📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.6/100
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C
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Criteri Critici
Tumore al polmone: a Parma un nuovo programma di screening gratuito con TC a bassa dose e intelligenza artificiale ao.pr.it
Il tumore del polmone rappresenta ancora oggi la principale causa di morte per neoplasia nei Paesi occidentali. La diagnosi precoce, resa possibile dalla Tomografia Computerizzata a Bassa Dose Radiante (Low dose computed tomography, LDCT), consente di individuare le lesioni polmonari in fase iniziale, aumentando significativamente le possibilità di cura e riducendo la mortalità.
Su queste basi nasce a Parma un nuovo programma di screening gratuito rivolto a forti fumatori e fumatrici ed ex forti fumatori e fumatrici, promosso dall’Università di Parma in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, nell’ambito del progetto di ricerca nazionale Digital Lifelong Prevention (DARE) finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il Piano Nazionale Complementare al PNRR.
L’iniziativa mira a offrire un percorso integrato di prevenzione e di diagnosi precoce del tumore polmonare, grazie all’utilizzo di una TC altamente tecnologica con velocità di esecuzione ultra-rapida, acquisita dall’Ateneo e attualmente dedicata al programma di screening. L’esame previsto è una TC del torace a bassissima dose di radiazioni, con un’esposizione quasi paragonabile a quella di una mammografia di screening. La procedura è rapida, non invasiva, non richiede mezzo di contrasto né preparazioni particolari e la scansione dura meno di un secondo.
Grazie a questa tecnologia all’avanguardia, i medici radiologi e le mediche radiologhe possono individuare anche piccole alterazioni del polmone, con l’obiettivo di rilevare e gestire potenziali neoplasie polmonari in stadio iniziale. L’esame consente inoltre di individuare altri possibili danni correlati al fumo di sigaretta, come l’enfisema polmonare e le calcificazioni coronariche. Questa apparecchiatura, inizialmente interamente dedicata alle attività del progetto DARE, verrà in seguito condivisa da Università e Azienda Ospedaliero-Universitaria non solo per le attività di ricerca ma anche all’interno dei percorsi diagnostico-assistenziali ospedalieri. In questo modo si rafforzerà ulteriormente la sinergia tra le due Istituzioni, con l’obiettivo ultimo del continuo miglioramento dell’offerta sanitaria per la città e il territorio di Parma, che potranno contare su una piattaforma radiologica territoriale potenziata.
Parma vanta un’esperienza consolidata nello screening del tumore polmonare, maturata in oltre vent’anni di partecipazione a studi clinici e programmi multicentrici nazionali. Tra questi figurano i progetti RISP (Rete Italiana Screening Polmonare) e PEOPLHE (Prospective Evaluation Of Preventive Lung Health), che hanno coinvolto attivamente il personale di Università e Azienda Ospedaliero-Universitaria.
Uno degli aspetti più innovativi del programma DARE è l’implementazione e l’utilizzo di sistemi di Intelligenza Artificiale a supporto dei medici radiologi e delle mediche radiologhe, con l’obiettivo di migliorare l’accuratezza diagnostica e ottimizzare il percorso di screening. L’intero processo sarà inoltre fortemente digitalizzato, semplificando le procedure di iscrizione, di gestione amministrativa e di presa in carico delle persone partecipanti, qualora siano necessari ulteriori accertamenti o visite. Il background tecnologico è supportato dalla collaborazione con il personale del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Ateneo, da data scientist ed esperte/i di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di facilitare la trasferibilità del progetto verso il territorio.
Il programma è rivolto a persone tra i 55 e i 75 anni con una storia di esposizione al fumo significativa, inclusi gli ex fumatori e le ex fumatrici che abbiano smesso di fumare da meno di 15 anni. Ulteriori criteri di idoneità saranno valutati durante la fase di adesione, per garantire il massimo beneficio clinico dello screening.
L’iniziativa è aperta alla popolazione della provincia di Parma che desideri effettuare un controllo dedicato agli effetti del fumo sulla salute polmonare e cardiovascolare.
«La diagnosi precoce rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per ridurre la mortalità da tumore polmonare e migliorare la qualità della vita dei pazienti», sottolinea Nicola Sverzellati, responsabile scientifico locale del progetto. «Questo programma integra tecnologie avanzate, l’esperienza clinica di un importante gruppo multidisciplinare focalizzato sul percorso diagnostico-terapeutico del tumore del polmone e l’innovazione digitale per offrire alla popolazione un’opportunità concreta di prevenzione».
«La diagnosi precoce è un passo fondamentale, imprescindibile, per combattere il tumore del polmone – osserva il Rettore dell’Università di Parma Paolo Martelli – che resta ancora la principale causa di morte per tumore ma sul quale in questi anni ci sono stati effettivi e rilevanti miglioramenti, anche grazie a una gestione integrata e multidisciplinare: è questa la strada giusta, per una presa in carico condivisa che parta dalla ricerca e arrivi all’assistenza. Ancora una volta la tecnologia può dare una grossa mano, con una strumentazione all’avanguardia e anche con un impiego virtuoso di sistemi di intelligenza artificiale, per migliorare l’accuratezza diagnostica. Sono tutti aspetti da sottolineare e che considero molto positivi per un progetto cui l’Ateneo partecipa convintamente, in un’ottica anche proprio di servizio alla comunità».
«Questo programma rappresenta un’opportunità importante per individuare la malattia in una fase precoce, quando le possibilità di cura sono maggiori. Per l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma significa mettere a disposizione della comunità competenze specialistiche, tecnologie avanzate e percorsi multidisciplinari all’interno di un progetto che integra prevenzione, diagnosi e assistenza. L’obiettivo è offrire ai cittadini del territorio un accesso qualificato a uno strumento che può contribuire in modo significativo alla tutela della salute», dichiara il Direttore generale delle Aziende sanitarie di Parma Anselmo Campagna.
«La prevenzione delle malattie, in particolare quelle oncologiche, rappresenta il cardine su cui sviluppare le politiche sanitarie e sociali e la conseguente programmazione degli interventi.
Il programma di screening gratuito del tumore del polmone con LDCT e intelligenza artificiale promosso dall’Università degli Studi di Parma in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma nell’ambito del progetto di ricerca nazionale “DARE” consente di individuare le lesioni polmonari in fase iniziale con la possibilità di curare precocemente le lesioni tumorali riducendo la mortalità», dichiara l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Parma Ettore Brianti. «Per tali motivi il Comune di Parma parteciperà a questo programma di screening mettendo a disposizione tutte le competenze e risorse che saranno necessarie per tutelare e prevenire la salute della nostra popolazione».
Per aderire, vai alla pagina web del progetto DARE: https://redcap.link/ SCREENINGDARE
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
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Criteri Critici
Malattie rare, paziente Panciroli: 'con terapia genica libera da anemia falciforme e talassemia' Adnkronos
"Convivere con l'anemia falciforme e la talassemia significa affrontare una malattia che non concede pause. La mia storia dimostra che la ricerca non è qualcosa di astratto: ha un volto e conseguenze reali. Fino a pochi anni fa una terapia come quella che ho ricevuto" la terapia genica "sembrava impensabile, oggi rappresenta una possibilità concreta per tanti pazienti. Essere stata la prima persona in Italia e in Europa ad affrontare questo percorso mi fa sentire ancora più consapevole del valore della ricerca". È quanto racconta Shrika Panciroli, paziente trattata nel 2025 con terapia genica e primo caso in Italia ed Europa.
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Criteri Critici
Malattie rare, oncoematologia pediatrica Zecca (San Matteo): 'la terapia genica corregge le cellule e apre nuove prospettive di cura' Adnkronos
"La talassemia e l'anemia falciforme sono due malattie genetiche del sangue. Fino a oggi l'unica terapia potenzialmente risolutiva era il trapianto di midollo osseo, efficace ma limitato dalla necessità di un donatore compatibile. Negli ultimi anni è però diventata disponibile una procedura estremamente avanzata: la terapia genica, che consente di prelevare le cellule del paziente, modificarle in laboratorio e renderle nuovamente in grado di funzionare correttamente e produrre emoglobina sana. È una tecnologia resa possibile dal progresso della ricerca e rappresenta una prospettiva concreta di miglioramento della qualità di vita dei pazienti". Lo ha detto Marco Zecca, direttore sc Oncoematologia pediatrica della Fondazione Irccs policlinico San Matteo di Pavia, tra i primi specialisti in Europa e in Italia a trattare con una nuova terapia genica - nel 2025 - due giovani pazienti entrambe ventenni, una affetta da anemia falciforme e l'altra anche da talassemia, si legge in una nota.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Leucemia linfatica cronica: ok dell’Aifa a una nuova terapia la Repubblica
Una nuova opzione terapeutica entra nello standard di cura della leucemia linfatica cronica(Llc) e del linfoma mantellare, due tumori del sistema linfatico che in Italia si stima colpiscano complessivamente oltre 3500 persone ogni anno. L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha infatti approvato la rimborsabilità di acalabrutinib, inibitore di Btk di seconda generazione, in combinazione con venetoclax per la prima linea della Lcc, e in associazione a chemioimmunoterapia per il linfoma mantellare non trattato. Via libera anche all’uso in monoterapia nei casi di linfoma mantellare recidivato.
La decisione arriva sulla scorta di risultati clinici considerati dagli specialisti un cambio di passo nella gestione di queste neoplasie: lo studio Amplify ha dimostrato che l’88,5% dei pazienti con leucemia linfatica cronica trattati in prima linea con acalabrutinib in combinazione con venetoclax - regime completamente orale a durata fissa - non ha bisogno di una nuova terapia di seconda linea dopo 3 anni, rispetto al 75,2% dei pazienti trattati con chemio-immunoterapia. Nello studio Echo, acalabrutinib in combinazione con chemio-immunoterapia, nel trattamento di prima linea dei pazienti con linfoma mantellare, ha invece dimostrato una riduzione del 32% del rischio di progressione della malattia o di morte e un tasso di remissioni complete del 67% rispetto al 53% con la sola chemio-immunoterapia standard.
Per la Llc risposte durature, con un elevato profilo di tollerabilità
La leucemia linfatica cronica è la forma più frequente di leucemia dell’adulto, pari al 30% delle diagnosi. In Italia si stimano circa 2750 nuovi casi l’anno. La malattia è caratterizzata dall’accumulo di linfociti B nel sangue, nel midollo e negli organi linfatici, con sintomi come anemia, ingrossamento dei linfonodi e piastrinopenia.
“La chemio-immunoterapia, che un tempo rappresentava lo standard di cura in prima linea, oggi è superata dalle terapie mirate costituite dagli inibitori di Btk e di Bcl-2”, spiega Paolo Ghia, Direttore del Programma di Ricerca Strategica sulla Leucemia Linfatica Cronica all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università Vita-Salute San Raffaele. Nello studio Amplify, i cui risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, la sopravvivenza libera da progressione a 36 mesi è infatti stata pari al 76,5% con acalabrutinib più venetoclax rispetto al 66,5% con chemio-immunoterapia.
“Il nuovo regime è a durata fissa, pari a 14 cicli da 28 giorni: 2 con acalabrutinib, seguiti da 12 con acalabrutinib più venetoclax – continua Ghia - Sono state osservate risposte globali profonde e durature, che hanno raggiunto il 92,8% con acalabrutinib più venetoclax, rispetto al 75,2% con chemio-immunoterapia. Altro aspetto cruciale è l’elevato profilo di tollerabilità di acalabrutinib più venetoclax, che consente di preservare la qualità di vita dei pazienti. Gli effetti collaterali, in particolare quelli di tipo cardiovascolare, come fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa e sanguinamenti, si sono verificati in una minima percentuale di pazienti, caratterizzati da una lieve entità e facilmente gestibili. Dati particolarmente rilevanti, se si considera che i pazienti con leucemia linfatica cronica sono, nella maggior parte dei casi, anziani, spesso con comorbidità determinate dall’età avanzata”.
Linfoma mantellare: riduzione del rischio di progressione del 32%
Per il linfoma mantellare, che rappresenta il 6% dei linfomi non Hodgkin e conta circa 800 nuovi casi l’anno, Aifa ha approvato acalabrutinib in combinazione con bendamustina e rituximab nei pazienti non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali.
“Il linfoma mantellare è una forma di linfoma non Hodgkin B linfocitario, caratterizzato da una particolare resistenza ai trattamenti - afferma Enrico Derenzini, Direttore della Divisione di Oncoematologia all’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano e Professore Associato di Ematologia alla Statale di Milano - L’età mediana di incidenza è pari a circa 70 anni, ma può colpire anche persone più giovani. Può presentarsi in diverse forme, ad esempio con l’ingrossamento di un linfonodo del collo, dell’ascella o dell’inguine e può localizzarsi a livello del midollo osseo e a livello gastroenterico. Storicamente, rappresenta uno dei linfomi più difficili da curare, perché lo standard di cura in prima linea, costituito dalla chemio-immunoterapia con bendamustina e rituximab nei pazienti over 65 o non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali, consente di ottenere remissioni complete, ma la malattia resta caratterizzata da molteplici recidive”.
Lo studio Echo ha dimostrato che l’aggiunta di acalabrutinib alla chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), in prima linea, migliora in modo sostanziale i risultati clinici. “Vi è stata una riduzione del rischio di progressione di malattia o morte del 32% e il tasso di remissioni complete ha raggiunto il 67% rispetto al 53% con la sola chemio-immunoterapia standard, con risposte più profonde – sottolinea Derenzini – Inoltre, è stato ridotto del 24% il rischio di iniziare una terapia di terza linea, a dimostrazione dei benefici a lungo termine della nuova combinazione. A questi risultati si associa una tendenza favorevole, non significativa dal punto di vista statistico, ma importante clinicamente, nella sopravvivenza globale”. Una sottoanalisi presentata al congresso della Società Europea di Ematologia ha inoltre confermato l’assenza di un aumento significativo del rischio infettivo, segnalando un buon profilo di sicurezza.
Via libera anche all’uso in monoterapia nei casi di linfoma mantellare recidivato
Aifa ha anche approvato la rimborsabilità di acalabrutinib in monoterapia per i pazienti con linfoma mantellare recidivante o refrattario non trattati in precedenza con un inibitore di Btk.
“Nel linfoma mantellare le recidive possono avvenire anche a distanza di 6-7 anni – spiega ancora Derenzini – Per questo, è importante avere a disposizione un inibitore di Btk di seconda generazione, come acalabrutinib, caratterizzato da elevata efficacia e tollerabilità”. Nello studio di fase II Ace-LY-004, i pazienti con malattia recidivante o refrattaria sono rimasti liberi da progressione per una mediana di 22 mesi. Il tasso di risposta completa ha raggiunto il 48%, con una sopravvivenza globale a 5 anni del 50%. Si tratta, secondo Derenzini, di evidenze scientifiche solide, che hanno portato all’approvazione della terapia in questa popolazione di pazienti.
Una nuova fase per la cura dei tumori del sistema linfatico
“Le approvazioni Aifa – concludono gli esperti - segnano un passaggio importante nella cura delle neoplasie linfatiche: terapie più mirate, più tollerabili, spesso orali e, nel caso della Llc, a durata fissa, hanno l’obiettivo di ridurre il carico terapeutico, ottenere una maggiore responsività dei pazienti ai farmaci, e migliorare la qualità della vita”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Criteri Critici
Terapia genica anemia falciforme e talassemia, paziente ‘la ricerca ha riscritto la mia storia’ La Ragione
18 Giugno 2026
Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) – “Convivere con l’anemia falciforme e la talassemia significa affrontare una malattia che non concede pause. La mia storia dimostra che la ricerca non è qualcosa di lontano o astratto: ha un volto, un nome e ha conseguenze reali. Fino a pochi anni fa, una terapia come quella che ho ricevuto sembrava impensabile. Oggi rappresenta una possibilità concreta per tanti pazienti. Essere stata la prima persona in Italia e in Europa ad affrontare questo percorso mi fa sentire ancora più forte e consapevole della responsabilità di testimoniare quanto la ricerca possa fare la differenza”. Queste le parole di Shrika, trattata nel 2025 al Policlinico San Matteo di Pavia con una nuova terapia genica, primo caso in Italia ed Europa.
“Quando i medici mi hanno parlato della terapia genica – racconta la giovane – ho pensato che la mia vita potesse davvero cambiare. Dopo anni trascorsi tra ricoveri, crisi, trasfusioni e complicanze, ero abituata a convivere con la malattia e a gestirne le conseguenze. Per la prima volta, mi sono trovata davanti a una cura, alla possibilità di poter riscrivere la mia storia. È stato, al tempo stesso, un momento molto delicato: non avevo punti di riferimento, essendo la prima persona in Italia e in Europa a intraprendere questo percorso. Non potevo parlarne con qualcuno che lo avesse già vissuto o che potesse dirmi cosa aspettarmi. Ho avuto paura, è impossibile negarlo – ammette – Ma quella paura era accompagnata da una speranza ancora più grande. Pensavo a tutto ciò che la malattia mi aveva tolto e alla possibilità di riconquistare quello che avevo sempre desiderato: una vita meno condizionata”.
Di fatto, “convivere con l’anemia falciforme e la talassemia significa affrontare una malattia che non concede pause”, spiega Shrika che fin da bambina ha dovuto imparare “a convivere non solo con il dolore, ma anche con ricoveri frequenti, terapie continue e l’incertezza costante di non sapere come mi sarei sentita il giorno successivo”. “Nel mio caso – continua – la malattia ha avuto un impatto importante sulla vita quotidiana. Le crisi dolorose hanno richiesto spesso il ricovero ospedaliero e l’uso di terapie molto forti, fino alla morfina. Ho subìto complicanze ossee significative, come infarti ossei, che hanno limitato i miei movimenti e reso difficili anche le attività che per molte persone sono normali”. Oltre alla sofferenza fisica, quella emotiva: “La fase più difficile non è solo quella fisica, è convivere con la consapevolezza che ogni progetto, ogni viaggio, ogni scelta deve tenere conto della malattia – riflette – Bisogna imparare a essere forti anche quando si è stanchi e continuare ad andare avanti nonostante le difficoltà. Questa esperienza mi ha insegnato molto: a non dare nulla per scontato, ad apprezzare i momenti di benessere e a trovare la forza anche nei periodi più complessi”.
Poi, una luce ha acceso la speranza. La terapia genica ha cambiato la vita di Shrika: a un anno dalla prima infusione, dice la paziente, “riesco a guardare al futuro in un modo che prima non mi era possibile. Per anni la mia vita è stata composta solo da trasfusioni, visite e dalle paure indotte dalla malattia, che era sempre presente e influenzava ogni decisione. Oggi continuo il percorso di controlli, ma sento di aver acquisito una libertà che non avevo mai conosciuto: la possibilità di vivere senza essere costantemente in attesa della prossima complicanza. Questo ha cambiato profondamente il mio modo di vedere la vita. Ora riesco a fare progetti con maggiore serenità, a immaginare un futuro con fiducia e a dedicarmi alle cose che amo. Il cambiamento più importante non è solo fisico, ma anche emotivo: dopo tanti anni trascorsi a combattere contro la malattia, oggi sento di poter finalmente dare più spazio alla persona che sono, non solo alla paziente che sono stata”.
La terapia ha avuto un impatto tale su Shrika che la giovane ha potuto finalmente assecondare un desiderio prima inesaudibile: “Sono sempre stata un’amante della montagna, ma non potevo fare lunghe camminate. Uscita dall’ospedale, sono andata a fare 2 settimane di trekking in montagna e sono arrivata in cima, un traguardo che fino a 2 anni fa non avrei mai immaginato. La terapia mi ha aperto a una vita diversa – sottolinea – non solo fisicamente, ma anche mentalmente: quando sono arrivata fin su, ho pensato a quante cose mi ero persa e a quante attività adesso ho la possibilità di recuperare”.
“Ho scelto di fidarmi della ricerca, dei medici che mi seguivano e di tutto il lavoro che aveva reso possibile questa opportunità – conclude Shrika – È stata una delle decisioni più importanti della mia vita e oggi sono orgogliosa di aver trovato il coraggio di fare questo passo. Se ho avuto l’opportunità di accedere a una terapia innovativa è grazie a decenni di studio, al lavoro dei ricercatori e dei medici e a chi ha creduto nella ricerca scientifica”.
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Malattie rare: Zecca (San Matteo), “La terapia genica rappresenta una svolta per talassemia e anemia falciforme” Adnkronos
“La talassemia e l’anemia falciforme sono due malattie genetiche del sangue. Oggi disponiamo di diverse strategie per affrontarle. La prima è rappresentata dalle terapie mediche di supporto, che mirano, da un lato, a correggere l’anemia attraverso le trasfusioni e, dall’altro, a ridurre gli episodi acuti e le complicanze dell’anemia falciforme.
Fino a oggi, l’unica terapia consolidata con la potenzialità di portare a una guarigione completa e definitiva era il trapianto allogenico di midollo osseo. Si tratta di un trattamento efficace, supportato da un’esperienza di oltre quarant’anni, che presenta però un limite importante: la necessità di disporre di un donatore compatibile. Per questo motivo, non tutti i pazienti affetti da talassemia o anemia falciforme hanno potuto beneficiare del trapianto.
Fortunatamente, negli ultimi anni si è resa disponibile una procedura estremamente avanzata: la terapia genica. Questa tecnica consente di partire direttamente dalle cellule del paziente, prelevarle e correggerle in laboratorio, rendendole nuovamente capaci di funzionare in modo adeguato e di produrre emoglobina corretta”.
Sono le parole di Marco Zecca, direttore della SC Oncoematologia Pediatrica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. Nel 2025, Zecca è stato tra i primi specialisti in Europa e in Italia a trattare con una nuova terapia genica due giovani pazienti, entrambe ventenni: una affetta da anemia falciforme e l’altra da talassemia.
Si tratta di malattie che hanno un impatto molto rilevante sulla qualità di vita dei pazienti.
“Nel caso della talassemia, si osserva un difetto nella produzione dell’emoglobina e dei globuli rossi. Nell’anemia falciforme, invece, vengono prodotti globuli rossi ed emoglobina alterati. Il risultato finale è molto diverso, ma in entrambi i casi la malattia condiziona profondamente la vita quotidiana.
Nella talassemia, il paziente dipende dalle trasfusioni fin dai primi mesi di vita e per tutta la vita: deve infatti ricevere trasfusioni di globuli rossi ogni due o tre settimane per sopravvivere. Nell’anemia falciforme, invece, i globuli rossi difettosi possono causare complicanze a carico di diversi organi — scheletro, cervello, polmoni, reni, milza e fegato — e provocare frequenti crisi dolorose, che rendono molto difficile svolgere le normali attività quotidiane”, spiega Zecca.
Grazie alla terapia genica, le due pazienti trattate al San Matteo hanno potuto intraprendere un percorso terapeutico con l’obiettivo di liberarsi dal peso della malattia e recuperare una vita il più possibile ordinaria.
Ma, nello specifico, che cosa accade quando le cellule “riparate” in laboratorio vengono nuovamente infuse nel paziente?
“Dopo essere state corrette in laboratorio, le cellule vengono reinfuse nel paziente, a seguito di un breve ciclo di chemioterapia preparatoria. Una volta rientrate nell’organismo, riprendono progressivamente a funzionare e si dimostrano in grado di modificare in modo sostanziale il quadro clinico delle due malattie, fino ad azzerarne le principali manifestazioni e complicanze”, spiega Zecca.
La terapia genica è il risultato di un lungo e prezioso lavoro scientifico.
Sono convinto che investire nella ricerca sia la cosa più importante che possiamo fare per noi stessi ma, soprattutto, per i nostri figli. La ricerca rappresenta il futuro”, conclude Zecca.
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Tumore del polmone: a Parma un nuovo programma di screening grazie all'Intelligenza Artificiale ParmaToday
Il tumore del polmone rappresenta ancora oggi la principale causa di morte per neoplasia nei Paesi occidentali. La diagnosi precoce, resa possibile dalla Tomografia Computerizzata a Bassa Dose Radiante (Low dose computed tomography, LDCT), consente di individuare le lesioni polmonari in fase iniziale, aumentando significativamente le possibilità di cura e riducendo la mortalità.
Su queste basi nasce a Parma un nuovo programma di screening gratuito rivolto a forti fumatori e fumatrici ed ex forti fumatori e fumatrici, promosso dall’Università di Parma in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, nell’ambito del progetto di ricerca nazionale Digital Lifelong Prevention (DARE) finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il Piano Nazionale Complementare al PNRR.
L’iniziativa mira a offrire un percorso integrato di prevenzione e di diagnosi precoce del tumore polmonare, grazie all’utilizzo di una TC altamente tecnologica con velocità di esecuzione ultra-rapida, acquisita dall’Ateneo e attualmente dedicata al programma di screening. L’esame previsto è una TC del torace a bassissima dose di radiazioni, con un’esposizione quasi paragonabile a quella di una mammografia di screening. La procedura è rapida, non invasiva, non richiede mezzo di contrasto né preparazioni particolari e la scansione dura meno di un secondo.
Grazie a questa tecnologia all’avanguardia, i medici radiologi e le mediche radiologhe possono individuare anche piccole alterazioni del polmone, con l’obiettivo di rilevare e gestire potenziali neoplasie polmonari in stadio iniziale. L’esame consente inoltre di individuare altri possibili danni correlati al fumo di sigaretta, come l’enfisema polmonare e le calcificazioni coronariche. Questa apparecchiatura, inizialmente interamente dedicata alle attività del progetto DARE, verrà in seguito condivisa da Università e Azienda Ospedaliero-Universitaria non solo per le attività di ricerca ma anche all’interno dei percorsi diagnostico-assistenziali ospedalieri. In questo modo si rafforzerà ulteriormente la sinergia tra le due Istituzioni, con l’obiettivo ultimo del continuo miglioramento dell’offerta sanitaria per la città e il territorio di Parma, che potranno contare su una piattaforma radiologica territoriale potenziata.
Parma vanta un’esperienza consolidata nello screening del tumore polmonare, maturata in oltre vent’anni di partecipazione a studi clinici e programmi multicentrici nazionali. Tra questi figurano i progetti RISP (Rete Italiana Screening Polmonare) e PEOPLHE (Prospective Evaluation Of Preventive Lung Health), che hanno coinvolto attivamente il personale di Università e Azienda Ospedaliero-Universitaria.
Uno degli aspetti più innovativi del programma DARE è l’implementazione e l’utilizzo di sistemi di Intelligenza Artificiale a supporto dei medici radiologi e delle mediche radiologhe, con l’obiettivo di migliorare l’accuratezza diagnostica e ottimizzare il percorso di screening. L’intero processo sarà inoltre fortemente digitalizzato, semplificando le procedure di iscrizione, di gestione amministrativa e di presa in carico delle persone partecipanti, qualora siano necessari ulteriori accertamenti o visite. Il background tecnologico è supportato dalla collaborazione con il personale del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Ateneo, da data scientist ed esperte/i di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di facilitare la trasferibilità del progetto verso il territorio.
Il programma è rivolto a persone tra i 55 e i 75 anni con una storia di esposizione al fumo significativa, inclusi gli ex fumatori e le ex fumatrici che abbiano smesso di fumare da meno di 15 anni. Ulteriori criteri di idoneità saranno valutati durante la fase di adesione, per garantire il massimo beneficio clinico dello screening.
L’iniziativa è aperta alla popolazione della provincia di Parma che desideri effettuare un controllo dedicato agli effetti del fumo sulla salute polmonare e cardiovascolare.
«La diagnosi precoce rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per ridurre la mortalità da tumore polmonare e migliorare la qualità della vita dei pazienti», sottolinea Nicola Sverzellati, responsabile scientifico locale del progetto. «Questo programma integra tecnologie avanzate, l’esperienza clinica di un importante gruppo multidisciplinare focalizzato sul tumore del polmone e l’innovazione digitale per offrire alla popolazione un’opportunità concreta di prevenzione».
«La diagnosi precoce è un passo fondamentale, imprescindibile, per combattere il tumore del polmone – osserva il Rettore dell’Università di Parma Paolo Martelli - che resta ancora la principale causa di morte per tumore ma sul quale in questi anni ci sono stati effettivi e rilevanti miglioramenti, anche grazie a una gestione integrata e multidisciplinare: è questa la strada giusta, per una presa in carico condivisa che parta dalla ricerca e arrivi all’assistenza. Ancora una volta la tecnologia può dare una grossa mano, con una strumentazione all’avanguardia e anche con un impiego virtuoso di sistemi di intelligenza artificiale, per migliorare l’accuratezza diagnostica. Sono tutti aspetti da sottolineare e che considero molto positivi per un progetto cui l’Ateneo partecipa convintamente, in un’ottica anche proprio di servizio alla comunità».
«Questo programma rappresenta un’opportunità importante per individuare la malattia in una fase precoce, quando le possibilità di cura sono maggiori. Per l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma significa mettere a disposizione della comunità competenze specialistiche, tecnologie avanzate e percorsi multidisciplinari all’interno di un progetto che integra prevenzione, diagnosi e assistenza. L’obiettivo è offrire ai cittadini del territorio un accesso qualificato a uno strumento che può contribuire in modo significativo alla tutela della salute», dichiara il Direttore generale delle Aziende sanitarie di Parma Anselmo Campagna.
«La prevenzione delle malattie, in particolare quelle oncologiche, rappresenta il cardine su cui sviluppare le politiche sanitarie e sociali e la conseguente programmazione degli interventi.
Il programma di screening gratuito del tumore del polmone con LDCT e intelligenza artificiale promosso dall’Università degli Studi di Parma in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma nell’ambito del progetto di ricerca nazionale “DARE” consente di individuare le lesioni polmonari in fase iniziale con la possibilità di curare precocemente le lesioni tumorali riducendo la mortalità», dichiara l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Parma Ettore Brianti. «Per tali motivi il Comune di Parma parteciperà a questo programma di screening mettendo a disposizione tutte le competenze e risorse che saranno necessarie per tutelare e prevenire la salute della nostra popolazione».
Per informazioni sulle modalità di adesione e sull’avvio del programma sarà possibile consultare i canali ufficiali dell’Università di Parma e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Dal profilo genetico alla terapia personalizzata: nuove prospettive di cura nei tumori gastrointestinali insalutenews.it
Istituto Regina Elena: la cura cambia passo, dal trattamento uguale per tutti alla presa in carico dinamica. Il profilo molecolare come bussola, trattamenti mirati e sorveglianza attiva, così l’oncologia gastrointestinale riscrive le regole della cura
Roma, 18 giugno 2026 – I tumori gastrointestinali pesano per oltre 60.000 nuove diagnosi ogni anno in Italia. Curarli non significa più seguire una sequenza prestabilita, ma costruire percorsi terapeutici ridisegnati continuamente intorno alla biologia del tumore, alla risposta alle cure e alla storia del paziente.
È questo il cambio di paradigma in discussione oggi al “Lazio Network: Breaking News and Real-Life in Gastrointestinal Cancers”, promosso dall’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) e dall’ASL Latina, con la direzione scientifica delle oncologhe Emanuela Dell’Aquila e Federica Zoratto. L’evento ha riunito a Roma oltre sessanta specialisti provenienti dai principali centri della regione.
Tumori dello stomaco e delle vie biliari, un tempo considerati ‘orfani’ sul piano terapeutico perché privi di bersagli molecolari identificabili, si stanno trasformando in patologie molecolarmente definite. Identificare una mutazione specifica nel DNA del tumore significa oggi poter colpire quel preciso bersaglio con farmaci mirati, senza intervenire dove non è necessario. Come cambiare la serratura invece di demolire l’intero edificio. Lo stesso vale per il tumore del colon-retto: all’IFO Regina Elena sono al via nuovi studi clinici su farmaci a bersaglio molecolare dedicati ai tumori che presentano specifici profili molecolari.
C’è poi un secondo fronte di innovazione, che riguarda chi affronta la malattia in fase avanzata. In particolare, l’epatocarcinoma e il colangiocarcinoma. Per molti pazienti con malattia avanzata o metastatica le opzioni terapeutiche erano prevalentemente sistemiche: chemioterapia, immunoterapia o farmaci target.
Oggi entra in campo l’integrazione tra trattamenti sistemici e approcci locoregionali. Tra questi, la Radioembolizzazione Transarteriosa, detta TARE. In termini semplici microsfere contenenti materiale radioattivo vengono somministrate direttamente nelle arterie che alimentano il tumore, colpendolo dall’interno con precisione.
All’IFO la radioembolizzazione viene eseguita dal 2004: oltre 1.500 procedure effettuate, di cui più di 1.000 su pazienti con epatocarcinoma e circa 100 su colangiocarcinoma. Un volume che colloca l’Istituto tra i centri pionieri in Italia nell’utilizzo di questa tecnica e tra quelli a più alta operatività della regione.
I vantaggi non si limitano alla riduzione della massa tumorale. La TARE permette, in pazienti selezionati, di sospendere temporaneamente chemioterapia o immunoterapia. Una pausa terapeutica programmata, la malattia resta sotto controllo mentre il paziente può alleggerire temporaneamente il carico delle cure. In alcuni pazienti inizialmente non operabili, la TARE può aprire la strada alla chirurgia o al trapianto.
È proprio questa conoscenza sempre più precisa della biologia tumorale ad aprire una terza frontiera. In pazienti selezionati sulla base del profilo molecolare della malattia, i dati emergenti suggeriscono che l’intervento chirurgico potrebbe non essere sempre necessario. In questi casi il team multidisciplinare sceglie di monitorare, con controlli ravvicinati e precisi, senza ricorrere al bisturi. Non è una resa. È una scelta consapevole, basata sulla biologia. Un approccio che richiede centri ad alto volume, capaci di selezionare i pazienti giusti e garantire una sorveglianza continua.
In Italia il tumore del colon-retto è la neoplasia più frequente dell’apparato digerente, con circa 41.700 nuove diagnosi stimate nel 2025. Seguono il tumore dello stomaco con circa 14.700 nuovi casi e i tumori stromali gastrointestinali (GIST), patologie rare con circa 900 nuove diagnosi l’anno. Sul fronte della sopravvivenza, i progressi sono concreti, per il colon-retto la sopravvivenza a cinque anni si attesta al 64,2%, superiore alla media europea, grazie allo screening e alla diagnosi precoce.
“Non si tratta di sostituire le terapie tradizionali, ma di integrarle in maniera intelligente. Oggi il paziente non segue più un percorso standard. Ogni caso viene rivalutato dal team multidisciplinare nelle diverse fasi della malattia, adattando le strategie terapeutiche alla risposta alle cure e alle caratteristiche biologiche del tumore. Non guardiamo più soltanto dove il tumore è nato, ma come è fatto. Due pazienti con la stessa diagnosi possono avere caratteristiche molecolari molto diverse e beneficiare di trattamenti differenti. Il profilo molecolare è diventato la nostra bussola”, spiega Emanuela Dell’Aquila, oncologa IRE, referente per le neoplasie gastrointestinali e responsabile scientifica del congresso insieme a Federica Zoratto dell’ASL Latina.
“La ricerca molecolare sta cambiando la mappa dei bersagli terapeutici. Tumori che fino a pochi anni fa non avevano opzioni di personalizzazione oggi hanno profili genetici sempre più leggibili e su quei profili stiamo costruendo studi clinici dedicati. L’IFO punta a diventare l’hub regionale per la profilazione molecolare dei tumori gastrointestinali, un luogo dove le informazioni biologiche generate nei diversi centri del Lazio vengono trasformate in opportunità terapeutiche, ricerca clinica e decisioni condivise”, evidenzia Giovanni Blandino, Direttore Scientifico dell’Istituto Regina Elena.
“Fare rete non è una formula retorica: è la condizione perché tutti i pazienti abbiano accesso alle migliori cure indipendentemente da dove abitano. Con l’ASL Latina lavoriamo già fianco a fianco, dalla profilazione molecolare ai percorsi di cura condivisi, e lo stesso vale per tutti i professionisti del Lazio Network. L’IFO, come centro di alta specializzazione oncologica, ha un ruolo preciso: essere il collante tra le eccellenze della regione, mettere insieme competenze diverse e garantire che la complessità di ogni caso trovi la giusta risposta personalizzata. Costruire reti oncologiche significa investire in un formidabile strumento di cura”, dichiara Livio De Angelis, Direttore Generale degli IFO.
“Il congresso, giunto alla seconda edizione, punta a consolidare la rete regionale dei tumori gastrointestinali, favorendo il confronto tra specialisti e la collaborazione tra centri per migliorare la qualità delle cure e l’accesso all’innovazione terapeutica”, conclude l’oncologa Federica Zoratto.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Dalla diagnosi alla cura su misura: a Messina i massimi esperti della teragnostica per disegnare il futuro dell'oncologia MessinaToday
La lotta contro il cancro passa sempre più dalla capacità di costruire cure su misura per ogni paziente. È la frontiera della medicina di precisione, un approccio che sta cambiando il modo di affrontare molte patologie oncologiche e che venerdì 19 giugno sarà al centro di un importante appuntamento scientifico a Messina.
A partire dalle 9, nelle sale del Royal Palace Hotel, specialisti provenienti da diverse discipline si confronteranno sui più recenti sviluppi della teragnostica, una strategia innovativa che integra diagnosi avanzata e trattamento personalizzato in un unico percorso clinico, consentendo di individuare la terapia più efficace per ciascun paziente e di monitorarne costantemente i risultati.
L'iniziativa, organizzata come evento satellite di Cracking Cancer Forum, vedrà la partecipazione di alcuni tra i più autorevoli studiosi italiani del settore, chiamati a discutere le applicazioni più avanzate di una metodica che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più centrale nei moderni percorsi oncologici multidisciplinari.
Responsabili scientifici dell'incontro sono Vincenzo Adamo, professore di Oncologia medica e coordinatore della Rete oncologica siciliana, e Sergio Baldari, professore di Medicina nucleare e senior consultant dell'Istituto clinico Humanitas di Catania.
La teragnostica rappresenta oggi uno dei campi più promettenti della ricerca e dell'assistenza oncologica perché mette in relazione competenze diverse, favorendo l'integrazione tra medicina nucleare, diagnostica per immagini, oncologia, endocrinologia, radioterapia, chirurgia, anatomia patologica e farmacia ospedaliera.
"Questa rappresenta uno dei pilastri della medicina di precisione in oncologia - spiega Vincenzo Adamo - L'integrazione tra diagnostica avanzata e terapia mirata all'interno di un unico percorso clinico consente una selezione accurata dei pazienti, un significativo miglioramento degli esiti terapeutici e un monitoraggio costante della risposta alle cure, permettendo inoltre di prevedere e ridurre eventuali effetti tossici".
Un aspetto reso possibile anche dall'evoluzione dei radiofarmaci, strumenti sempre più sofisticati che consentono di individuare e colpire in maniera selettiva le cellule tumorali.
“La disponibilità di radiofarmaci con specifiche caratteristiche fisiche e molecolari - sottolinea Sergio Baldari - ha reso la teragnostica fondamentale nel trattamento dei tumori neuroendocrini e del carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione, oltre che nel cancro differenziato della tiroide. Nuovi radiofarmaci basati sullo stesso approccio sono attualmente oggetto di studio anche per neoplasie pancreatiche, polmonari, ginecologiche, mammarie e mieloproliferative”.
Nel corso delle due sessioni di lavoro previste durante la giornata, gli specialisti tracceranno il quadro delle più recenti strategie applicative della teragnostica e delle prospettive future di una disciplina destinata a incidere sempre più sulla qualità dell'assistenza oncologica.
L'obiettivo è quello di rendere le cure sempre più mirate, efficaci e sostenibili, migliorando non solo le possibilità terapeutiche ma anche la qualità della vita dei pazienti. Un percorso che conferma il ruolo crescente della medicina personalizzata nella sfida contro il cancro e che porta a Messina un confronto scientifico di alto profilo sulle nuove frontiere dell'oncologia.
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Natalia Paragoni mostra i capelli rasati dopo la chemioterapia Il Mattino
diDajana Mrruku giovedì 18 giugno 2026Ultimo aggiornamento10:47 - oppure - Sottoscrivi l'abbonamento pagando con Google OFFERTA SPECIALE Un'estate che non dimenticherà mai, quella diNatalia Paragoniche continua la sua battaglia contro illinfoma di Hodgkin, scoperto all'ottavo mese di gravidanza. L'influencer ed ex corteggiatrice di Uomini e Donne sta documentando questi momenti molto difficili per lei e la sua famiglia sui social dove non manca l'affetto e il supporto da parte della sua community, dei colleghi e personaggi del mondo dello spettacolo. Dopo aver tagliato i capelli, Natalia mostra la sua testa completamente rasata dopo la chemioterapia a cui si sta sottoponendo per sconfiggere la malattia. Pantalone bianco, cinta nera e bra nero. E poi il foulard. Che prima copre la sua testa e poi, passo dopo passo, la rivela, in tutta la sua bellezza. Per Natalia Paragoni è un gesto forte e molto importante. Per lei che «la parola chemio fa paura, preferisco chiamarle infusioni», come ha detto al CorSera, questo è un momento molto delicato e lo sta vivendo con forza e resilienza perché «devo farlo per le mie bambine». Natalia, infatti, è mamma di Ginevra (quasi 3 anni) e la piccola Beatrice, nata a inizio maggio.Accanto a lei il compagno Andrea Zelletta, conosciuto proprio a Uomini e Donne, pronto a sostenerla nella battaglia più dura. Tantissimo anche il supporto degli amici, famiglia e colleghi sui social che inondano il post con cuori e tanto affetto e amore: «Sei una meraviglia!».
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Natalia Paragoni mostra i capelli rasati dopo la chemioterapia. L'affetto dei fan «Sei una meraviglia» Il Messaggero
giovedì 18 giugno 2026Ultimo aggiornamento10:36 Un'estate che non dimenticherà mai, quella diNatalia Paragoniche continua la sua battaglia contro illinfoma di Hodgkin, scoperto all'ottavo mese di gravidanza. Dopo aver tagliato i capelli, Natalia mostra la sua testa completamente rasata dopo la chemioterapia a cui si sta sottopon... - oppure - Sottoscrivi l'abbonamento pagando con Google OFFERTA SPECIALE Un'estate che non dimenticherà mai, quella diNatalia Paragoniche continua la sua battaglia contro illinfoma di Hodgkin, scoperto all'ottavo mese di gravidanza.L'influencer ed ex corteggiatrice di Uomini e Donne sta documentando questi momenti molto difficili per lei e la sua famiglia sui social dove non manca l'affetto e il supporto da parte della sua community, dei colleghi e personaggi del mondo dello spettacolo. Dopo aver tagliato i capelli, Natalia mostra la sua testa completamente rasata dopo la chemioterapia a cui si sta sottoponendo per sconfiggere la malattia. Pantalone bianco, cinta nera e bra nero. E poi il foulard. Che prima copre la sua testa e poi, passo dopo passo, la rivela, in tutta la sua bellezza. Per Natalia Paragoni è un gesto forte e molto importante. Per lei che «la parola chemio fa paura, preferisco chiamarle infusioni», come ha detto al CorSera, questo è un momento molto delicato e lo sta vivendo con forza e resilienza perché «devo farlo per le mie bambine». Natalia, infatti, è mamma di Ginevra (quasi 3 anni) e la piccola Beatrice, nata a inizio maggio. Accanto a lei il compagno Andrea Zelletta, conosciuto proprio a Uomini e Donne, pronto a sostenerla nella battaglia più dura. Tantissimo anche il supporto degli amici, famiglia e colleghi sui social che inondano il post con cuori e tanto affetto e amore: «Sei una meraviglia!».
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Natalia Paragoni mostra i capelli rasati dopo la chemioterapia: «Sei una meraviglia» Leggo.it
giovedì 18 giugno 2026Ultimo aggiornamento10:40 Un'estate che non dimenticherà mai, quella diNatalia Paragoniche continua la sua battaglia contro illinfoma di Hodgkin, scoperto all'ottavo mese di gravidanza. Dopo aver tagliato i capelli, Natalia mostra la sua testa completamente rasata dopo la chemioterapia a cui si sta sottopon... Un'estate che non dimenticherà mai, quella diNatalia Paragoniche continua la sua battaglia contro illinfoma di Hodgkin, scoperto all'ottavo mese di gravidanza.L'influencer ed ex corteggiatrice di Uomini e Donne sta documentando questi momenti molto difficili per lei e la sua famiglia sui social dove non manca l'affetto e il supporto da parte della sua community, dei colleghi e personaggi del mondo dello spettacolo. Dopo aver tagliato i capelli, Natalia mostra la sua testa completamente rasata dopo la chemioterapia a cui si sta sottoponendo per sconfiggere la malattia. Pantalone bianco, cinta nera e bra nero. E poi il foulard. Che prima copre la sua testa e poi, passo dopo passo, la rivela, in tutta la sua bellezza. Per Natalia Paragoni è un gesto forte e molto importante. Per lei che «la parola chemio fa paura, preferisco chiamarle infusioni», come ha detto al CorSera, questo è un momento molto delicato e lo sta vivendo con forza e resilienza perché «devo farlo per le mie bambine». Natalia, infatti, è mamma di Ginevra (quasi 3 anni) e la piccola Beatrice, nata a inizio maggio. Accanto a lei il compagno Andrea Zelletta, conosciuto proprio a Uomini e Donne, pronto a sostenerla nella battaglia più dura. Tantissimo anche il supporto degli amici, famiglia e colleghi sui social che inondano il post con cuori e tanto affetto e amore: «Sei una meraviglia!».
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Gli impegni del G7 sulla ricerca oncologica nel cancro al polmone Italian Medical News
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L’IMPATTO DEI VERTICI DEL G7 SUL COORDINAMENTO DELLA RICERCA TRASLAZIONALE PER PERSONALIZZARE LA CURA DEL CANCRO AL POLMONE
Il vertice del G7 ha ridefinito le priorità della sanità globale, ponendo la ricerca oncologica al centro dell’agenda politica internazionale per contrastare il cancro al polmone. Questo articolo analizza come i finanziamenti congiunti e la condivisione transfrontaliera dei dati genomici stiano accelerando lo sviluppo della medicina di precisione. L’integrazione di queste strategie globali promette di abbattere i tempi della ricerca traslazionale. Trasformando così le linee guida del G7 in protocolli clinici avanzati e terapie personalizzate capaci di migliorare sensibilmente la sopravvivenza dei pazienti affetti da cancro al polmone.
Il Carico Epidemiologico Globale e Nazionale
Il cancro al polmone si conferma come la principale causa di mortalità oncologica a livello globale, registrando circa 2,5 milioni di nuove diagnosi all’anno. Sul piano nazionale, i dati diffusi dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) evidenziano circa 43.500 nuovi casi annui in Italia, di cui 27.100 tra gli uomini e 16.400 tra le donne.
Sebbene la curva dei decessi complessivi mostri una contrazione grazie all’efficacia delle campagne di prevenzione sul fumo, la sopravvivenza a cinque anni resta ancora fortemente legata alla tempestività diagnostica. Questa complessa realtà epidemiologica evidenzia la necessità impellente di accelerare la ricerca clinica. E spinge le istituzioni internazionali a inserire la patologia tra le massime emergenze sanitarie da affrontare nei tavoli di discussione del G7.
Il Contesto Politico e gli Accordi Internazionali del G7
I vertici dei ministri della Salute del G7 hanno risposto a questa emergenza globale siglando accordi strategici per finanziare in modo coordinato la ricerca scientifica.
I Paesi membri hanno formalizzato una roadmap politica. Essa è mirata a standardizzare lo screening precoce e ad abbattere i confini burocratici per la condivisione transatlantica dei dati genomici. L’obiettivo primario di questa cooperazione governativa è supportare lo sviluppo della medicina di precisione, garantendo un accesso equo alle terapie biologiche di ultima generazione per la cura del cancro al polmone.
Attraverso questo impegno congiunto, il G7 intende ottimizzare i fondi pubblici destinati all’oncologia traslazionale. Trasformando, in tal modo, le decisioni politiche in una spinta decisiva per validare nuovi bersagli molecolari e sconfiggere il cancro al polmone.
I Progressi della Medicina di Precisione
La ricerca oncologica ha impresso una svolta radicale nel trattamento del cancro al polmone, grazie all’introduzione dell’immunoterapia di combinazione e delle terapie a bersaglio molecolare. L’identificazione di biomarcatori genetici specifici e l’impiego della biopsia liquida consentono oggi diagnosi precoci e monitoraggi non invasivi della resistenza farmacologica.
Gli standard promossi dal G7 stanno accelerando la validazione clinica di questi progressi scientifici. L’obiettivo è standardizzare i protocolli di sequenziamento genetico su scala globale per personalizzare le cure.
Gli Impegni del G7 e le Sfide di Domani
Il recente vertice dei Leader del G7 ha riaffermato con forza l’urgenza di una risposta globale coordinata, fissando l’ambizioso obiettivo di abbattere drasticamente la mortalità per cancro al polmone nei prossimi dieci anni.
I Paesi membri hanno stabilito di potenziare i programmi di screening precoce al primo stadio e di finanziare grandi programmi internazionali basati sull’intelligenza artificiale e sulle tecnologie digitali applicate alla clinica.
Tuttavia, la vera sfida futura risiede nella capacità dei singoli sistemi sanitari di tradurre queste dichiarazioni d’intenti in realtà accessibili. Garantire un’equa distribuzione delle terapie biologiche e della diagnostica avanzata a livello globale rappresenta il principale nodo politico ed economico da sciogliere. Solo superando le disparità di accesso alle cure e sostenendo una ricerca scientifica aperta e collaborativa sarà possibile trasformare le promesse del G7 in una svolta terapeutica concreta per ogni paziente colpito da cancro al polmone.
Per visualizzare la chiamata dei leaders del g7 clicca qui.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Al via il primo trial clinico per curare il glaucoma, malattia tipica dell’invecchiamento, riprogrammando l’“identità” delle cellule del nervo ottico
L'articolo Invecchiamento, ecco il primo test sugli esseri umani per “ringiovanire” le cellule sembra essere …
Il secondo principio della termodinamica sancisce che l’entropia di un sistema chiuso, il suo “disordine”, non può far altro che aumentare. Una conseguenza di questo principio è che il tempo scorre sempre e inesorabilmente verso una direzione, da quello che chiamiamo passato a quello che chiamiamo futuro. Ulteriore corollario, che ci riguarda ancora più da vicino, è il fatto che l’invecchiamento è un processo altrettanto unidirezionale. La ricerca scientifica, fortunatamente, sta provando a fare qualcosa in proposito: uno studio appena pubblicato su Nature racconta di un trial clinico recentemente concluso che ha coinvolto una persona le cui cellule del nervo ottico sono state parzialmente riprogrammate e “ringiovanite” per invertire la rotta del glaucoma, una malattia che colpisce gli occhi, tipica dell’invecchiamento.
Come ripristinare l’informazione epigenetica
Le fondamenta di questo campo di ricerca sono relativamente attuali e sono state gettate nel 2020, quando uno studio condotto da ricercatori della Harvard Medical School ha dimostrato, su topi, che è possibile riprogrammare in vivo le cellule del nervo ottico, restituendo loro dei pattern di metilazione del dna (le modifiche chimiche che regolano l’espressione genica) tipici della giovinezza. I ricercatori hanno usato tre dei quattro “fattori di Yamanaka”, specifici geni in grado di far regredire una cellula matura a uno stato staminale, impiegando in particolare Oct4, Sox2 e Klf4 ed escludendo Myc perché noto oncogene. Inserendo questi geni nelle cellule gangliari tramite un vettore virale, l’équipe ha osservato una promozione della rigenerazione degli assoni e un ripristino della vista in modelli murini affetti da glaucoma e in topi anziani.
Il primo test sull’essere umano
Sulla base di questi risultati preclinici, l’azienda biotecnologica Life Biosciences ha recentemente avviato un trial clinico umano, trattando il primo partecipante il 9 giugno scorso. L’obiettivo della sperimentazione è valutare in primis la sicurezza dell’attivazione dei tre geni succitati per trattare il glaucoma e, in una fase successiva, per trattare un’altra malattia grave, la neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (Naion). Per mitigare i rischi, il sistema di terapia genica è stato ingegnerizzato con un “interruttore di sicurezza”: i tre geni inseriti nelle cellule retiniche si attivano solo quando il paziente assume un comune antibiotico, la doxicilina, e sospendendo il farmaco l’attività genica si interrompe. “È una strategia che ci dà grande controllo sulla terapia”, ha spiegato Sharon Rosenzweig-Lipson, chief scientific officer dell’azienda, “e che garantisce la possibilità di accendere e spegnere i geni senza lasciare attiva l’espressione più del necessario”.
I rischi oncologici e la scelta dell’occhio
La ragione di tanta prudenza sta nel fatto che il confine metodologico su cui si muove questa tecnica è abbastanza scivoloso: la “riprogrammazione parziale” deve riuscire a ripristinare le caratteristiche giovanili senza spingere le cellule troppo indietro nel tempo, per evitare che perdano del tutto la loro identità specializzata. Ricerche precedenti avevano già mostrato, tra l’altro, che l’espressione continua dei fattori di riprogrammazione nei topi poteva rivelarsi fatale in pochi giorni o indurre lo sviluppo di teratomi, una forma di tumore. Proprio per via di queste criticità, l’occhio rappresenta il banco di prova ideale per la sperimentazione, perché le probabilità che si verifichino effetti collaterali fatali sono molto inferiori rispetto a interventi analoghi effettuati su altri organi corporei.
Curare la vista, non rincorrere l’immortalità
Nonostante il fascino narrativo dell’“elisir dell’eterna giovinezza”, la comunità scientifica predica cautela, limitando le applicazioni cliniche al trattamento di patologie specifiche piuttosto che all’estensione della longevità sistemica. “Stiamo procedendo una malattia alla volta”, chiarisce Rosenzweig-Lipson. “Non stiamo guardando, in questo momento, al ringiovanimento di tutto l’organismo. Magari un giorno ci arriveremo, ma quel giorno non è oggi”. A fare eco a questa necessità di pragmatismo anche Pete Williams, neurobiologo traslazionale al Centre for Eye Research Australia, non coinvolto nello studio: “Sono contento che stiano emergendo nuove strategie per il trattamento dei danni al nervo ottico, un campo spesso sottofinanziato”, ha dichiarato a Nature commentando la ricerca appena pubblicata. “Ma bisogna fare attenzione a lavori come questo e alla loro eco mediatica. Se qualcosa dovesse andare storto con queste ricerche, sarebbe un disastro per il futuro”.
Immagine: Rod Long/Unsplash
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
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