i talenti emergenti. Nel corso degli anni Mapei ha già sostenuto diversi progetti insieme alla Fondazione AIRC, inclusi precedenti My First AIRC Grant e una borsa di studio triennale dedicata allo studio del tumore al pancreas. Un impegno continuativo che conferma la volontà dell’azienda di contribuire allo sviluppo della ricerca scientifica e alla lotta contro le patologie oncologiche più complesse. L'obiettivo crescita sostenibile è raggiungibile attraverso l'utilizzo dell'idrogeno verde. Ma al momento...Leggi Il governo ha allo studio l'introduzione di un nuovo bonus elettrodomestici, che...Leggi Rimani aggiornato sulle ultime novità in campo di efficienza energetica e sostenibilità edile Da giugno 2024 sarà disponibile MORA, il manuale relativo alle tecniche di... Da oggi 10 gennaio 2024 termina il mercato tutelato del gas, misura... La partnership con la Corsa Rosa e il Team Polti VisitMalta rafforza... Gli studenti del Master in Comunicazione, marketing digitale e pubblicità interattiva protagonisti... Schüco FocusIngSlide: efficienza energetica, design minimale e materiali sostenibili per una soluzione... Accedi per visualizzare tutti i contenuti in esclusiva Registrati alle nostre Newsletter e ricevi subito in omaggio l’Ebook sul Testo Unico per l’Edilizia e leggi collegate edito DEI Tipografia del Genio Civile.
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Criteri Critici
Oncologo Pietrantonio: "Tislelizumab con chemioterapia più efficace in gastrointestinali" Adnkronos
"Oggi, in un sottogruppo di pazienti" con cancro gastrointestinale "piuttosto ampio, identifichiamo una specifica caratteristica biologica di responsività all'immunoterapia, rilevabile attraverso il test del biomarcatore Pd-L1 sul tessuto tumorale. Questa analisi ci permette di selezionare i pazienti che possono beneficiare di un trattamento personalizzato: la chemio-immunoterapia. Nello specifico, si tratta dell'associazione di tislelizumab - un immunoterapico di nuova generazione - con la chemioterapia standard, garantendo così l'opzione terapeutica più efficace per il profilo del paziente". Lo ha detto Filippo Pietrantonio, responsabile dell'Oncologia medica gastroenterologica alla Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, intervenendo oggi nel capoluogo lombardo all'incontro con la stampa organizzato in occasione del rimborso di tislelizumab in combinazione con chemioterapia in prima linea nel carcinoma gastrico ed esofageo, e in monoterapia in seconda linea nelle neoplasie di esofago e polmone.
"Il carcinoma gastrico è una patologia estremamente aggressiva - spiega l'oncologo - Circa l'80% dei casi viene diagnosticato in fase avanzata o evolve verso una condizione metastatica. In questo scenario, l'approccio terapeutico iniziale è fondamentale, poiché condiziona sensibilmente il decorso successivo della malattia".
Nell'ambito dei tumori gastrointestinali, i fattori di rischio "sono molteplici e riconducibili sia alla familiarità, sia allo stile di vita e a fattori ambientali - chiarisce Pietrantonio - Se ci concentriamo sul tumore gastro-esofageo, tra le cause più rilevanti figura l'infezione da Helicobacter pylori, che può essere eradicata agevolmente tramite terapia antibiotica. Tuttavia, pesano in modo significativo anche le abitudini quotidiane: un'alimentazione povera di frutta e verdura, l'elevato consumo di carni processate o cotte ad alte temperature, il fumo e l'alcol. Non va sottovalutata inoltre l'obesità. La vita sedentaria e il reflusso gastroesofageo protratto per anni, tipici dello stile di vita occidentale, rappresentano fattori di rischio determinanti", conclude.
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Criteri Critici
Oncologo Cappuzzo: "Con tislelizumab centralità immunoterapia in cancro polmone" Adnkronos
La disponibilità di tislelizumab nel cancro al polmone è "un'indicazione importante poiché permette a questo immunoterapico di entrare nella nostra pratica clinica, confermando ulteriormente il ruolo centrale dell'immunoterapia nel trattamento" di questa neoplasia. "Le prospettive evolvono nella misura in cui questo farmaco verrà impiegato non solo per l'attuale indicazione, ma anche in altri ambiti. Mi riferisco in particolare alla prima linea nel tumore al polmone e, soprattutto, alla fase pre-operatoria, che rappresenta oggi la vera rivoluzione nel trattamento di questa patologia". Lo ha detto Federico Cappuzzo, direttore dell'Oncologia medica 2 all'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, intervenendo oggi a Milano all'incontro con la stampa organizzato da BeOne per fare il punto sui progressi nella cura dei tumori dello stomaco, dell'esofago e del polmone, in occasione del via libera di Aifa - Agenzia italiana del farmaco al rimborso di tislelizumab anche per il trattamento di queste 3 patologie oncologiche.
"Il farmaco sta dimostrando efficacia in modo trasversale su tutti i pazienti, indipendentemente dalle loro caratteristiche cliniche o biologiche - spiega Capuzzo - Si tratta, dunque, di un'indicazione estesa: la validità del trattamento è confermata da molteplici studi clinici. L'elemento di maggiore rilievo - precisa - è l'impiego sempre più precoce dell'immunoterapia", dato che "è proprio nella gestione della malattia agli stadi iniziali che si registra il punto di utilizzo più significativo per questi farmaci".
GE HealthCare punta sulle soluzioni basate sull'IA per far progredire la medicina di precisione nella radioterapia e negli interventi guidati dalle immagini - MarketScreener Italia
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Criteri Critici
GE HealthCare punta sulle soluzioni basate sull'IA per far progredire la medicina di precisione nella radioterapia e negli interventi guidati dalle immagini MarketScreener Italia
Pubblicato il 12/05/2026 alle 15:00 Contattaci per qualunque richiesta di correzione GE HealthCare Technologies Inc. ha presentato un portafoglio di soluzioni basate sull'intelligenza artificiale progettate per supportare i medici nella radioterapia, nella teranostica e negli interventi guidati dalle immagini. Grazie all'integrazione con le soluzioni di pianificazione del trattamento, iRT automatizza il flusso di lavoro dalla simulazione al piano terapeutico, aiutando i medici a elaborare i programmi in pochi minuti. I primi utilizzatori di iRT hanno ridotto i tempi tra simulazione e pianificazione del trattamento da sette giorni a sette minuti grazie all'integrazione con RayStation di RaySearch Laboratories. Ciò è reso possibile collegando direttamente l'imaging TC alla generazione del piano, poiché i dati vengono trasferiti automaticamente a RayStation per la segmentazione e l'ottimizzazione. Coordinando in modo fluido i flussi di lavoro in un ambiente multi-vendor, iRT è progettato per migliorare la visibilità, ridurre i passaggi manuali e favorire un coordinamento tempestivo delle operazioni. Sistemi sanitari in tutto il mondo hanno implementato iRT, inclusi i primi utilizzatori come l'Università di Debrecen in Ungheria, che sta estendendo l'uso della soluzione all'intero dipartimento di radiologia oncologica e aggiungendo il flusso di lavoro per la teranostica.
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"From San Diego to Catanzaro": l’Università Magna Graecia protagonista della ricerca oncologica internazionale Gazzetta del Sud
Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud
Si è concluso con successo il convegno nazionale promosso dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) 2026 dedicato alla ricerca e all’innovazione in oncologia. Un confronto scientifico che ha registrato la partecipazione di esperti nazionali e internazionali. L'Auditorium dell'Università Magna Graecia di Catanzaro è diventato il centro nevralgico del dibattito scientifico internazionale sulla ricerca oncologica, portando nel cuore della Calabria i progressi più avanzati nella lotta contro il cancro. L’evento, fortemente voluto dall’AIOM, dal presidente in carica prof. Massimo Di Maio e dalla presidente in coming prof.ssa Rossana Berardi, e con la partecipazione del presidente della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) prof. Giuseppe Curigliano, si è tenuto immediatamente dopo il congresso annuale organizzato dall'American Association for Cancer Research (AACR). Innovazione e Nuove Frontiere Terapeutiche L’iniziativa dedicata alla ricerca oncologica ha rappresentato un ponte diretto tra la comunità scientifica globale e il territorio calabrese, delineando percorsi e opportunità concrete di trasferimento dei progressi più innovativi della ricerca preclinica.
Le nuove frontiere della terapia oncologica di precisione, il ruolo crescente dell'intelligenza artificiale, le tecnologie di “omica” spaziale, e le piattaforme terapeutiche innovative come quelle basate su anticorpi monoclonali ingegnerizzati e vaccini a mRNA, la ricerca di base e la traslazione clinica, sono stati i temi al centro del congresso caratterizzato da una visione integrata e aggiornata di un settore in rapidissima evoluzione. Eccellenza Accademica e Sinergia Istituzionale Determinante il contributo dei professori Pierosandro Tagliaferri e Pierfrancesco Tassone, docenti di Oncologia Medica dell'Università Magna Graecia, e della sezione regionale dell'Aiom, coordinata dal dott. Salvatore Turano. Una sinergia istituzionale che conferma il ruolo dell'Università Magna Graecia e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Renato Dulbecco, polo di eccellenza nel panorama scientifico e clinico. La scelta di organizzare il congresso Aiom a Catanzaro non è stata casuale: è stato un riconoscimento al prestigio e alla qualità della ricerca oncologica dell’Ateneo. Allo stesso tempo un segnale preciso del superamento di ogni divario geografico della capacità di innovare. La Calabria quindi protagonista, luogo in cui la conoscenza avanzata viene prodotta e trasferita ai pazienti. Il congresso ha registrato un'ampia partecipazione e ha offerto un importante momento formativo per studenti, specializzandi e dottorandi dell'Ateneo.
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Criteri Critici
La pillola che ha cambiato la cura del cancro: 25 anni fa arrivava Gleevec Pazienti.it
Nel gennaio del 1995, Mel Mann aveva 37 anni e lavorava come maggiore dell’esercito americano a Detroit. Da mesi soffriva di dolori alla schiena, che attribuiva agli allenamenti. Una risonanza magnetica mostrò invece un problema molto più serio: leucemia mieloide cronica, una forma aggressiva di tumore del sangue.
I medici gli dissero che probabilmente gli restavano circa tre anni di vita. Mann racconta che il primo pensiero fu per la figlia, che all’epoca aveva solo cinque anni. Cominciò così a partecipare a qualsiasi sperimentazione clinica disponibile. Alcuni farmaci sembravano funzionare per qualche mese, poi smettevano di avere effetto.
Con il passare del tempo la situazione peggiorò. Era costantemente stanco, perdeva peso e non riusciva più a recuperare energie nemmeno dopo molte ore di sonno. Fu allora che gli parlarono di un nuovo farmaco sperimentale: quello che sarebbe poi diventato Gleevec.
L’idea che cambiò l’oncologia
Negli anni Settanta l’oncologo Brian Druker iniziò a mettere in discussione il modo tradizionale di trattare il cancro. La chemioterapia colpiva cellule tumorali e cellule sane insieme, spesso con effetti tossici pesanti. Druker pensava che dovesse esistere un approccio diverso.
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La leucemia mieloide cronica offriva un obiettivo preciso. I ricercatori avevano scoperto che molti pazienti possedevano una particolare anomalia genetica chiamata “cromosoma Philadelphia”. Questa mutazione produceva un enzima anomalo che lasciava costantemente attivo il segnale di crescita delle cellule tumorali.
L’idea era semplice solo in teoria: trovare una molecola capace di spegnere quell’interruttore biologico. Molti però erano scettici. Druker si trasferì all’Oregon Health & Science University e iniziò a collaborare con l’azienda farmaceutica che sarebbe poi diventata Novartis. Tra i composti testati ce n’era uno chiamato imatinib. Sarebbe diventato Gleevec.
Questo gene produce una proteina anomala, una tirosina chinasi, che si comporta come un acceleratore incastrato al massimo. Invia costantemente segnali alla cellula ordinandole di moltiplicarsi senza sosta. Prima del Gleevec, cercavamo di fermare l'auto bucando le gomme (la chemioterapia, che danneggia tutte le cellule); con l'Imatinib, abbiamo trovato il modo di sbloccare il pedale dell'acceleratore.
I risultati inattesi nei trial clinici
I primi risultati in laboratorio furono promettenti, ma nessuno sapeva se il farmaco avrebbe funzionato davvero nei pazienti. I trial clinici partirono alla fine degli anni Novanta e coinvolsero solo persone con quella specifica forma di leucemia.
I risultati furono sorprendenti per l’epoca. Nel giro di sei mesi, tutti i pazienti che ricevevano dosi elevate del farmaco mostrarono una risposta positiva al trattamento. Inoltre, gli effetti collaterali erano generalmente molto più lievi rispetto alla chemioterapia tradizionale.
Mel Mann iniziò la terapia sperimentale nell’agosto del 1998. Meno di un anno dopo stava correndo una maratona ad Anchorage, in Alaska.
Nel frattempo, internet e i primi forum online contribuirono a diffondere rapidamente la notizia tra i pazienti oncologici di tutto il mondo, che cercavano di entrare nella sperimentazione.
L’approvazione record e la nascita delle terapie mirate
Nel 2001 la Food and Drug Administration statunitense approvò ufficialmente Gleevec. All’epoca fu una delle approvazioni più rapide mai registrate: appena 72 giorni.
Il farmaco riusciva a bloccare l’enzima anomalo responsabile della crescita incontrollata dei globuli bianchi, permettendo ai valori del sangue di tornare normali in molti pazienti.
Secondo gli esperti, Gleevec aprì la strada all’era delle cosiddette terapie mirate, cioè farmaci progettati per colpire specifici meccanismi biologici del tumore invece di attaccare indiscriminatamente tutte le cellule in divisione.
Oggi esistono oltre 100 farmaci oncologici mirati, sviluppati seguendo quello stesso principio.
Un farmaco rivoluzionario, ma molto costoso
Quando arrivò sul mercato, Gleevec costava circa 26.000 dollari all’anno, una cifra considerata enorme per l’epoca. Negli anni successivi il prezzo aumentò ulteriormente, alimentando il dibattito sui costi dei farmaci innovativi e sull’accesso alle cure.
Oggi il farmaco è disponibile in versione generica e costa molto meno, rendendo il trattamento più accessibile. Nel frattempo, molti pazienti che un tempo ricevevano una diagnosi quasi senza speranza hanno continuato a vivere per decenni. Alcuni hanno avuto figli, nipoti, lauree e una vita considerata normale.
Mel Mann oggi ha 69 anni. Dopo la diagnosi ricevuta nel 1995, ha visto crescere sua figlia, è tornato all’università e vuole ancora correre la maratona di Boston.
Per Brian Druker, vedere alcuni dei primi pazienti del trial ancora vivi dopo 25 anni resta uno degli aspetti più significativi della sua carriera. Molti di loro, racconta, hanno potuto assistere a matrimoni, nascite e traguardi che pensavano di non vedere mai.
FONTI:
NPR - How a pill approved 25 years ago transformed cancer treatment
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Criteri Critici
Cancro al polmone, all’Aou di Sassari esperti a confronto su diagnosi precoce e medicina di precisione insalutenews.it
Da sin: Carlo Putzu e Giovanni Maria Fadda
Sassari, 12 maggio 2026 – La diagnosi precoce, la corretta stadiazione della malattia e la medicina di precisione rappresentano oggi elementi fondamentali nella cura del tumore del polmone. Saranno questi i temi al centro del convegno “Ottimizzazione del prelievo bioptico e gestione integrata del NSCLC”, in programma il prossimo 13 maggio nella sala riunioni del 7° piano dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari e organizzato dagli oncologi Giovanni Maria Fadda e Carlo Putzu della Oncologia medica diretta da Alessio Cogoni.
L’iniziativa riunirà specialisti provenienti da diversi ambiti disciplinari per approfondire il ruolo dell’EBUS (Endobronchial Ultrasound), ovvero l’ecografia endobronchiale, una metodica diagnostica avanzata e minimamente invasiva che consente di esaminare le vie aeree e le strutture adiacenti, come linfonodi e lesioni mediastiniche, permettendo prelievi mirati e una stadiazione sempre più accurata del tumore del polmone.
Il convegno sarà dedicato in particolare al NSCLC (acronimo inglese di Non-Small Cell Lung Cancer), ovvero il carcinoma polmonare non a piccole cellule, che rappresenta circa l’85-90 per cento di tutte le neoplasie polmonari. Una patologia che richiede un approccio multidisciplinare integrato, fondato sulla qualità dei campioni bioptici e sulla possibilità di effettuare una corretta profilazione molecolare per definire le strategie terapeutiche più appropriate.
“Oggi il trattamento del tumore del polmone richiede un livello sempre più elevato di integrazione tra diagnostica avanzata, anatomia patologica, profilazione molecolare e approccio terapeutico personalizzato – sottolineano i dirigenti medici dell’Oncologia medica dell’Aou di Sassari, Giovanni Maria Fadda e Carlo Putzu, responsabili scientifici dell’evento formativo – L’EBUS rappresenta uno strumento fondamentale per ottenere campioni adeguati e garantire una stadiazione accurata della malattia. L’obiettivo dell’evento è condividere esperienze, competenze e modelli organizzativi multidisciplinari che consentano di migliorare ulteriormente la presa in carico del paziente nell’era della medicina di precisione”.
L’evento, articolato tra sessioni teoriche, attività pratiche live in sala endoscopica e discussione di casi clinici, offrirà un aggiornamento sulle più recenti tecniche ecoendoscopiche e sulle migliori pratiche diagnostiche e terapeutiche, con particolare attenzione all’ottimizzazione del prelievo bioptico, alla gestione del campione e al ruolo della ROSE (Rapid On Site Evaluation), metodica che consente una valutazione immediata dell’adeguatezza del materiale prelevato.
Il convegno vedrà la partecipazione non solo degli specialisti dell’Aou di Sassari, ma anche di eccellenze nazionali provenienti da centri di riferimento italiani di elevata specializzazione, tra cui Rocco Trisolini, Alessandra Cancellieri, Alessandro Giuseppe Fois, Antonio Cossu e Angelo Minucci, con l’obiettivo di favorire il confronto multidisciplinare e la condivisione delle più avanzate esperienze cliniche e diagnostiche nel campo della pneumologia interventistica e dell’oncologia toracica.
L’evento formativo, accreditato ECM presso Agenas, è rivolto a medici chirurghi delle discipline di malattie dell’apparato respiratorio, anatomia patologica, chirurgia toracica, oncologia, radioterapia e radiologia.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Lo screening del colon-retto resterà coperto dalle casse malati Ticinonline
BERNA - Lo screening del tumore al colon-retto continuerà a essere una prestazione coperta dalle casse malati anche con l’introduzione della nuova struttura tariffale ambulatoriale. Le parti coinvolte hanno raggiunto un accordo in tal senso, garantendo la prosecuzione dei programmi organizzati e controllati di prevenzione e diagnosi precoce in Svizzera. Già nel novembre 2025 Swiss Cancer Screening, le società mediche specialistiche, le comunità d’acquisto degli assicuratori malattia e l’associazione prio.swiss avevano definito un nuovo contratto per lo screening del tumore al seno. Ora soluzioni analoghe sono state trovate anche per il colon-retto, come comunicato martedì. La Lega svizzera contro il cancro ha accolto positivamente l’intesa, ricordando che ogni anno in Svizzeracirca 4600 persone si ammalano di tumore al colone 1600 muoiono a causa della malattia. I metodi attuali permettono di individuare il tumore e le sue fasi precoci già prima della comparsa dei sintomi. Alla base delle trattative vi è la nuova struttura tariffale ambulatorialeentrata in vigore il 1° gennaio, composta dalla tariffa per singole prestazioni Tardoc e da tariffe forfettarie. Il nuovo accordo stabilisce che le prestazioni nei settori della medicina di base, della gastroenterologia e della patologia siano fatturate tramite Tardoc, mentre per il test del sangue occulto nelle feci resta una tariffa forfettaria. Per la popolazione non cambia nulla: le offerte di screening restano invariate e accessibili come prima agli assicurati, e le prestazioni terapeutiche nell’ambito dei programmi possono continuare a essere usufruite senza franchigia. La decisione arriva mentre cresce l’attenzione sul fenomeno dell’aumento dei casi tra i più giovani, evidenziato da uno studio dell’Università di Ginevra pubblicato in aprile. L’incremento tra le fasce più giovani contrasta con il calo registrato tra gli over 50, attribuito all’efficacia dei programmi di diagnosi precoce. Tra le possibili cause dell’aumento figurano cambiamenti nell’alimentazione e nell’attività fisica.
Cancro ai polmoni, arriva in ospedale con il destro collassato: salvato anche senza la chirurgia, un successo che conferma l'eccelenza... - Corriere Adriatico
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Cancro ai polmoni, arriva in ospedale con il destro collassato: salvato anche senza la chirurgia, un successo che conferma l'eccelenza... Corriere Adriatico
ASCOLI- Arriva in ospedale con un collasso completo del polmone ma i dottori scelgono di non operarlo e si salva: eseguita una complessa broncoscopia all'ospedale ‘Mazzoni’ di Ascoli, su un paziente oncologico di 69 anni, dall’équipe guidata da Vittorio D’Emilio. Sono circa 800 le broncoscopie che vengono effettuate annualmente al nosocomio Ascoli
APPROFONDIMENTI LA SANITÀ Monte San Martino resta senza medico. I pazienti costretti ad andare a Sarnano. L’Ast: «Al lavoro per una soluzione definitiva» LA SANITÀ Liste d’attesa a Fermo, il balzo: prestazioni aumentate. Resta il nodo dei tempi. Ad aprile aumentati sia esami che visite rispetto allo stesse mese del 2025 LA SANITÀ Nuovi contratti a tempo determinato: la risposta dell'Ast di Ascoli per far fronte alle ferie estive. Maraldo: «Lo avevamo detto e lo abbiamo fatto» LA SANITÀ Plasmagate, Dipartimento trasfusionale di Torrette in crisi: perdite per mezzo milione e obiettivi sanitari non raggiunti LA SANITA' Liste d’attesa nelle Marche, c’è il nuovo sistema: 20mila posti in più ogni mese. Ecco come
Complessa procedura interventistica, nei giorni scorsi, all’ospedale ‘Mazzoni’, ad opera dell’unità operativa di pneumologia dell’Ast di Ascoli. L’équipe del reparto guidata da Vittorio D’Emilio ha eseguito, su un paziente di 69 anni con tumore del polmone in stadio avanzato e con collasso polmonare completo, una broncoscopia rigida per mezzo della quale gli è stato posizionato uno stent bronchiale che ha permesso il ripristino della respirazione senza intervenire chirurgicamente.
Il caso
L’uomo, arrivato al nosocomio ascolano con collasso completo del polmone destro da ostruzione totale del bronco principale, è stato sottoposto a Tac attraverso la quale i medici hanno diagnosticato un’invasione neoplastica del mediastino con coinvolgimento della trachea distale. “Un quadro clinico – evidenzia il dottor D’Emilio - che escludeva qualsiasi approccio chirurgico. Da lì la decisione di portare il paziente in sala endoscopica dove, senza alcuna incisione, l’équipe medica della pneumologia interventistica ha eseguito una broncoscopia rigida, il trattamento del tessuto tumorale tracheale con argon plasma e la rimozione meccanica endoscopica. Quindi è seguito il posizionamento di una protesi tracheobronchiale autoespandibile a tutela del polmone sinistro residuo. Il paziente è stato estubato e stabilizzato al termine della procedura”.
Nuovi interventi medici
La pneumologia interventistica dell’Ast di Ascoli opera direttamente all’interno dell’albero tracheobronchiale attraverso tecniche endoscopiche avanzate (broncoscopi rigidi, coagulazione ad argon plasma, protesi delle vie aeree, biopsie ecoguidate) eseguendo procedure che un tempo richiedevano la chirurgia toracica aperta.
Il tumore ai polmoni
“Il tumore del polmone – continua D’Emilio - è la prima causa di morte oncologica in Italia negli uomini, con circa 44.000 nuovi casi annui. La diagnosi tardiva rimane il problema principale: la maggior parte dei pazienti arriva infatti allo stadio avanzato, rendendo il controllo endoscopico delle vie aeree centrali spesso l’unico strumento per mantenere condizioni respiratorie compatibili con le terapie oncologiche. L’endoscopia toracica dell’ospedale Mazzoni esegue circa 800 procedure broncoscopiche annue, con circa 150 nuove diagnosi di tumore polmonare, complete di caratterizzazione molecolare per la terapia personalizzata”.
Il direttore della Ast di Ascoli
“Voglio sottolineare l’importanza – conclude il direttore generale dell’Ast di Ascoli, Antonello Maraldo – di procedure come questa, praticata dal dottor D’Emilio e dalla sua équipe, che appartengono alla competenza di strutture di livello superiore. Anche in questo caso abbiamo dimostrato che l’Ast picena non è inferiore a nessuna realtà di pari dimensione e che, anzi, aspira a essere attratta dai livelli più alti”
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Tumore colon-retto, chirurgia robotica riduce del 35% lo stress post-operatorio Doctor33
Ridurre del 35% lo stress infiammatorio dopo un intervento per tumore del colon-retto grazie alla chirurgia robotica. È il risultato emerso dallo studio multicentrico italiano ESSIMIC, pubblicato sulla rivista Scientific Reports e coordinato da Marco Milone, professore associato di chirurgia generale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e vicepresidente dell’Italian Club of Robotic Surgery. Secondo i dati della ricerca, la tecnologia robotica consente di ridurre in modo significativo la risposta infiammatoria post-operatoria rispetto alla laparoscopia tradizionale, con possibili benefici sul recupero e sul rischio di complicanze. Lo studio ha coinvolto 314 pazienti operati in sette centri italiani di eccellenza: 161 sottoposti a chirurgia robotica e 153 a laparoscopia tradizionale. L’analisi ha evidenziato una marcata riduzione dei livelli di Interleuchina-6 (IL-6) e TNF-α, due marcatori associati allo stress chirurgico e alla risposta infiammatoria dell’organismo. Nel dettaglio, l’aumento della IL-6 nelle 24 ore successive all’intervento è stato del 478% nei pazienti operati con il robot contro il 730% registrato nella laparoscopia tradizionale. Ancora più netta la differenza relativa al TNF-α: +15,57% con la chirurgia robotica rispetto al +47,58% osservato con la laparoscopia. “L’intervento chirurgico rappresenta comunque un trauma per l’organismo, che reagisce attivando una cascata di segnali infiammatori”, spiega Milone. “Abbiamo dimostrato che il sistema robotico consente una chirurgia più accurata e meno traumatica, con livelli di citochine significativamente inferiori nel post-operatorio”. Secondo i ricercatori, i benefici risultano particolarmente evidenti nei pazienti obesi e nei casi più complessi dal punto di vista anatomico, come gli interventi nel distretto pelvico. La tecnologia robotica, grazie alla visione tridimensionale e agli strumenti articolati che replicano i movimenti del polso umano, permetterebbe infatti una maggiore precisione e delicatezza rispetto alla laparoscopia standard. Oltre all’Università Federico II di Napoli, hanno partecipato allo studio anche Istituto Europeo di Oncologia, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale, Università degli Studi di Perugia, Università degli Studi di Torino, Università Politecnica delle Marche e Ospedale Cardarelli. Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito... L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la... Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso... Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona... Inserisci le tue chiavi di accesso
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Batteri intestinali e tumore del colon: un enzima migliora la risposta all’immunoterapia Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 12 maggio 2026 (Agenbio) – Il microbioma intestinale sta diventando un elemento sempre più importante nella comprensione e nel trattamento del tumore del colon-retto, soprattutto per quanto riguarda la risposta all’immunoterapia. Un nuovo studio indica che la presenza del batterio Faecalibacterium prausnitzii nell’intestino è associata a una maggiore sopravvivenza nei pazienti e a una migliore efficacia delle terapie oncologiche. Analizzando dati clinici e modelli sperimentali, i ricercatori hanno osservato che alcune componenti prodotte da questo batterio sono in grado di rallentare la crescita tumorale e di rafforzare la risposta del sistema immunitario contro il cancro. In particolare, è stato identificato un enzima batterico capace di rendere le cellule tumorali più “visibili” al sistema immunitario, riducendo i meccanismi con cui il tumore normalmente riesce a nascondersi e a sfuggire all’attacco delle cellule T. Nei modelli sperimentali, questo effetto ha portato a un potenziamento della risposta immunitaria e a un migliore controllo della crescita tumorale, soprattutto quando combinato con i farmaci immunoterapici già utilizzati in clinica. Nel complesso, i risultati suggeriscono che il microbioma intestinale non sia solo un elemento di contorno, ma un vero e proprio modulatore della risposta ai trattamenti oncologici, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche che integrino microbiota e immunoterapia. (Agenbio) Emanuela Birra 12:00
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Tumori, l'immunoterapia avanza: cure per esofago e stomaco, oltre al polmone Il Sole 24 ORE
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La diagnosi precoce, si sa, è un obiettivo fondamentale per ottenere i migliori risultati in oncologia. Ma non sempre è possibile. Addirittura ci sono forme neoplastiche che purtroppo vengono riconosciute spesso in fase avanzata, come accade per gli organi delle prime vie digerenti, ed in particolare esofago e stomaco, o per il polmone. Per questo appare sicuramente importante per i pazienti poter disporre di nuovi approcci terapeutici che, in casi indicati per le caratteristiche cellulari, possono modificare la traiettoria di salute e la sopravvivenza di chi affronta patologie oncologiche così complesse. Ed è in questa logica che va accolta una buona notizia: l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di tislelizumab, farmaco immunoncologico, in queste tre forme tumorali.
Le indicazioni, con appropriatezza legata anche alle caratteristiche dei biomarcatori, sono ovviamente diverse: il trattamento è indicato in combinazione a chemioterapia nella prima linea di trattamento per esofago e stomaco, e da solo in seconda linea per esofago e polmone (in questo caso si parla di tumore non a piccole cellule, ovvero la forma di gran lunga più diffusa).
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Il valore dell'immunoterapia nel trattamento del tumore dell'esofago
Il carcinoma esofageo colpisce ogni anno circa 2.350 persone in Italia. L'approvazione del farmaco da parte di AIFA è in combinazione con chemioterapia per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma a cellule squamose dell'esofago non resecabile, localmente avanzato o metastatico, con particolari caratteristiche dell'espressione di PD-L1. “Il consumo di alcol e l'abitudine al fumo di sigaretta sono strettamente connessi alla forma squamosa, la più frequente – spiega Filippo Pietrantonio, Responsabile dell'Oncologia medica gastroenterologica alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. I due fattori di rischio si potenziano a vicenda con un effetto sinergico, tanto che la probabilità di ammalarsi aumenta fino a 100 volte in chi beve e fuma. In troppi pazienti, pari a circa due terzi, la malattia è individuata in stadio già avanzato, non più operabile. E sono persone molto fragili, spesso colpite anche da altre malattie”. In presenza del biomarcatore PD-L1, la combinazione di tislelizumab più chemioterapia ha mostrato un beneficio davvero impressionante, perché ha quasi raddoppiato la sopravvivenza globale nel confronto con la sola chemioterapia. Non solo: AIFA ha approvato tislelizumab anche in monoterapia per pazienti con carcinoma squamoso dell'esofago non resecabile, localmente avanzato o metastatico, dopo precedente chemioterapia.
La presa in carico del paziente con carcinoma gastrico
Nel 2025, in Italia, sono stati stimati 12.370 nuovi casi di carcinoma dello stomaco: purtroppo meno del 20% è individuato in fase iniziale, per cui solo quasi un terzo dei pazienti sopravvive a cinque anni. Per il tumore gastrico il farmaco è stato approvato in combinazione con chemioterapia per il trattamento di prima linea di pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea HER2-negativo, non resecabile, localmente avanzato o metastatico, i cui tumori esprimono PD-L1 con particolari caratteristiche. “Gli adenocarcinomi gastroesofagei, in fase avanzata o metastatica, hanno ricevuto lo stesso trattamento sistemico con la chemioterapia e per oltre 20 anni non ci sono stati reali progressi, soprattutto nelle forme che non esprimono la proteina HER2 – riprende l'esperto -. Lo scenario sta cambiando grazie all'immunoterapia e la disponibilità di tislelizumab in prima linea amplia le opportunità di cura.
L'immunoterapia è più efficace quando un biomarcatore, la proteina PD-L1, è espresso a livelli elevati. È quindi necessario, al momento della diagnosi di malattia avanzata, determinarne immediatamente il livello di espressione”. I passi avanti nelle terapie per questa patologia, peraltro, non rendono meno importanti per i pazienti modelli di gestione integrata che prendano in considerazione la globalità della situazione, a partire dall'aspetto nutrizionale. “Anche la presa in carico delle persone con tumore dello stomaco richiede, a partire dalla diagnosi, un approccio multidisciplinare – spiega Claudia Santangelo, Presidente di ‘Vivere Senza Stomaco, Si Può ODV' –. Si stima che circa il 50% dei pazienti colpiti da carcinoma gastrico sia malnutrito, condizione che determina gravi conseguenze, come ridotta tolleranza alle terapie, peggiore sopravvivenza e minore qualità di vita. Per questo, è fondamentale che siano sempre offerti al paziente una valutazione dello stato nutrizionale e piani dietetici da parte dei nutrizionisti, che devono essere inclusi nel team multidisciplinare”.
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ERHA, l’Italia accelera la cura dei tumori: dalla Puglia nasce il primo acceleratore lineare di protoni al mondo Mondosanità
Presentato alla Mediterranea School di Bari il sistema innovativo sviluppato da LinearBeam e Gruppo ITEL: una nuova frontiera della protonterapia pronta a entrare nella pratica clinica
Una tecnologia destinata a cambiare il futuro della lotta contro il cancro nasce in Italia, e precisamente in Puglia. Si chiama ERHA – Enhanced Radiotherapy with Hadrons ed è il primo acceleratore lineare di protoni al mondo progettato per uso clinico. Un’innovazione che promette di rivoluzionare la protonterapia, offrendo trattamenti oncologici più precisi, meno invasivi e particolarmente efficaci anche in ambito pediatrico.
Il nuovo sistema è stato presentato il 16 aprile scorso durante la Mediterranea School organizzata da Motore Sanità a Bari, nell’ambito della Tavola Rotonda dal titolo “La protonterapia di terza generazione. Il caso italiano del sistema ERHA: nasce in Puglia il primo acceleratore lineare di protoni per uso clinico”, realizzata con il contributo incondizionato del Gruppo ITEL.
Sviluppato nei laboratori di ricerca e sviluppo di LinearBeam, spin-off del Gruppo ITEL con sede in Puglia, ERHA rappresenta una svolta tecnologica nel campo della radioterapia oncologica. A differenza dei sistemi oggi presenti sul mercato, basati su acceleratori circolari, ERHA utilizza un acceleratore lineare di protoni, una scelta ingegneristica che apre scenari completamente nuovi.
“Stiamo parlando di una macchina pronta per essere traghettata nell’uso clinico, quindi per entrare in clinica”, ha dichiarato Leonardo Diaferia durante l’evento barese. “Rispetto alle tecnologie esistenti, ERHA ha peculiarità completamente diverse perché è nativamente diversa: non accelera lungo percorsi circolari, ma lungo una linea retta”.
Una differenza tecnica che si traduce in vantaggi concreti per medici e pazienti. Il sistema, infatti, consente una maggiore manovrabilità del fascio protonico, dimensioni più contenute dell’impianto e soprattutto una precisione elevatissima nell’erogazione della dose terapeutica. Elementi che potrebbero rendere la protonterapia più accessibile, efficiente e sostenibile per le strutture sanitarie.
Particolarmente significativo è il potenziale impatto in oncologia pediatrica. La protonterapia, già considerata una delle tecniche più avanzate per colpire i tumori risparmiando i tessuti sani circostanti, con ERHA potrebbe compiere un ulteriore salto di qualità, riducendo gli effetti collaterali e migliorando la qualità di vita dei piccoli pazienti.
L’Italia si candida così a diventare protagonista mondiale in un settore ad altissimo contenuto scientifico e tecnologico. La nascita di ERHA dimostra come ricerca, innovazione industriale e medicina possano convergere in un progetto capace di avere un impatto globale sulla salute. Con ERHA, la protonterapia entra ufficialmente nella sua “terza generazione”. E il futuro della cura dei tumori, ancora una volta, parla italiano.
Leonardo Diaferia, Presidente Gruppo ITEL-LinearBeam