Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
L’Agenzia del farmaco ha stabilito le condizioni di rimborsabilità del capostipite dei Parp inibitori indicato nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che non abbiano avuto progressione della malattia dopo almeno 16 settimane di una prima line…
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Svolta nel trattamento di uno dei tumori più aggressivi, l’adenocarcinoma del pancreas metastatico. L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di olaparib, terapia target e capostipite dei Parp inibitori, per il trattamento di mantenimento di pazienti con adenocarcinoma metastatico del pancreas e con mutazioni nella linea germinale di Brca1/2, che non hanno avuto una progressione di malattia dopo un minimo di 16 settimane di trattamento a base di platino in un regime chemioterapico di prima linea. Nel 2024, in Italia, sono stati stimati 13.585 nuovi casi di tumore del pancreas. Circa il 7% presenta la mutazione dei geni Brca1/2. Proprio in questa popolazione di pazienti, grazie a olaparib, nello studio Polo, è stata evidenziata una riduzione del rischio di progressione di malattia del 47%.
Lo studio
«L’adenocarcinoma pancreatico metastatico è una delle neoplasie a prognosi più sfavorevole, caratterizzata da una diagnosi tardiva, un decorso clinico estremamente rapido e un impatto notevole sulla qualità di vita dei pazienti – spiega Michele Reni, Direttore dell’Oncologia Medica all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e Professore associato di Oncologia all’Università Vita-Salute San Raffaele -. Lo studio internazionale di fase III Polo, pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, ha coinvolto 154 pazienti con adenocarcinoma del pancreas con mutazione germinale nei geni Brca1/2, che avevano ricevuto per almeno 16 settimane chemioterapia di prima linea con derivati del platino senza progressione di malattia. La sopravvivenza libera da progressione è quasi raddoppiata con olaparib e ha raggiunto 7,4 mesi rispetto a 3,8 mesi con placebo. Un risultato statisticamente significativo, infatti fino a oggi nessun trattamento di mantenimento nel tumore del pancreas aveva migliorato la sopravvivenza libera da progressione. Non solo. La sopravvivenza a 3 anni è stata pari al 33,9% per olaparib rispetto al 17,8% con placebo.
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«Polo è il primo studio che, nel carcinoma pancreatico, ha stabilito un vantaggio con un farmaco a target molecolare sulla base di una mutazione genetica – continua il Prof. Reni, che è uno degli autori dello studio -. Si apre così, anche in questa malattia, grazie all’approvazione della rimborsabilità di olaparib da parte di Aifa, una strada già percorsa con successo in altre neoplasie, in cui i pazienti ricevono terapie in base alle mutazioni nel profilo genico-molecolare».
La malattia
Il tumore del pancreas è uno dei più difficili da trattare e complessi da diagnosticare. Non sono disponibili esami di screening e la malattia si manifesta di solito con sintomi tardivi, quando è già diffusa. Solo il 20% dei casi è diagnosticato in fase iniziale, quando la chirurgia può ancora portare a guarigione. Nonostante i miglioramenti della chemioterapia e delle terapie di supporto, la prognosi dell’adenocarcinoma pancreatico rimane tra le peggiori tra i tumori solidi.
«La gestione dell’adenocarcinoma pancreatico avanzato si è basata per decenni sulla chemioterapia, con un carico di tossicità importante per i trattamenti prolungati e relativamente poche opzioni per i pazienti che non rispondevano più alla prima linea di trattamento - afferma Michele Milella, Direttore dell’Oncologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona -. Pertanto, la ricerca scientifica si è concentrata sull’individuazione dei bersagli molecolari alla base della malattia, come i geni Brca, che aumentano il rischio di sviluppare non solo le neoplasie del seno, dell’ovaio e della prostata, ma anche del pancreas».