Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Terapia CAR-T e autoimmunità: nuova frontiera medica focustech.it
Terapia CAR-T: quando la cura del cancro cambia la medicina
La medicina contemporanea sta attraversando una trasformazione profonda grazie alla terapia CAR-T, un approccio innovativo nato per combattere alcune forme di cancro del sangue e oggi al centro di un nuovo scenario scientifico: il possibile trattamento delle malattie autoimmuni.
Questa strategia, basata sulla riprogrammazione delle cellule immunitarie, sta attirando l’attenzione dei ricercatori perché potrebbe non solo spegnere la risposta immunitaria “impazzita”, ma addirittura resettare il sistema immunitario in condizioni patologiche come lupus, sclerosi multipla e altre malattie croniche.
Come funziona la terapia CAR-T
Il principio della CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell therapy) è tanto sofisticato quanto rivoluzionario. Le cellule T, protagoniste del sistema immunitario, vengono prelevate dal paziente e modificate in laboratorio per riconoscere bersagli specifici.
Una volta reinfuse nel corpo, queste cellule diventano veri e propri “cacciatori programmati”, capaci di individuare e distruggere cellule bersaglio. Il processo è reso possibile dall’inserimento di un recettore artificiale, il CAR (Chimeric Antigen Receptor).
Originariamente sviluppata per la lotta ai tumori del sangue, questa tecnologia è stata approvata per la prima volta nel 2017 dalla Food and Drug Administration, segnando una svolta nella medicina oncologica.
Dal cancro alle malattie autoimmuni: il cambio di paradigma
Il passaggio dalla oncologia alle patologie autoimmuni nasce da una scoperta chiave: molte di queste malattie sono alimentate dalle cellule B, responsabili della produzione di anticorpi che, in condizioni patologiche, attaccano i tessuti sani.
La terapia CAR-T, già efficace nell’eliminare cellule B cancerose, ha quindi aperto la possibilità di colpire anche quelle “difettose” coinvolte in disturbi come lupus, vasculiti, morbo di Graves e sclerosi multipla.
In questo contesto, studi clinici condotti in diversi centri internazionali stanno testando la capacità della terapia di ottenere una sorta di reset immunologico, riportando il sistema difensivo a uno stato simile a quello precedente alla malattia.
Un esempio significativo arriva da una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine, che ha documentato i primi risultati positivi dell’utilizzo della CAR-T in pazienti affetti da lupus, aprendo la strada a una nuova linea di sperimentazione clinica.
Le promesse cliniche: remissioni e miglioramenti inattesi
I dati preliminari provenienti da diversi studi sono incoraggianti. In alcune sperimentazioni su malattie autoimmuni neurologiche e sistemiche, pazienti con gravi difficoltà motorie hanno mostrato miglioramenti significativi dopo una singola infusione.
In alcuni casi, persone che necessitavano di ausili per camminare hanno recuperato una mobilità parziale o completa nel giro di poche settimane. Altri pazienti hanno riportato una riduzione della necessità di terapie immunosoppressive.
Tra gli istituti coinvolti nella ricerca figura anche la University of Nebraska Medical Center, uno dei centri pionieri nell’applicazione della terapia CAR-T alle patologie autoimmuni.
Secondo alcuni specialisti, il potenziale di questo approccio non riguarda solo il controllo dei sintomi, ma la possibilità di intervenire sulla radice immunologica della malattia.
Rischi, effetti collaterali e incognite
Nonostante l’entusiasmo, la terapia CAR-T resta un trattamento complesso e non privo di rischi. Uno dei principali effetti collaterali è la cosiddetta sindrome da rilascio di citochine, una risposta infiammatoria intensa che può provocare febbre alta, ipotensione e, nei casi più gravi, complicazioni neurologiche.
Come sottolineano gli esperti della Cleveland Clinic, questi effetti sono oggi più gestibili rispetto al passato, grazie a protocolli di monitoraggio e intervento precoce, ma richiedono comunque un ambiente clinico altamente specializzato.
Un’altra criticità riguarda la immunosoppressione temporanea: eliminando le cellule B, il paziente diventa vulnerabile alle infezioni per periodi che possono durare mesi. Questo impone una gestione attenta con antibiotici, antivirali e strategie preventive.
Restano inoltre interrogativi aperti sulla durata degli effetti: non è ancora chiaro se il “reset immunitario” ottenuto sia permanente o destinato a svanire nel tempo.
Il futuro della CAR-T: sicurezza, costi e nuove generazioni
La ricerca si sta già muovendo verso versioni più sicure e sostenibili della terapia. Una delle direzioni più promettenti riguarda l’uso dell’mRNA al posto del DNA per programmare temporaneamente le cellule immunitarie, riducendo il rischio di effetti a lungo termine.
Parallelamente, si stanno sviluppando modelli “off-the-shelf”, cioè terapie prodotte da cellule di donatori compatibili e utilizzabili su larga scala. Questa soluzione potrebbe abbattere i costi, oggi ancora molto elevati, che rendono la CAR-T una terapia accessibile solo in contesti altamente specializzati.
Un altro fronte di ricerca riguarda la possibilità di modificare le cellule T direttamente all’interno dell’organismo, evitando la fase di manipolazione in laboratorio.
Una rivoluzione ancora in costruzione
La terapia CAR-T rappresenta uno dei più importanti esempi di trasferimento tecnologico tra oncologia e immunologia clinica. Tuttavia, nonostante i risultati promettenti, la comunità scientifica mantiene un atteggiamento prudente.
Il bilanciamento tra benefici e rischi è ancora in fase di definizione, soprattutto considerando la natura estremamente variabile delle malattie autoimmuni.
Come spesso accade nelle grandi innovazioni mediche, la vera sfida non è solo dimostrare l’efficacia del trattamento, ma comprenderne a fondo le conseguenze a lungo termine.
In questo scenario, la CAR-T non è ancora una cura definitiva, ma una finestra aperta su un possibile futuro in cui il sistema immunitario potrebbe essere riparato, riprogrammato e riarmonizzato invece che semplicemente soppresso.
Una prospettiva che, se confermata, potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui la medicina affronta le malattie autoimmuni nei prossimi decenni.
Foto di Darko Stojanovic da Pixabay
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Cancro in aumento nel mondo: entro il 2050 potrebbero mancare 100 milioni di operatori sanitari Pazienti.it
L'invecchiamento della popolazione mondiale e l'aumento complessivo degli abitanti del pianeta stanno contribuendo a una crescita costante dei casi di cancro. Secondo un nuovo rapporto commissionato da The Lancet Oncology, entro il 2050 si potrebbero registrare 35,3 milioni di nuove diagnosi di tumore ogni anno e circa 18,5 milioni di decessi legati alla malattia.
Gli esperti sottolineano che sette persone su dieci tra quelle che riceveranno una diagnosi vivranno in Paesi a basso o medio reddito, dove le probabilità di sopravvivenza restano sensibilmente inferiori rispetto alle nazioni più sviluppate.
Questo incremento rispecchia la transizione epidemiologica globale. L'aumento della speranza di vita sposta il carico sanitario dalle malattie infettive a quelle croniche non trasmissibili.
La carenza di personale sanitario preoccupa gli esperti
Lo studio evidenzia un problema che potrebbe diventare centrale nei prossimi decenni: la mancanza di professionisti sanitari specializzati nella diagnosi e nel trattamento dei tumori. Secondo le stime, entro il 2050 il sistema sanitario globale potrebbe trovarsi ad affrontare una carenza di circa 100 milioni di operatori rispetto al fabbisogno necessario per gestire l'aumento dei pazienti oncologici.
Potrebbe interessarti anche:
Le figure più richieste saranno gli infermieri, con un deficit previsto di 65 milioni di professionisti, seguiti da radiologi, patologi e altri specialisti della diagnostica, per i quali potrebbero mancare circa 16 milioni di operatori. A questi si aggiungono una carenza di 10 milioni di medici specialisti, 6 milioni di professionisti clinici avanzati e circa 15 milioni di tecnici e operatori sanitari qualificati.
Africa e Asia tra le aree più vulnerabili
Le conseguenze potrebbero essere particolarmente pesanti in Africa e in molte regioni dell'Asia. Il rapporto prevede che nel 2050 i tassi di sopravvivenza a cinque anni dal cancro possano fermarsi al 34% in Africa e al 39% in Asia, valori nettamente inferiori rispetto a quelli stimati per Nord America e Oceania, dove potrebbero raggiungere il 60%.
Gli autori sottolineano inoltre che circa un tumore su tre non viene diagnosticato nel mondo e che in alcune aree africane oltre il 60% dei casi potrebbe rimanere senza una diagnosi. In molti contesti, spiegano i ricercatori, il luogo in cui una persona riceve cure e assistenza influisce sulla sopravvivenza più della tipologia stessa di tumore.
Le possibili soluzioni
Per affrontare il problema, gli esperti propongono una serie di interventi che includono investimenti nella formazione, una migliore distribuzione del personale sanitario, l'utilizzo di tecnologie digitali e sistemi basati sull'intelligenza artificiale, oltre alla creazione di un registro globale della forza lavoro oncologica, oggi ancora inesistente.
Secondo il rapporto, un rafforzamento efficace del sistema potrebbe contribuire a evitare fino a 170 milioni di morti per cancro tra il 2030 e il 2050.
Gli autori del documento definiscono questi dati un chiaro segnale d'allarme. Senza interventi rapidi e coordinati, l'aumento dei casi di cancro rischia infatti di superare la capacità dei sistemi sanitari di offrire diagnosi e cure adeguate a milioni di persone nel mondo.
Fonti:
ScienceAlert - Growing 'Cancer Crisis' Requires Millions More Healthcare Workers, Report Warns
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore del colon-retto: prevenzione primaria e screening possono cambiare la prognosi La Provincia di Cremona
CREMONA - Protagonista della rubrica ‘Il medico risponde’ è il dottor Roberto Grassia, direttore di Endoscopia Digestiva e Gastroenterologia dell’Asst di Cremona.
Che cos’è il cancro del colon-retto?
«Il cancro del colon-retto è una neoplasia che si sviluppa nell’ultimo tratto dell’apparato digerente. Nasce dalla proliferazione delle cellule che rivestono il colon e segue generalmente un percorso lento: da piccoli polipi benigni può evolvere progressivamente fino a forme invasive. Questo processo richiede spesso dai 10 ai 15 anni e rappresenta un vantaggio perché consente di intervenire precocemente attraverso la prevenzione e la diagnosi precoce».
Quali sono i numeri in Italia e nel mondo?
«Il tumore del colon-retto è uno dei principali tumori per diffusione. In Italia è il secondo più frequente nella popolazione femminile e il terzo in quella maschile. Ogni anno si registrano ancora circa 50mila nuovi casi. Le possibilità di cura sono però in costante miglioramento grazie ai progressi dell’endoscopia, della chirurgia, della radioterapia e delle terapie farmacologiche. La prognosi dipende sempre dallo stadio della malattia al momento della diagnosi. Negli ultimi anni si sta osservando un cambiamento epidemiologico: mentre nei soggetti sopra i 50 anni incidenza e mortalità tendono a diminuire, nella popolazione più giovane si registra un aumento dei casi e dei decessi. Questo accade spesso perché nei pazienti under 50 la diagnosi arriva più tardi».
Che cosa si intende per prevenzione primaria?
«La prevenzione primaria comprende tutte le azioni che riducono il rischio di sviluppare la malattia prima che compaia. Sappiamo che obesità, fumo, consumo di alcol e alimentazione ricca di cibi ultra processati aumentano il rischio nel corso degli anni. Per questo la prevenzione deve iniziare fin dall’età giovanile, privilegiando alimenti ricchi di fibre, limitando i prodotti ultra processati e adottando uno stile di vita sano. È importante inoltre evitare il fumo e ridurre il consumo di bevande alcoliche».
Parliamo di screening. Che cos’è e perché si fa?
«Lo screening si rivolge a persone che non presentano sintomi ma che potrebbero avere una malattia già presente in fase iniziale. In Italia il primo livello consiste nella ricerca del sangue occulto nelle feci. Se il test risulta positivo, il paziente viene indirizzato alla colonscopia. L’efficacia dello screening dipende dall’adesione della popolazione. Anche in Lombardia i tassi di partecipazione sono ancora troppo bassi, attorno al 50%. Incrementare l’adesione significa aumentare le possibilità di individuare la malattia quando è ancora curabile».
Quali sono i sintomi e i segnali d’allarme?
«Esistono sintomi che meritano sempre attenzione, anche nelle persone sotto i 50 anni. Tra questi vi sono anemia e stanchezza, alterazioni dell’alvo non spiegabili da altre cause, calo di peso involontario, sanguinamento rettale e dolore notturno. In presenza di questi segnali è opportuno rivolgersi al medico. Spesso l’approfondimento diagnostico richiede una colonscopia, che rappresenta non solo uno strumento di diagnosi ma anche di trattamento. Durante l’esame è infatti possibile individuare e rimuovere polipi o lesioni superficiali prima che evolvano verso forme più avanzate».
Quale messaggio lanciare?
«È fondamentale conoscere i propri fattori di rischio e intervenire su quelli modificabili, come alimentazione, sedentarietà, obesità, fumo e consumo di alcol. Occorre inoltre prestare attenzione alla storia familiare e ad eventuali patologie predisponenti, che possono richiedere controlli specifici. Un altro messaggio importante riguarda lo screening. Quando arriva l’invito a eseguire il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci non bisogna ignorarlo. Un risultato positivo non significa necessariamente avere un tumore, ma permette di eseguire approfondimenti e di individuare eventuali lesioni in una fase precoce. Per questo è importante aderire sempre ai programmi di screening».
La rubrica, realizzata insieme ad Asst di Cremona, può essere ascoltata sul sito de ‘La Provincia’ e anche su YouTube.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
La senologa Girardi: «Tumore al seno, la diagnosi precoce salva la vita» Giornale di Brescia
La dott.ssa Veronica Girardi , radiologa, responsabile del Servizio di senologia clinica dell’Istituto Clinico Sant’Anna, è stata eletta presidente del (GISMa) Gruppo italiano di screening mammografico . Un riconoscimento importante per una professionista che da anni opera nell'ambito della diagnosi precoce e della prevenzione del tumore della mammella e che è stata ospite mercoledì a Obiettivo Salute.
La sua nomina arriva in un momento in cui il tema della prevenzione continua a rappresentare una delle sfide più importanti della sanità pubblica: il tumore della mammella , infatti, è la neoplasia più frequente nella popolazione femminile, ma è anche una delle forme tumorali per le quali la diagnosi precoce può fare maggiormente la differenza.
Il valore dello screening e la diagnosi precoce
«Oggi abbiamo a disposizione strumenti diagnostici sempre più efficaci, ma il vero elemento che può cambiare la storia naturale della malattia è l'adesione ai programmi di screening – ha spiegato la dottoressa Girardi durante la trasmissione – intercettare una lesione nelle sue fasi iniziali significa aumentare significativamente le possibilità di guarigione e, molto spesso, poter ricorrere a trattamenti meno invasivi».
Secondo la specialista, la prevenzione non deve essere vista come un appuntamento occasionale, ma come un percorso che accompagna la donna nelle diverse fasi della vita. «La mammografia resta l'esame di riferimento per lo screening organizzato e ha dimostrato negli anni di ridurre la mortalità per tumore al seno. È fondamentale che le donne rispondano agli inviti e comprendano il valore di questo strumento».
Proprio lo screening mammografico organizzato rappresenta il cuore dell'attività del GISMa, società scientifica fondata nel 1990 che riunisce tutte le figure professionali coinvolte nel percorso di prevenzione, diagnosi e cura del tumore mammario. Radiologi, anatomopatologi, chirurghi, oncologi, epidemiologi, tecnici sanitari di radiologia medica, infermieri, fisici e ingegneri clinici lavorano insieme per garantire standard elevati di qualità e sicurezza. Un approccio multidisciplinare che rappresenta uno dei punti di forza del sistema di screening italiano.
Qualità e monitoraggio
«Dietro una mammografia non c'è soltanto un esame diagnostico – ha sottolineato la Girardi – c'è una rete di professionisti che lavora quotidianamente per garantire accuratezza, appropriatezza e qualità. Ogni fase del percorso viene monitorata attraverso indicatori rigorosi che permettono di mantenere elevati gli standard assistenziali». L'associazione promuove attività di ricerca scientifica, aggiornamento professionale, formazione continua e sviluppo di linee guida condivise. Un lavoro spesso poco visibile ai cittadini, ma fondamentale per assicurare che i programmi di screening siano efficaci e uniformi su tutto il territorio nazionale.
La donna protagonista del proprio percorso di benessere
Nel corso della puntata di Obiettivo Salute, la specialista ha affrontato anche alcuni dubbi molto diffusi tra le donne. Tra questi, la paura dell'esame o il timore di ricevere una diagnosi. «Comprensibilmente esiste ancora una certa apprensione quando si parla di mammografia, ma è importante ricordare che la prevenzione non deve spaventare, al contrario, è uno strumento di tutela della propria salute».
La dott.ssa Girardi ospite a Obiettivo Salute
La diagnosi precoce, infatti, permette oggi percentuali di sopravvivenza sempre più elevate, grazie ai progressi della medicina, molte forme di tumore mammario individuate in fase iniziale possono essere curate con ottimi risultati e con un impatto sempre minore sulla qualità di vita delle pazienti. «La prevenzione non si esaurisce con l'esame diagnostico – ha aggiunto la dottoressa Girardi – significa anche conoscere il proprio corpo, segnalare eventuali cambiamenti e seguire i percorsi consigliati dagli specialisti. Ogni donna deve sentirsi protagonista della propria salute».
AI e sfide future
Tra le sfide che attendono il nuovo direttivo del GISMa ci sarà anche quella legata all'innovazione tecnologica e all'intelligenza artificiale applicata alla diagnostica senologica. L'obiettivo sarà quello di integrare strumenti innovativi mantenendo sempre al centro la qualità clinica e la sicurezza delle pazienti. «L'intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità, sia per la formazione dei professionisti sia per il supporto all'attività diagnostica – ha spiegato la Girardi – ma ogni innovazione deve essere validata scientificamente e monitorata nel tempo per garantire affidabilità e appropriatezza».
Il riconoscimento
L'elezione della dott.ssa Girardi rappresenta quindi il riconoscimento di un percorso professionale consolidato, nel corso degli anni ha ricoperto incarichi di responsabilità all'interno delle società scientifiche e svolge da oltre dieci anni attività di radiologia senologica con certificazione EUSOMA, uno dei più autorevoli standard europei di qualità per i centri dedicati alla diagnosi e alla cura delle patologie della mammella.
La dott.ssa Girardi eletta presidente del GISMa
Un incarico prestigioso che arriva con un messaggio chiaro rivolto alle donne: la prevenzione resta il primo alleato nella lotta contro il tumore al seno. «Se c'è un invito che vorrei rivolgere a tutte le donne – ha concluso durante Obiettivo Salute – è quello di non rimandare i controlli, la diagnosi precoce salva vite, e ogni adesione allo screening rappresenta un'opportunità concreta di proteggere la propria salute».
Natalia Paragoni, l'influencer inizia a perdere i capelli per la chemioterapia e decide di tagliarli: il momento affrontato col sorriso - Il Messaggero
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
36.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Natalia Paragoni, l'influencer inizia a perdere i capelli per la chemioterapia e decide di tagliarli: il momento affrontato col sorriso Il Messaggero
sabato 6 giugno 2026Ultimo aggiornamento21:12 Natalia Paragoni, 28 anni e influencer nota per la sua partecipazione a Uomini e Donne, ha condiviso sui social un momento di grande coraggio: a ventiquattr'ore dall'annuncio pubblico della malattia che l'ha colpita, il linfoma di Hodgkin e dall'inizio della chemioterapia, ha deciso di tagliarsi i capelli prima che cadessero da soli. «Stanno iniziando a cadere, è il momento di tagliarli», ha spiegato nelle storie Instagram. Il video, girato nel bagno di casa, mostra gli ultimi istanti della sua lunga chioma bionda prima di lasciare spaz... - oppure - Sottoscrivi l'abbonamento pagando con Google OFFERTA SPECIALE Natalia Paragoni, 28 anni e influencer nota per la sua partecipazione a Uomini e Donne, ha condiviso sui social un momento di grande coraggio: a ventiquattr'ore dall'annuncio pubblico della malattia che l'ha colpita, il linfoma di Hodgkin e dall'inizio della chemioterapia, ha deciso di tagliarsi i capelli prima che cadessero da soli. «Stanno iniziando a cadere, è il momento di tagliarli», ha spiegato nelle storie Instagram. Il video, girato nel bagno di casa, mostra gli ultimi istanti della sua lunga chioma bionda prima di lasciare spazio a un caschetto corto. Un gesto che diventa simbolo di resilienza, affrontato con il sorriso e con la famiglia accanto: la madre, il compagno Andrea Zelletta e le figlie. Tutto questo a poche settimane dalla nascita della piccola Beatrice, la seconda figlia della coppia. Il momento più toccante arriva quando Natalia, stringendo tra le braccia la neonata dalla capigliatura simile, commenta con tenerezza: «Siamo uguali ora». Una frase semplice che racchiude dolcezza, ironia e una forza silenziosa di fronte alla malattia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Sharone Stone, la diagnosi e la rottura col marito: "Non voleva l'operazione al seno" Adnkronos
"Mi volevano operare al seno per una doppia mastectomia. Io sapevo di non avere il cancro e avevo ragione, erano tumori benigni". Sharon Stone racconta al podcast Person Who Believed il dramma vissuto con l'intervento a cui si è sottoposta in passato. L'attrice oggi 68enne ha riavvolto il nastro fino al 2000, quando si trovò a dover fronteggiare una diagnosi rivelatasi errata. "Uno dei tumori era più grande dell'intero seno sinostro. Il medico è venuto a casa mia e mi ha detto: 'Pensiamo che dovrebbe sottoporsi a una mastectomia bilaterale. La situazione è davvero grave e di solito, quando il tumore è così esteso, sappiamo già prima di intervenire che si tratta di un cancro'".
L'attrice era certa che i tumori non fossero maligni: "Ho detto: 'Non ho il cancro'", ricorda. "Non spetta a lei deciderlo", la risposta del medico in un botta e risposta ricostruito nell'intervista. "Io ho replicato: 'Certo che posso. Posso deciderlo io. Decido io'", spiega la star. Alla fine, "avevo deciso di sottopormi a una mastectomia bilaterale perché non avevo intenzione di correre rischi".
"Mio marito disse: 'È ridicolo'. Si alzò e uscì dalla stanza". Non voleva "che mi sottoponessi a una mastectomia bilaterale. Era furioso", racconta l'attrice, sposata con Phil Bronstein tra il 1998 e il 2004. La situazione, di fatto, ha posto "fine al matrimonio. Mio marito aveva chiuso con me in quel momento. Era finita. Era finita. Era finita e basta. Pensava che fossi ridicola. Pensava che fossi sciocca. Pensava che prendessi troppe decisioni da sola".
I tumori si sono rivelati effettivamente benigni e la doppia mastectomia non è risultata necessaria. La paziente, però, è stata comunque sottoposta ad un intervento nel quale le sono state impiantate protesi di dimensioni maggiori a quanto concordato. "Quando mi hanno tolto le bende, ho scoperto di avere un seno di una taglia in più", racconta nella sua autobiografia del 2021, The Beauty of Living Twice. Il chirurgo "aveva cambiato il mio corpo a mia insaputa e senza il mio consenso".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
40.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Natalia Paragoni, dopo la chemioterapia si taglia i capelli: “È il momento". Il messaggio stupendo di Andrea Zelletta Libero
Natalia Paragoni, dopo la chemioterapia si taglia i capelli: “È il momento". Il messaggio stupendo di Andrea Zelletta Dopo la diagnosi di linfoma di Hodgkin, l'influencer mostra il momento del taglio dei capelli. Al suo fianco il compagno Andrea Zelletta.
Libero Magazine Redazione e-mail
Instagram
Facebook Libero Magazine è il canale del portale Libero.it dedicato al mondo della televisione, dello spettacolo e del gossip.
IPA
CONDIVIDI
Dopo aver raccontato ai suoi follower la diagnosi di linfoma di Hodgkin, Natalia Paragoni continua a condividere alcuni dei momenti più delicati della sua vita privata. L’influencer ed ex protagonista di Uomini e Donne, che nei giorni scorsi ha spiegato di aver iniziato la chemioterapia dopo la nascita della secondogenita Beatrice, ha mostrato sui social un momento tanto difficile quanto simbolico: tagliare i capelli mentre il trattamento comincia a produrre i suoi effetti.
Un gesto compiuto con consapevolezza e determinazione, che ha immediatamente raccolto tantissimi di messaggi di affetto da parte dei fan. Accanto a lei, in questo periodo complesso, ci sono il compagno Andrea Zelletta e le loro due bambine, che rappresentano la sua principale fonte di forza.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp Entra nel canale WhatsApp
Natalia Paragoni taglia i capelli: il gesto che segna l’inizio della battaglia contro la malattia
Attraverso alcune storie pubblicate su Instagram, Natalia ha documentato il momento in cui ha deciso di cambiare look. La scelta è arrivata dopo aver notato i primi segni della caduta dei capelli causata dalla terapia: "Stanno inziando a cadere i capelli, quindi è il momento di tagliarli" ha scritto su Instagram. Subito dopo, l’influencer si è mostrata con la macchinetta mentre accorciava radicalmente la sua chioma castana. Senza nascondere l’emozione, la 28enne ha affrontato questo passaggio con grande serenità, trasformandolo in un messaggio di coraggio per chi sta vivendo esperienze simili. Le immagini condivise online mostrano una donna determinata a non subire la malattia, un modo per riprendere il controllo di una situazione inevitabilmente complessa e per affrontare con forza una nuova fase del percorso di cura.
La dedica alla figlia Beatrice e il sostegno di Andrea Zelletta
Nelle stesse ore Natalia ha commosso i suoi follower con una tenera dedica alla piccola Beatrice, nata appena un mese fa. Pubblicando uno scatto della neonata, ha scritto: "Un mese di te amore, sei il mio raggio di sole".
Parole semplici ma profonde, arrivate poco dopo il racconto della malattia e capaci di mostrare quale sia oggi il suo punto di riferimento più importante, ovvero le sue due figlie che rappresentano infatti la motivazione che la spinge ad affrontare cure e difficoltà con determinazione.
Al suo fianco c’è Andrea Zelletta, compagno conosciuto negli studi di Uomini e Donne, che attraverso i social ha espresso tutto il proprio sostegno. L’ex tronista ha fatto sapere che affronteranno insieme questo periodo, un passo alla volta, guardando con fiducia al futuro.
"Ci sono momenti in cui la vita cambia all’improvviso – ha scritto -E tu puoi solo fermarti, respirare e trovare la forza di restare in piedi anche quando dentro ti senti crollare. In questo ultimo periodo ho visto la donna che amo affrontare qualcosa di enorme. L’ho vista avere paura, piangere, sentirsi fragile… ma non smettere mai di essere una mamma straordinaria, una compagna incredibile e la persona più forte che io conosca. Ogni giorno mi insegna cosa significa davvero avere coraggio. Anche nei momenti più duri. Anche quando tutto sembra più grande di noi. E se c’è una cosa che voglio dirti oggi è questa:
non importa quanto sarà lunga o difficile questa strada, la affronteremo insieme. Passo dopo passo. E torneranno giorni leggeri. Ne sono sicuro".
Potrebbe interessarti anche
"Stanno iniziando a cadere i capelli, è il momento di tagliarli": Natalia Paragoni condivide con i follower le conseguenze della chemioterapia - Video - Il Fatto Quotidiano
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
34.1/100
Punteggio Totale
D
Valutazione
❌
Criteri Critici
"Stanno iniziando a cadere i capelli, è il momento di tagliarli": Natalia Paragoni condivide con i follower le conseguenze della chemioterapia - Video Il Fatto Quotidiano
Natalia Paragoni, dopo aver rivelato con un post sui social di aver ricevuto la diagnosi di un linfoma di Hodgkin durante l’ottavo mese di gravidanza, ha deciso di condividere con i suoi follower un momento difficile legato alla malattia e alla chemioterapia che ha iniziato subito dopo aver partorito la seconda figlia, avuta insieme ad Andrea Zelletta, Beatrice. L’influencer, attraverso due storie di Instagram, ha mostrato le prime perdite di capelli e il momento del taglio. I lunghi capelli hanno così lasciato il posto, per il momento, a un pratico caschetto.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.2/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
"La prevenzione in Italia, per quanto riguarda i tumori è andata molto avanti grazie all'avvento delle analisi genetiche dalle quali si possono individuare i soggetti sani che possono avere un rischio genetico di sviluppo di eventuale tumore". (ANSA)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Natalia Paragoni perde i capelli per la chemioterapia e decide di tagliarli: il momento difficile affrontato col sorriso Leggo.it
Natalia Paragoni, 28 anni e influencer nota per la sua partecipazione a Uomini e Donne, ha condiviso sui social un momento di grande coraggio: a ventiquattr'ore dall'annuncio pubblico della malattia che l'ha colpita, il linfoma di Hodgkin e dall'inizio della chemioterapia, ha deciso di tagliarsi i capelli prima che cadessero da soli. «Stanno iniziando a cadere, è il momento di tagliarli», ha spiegato nelle storie Instagram. Il video, girato nel bagno di casa, mostra gli ultimi istanti della sua lunga chioma bionda prima di lasciare spazio a un caschetto corto.Un gesto che diventa simbolo di resilienza, affrontato con il sorriso e con la famiglia accanto: la madre, il compagno Andrea Zelletta e le figlie. Tutto questo a poche settimane dalla nascita della piccola Beatrice, la seconda figlia della coppia. Il momento più toccante arriva quando Natalia, stringendo tra le braccia la neonata dalla capigliatura simile, commenta con tenerezza: «Siamo uguali ora». Una frase semplice che racchiude dolcezza, ironia e una forza silenziosa di fronte alla malattia.
"Un sole per amico": pomeriggio dedicato alla prevenzione del melanoma e dei tumori cutanei organizzato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II - ildenaro.it
📰 ildenaro.it📅 2026-06-06T10:54:22
melanoma
"Un sole per amico": pomeriggio dedicato alla prevenzione del melanoma e dei tumori cutanei organizzato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II ildenaro.it
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
44.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Previsione del Tumore al Polmone con 5 Anni di Anticipo: la Nuova Frontiera della Prevenzione Oncologica Gazzettino del Golfo
Una corsia preferenziale per arrivare prima del tumore al polmone: immagina di sapere, con anni di anticipo, chi corre un rischio concreto e di poter agire subito, in silenzio, quando ancora nessun sintomo bussa alla porta.
Il momento del fiato trattenuto
C’è un momento in cui tutti tratteniamo il fiato. Una radiografia di routine, una tosse che non passa, quell’ombra che il medico vuole “rivedere meglio”. Il tumore al polmone è il grande predatore silenzioso della nostra epoca: provoca oltre 1,8 milioni di morti l’anno nel mondo. Eppure, quando lo intercettiamo in fretta, le cure funzionano. La diagnosi precoce non è uno slogan: è vita guadagnata.
Perché ci riguarda
Oggi la colonna portante della prevenzione per chi ha fattori di rischio è la TAC a basso dosaggio. Grandi studi hanno mostrato che riduce la mortalità nei fumatori ed ex fumatori ad alto rischio. Funziona, ma non basta. Non tutti i noduli sono tumori. Non tutti i tumori crescono allo stesso ritmo. E molti non rientrano nei criteri di screening, pur avendo un rischio non banale.
La svolta scientifica
Qui arriva la svolta che sta facendo parlare i clinici: un gruppo di scienziati guidati dal Francis Crick Institute ha messo a punto un approccio capace di stimare il rischio di sviluppare un tumore al polmone fino a cinque anni prima dei sintomi. Non si tratta di una sfera di cristallo, né di un annuncio da prima pagina senza fondamenta. Parliamo di ricerca seria, maturata su coorti ampie, con controlli indipendenti e metriche trasparenti. Ma è ancora in fase di validazione: niente “test miracolosi” in farmacia, per ora.
Come funziona (in parole semplici)
Il metodo combina più pezzi di realtà. Nel sangue cerca biomarcatori: proteine “spia” dell’infiammazione cronica, tracce minuscole di DNA rilasciato dalle cellule, segni di come il fumo o l’aria inquinata hanno “graffiato” il polmone. A questi dati unisce informazioni cliniche (età, storia di fumo, esposizioni) e, quando disponibili, caratteristiche dalle immagini. Poi un algoritmo di intelligenza artificiale mette ordine e calcola un rischio individuale. L’obiettivo non è dire “hai un tumore”, ma “è probabile che tu lo sviluppi entro 5 anni”: abbastanza presto per decidere insieme al medico come giocare d’anticipo.
Un esempio concreto
Esempio concreto. Immagina Anna, 56 anni, ex fumatrice. TAC negativa oggi, ma il profilo del suo sangue racconta una storia più sottile. Il punteggio di rischio sale. Il medico non aspetta il prossimo controllo “standard”: intensifica i follow‑up, propone supporto per non ricadere nel fumo, valuta terapie preventive in studio. Se, invece, il punteggio è basso, si evita l’overtesting. Meno ansia, meno radiazioni, più buon senso.
Cosa sappiamo fin qui
I primi risultati mostrano che combinare test del sangue e dati clinici migliora l’accuratezza rispetto ai soli fattori tradizionali. Restano limiti da chiarire: quanti falsi allarmi? Quante lesioni davvero pericolose identifichiamo per tempo? I ricercatori lo stanno misurando ora, in studi prospettici nel Regno Unito e in altri Paesi. Non tutto è confermato, e i dettagli su prestazioni e tempi di adozione clinica non sono definitivi.
Cosa cambia per noi, già oggi
Se fumi, la mossa più potente resta smettere. Se rientri nei criteri, aderisci allo screening con TAC. Parla con il tuo medico: alcuni centri partecipano a protocolli di prevenzione oncologica avanzata e potrebbero arruolare volontari informati.
La vera rivoluzione
Intanto, una domanda ci accompagna: e se la vera rivoluzione fosse conoscere prima, per scegliere meglio? Non per vivere con la paura addosso, ma per respirare a pieni polmoni, sapendo che la prossima mossa è nelle nostre mani.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Melanoma, il vaccino personalizzato a mRNA convince: a cinque anni sopravvive oltre il 92% dei pazienti Qui Salute Magazine
Arrivano risultati molto incoraggianti dal congresso mondiale di oncologia ASCO in corso a Chicago. A cinque anni dall’inizio della sperimentazione, il vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma continua a mostrare dati estremamente positivi: il 92,2% dei pazienti trattati è ancora vivo, contro il 71,3% del gruppo che ha ricevuto la sola terapia standard.
Lo studio di fase 2b Keynote-942 ha inoltre evidenziato che la combinazione tra il vaccino sperimentale intismeran e l’immunoterapia con pembrolizumab riduce del 49% il rischio di recidiva o morte e del 59% il rischio che la malattia sviluppi metastasi a distanza nei pazienti affetti da melanoma ad alto rischio.
Melanoma, i dati pubblicati dopo lo studio
I dati, presentati all’ASCO e pubblicati contemporaneamente sul Journal of Clinical Oncology, confermano la solidità di un approccio che punta sulla medicina di precisione. In Italia è già in corso lo studio internazionale di fase 3, avviato per primo all’Istituto Pascale di Napoli sotto la guida dell’oncologo Paolo Ascierto.
«I risultati confermano che la strada intrapresa con i vaccini a mRNA è quella giusta e che i benefici della combinazione con l’immunoterapia si mantengono nel tempo», ha spiegato Ascierto. Tra i 157 pazienti coinvolti nello studio, il 68,8% di coloro che hanno ricevuto vaccino e immunoterapia risulta libero da malattia a cinque anni dall’intervento chirurgico, contro il 49,1% del gruppo trattato con la sola immunoterapia.
La particolarità della terapia: la personalizzazione
La particolarità di questa terapia è la sua totale personalizzazione. Dopo l’asportazione del tumore, i ricercatori analizzano il melanoma del singolo paziente per identificare specifici neoantigeni, ovvero le caratteristiche molecolari uniche della malattia. Sulla base di queste informazioni viene creato un vaccino “su misura” che insegna al sistema immunitario a riconoscere ed eliminare eventuali cellule tumorali residue.
Secondo gli esperti, la tecnologia a mRNA potrebbe rappresentare una svolta non soltanto per il melanoma. «Stiamo già testando questo approccio anche nel tumore del polmone e in altre neoplasie particolarmente difficili da trattare», ha aggiunto Ascierto. Se i risultati della fase 3 confermeranno quanto emerso finora, la medicina personalizzata potrebbe diventare uno dei pilastri delle future terapie oncologiche.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Una nuova svolta nella cura del cancro al seno: niente chemioterapia grazie al test del DNA tumorale. Vietnam.vn
Sono stati compiuti progressi significativi nel trattamento del cancro al seno, ma una delle maggiori sfide rimane quella di determinare con precisione chi ha realmente bisogno della chemioterapia e chi può essere trattato in sicurezza senza di essa.
Oltre 4.400 pazienti di età pari o superiore a 40 anni, residenti nel Regno Unito, in Norvegia, Svezia, Australia, Nuova Zelanda e Thailandia, hanno partecipato allo studio. Questi individui sono stati divisi in due gruppi: un gruppo ha ricevuto il trattamento convenzionale, mentre l'altro ha utilizzato il test genetico Prosigna per determinare se fosse necessaria la chemioterapia. I ricercatori li hanno poi seguiti per diversi anni per valutare il rischio di recidiva e l'efficacia del trattamento.
Questo studio si basa sulla sperimentazione Optima, condotta da scienziati dell'University College di Londra (Regno Unito), con la partecipazione di numerosi ospedali e centri oncologici. La sperimentazione si concentra sul tipo più comune di tumore al seno in fase iniziale: quello che si sviluppa sotto l'influenza degli ormoni e non presenta la proteina HER2. In precedenza, le decisioni relative alla chemioterapia si basavano spesso su fattori quali le dimensioni del tumore o l'estensione della diffusione ai linfonodi.
Per il tumore al seno in fase iniziale, la ricerca dimostra che oltre due terzi delle donne, anche quelle tradizionalmente classificate ad alto rischio, possono evitare la chemioterapia in tutta sicurezza se i loro punteggi dei test genetici sono bassi. Questo può aiutare molte donne a evitare gli effetti collaterali della chemioterapia, come la perdita dei capelli, la nausea, l'affaticamento, le infezioni, la menopausa precoce, i problemi di fertilità e i problemi di salute a lungo termine, mentre ulteriori trattamenti potrebbero non offrire benefici significativi.
Xiaomi ha presentato in Vietnam il REDMI Watch 6, le cuffie REDMI Headphones Neo e gli auricolari REDMI Buds 8, offrendo una soluzione completa per la salute, l'intrattenimento e lo stile di vita, contribuendo a un'esperienza utente più completa all'interno dell'ecosistema AIoT.
Una donna che ha partecipato alla sperimentazione ha raccontato di essersi sentita felice e sollevata per aver potuto evitare la chemioterapia. Nove anni dopo la diagnosi, grazie ai test genetici e al non aver dovuto sottoporsi alla chemioterapia, gode di buona salute e conduce una vita attiva e appagante.
Una nuova ricerca basata sul test genetico Prosigna sta aprendo la strada a opzioni di trattamento più delicate per le donne affette da tumore al seno.
Lo studio ha rilevato una piccola differenza nei tassi di sopravvivenza tra il gruppo trattato con chemioterapia e quello non trattato. Dopo 5 anni, il tasso di sopravvivenza nel gruppo non sottoposto a chemioterapia era del 93,7%, circa un punto percentuale inferiore rispetto al gruppo trattato con chemioterapia (94,9%). Secondo i ricercatori, questa differenza è insignificante, il che suggerisce che i test genetici potrebbero aiutare a selezionare i pazienti idonei a evitare la chemioterapia, mantenendo al contempo l'efficacia del trattamento.
Sharon Stone: «Sapevo che i miei tumori al seno non erano maligni, ma i medici che mi hanno operata non mi credevano». L'oncologa: «Oggi una diagnosi sempre più precisa e personalizzata consente di evitare interventi inutilmente invasivi» - Vanity Fair Italia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Sharon Stone: «Sapevo che i miei tumori al seno non erano maligni, ma i medici che mi hanno operata non mi credevano». L'oncologa: «Oggi una diagnosi sempre più precisa e personalizzata consente di evitare interventi inutilmente invasivi» Vanity Fair Italia
Sesto senso, intuito, connessione fortissima con il proprio corpo? Qualunque sia la spiegazione,Sharon Stonesapeva che itumori al senoche le erano stati diagnosticati ainizio anni 2000dai medicinon erano maligni. Se lo sentiva. Lo ha raccontato la stessa attrice americana, oggi 68 anni. Ospite delpodcastThe Person Who Believed in Me,Sharon Stoneha ricordato quanto avvenuto in quella circostanza: «Uno di questi tumori era più grande dell’intero mio seno sinistro.Il medico venne direttamente a casa mia e mi disse: “Ascolti, pensiamo chedovrebbe sottoporsi a una mastectomia bilaterale. La situazione è molto seria. Quando le masse arrivano a estendersi fin quassù, di solitosappiamo già prima dell’intervento che si tratta di cancro maligno”. Io perògli dissi che non erano maligni, ribadii che mi sarei sottoposta all'intervento, ma cheero certache non fossero tumori maligni». «Continuavo a dire al medico:“Guardate che non ho il cancro”», ha raccontatoSharon Stonenel corso dell'intervista. «E lui mi rispondeva:“Non spetta a lei deciderlo”». Onde evitare rischi, la star del cinema ha quindi scelto di farsi operare, ma l'intervento si è “limitato” allo svuotamento del seno dalle forme tumorali, evitando la doppia mastectomia. Il motivo? Effettivamente la star del cinema aveva ragione enessuno dei due tumori al seno era di tipo maligno, da cui la scelta di non rimuovere il seno, come sembrava inizialmente fosse necessario. «Ricordo al risveglio dall'anestesia, un gruppo di 12 medici tuttiriuniti attorno a me, tanto da farmi chiedere: "Cos'è mai successo"?".Quindi il medico che mi aveva operato mi disse: “Lei non ha il cancro!”. E io risposi: “Certo che non ce l'ho, ve l'avevo detto”». Quindi Sharon Stone ha spiegato con amarezza di come in quel contesto abbia capito cheera finita con il marito Phil Bronstein, il qualecontestòfermamente la scelta dell'attrice difarsi operarein via preventiva, arrivando a definire questa decisione «ridicola». Come ricorda ladottoressa Elisa Puma, oncologa e specialista in tumore della mammella, «il racconto di Sharon Stone va letto nel contesto di unafase della medicina in cui la diagnostica era meno avanzata rispetto a oggi.La senologia moderna consente, nella maggior parte dei casi, didefinire la natura di una lesioneprima di ricorrere alla chirurgia. Ledimensioni di una massanon sono un indicatore affidabile di malignità o benignità.Oggi sappiamo che lesioni benigne possono essere anche voluminose, mentre tumori maligni possono essere molto piccoli. La valutazione si basa su un insieme integrato didati clinici, radiologici e istologici. Mammografia ed ecografia rappresentano il primo step diagnostico, coneventuale risonanzanei casi complessi. Le immagini identificano segni sospetti, ma non bastano per una diagnosi definitiva.Labiopsiaè l’esame chiaveche permette l’analisi microscopica del tessuto.L’istologiadefinisce natura della lesione e, nei tumori, anche aggressività e profilo biologico. Oggi l’obiettivo è unadiagnosi sempre più precisa e personalizzata, evitando interventi inutilmente invasivi», conferma l'esperta.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
65.2/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Utilizzo della prima macchina al mondo per la protonterapia con postazione seduta. Vietnam.vn
Il primo apparecchio al mondo per la protonterapia da seduti di ultima generazione è stato installato presso lo Stanford Medicine Cancer Center (USA). Mevion (USA), la società proprietaria di questo sistema di protonterapia, ha inoltre annunciato che, in base al contratto firmato tra le due parti nel febbraio 2026, fornirà all'ospedale Tam Anh questa apparecchiatura per la radioterapia oncologica, del valore di oltre 2 trilioni di VND. Il dottor Pham Xuan Dung, direttore del Centro di Oncologia dell'Ospedale Generale Tam Anh di Ho Chi Minh City, ha dichiarato che il sistema Mevion S250-FIT verrà installato presso l'ospedale all'inizio del 2027, con l'avvio delle operazioni di prova e la messa in servizio ufficiale previsti per la metà del 2027, in concomitanza con l'inaugurazione dell'Ospedale Generale e Oncologico Tam Anh nel quartiere urbano di Phu My Hung, a Ho Chi Minh City. Una doppia innovazione che integra intelligenza artificiale e radioterapia da seduti.
Il dispositivo per radioterapia protonica Mevion S250-FIT integra l'intelligenza artificiale (IA) per individuare con precisione le singole lesioni, consentendo di colpire i tumori in modo più accurato e sicuro. E per la prima volta nella storia della cura del cancro, la macchina permette ai pazienti di ricevere la radioterapia in posizione seduta anziché sdraiata, come avveniva tradizionalmente, migliorando la precisione, l'efficacia e la sicurezza del trattamento. Il sistema di "seduta" aiuta a posizionare il paziente in una postura ottimale per massimizzare l'accesso del fascio di protoni alle aree del corpo colpite dal tumore, riducendo al minimo la dose agli organi sani, in particolare ai tumori situati in posizioni difficili, complesse o pericolose come testa, collo, cervello, tratto gastrointestinale, fegato e polmoni. Il dottor Nguyen The Hien, primario del reparto di radioterapia presso il Centro Oncologico dell'Ospedale Generale Tam Anh di Ho Chi Minh City, ha affermato che i pazienti ricevono le regolazioni più precise per quanto riguarda gli angoli e le distanze di approccio, e la tecnologia AI aiuta la macchina a personalizzare la posizione della lesione, regolare la dose di radiazioni, la posizione e la velocità del fascio per eliminare i tumori senza danneggiare i tessuti e gli organi davanti e dietro l'area di contatto del fascio di protoni. Nello specifico, l'intelligenza artificiale integrata nel macchinario automatizzato segmenta gli organi a rischio e i tumori, riducendo il tempo necessario per definire i confini dell'area interessata. L'algoritmo genera quindi migliaia di piani di protonterapia con intensità variabili, valutandoli automaticamente per bilanciare la distruzione del tumore con la preservazione del tessuto sano.
Potrebbe interessarti I giovani di tutte le forze armate sostengono lo spirito dei "6 principi fondamentali" nella Campagna estiva di volontariato giovanile del 2026. TPO - Nell'ambito della Campagna estiva di volontariato giovanile del 2026, i giovani dell'Esercito si impegnano a rispettare i "6 principi fondamentali" e il motto "fare le cose per bene, rispettare le scadenze e ottenere risultati concreti". Oltre alle attività di beneficenza e di ringraziamento, promuovono anche il "Movimento per l'alfabetizzazione digitale", incrementano l'applicazione dell'intelligenza artificiale nei progetti giovanili e partecipano alla ricerca, alla raccolta e all'identificazione dei resti dei soldati caduti.
Inoltre, poiché la forma del tumore e la struttura anatomica del paziente possono cambiare nel corso del trattamento, che può durare diverse settimane, l'intelligenza artificiale aggiornerà quotidianamente le immagini man mano che i tumori si deformano e regolerà automaticamente la dose di protoni in base alla nuova struttura anatomica. La poltrona per degenza in posizione seduta MEVION S250-FIT è stata acquistata dall'ospedale generale Tam Anh, consentendo ai pazienti oncologici di ricevere un trattamento altamente efficace, sicuro ed economicamente vantaggioso. Altamente efficace per molti tipi di cancro. I dati relativi all'implementazione della protonterapia di nuova generazione in posizione seduta presso lo Stanford Medicine, presentati al 27° Congresso annuale della Società Europea di Radioterapia Oncologica (ESTRO) 2026, dimostrano che il sistema di protonterapia Mevion S250-FIT è in grado di erogare radiazioni in grado di distruggere i tumori con una precisione millimetrica, e che la capacità di verificare la qualità e l'energia del fascio di protoni emesso raggiunge il 97-99,8%, aumentando il tasso di successo del trattamento. Confronto tra protonterapia in posizione seduta e terapia tradizionale con fotoni (raggi X). Il dottor Hien ha spiegato che, grazie alla posizione seduta durante la radioterapia, i medici possono spostare facilmente i pazienti durante il trattamento, consentendo alla sorgente di protoni di rimanere in posizione. Ruotare il paziente è molto più semplice che dover ruotare attorno a lui una grande macchina del peso di centinaia di tonnellate, offrendo numerosi vantaggi nel trattamento di diversi tipi di cancro. Ad esempio, nel caso di tumore al polmone, stare seduti in posizione eretta aiuta a posizionare meglio i polmoni per una radioterapia più sicura, con conseguente aumento del volume polmonare e maggiore distensione, riduzione dei movimenti respiratori rispetto alla posizione sdraiata e minori danni ai tessuti sani durante la radioterapia. Ad esempio, nel caso di un tumore al fegato, se il paziente si sdraia, il fegato può spostarsi e cambiare forma, influenzando la posizione del tumore e la precisione del trattamento. Stare seduti in posizione eretta riduce significativamente questo disallineamento. Nei tumori della testa e del collo, quando i pazienti sono sdraiati sulla schiena con il collo esteso, la difficoltà di deglutizione aumenta di sei volte rispetto alla posizione seduta. Il trattamento in posizione seduta consente ai pazienti un maggiore controllo delle secrezioni orali, riduce il rischio di aspirazione e minimizza l'ansia durante la terapia.
Potrebbe interessarti Promuovere modelli efficaci di produzione agricola biologica. Nel pomeriggio dell'8 giugno, il viceministro dell'Agricoltura e dell'Ambiente Vo Van Hung ha presieduto una riunione con l'Associazione vietnamita per l'agricoltura biologica (VOAA).
Stephen De La Torre, di sette anni, è il primo paziente a ricevere la terapia protonica di nuova generazione in posizione seduta per un tumore al cervello presso lo Stanford Medicine, Stanford Hospital (USA). La terapia protonica è attualmente il trattamento radioterapico più avanzato. I protoni sono particelle cariche positivamente situate al centro degli atomi. La loro carica e massa consentono ai medici di controllare con precisione l'intensità delle radiazioni e di interromperle al momento opportuno. La prima macchina al mondo per la radioterapia protonica di nuova generazione è stata imballata e spedita da Mevion al Cancer Center di Stanford Medicine.
HONG PHUONG
Fonte: https://tuoitre.vn/van-hanh-may-xa-tri-proton-tu-the-ngoi-dau-tien-the-gioi-20260605222715514.htm