Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.7/100
Punteggio Totale
B
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✅
Criteri Critici
Pazienti portoghesi partecipano a una sperimentazione clinica su un vaccino personalizzato contro il melanoma The Portugal News
Tre pazienti in cura presso l’Istituto Portoghese di Oncologia (IPO) di Lisbona fanno parte del gruppo di soggetti che partecipano a una sperimentazione clinica internazionale volta a testare un vaccino personalizzato contro il melanoma, una delle forme più aggressive di tumore della pelle. in ·21 ago 2026, 18:33·0 Commmenti La sperimentazione sta valutando l'intismeran autogene (V940), una terapia sperimentale a base di RNA messaggero (mRNA) sviluppata da Moderna in collaborazione con Merck, nota come MSD al di fuori degli Stati Uniti. Successo della sperimentazione A differenza dei vaccini progettati per prevenire l’infezione, questo trattamento è destinato a persone che hanno già il cancro, poiché utilizza le informazioni genetiche del tumore del paziente e mira ad addestrare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Moderna e Merck hanno annunciato questa settimana che la loro sperimentazione di Fase 3 INTerpath-001 ha raggiunto i suoi due obiettivi principali, dimostrando un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da recidiva e della sopravvivenza libera da metastasi a distanza quando il V940 è stato combinato con l’immunoterapia pembrolizumab, commercializzata con il nome di Keytruda. Questo studio internazionale ha coinvolto 1.137 pazienti affetti da melanoma ad alto rischio, i cui tumori erano stati asportati chirurgicamente e che hanno ricevuto o il trattamento personalizzato a base di mRNA in combinazione con pembrolizumab, oppure il solo pembrolizumab. Trattamento sperimentale Le aziende non hanno ancora reso noti i risultati completi della Fase 3, affermando che i dati dettagliati saranno presentati in occasione di un prossimo convegno medico; ciò significa che il trattamento rimane sperimentale e non è attualmente disponibile come terapia standard. Come riportato da Executive Digest, nel precedente studio di fase 2b, la combinazione di V940 e pembrolizumab ha ridotto il rischio di recidiva o di decesso del 49% e il rischio di metastasi a distanza o di decesso del 62%, rispetto al solo pembrolizumab. Il vaccino viene prodotto in base alle caratteristiche individuali del tumore di ciascun paziente. Gli scienziati analizzano innanzitutto il tumore per identificare le mutazioni che potrebbero produrre neoantigeni, ovvero marcatori anomali che distinguono le cellule tumorali dal tessuto sano; il vaccino utilizza poi l’mRNA per istruire il sistema immunitario a prendere di mira quei marcatori specifici. Dati clinici Questo approccio rappresenta una delle applicazioni più seguite della tecnologia dell’mRNA al di là delle malattie infettive. La tecnologia è diventata ampiamente nota grazie ai vaccini contro il COVID-19, ma da allora i ricercatori ne hanno studiato il potenziale nel trattamento del cancro. Questi ultimi risultati potrebbero aprire la strada alla presentazione delle domande di autorizzazione, anche se l’approvazione dipenderà da una valutazione dettagliata dei dati clinici completi; secondo alcune fonti, le aziende si starebbero già preparando per le discussioni con le autorità regolatorie. Pratica di routine Per i tre pazientidell’IPO di Lisbona, la partecipazione allo studio internazionale conferisce al Portogallo un ruolo diretto nella sperimentazione di un trattamento che potrebbe, a lungo termine, avvicinare la terapia oncologica personalizzata alla pratica clinica di routine. I ricercatori stanno inoltre studiando approcci simili basati sull’mRNA contro altri tumori, aprendo la possibilità che i vaccini personalizzati possano, a lungo termine, diventare parte di una più ampia transizione verso trattamenti progettati in base alle caratteristiche biologiche di ogni singolo tumore.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.0/100
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Criteri Critici
Terapia genica emofilia B, primo trattamento in Umbria Umbria TV
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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40.4/100
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Criteri Critici
Pitone con un tumore alla mascella, trattato con una cura innovativa allo zoo di Chester TGLA7
Sarebbe la prima volta che questo tipo di trattamento viene tentato su un serpente
Si chiama Jodie Foster, ma non è l'attrice due volte premio Oscar. È un pitone reticolato di 4,5 metri e 23 anni che potrebbe essere il primo serpente ad aver ricevuto un trattamento oncologico pionieristico, normalmente utilizzato sugli esseri umani.
La cura con l'elettrochemioterapia
Quando al rettile è stato diagnosticato un tumore maligno alla mascella, ormai diffuso all'osso, i veterinari dello zoo di Chester hanno scelto di ricorrere all'elettrochemioterapia. L'intervento è stato diretto dal veterinario Ian Ashpole insieme agli oncologi dell'Università di Liverpool.
I medici hanno rimosso parte della mascella e iniettato il farmaco chemioterapico nel tessuto rimasto. Successivamente hanno inserito piccoli elettrodi metallici nel tessuto, somministrando impulsi elettrici per favorire l'apertura delle cellule tumorali e migliorare l'assorbimento del farmaco.
L'operazione è stata eseguita lo scorso ottobre e, dopo mesi di osservazione, Jodie è guarita dal cancro. Secondo Ashpole, la bocca è rimessa rapidamente e il pitone ha ripreso a mangiare normalmente. Non sono stati rilevati segni di ricrescita del tumore.
“Crediamo che questa sia la prima volta che l'elettrochemioterapia è stata eseguita su un serpente e che, insieme all'intervento chirurgico, si sia rivelata risolutiva”, ha affermato il veterinario. A 23 anni Jodie è considerata anziana, ma lo zoo spera che possa vivere fino a 30 anni e avere quindi ancora diverso tempo davanti a sé.
Il caso della dirigente in chemioterapia costretta a trasferirsi a 1.000 km, Sasso (FnV) annuncia interrogazione a Valditara - Orizzonte Scuola Notizie
📰 Orizzonte Scuola Notizie📅 2026-08-21T13:15:27
chemioterapia
Il caso della dirigente in chemioterapia costretta a trasferirsi a 1.000 km, Sasso (FnV) annuncia interrogazione a Valditara Orizzonte Scuola Notizie
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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48.5/100
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Criteri Critici
Emofilia B, prima terapia genica in Umbria: trattato un 20enne a Perugia Quotidiano Dell'Umbria
Il giovane è il quarto paziente in Italia a ricevere il trattamento. La terapia prevede una singola infusione e punta a ridurre gli episodi di sanguinamento
Un importante passo avanti nel campo delle terapie innovative arriva dall’Azienda Ospedaliera di Perugia, dove è stata eseguita con successo la prima terapia genica per l’emofilia B in Umbria. A ricevere il trattamento è stato un ragazzo di 20 anni, primo paziente umbro e quarto in Italia sottoposto a questa terapia.
Il trattamento è stato effettuato presso la Medicina Interna e d’Urgenza Stroke Unit, diretta dalla professoressa Cecilia Becattini, ed è indicato per pazienti adulti affetti da emofilia B grave e moderatamente grave, patologia caratterizzata da un deficit congenito del fattore IX della coagulazione.
Perugia tra i pochi centri italiani
La terapia genica per l’emofilia B è un trattamento ad altissima specializzazione, disponibile ancora in un numero limitato di strutture a livello nazionale e internazionale. In Italia sono tre i centri che hanno finora avviato questo percorso terapeutico: Perugia, Milano e Napoli.
L’emofilia B è una malattia rara ereditaria provocata dalla carenza o dall’assenza del fattore IX, condizione che espone chi ne soffre a un elevato rischio di emorragie, anche gravi.
Le terapie tradizionali prevedono infusioni endovenose ripetute nel tempo. La terapia genica punta invece a modificare radicalmente questo approccio.
«Con una singola infusione di un vettore adeno-associato per introdurre nelle cellule il gene funzionale – spiega la professoressa Cecilia Becattini – consente all’organismo di produrre in modo autonomo e duraturo il fattore IX, contribuendo a prevenire o a ridurre in modo significativo gli episodi di sanguinamento».
Una procedura che, sottolinea Becattini, rappresenta «una delle massime espressioni della medicina di precisione» e richiede il coordinamento tra competenze cliniche, ricerca, farmacia ospedaliera, organizzazione sanitaria e istituzioni.
Il ruolo del Centro regionale di Emofilia
Il trattamento del ventenne rappresenta un passaggio importante anche per il Centro regionale di Emofilia.
«La terapia genica è una rivoluzione epocale nella medicina clinica – afferma la responsabile Emanuela Marchesini – richiede un’attenta selezione dei candidati, un percorso multidisciplinare strutturato e un monitoraggio clinico nel tempo».
Fondamentale per rendere possibile il trattamento, oltre all’autorizzazione della Regione Umbria, è stato il lavoro della Farmacia ospedaliera diretta da Alessandro D’Arpino. I farmacisti hanno individuato le risorse attraverso l’accesso al fondo nazionale per i farmaci innovativi e predisposto le procedure per la gestione della terapia.
Particolare attenzione è stata riservata a tutte le fasi, dalla consegna e conservazione del farmaco fino alla preparazione e alla somministrazione.
Nel percorso sono stati coinvolti i professionisti delle strutture di Medicina d’Urgenza e Gastroenterologia, i farmacisti ospedalieri e i tecnici sanitari del Laboratorio di Galenica clinica, insieme al Laboratorio di Microbiologia diretto dalla professoressa Antonella Mencacci, impegnato nelle attività di preparazione e stoccaggio.
D’Urso: «Un importante passo verso il futuro»
Per il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, Antonio D’Urso, il primo trattamento rappresenta l’inizio di un nuovo percorso.
«Questo intervento rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo – sottolinea D’Urso –. L’avvio di questo trattamento rappresenta un importante passo verso il futuro e conferma la capacità della Regione Umbria e del suo sistema sanitario regionale di investire nell’innovazione, nell’alta specializzazione e nelle nuove opportunità di cura».
L’obiettivo è rendere disponibili anche in Umbria trattamenti di elevata complessità, permettendo ai pazienti, quando possibile, di evitare il ricorso a strutture fuori regione.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.2/100
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Criteri Critici
In Sicilia lo screening oncologico arriva in piazza la Repubblica
Ci vuole poco meno di un’oretta per arrivare a Nicosia da Enna. Un’oretta e mezza invece separa il piccolo centro siciliano da Catania, a est, e Cefalù, a nord est. Non è esattamente un paese in cui ci si ritrova di passaggio, e anche spostarsi dal comune può non essere sempre facile, non per tutti. Così che, in alcuni casi, il risultato può essere quello di rinunciare ai servizi fuori portata. Ma se i servizi sono quelli della prevenzione oncologica il rischio è di farne le spese in salute. Ed è per questo che l’edizione di quest’anno di Nicosiana, il festival che da tre stagioni unisce l’arte al sostegno ai progetti di salute, è dedicato alla prevenzione oncologica al femminile. Portando sul palco e in piazza le testimonianze di chi ha vissuto la malattia, l’esperienza di medici e professionisti della salute, la possibilità di eseguire visite mediche ed esami gratuiti e il supporto degli artisti. A prestare il volto all’iniziativa come testimonial, partecipando al festival, saranno gli artisti Ludovica Bizzaglia, Valeria Solarino, Alberto Paradossi, Alessandro Proietti, Giacomo Ferrara e Gloria Campaner. Il festival si terrà dal 27 agosto al 29 agosto a Nicosia, e il ricavato di queste serate andrà a supportare il potenziamento delle attività di prevenzione e cura oncologica sul territorio.
In Sicilia l’adesione agli screening è tra le più basse in Italia
“Dopo le prime due edizioni, dedicate a supportare la ricerca la sclerosi laterale amiotrofica, e poi quella sull’epidermolisi bollosa, quest’anno abbiamo deciso di fare qualcosa per sostenere il bisogno di prevenzione oncologica nella nostra regione, e nel nostro paese. Nello specifico per la prevenzione al tumore al seno e all’utero”, spiega a Salute Debora Leonardi, presidente dell’associazione culturale Divina Mania, ideatrice della manifestazione, che è sotto la direzione artistica di Antonio Monsellato.
I dati in materia di prevenzione secondaria al femminile qui infatti non sono rincuoranti: la Sicilia, insieme a Campania e Calabria è il fanalino di coda per quel che riguarda l’adesione ai programmi di screening per il tumore al seno (con la mammografia) e alla cervice uterina (con il Pap test o il test Hpv). Se in media in Italia una donna su due aderisce a questi screening, in Sicilia lo fa una donna su quattro circa (analisi Fondazione Gimbe). E trovarsi lontani dai centri oncologici non aiuta di certo, sia per visite ed esami che per ricevere le terapie: “Ci sono pazienti che per sottoporsi a chemioterapia devono farsi fino a un’ora e mezzo di viaggio per arrivare a Catania”, riprende Leonardi. Per questo, nell’edizione di quest’anno, Nicosiana sosterrà una raccolta fondi per supportare le attività dell’associazione territoriale Ago, che accompagna gratuitamente i pazienti oncologici verso i centri di cura per ricevere le terapie. Le difficoltà logistiche, insieme alla scarsa informazione e alla carenza di risorse, ha ricordato di recente anche il report di Medici del Mondo, sono tra i fattori che più allontanano i pazienti dalla prevenzione oncologica.
Spettacoli, screening e sensibilizzazione
“Di qui l’idea di mettere l’arte a servizio della prevenzione, nel nostro territorio, promuovendo l’adesione agli screening, perché sappiamo che possono salvare vite”, riprende Leonardi. Nelle mattinate di Nicosiana, evento promosso in collaborazione con il Comune di Nicosia e con l'Asp di Enna, ci saranno incontri e tavole rotonde dedicate ai temi della prevenzione e cure oncologiche, per sensibilizzare le donne sull’importanza di aderire alle chiamate di screening. “Ci sarà anche la possibilità di eseguire gratuitamente visite ginecologiche ed ecografie al seno, grazie ai camper messi a disposizione dalla Asp di Enna”, prosegue Leonardi. L’Asp di Enna ha appena annunciato poi l’arrivo di un nuovo mammografo digitale a Nicosia.
Artisti e pazienti insieme sul palco: il programma delle tre serate
Protagoniste di Nicosiana saranno poi le donne che hanno vissuto o stanno vivendo la malattia, che daranno volto e voce a sostegno della prevenzione. Una mostra fotografica infatti ritrae venti di loro negli scatti della fotografa siciliana Bianca Burgo, che saranno presenti in giro per la città durante tutta la durata del Festival. “Nel corso della prima serata alcune di loro, insieme agli attori, saliranno sul palco per raccontare, attraverso una serie di monologhi la loro esperienza di malattia, e in alcuni casi, la mancanza di esperienze”, spiega Leonardi, riferendosi al caso di alcune donne che, a causa del tumore all’utero, non sono potute diventare madri.
Dopo la prima serata con le testimonianze di Voci di Rinascita, il venerdì l’Associazione Librosia porterà sul palco i brani tratti da La cura di Concita De Gregorio, letti da Ludovica Bizzaglia. Nella stessa serata, prosegue Leonardi, è prevista anche una cena di beneficenza, mentre in quella conclusiva del 29 agosto Valeria Solarino insieme alla pianista Gloria Campaner sarà protagonista di uno spettacolo che affronta il tema del viaggio e del superamento del limite (Oltre le colonne d’Ercole. Guida al viaggio da Chopin a Stevenson).
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Le nuove frontiere della terapia genica: all'ospedale di Perugia il primo trattamento per l'emofilia B su un paziente di 20 anni Virgilio
E' stata eseguita con successo all'ospedale di Perugia la prima terapia genica per l'emofilia B in Umbria. Protagonista la medicina interna e d'urgenza stroke unit, diretta dalla professoressa Cecilia...Leggi tutta la notizia
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Emofilia B: cura rivoluzionaria. Quarto paziente in Italia trattato con terapia genica La Nazione
Perugia, 21 agosto 2026 - Ancora una storia di buona sanità al Santa Maria della Misericordia. Arriva da Medicina Interna e d’Urgenza Stroke Unit, diretta dalla professoressa Cecilia Becattini dove è stata eseguita con successo la prima terapia genica per l'emofilia B in Umbria. A beneficiarne un ragazzo di 20 anni, primo paziente trattato in regione e quarto in Italia, con terapia genica indicata per gli adulti con emofilia B grave e moderatamente grave (deficit congenito del fattore IX).
Trattamento all'avanguardia
La terapia genica per l’emofilia B rappresenta un trattamento ad altissima specializzazione, che richiede un’organizzazione multidisciplinare di eccellenza, competenze cliniche altamente qualificate e il rispetto di rigorosi standard di qualità e sicurezza. Si tratta di una terapia disponibile ancora in un numero molto limitato di centri a livello nazionale e internazionale. In Italia, sono tre i centri che hanno avviato questo percorso terapeutico: Perugia, Milano e Napoli, confermando il ruolo dell’Azienda ospedaliera di Perugia nell’ambito delle cure altamente specialistiche e innovative. “L'emofilia B è una malattia rara ereditaria causata dalla carenza o dall'assenza del fattore IX della coagulazione, - spiega Becattini - che espone a un elevato rischio di emorragie, talvolta potenzialmente letali. Le terapie finora disponibili richiedono infusioni endovenose ripetute e continuative, con un impatto significativo sulla quotidianità delle persone. La terapia genica introduce un cambio di paradigma: con una singola infusione di un vettore adeno-associato per introdurre nelle cellule il gene funzionale, consente all'organismo di produrre in modo autonomo e duraturo il fattore IX, contribuendo a prevenire o a ridurre in modo significativo gli episodi di sanguinamento. Rappresenta una delle massime espressioni della medicina di precisione, resa possibile solo dal coordinamento tra competenze cliniche, ricerca, farmacia ospedaliera, organizzazione sanitaria e istituzioni”.
“Il trattamento del primo paziente umbro – afferma la dottoressa Emanuela Marchesini, responsabile del Centro regionale di Emofilia- - rappresenta un momento significativo per il nostro Centro e per la rete regionale dedicata alle malattie emorragiche congenite. La terapia genica è una rivoluzione epocale nella medicina clinica, richiede un'attenta selezione dei candidati, un percorso multidisciplinare strutturato e un monitoraggio clinico nel tempo”.
Determinante per l’avvio e la gestione del trattamento, oltre all’ autorizzazione della Regione Umbria, è stato il contributo della Farmacia ospedaliera, diretta dal dottor Alessandro D’Arpino. I farmacisti ospedalieri hanno individuato le fonti di finanziamento, attraverso l’accesso al fondo nazionale per i farmaci innovativi, e hanno predisposto le procedure necessarie per garantire la corretta gestione della terapia. Particolare attenzione è stata dedicata all’intera filiera del farmaco: dalla consegna alla conservazione, dalla preparazione fino alla somministrazione. Un percorso che ha coinvolto, in un lavoro di squadra, i clinici delle strutture di Medicina D’Urgenza e Gastroenterologia, i farmacisti ospedalieri con i tecnici sanitari del Laboratorio di Galenica clinica, insieme al Laboratorio di Microbiologia, diretto dalla professoressa Antonella Mencacci, che ha fornito un contributo fondamentale nelle attività di preparazione e stoccaggio.
La medicina del futuro
"Questo intervento rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo – dichiara Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia - L’avvio di questo trattamento rappresenta un importante passo verso il futuro e conferma la capacità della Regione Umbria e del suo sistema sanitario regionale di investire nell’innovazione, nell’alta specializzazione e nelle nuove opportunità di cura. Un risultato reso possibile dalla lungimiranza delle nostre Istituzioni e dal lavoro di una rete di professionisti sanitari altamente qualificati, che consente oggi di offrire anche in Umbria trattamenti di elevata complessità, evitando ai cittadini di dover ricorrere, quando possibile, a cure fuori regione".
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Perugia, prima terapia genica in Umbria per l'emofilia B Blasting News
Un traguardo significativo per la sanità umbra è stato raggiunto all’ospedale di Perugia, dove è stata eseguita con successo la prima terapia genica per l’emofilia B nella regione. Questo intervento pionieristico ha coinvolto un giovane paziente di vent’anni, diventando il primo trattato in Umbria e il quarto a livello nazionale. La procedura è stata condotta con perizia presso la medicina interna e d’urgenza stroke unit, sotto la direzione della professoressa Cecilia Becattini, confermando l’eccellenza delle competenze mediche locali. La terapia genica è specificamente indicata per gli adulti affetti da emofilia B grave e moderatamente grave, una condizione genetica caratterizzata da un deficit congenito del fattore nono della coagulazione, essenziale per il corretto processo emostatico.
L’Azienda ospedaliera di Perugia ha evidenziato come la somministrazione di questa terapia genica per l’emofilia B rappresenti un trattamento di altissima specializzazione. Tale complessità richiede non solo una struttura organizzativa multidisciplinare di eccellenza, ma anche competenze cliniche altamente qualificate e il rigoroso rispetto di standard elevati di qualità e sicurezza. Attualmente, l’accesso a questa innovativa forma di cura è estremamente limitato, essendo disponibile in un numero ristretto di centri sia a livello nazionale che internazionale. In Italia, oltre all’ospedale di Perugia, i centri di Milano e Napoli hanno avviato percorsi terapeutici simili, posizionando l’Azienda ospedaliera di Perugia come un punto di riferimento nell’ambito delle cure altamente specialistiche e innovative.
Un passo avanti per la sanità regionale
Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, ha commentato l’evento sottolineando la sua importanza strategica: «Questo intervento rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo». Ha inoltre ribadito che «l’avvio di questo trattamento costituisce un importante passo verso il futuro e conferma la capacità della Regione Umbria e del suo sistema sanitario regionale di investire con lungimiranza nell’innovazione, nell’alta specializzazione e nelle nuove opportunità di cura». Il direttore D’Urso ha enfatizzato come questo risultato sia frutto di una proficua collaborazione tra le istituzioni e del lavoro sinergico di una rete di operatori sanitari altamente professionali, permettendo così di offrire in Umbria trattamenti di elevata complessità e, quando possibile, di evitare ai cittadini la necessità di ricorrere a cure fuori regione, migliorando l’accessibilità e la qualità dei servizi sul territorio.
Prevenzione e diagnosi precoce in Umbria
L’impegno della Regione Umbria nella tutela della salute si estende anche alla prevenzione e diagnosi precoce delle patologie congenite e rare. Un esempio virtuoso è lo Screening Neonatale Esteso (SNE), un programma attivo sul territorio che consente di identificare precocemente oltre cinquanta malattie congenite già nei primissimi giorni di vita del neonato. Questo test, semplice e non invasivo, prevede il prelievo di poche gocce di sangue dal tallone del bambino. Il programma SNE, completamente gratuito, è il risultato di una solida collaborazione tra la Regione Umbria, la Regione Toscana e l’AOU Meyer di Firenze, centro di riferimento per le analisi.
Tale sinergia garantisce un percorso integrato di diagnosi e una presa in carico multidisciplinare, essenziale per accompagnare i piccoli pazienti e le loro famiglie in un percorso di cura coordinato e tempestivo. La Regione Umbria ha destinato risorse specifiche per sostenere queste attività fondamentali, riaffermando il proprio impegno nel garantire ai neonati umbri l’accesso a cure innovative e di eccellenza fin dalla nascita, ponendo le basi per un futuro più sano per la comunità.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Eseguita all'ospedale di Perugia la prima terapia genica per l'emofilia B in Umbria Virgilio
E' stata eseguita con successo all'ospedale di Perugia la prima terapia genica per l'emofilia B in Umbria. Protagonista la medicina interna e d'urgenza stroke unit, diretta dalla professoressa Cecilia...Leggi tutta la notizia
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Perugia, una sola infusione per cambiare la vita: arriva in Umbria la terapia genica per l’emofilia B Tag24 Umbria
Per chi convive con l’emofilia, il tempo della malattia è scandito anche dalla necessità di curarsi continuamente. Infusioni, controlli, attenzione costante al rischio di sanguinamento e una quotidianità costruita attorno alla disponibilità della terapia.
A Perugia, quella routine potrebbe ora cambiare radicalmente. L’Azienda ospedaliera ha infatti somministrato la prima terapia genica per l’emofilia B in Umbria, trattando un ragazzo di 20 anni. È un passaggio che va oltre il singolo trattamento.
Per la sanità umbra significa entrare concretamente nel campo delle terapie geniche applicate all’emofilia B e consolidare il ruolo dell’ospedale perugino nel settore della medicina di precisione e delle cure ad alta specializzazione. Il Centro Emofilia dell’Ospedale di Perugia è inserito nella rete nazionale dei centri dedicati alle malattie emorragiche congenite e fa capo alla struttura di Medicina Vascolare e d’Urgenza.
Il giovane paziente è il quarto in Italia a ricevere questo trattamento, secondo quanto comunicato dall’Azienda ospedaliera, in un percorso che richiede criteri di selezione particolarmente rigorosi, una preparazione organizzativa complessa e un monitoraggio clinico prolungato.
Una malattia rara che accompagna il paziente per tutta la vita
L’emofilia B è una malattia genetica rara determinata dalla carenza del fattore IX della coagulazione, una proteina indispensabile affinché il sangue possa arrestare correttamente un'emorragia. Nei pazienti affetti dalla forma più severa, la carenza può provocare sanguinamenti spontanei o conseguenti a traumi anche di modesta entità, con particolare coinvolgimento delle articolazioni e dei muscoli.
Per decenni la gestione della patologia si è basata soprattutto sulla terapia sostitutiva: il fattore IX mancante viene somministrato dall'esterno per prevenire o trattare gli episodi emorragici. Una strategia che ha trasformato la storia naturale dell'emofilia, ma che richiede continuità e adesione al trattamento.
La terapia genica introduce invece un principio completamente diverso. L'obiettivo non è semplicemente fornire dall'esterno la proteina che manca, ma mettere l'organismo nelle condizioni di produrla autonomamente. È proprio questo il cambio di paradigma che rende particolarmente significativo il trattamento effettuato a Perugia.
Una sola infusione, una prospettiva completamente diversa
La terapia utilizzata per l’emofilia B appartiene alla nuova generazione di trattamenti genici basati su un vettore virale adeno-associato (AAV). Il vettore viene utilizzato come veicolo per portare nelle cellule una copia funzionale del gene responsabile della produzione del fattore IX. In questo modo il fegato può iniziare a produrre la proteina necessaria alla coagulazione.
La terapia genica non deve però essere confusa con una guarigione definitiva garantita per ogni paziente. La risposta può variare e, soprattutto, il percorso non si esaurisce con il momento dell'infusione: la fase successiva richiede controlli clinici e laboratoristici accurati per verificare la produzione del fattore IX e l'effettiva risposta dell'organismo.
Il principio, tuttavia, resta rivoluzionario: intervenire sulla causa biologica della malattia anziché limitarsi a compensarne quotidianamente una delle conseguenze.
A spiegare la portata dell’intervento è la professoressa Cecilia Becattini: “L'emofilia B è una malattia ereditaria che espone a un elevato rischio di emorragie, talvolta letali. Le terapie finora disponibili richiedevano infusioni endovenose ripetute e continuative, con un impatto enorme sulla quotidianità dei pazienti. Oggi, con una singola infusione di un vettore adeno-associato, introduciamo nelle cellule il gene funzionale, consentendo all'organismo di produrre in modo autonomo e duraturo il fattore IX. È la massima espressione della medicina di precisione”.
Il significato per un ragazzo di vent'anni
Dietro la dimensione scientifica di questa innovazione c'è poi quella, molto più concreta, della vita quotidiana. A vent'anni la prospettiva di ridurre in maniera significativa la dipendenza dalle infusioni sostitutive può significare poter programmare più liberamente studio, lavoro, attività fisica, viaggi e relazioni personali. Per chi è cresciuto con una malattia che impone una costante attenzione al rischio emorragico, il valore della terapia non si misura soltanto attraverso i parametri di laboratorio. Si misura anche nella possibilità di ridurre il peso organizzativo e psicologico della malattia.
La terapia genica, proprio per la sua natura, non cancella la necessità di seguire il paziente. Al contrario, apre una nuova fase nella quale il monitoraggio diventa fondamentale per capire come l'organismo risponde nel tempo al trattamento. È dunque una nuova forma di presa in carico, più sofisticata e personalizzata, nella quale la medicina deve seguire il paziente non soltanto prima e durante l'infusione, ma anche negli anni successivi.
Un percorso che non si improvvisa
Il trattamento effettuato a Perugia è stato possibile grazie a un'organizzazione che ha coinvolto diverse professionalità dell'Azienda ospedaliera.
La dottoressa Emanuela Marchesini, responsabile del Centro regionale di Emofilia, ha sottolineato proprio la necessità di costruire intorno alla terapia un percorso strutturato: “La terapia genica è una rivoluzione epocale nella medicina clinica. Richiede un'attenta selezione dei candidati, un percorso multidisciplinare strutturato e un monitoraggio clinico costante nel tempo”.
Sono parole che aiutano a comprendere perché l'arrivo della terapia genica in un ospedale non coincida semplicemente con l'acquisto e la somministrazione di un farmaco.
La selezione del paziente, la valutazione delle condizioni cliniche, gli accertamenti preliminari, la gestione del prodotto, la somministrazione e il monitoraggio successivo richiedono infatti una rete di competenze differenti.
Il ruolo della Farmacia e dei laboratori
Una parte decisiva del percorso è stata affidata alla Farmacia ospedaliera, diretta dal dottor Alessandro D’Arpino. La struttura ha seguito la complessa filiera del farmaco, dalla gestione delle modalità di approvvigionamento e delle risorse economiche fino alla conservazione, alla preparazione e alla somministrazione. Un lavoro che ha richiesto il coinvolgimento dei tecnici del Laboratorio di Galenica clinica e del Laboratorio di Microbiologia, diretto dalla professoressa Antonella Mencacci.
È un aspetto meno visibile rispetto al momento dell'infusione, ma fondamentale per comprendere la complessità delle terapie avanzate. La medicina di precisione, infatti, non è soltanto una questione di innovazione farmacologica: richiede strutture, procedure, competenze e sistemi organizzativi adeguati alla gestione di prodotti terapeutici altamente complessi.
Il risultato finale è quindi quello di una vera e propria catena assistenziale, nella quale ogni anello contribuisce alla sicurezza e all'efficacia del trattamento.
Perugia e la medicina di precisione
L'esperienza dell'emofilia B si inserisce, inoltre, in un percorso più ampio intrapreso dall'Azienda ospedaliera di Perugia nel campo delle terapie innovative e delle malattie genetiche.
L'ospedale ha già sviluppato programmi avanzati nell'ambito delle terapie geniche e cellulari. La stessa Azienda ospedaliera ricorda, per esempio, il proprio ruolo nell'applicazione di terapie di editing genomico per le emoglobinopatie e dispone di programmi accreditati per trattamenti cellulari e genici in ambito ematologico. Non è quindi un episodio isolato, ma un ulteriore tassello di una strategia che punta a portare in Umbria trattamenti che fino a pochi anni fa erano concentrati in pochissimi centri altamente specializzati.
Anche il confronto scientifico sul tema è ormai strutturato. Nel febbraio 2026 Perugia ha ospitato il convegno nazionale “Costruire la rete per la sfida della terapia genica nelle emoglobinopatie”, dedicato proprio alle nuove prospettive delle terapie geniche e al percorso necessario per costruire una rete assistenziale capace di accompagnare questi trattamenti.
La sfida dell'accesso alle terapie avanzate
L'arrivo della terapia genica pone però anche interrogativi più ampi. Questi trattamenti rappresentano una delle frontiere più avanzate della medicina contemporanea, ma richiedono risorse economiche, infrastrutture e competenze estremamente specialistiche.
La possibilità di somministrare la terapia direttamente vicino al luogo di vita del paziente assume quindi un valore importante anche dal punto di vista dell'equità nell'accesso alle cure.
Per anni, per molte patologie rare e complesse, i pazienti umbri hanno dovuto rivolgersi a strutture extraregionali per accedere a percorsi altamente specializzati. La crescita delle competenze interne permette invece di accorciare questa distanza, costruendo progressivamente in regione una capacità autonoma di gestione delle terapie più innovative.
È questo uno degli aspetti sottolineati dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, Antonio D’Urso: “L’avvio di questo trattamento conferma la capacità della Regione Umbria di investire nell’innovazione e nell’alta specializzazione. Un risultato reso possibile dalla lungimiranza delle Istituzioni e dal lavoro di una rete di professionisti sanitari altamente qualificati. Oggi possiamo offrire cure di elevata complessità anche in Umbria, evitando ai cittadini di dover ricorrere a centri fuori regione”.
Non soltanto una terapia, ma un nuovo modo di curare
Il valore dell'esperienza perugina sta dunque in una doppia dimensione. Da una parte c'è il risultato clinico del primo trattamento di un giovane paziente umbro con terapia genica per l'emofilia B. Dall'altra c'è la capacità dell'intero sistema sanitario di costruire le condizioni necessarie affinché una terapia di questo livello possa essere somministrata in sicurezza.
È qui che il concetto di medicina di precisione smette di essere una formula legata alla ricerca e diventa una realtà concreta. La terapia viene selezionata sulla base delle caratteristiche del paziente, il trattamento agisce sul meccanismo biologico della malattia e il percorso successivo viene costruito attraverso un monitoraggio personalizzato. Per l'emofilia B, una malattia che per generazioni ha significato convivere con il rischio del sanguinamento e con terapie sostitutive continuative, si apre così una prospettiva profondamente diversa.
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Per la prima volta in Umbria un 20enne è stato curato con la terapia genica per l’emofilia B - Umbria 24
Per la prima volta in Umbria, e per la quarta volta in Italia, un ragazzo di vent’anni è stato trattato con la terapia genica per l’emofilia B all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. In Italia sono per ora tre i centri che hanno avviato il trattamento ad altissima specializzazione: Perugia, Milano e Napoli.
Terapia Il giovane, affetto da emofilia B, rara malattia genetica ereditaria che impedisce la normale coagulazione del sangue, ha subito una singola infusione di un vettore adeno-associato, utilizzato per introdurre nelle cellule il gene funzionale. In questo modo l’organismo può produrre in modo autonomo e duraturo il fattore IX, contribuendo a prevenire o ridurre il rischio di emorragie. «L’avvio di questo trattamento – afferma Antonio D’Urso, direttore generale dell’azienda ospedaliera – rappresenta un importante passo verso il futuro e conferma la capacità della Regione Umbria e del suo sistema sanitario regionale di investire nell’innovazione, nell’alta specializzazione e nelle nuove opportunità di cura».
Innovazione La nuova terapia genica per l’emofilia B richiede un’organizzazione multidisciplinare di eccellenza, competenze cliniche altamente qualificate e il rispetto di rigorosi standard di qualità e sicurezza. «Le terapie finora disponibili – sottolinea la professoressa Cecilia Becattini – richiedono infusioni endovenose ripetute e continuative, con un impatto significativo sulla quotidianità delle persone». Una vera rivoluzione epocale nella medicina clinica che «richiede un’attenta selezione dei candidati, un percorso multidisciplinare strutturato e un monitoraggio clinico nel tempo» spiega Emanuela Marchesini, responsabile del centro regionale di emofilia .
Collaborazione Decisivo, oltre all’autorizzazione della Regione Umbria, è stato il contributo della farmacia ospedaliera, diretta da Alessandro D’Arpino. I farmacisti hanno individuato le fonti di finanziamento attraverso l’accesso al fondo nazionale per i farmaci innovativi e hanno predisposto le procedure necessarie a garantire la corretta gestione della terapia. Particolare attenzione, infine, è stata dedicata anche all’intera filiera del farmaco: dalla consegna alla conservazione, dalla preparazione fino alla somministrazione. Un percorso che ha coinvolto, in un lavoro di squadra, i professionisti di medicina d’urgenza e gastroenterologia, i farmacisti ospedalieri con i tecnici sanitari del laboratorio di galenica clinica e il laboratorio di microbiologia, diretto da Antonella Mencacci.
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Criteri Critici
Melanoma, dal Covid alla lotta ai tumori: la terapia mRNA di Moderna e Merck supera il test finale RaiNews
Merck e Moderna hanno annunciato risultati altamente incoraggianti perintismeran autogene, un farmaco sperimentale basato sulla tecnologia ad RNA messaggero (mRNA) sviluppato per offrire untrattamento oncologico personalizzatosulla base dello specifico profilo tumorale di ciascun paziente. I In un ampio studio clinico di Fase 3 durato circa un anno e condotto su 1.137 pazienti, la terapia ha dimostrato di poterimpedire la ricomparsa del cancroe la sua diffusione ad altri organi. Si tratta della prima volta in assoluto che un trattamento antitumorale a base di mRNA ottiene risultati positivi nella fase finale della sperimentazione clinica. Il farmaco è stato somministrato in combinazione con ilpembrolizumab, l'attuale immunoterapia di riferimento per il trattamento del melanoma, una delle forme più aggressive e letali di tumore della pelle (con oltre 330.000 nuovi casi diagnosticati a livello globale nel solo 2022). La notizia ha trovato riscontro suimercati finanziari: a Wall Street il titolo diModerna ha registrato un impennata istantanea superiore al 160%, mentre le azioni Merck hanno guadagnato circa l'11%."La giornata di oggi segna una pietra miliare straordinaria per Moderna, per la scienza dell'mRNA e, soprattutto, per i pazienti affetti da cancro", ha commentato l'amministratore delegato di Moderna, Stéphane Bancel. I dettagli completi dello studio saranno presentati a breve durante una conferenza scientifica internazionale, momento che farà da apripista per l'invio formale delle richieste di autorizzazione agli enti regolatori. Ma la strategia dei due colossi farmaceutici non si ferma al melanoma. Bancel ha infatti confermato che sono già in corso valutazioni per estendere l'uso diintismeran— sia in monoterapia sia in combinazione con altre molecole — al trattamento di altreneoplasie ad alto impatto, tra cui i tumori del polmone, della vescica e del rene. Nata teoricamente decenni fa ma esplosa su scala globale con la risposta allapandemia di Covid-19, la piattaforma a mRNA utilizza istruzioni molecolari sintetiche racchiuse all'interno di microscopiche vescicole lipidiche. Una volta penetrate temporaneamente nelle cellule dell'organismo, queste istruzioni spingono le cellule stesse a produrre specifici bersagli antigenici, addestrando e potenziando il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali in modo mirato.
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Asma severo, con tezepelumab un nuovo farmaco efficace diretto contro la citochina epiteliale TSLP pharmastar.it
Nella terapia dell'asma severo, oltre agli anticorpi monoclonali diretti contro le IL-4 e 13 oppure contro IL-5 o il suo recettore, si č aggiunto un nuovo farmaco, un anticorpo monoclonale diretto contro la citochina epiteliale TSLP. Che ruolo hanno queste citochine e che ruolo puň avere invece questo nuovo farmaco, tezepelumab, nell'asma severo?Ne abbiamo parlato con il dottor Claudio Micheletto, presidente di AIPO - Associazione italiana Pneumologi Ospedalieri - che abbiamo incontrato a Vienna al congresso della European Respiratory Society (ERS) Tumore del polmone: dall’assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Psoriasi, nuove evidenze sugli anti-IL-23: verso un controllo dell'infiammazione sistemica e della progressione di malattiaProf.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi, perché intervenire precocemente: ruolo dell'infiammazione sistemica e delle comorbiditŕProf.ssa Anna Campanati Studi clinici nelle malattie rare: rigore metodologico e nuove prospettiveCarlotta Galeone Malattie rare, le nuove sfide per valutare e garantire l'accesso alle terapieClaudio Jommi Vitiligine: una presa in carico piů vicina al paziente per migliorare qualitŕ di vita e accesso alle cureValeria Corazza Vitiligine, innovazione terapeutica e organizzativa: il valore della collaborazione tra tutti gli stakeholderNicola Bencini Farmacia dei servizi e teledermatologia: la sperimentazione lombarda rafforza la presa in carico della vitiligineAnna Rosa Racca Vitiligine, nuove terapie target e aderenza: le chiavi per migliorare i risultati cliniciAngelo Valerio Marzano Teledermatologia e farmacie dei servizi: la Lombardia sperimenta un nuovo modello di presa in carico della vitiligineEmanuele Monti TAVI nei casi complessi, esperienza e metodo per aumentare la sicurezzaDott. Arturo Giordano TAVI e Lifetime Management, progettare oggi il percorso futuro del pazienteDott. Francesco Bedogni InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Remissione nell'asma severo: un nuovo obiettivo terapeutico raggiungibile con i farmaci biologici pharmastar.it
Grazie alla disponibilitŕ di nuovi farmaci sempre piů efficaci nella terapia dell'asma severo, si sta assistendo ad un cambiamento di paradigma: dal controllo di malattia si sta passando al raggiungimento di un obiettivo terapeutico molto piů ambizioso rispetto al passato: la remissione clinica di malattia. Di cosa si tratta, come si definisce e come si collega con il concetto di disease modifying drug?L'abbiamo chiesto al professor Giorgio Walter Canonica (Professore di Medicina Respiratoria, Humanitas University, Rozzano (MI)) che abbiamo incontrato a Vienna al Congresso Europeo di Malattie Respiratorie. Tumore del polmone: dall’assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Psoriasi, nuove evidenze sugli anti-IL-23: verso un controllo dell'infiammazione sistemica e della progressione di malattiaProf.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi, perché intervenire precocemente: ruolo dell'infiammazione sistemica e delle comorbiditŕProf.ssa Anna Campanati Studi clinici nelle malattie rare: rigore metodologico e nuove prospettiveCarlotta Galeone Malattie rare, le nuove sfide per valutare e garantire l'accesso alle terapieClaudio Jommi Vitiligine: una presa in carico piů vicina al paziente per migliorare qualitŕ di vita e accesso alle cureValeria Corazza Vitiligine, innovazione terapeutica e organizzativa: il valore della collaborazione tra tutti gli stakeholderNicola Bencini Farmacia dei servizi e teledermatologia: la sperimentazione lombarda rafforza la presa in carico della vitiligineAnna Rosa Racca Vitiligine, nuove terapie target e aderenza: le chiavi per migliorare i risultati cliniciAngelo Valerio Marzano Teledermatologia e farmacie dei servizi: la Lombardia sperimenta un nuovo modello di presa in carico della vitiligineEmanuele Monti TAVI nei casi complessi, esperienza e metodo per aumentare la sicurezzaDott. Arturo Giordano TAVI e Lifetime Management, progettare oggi il percorso futuro del pazienteDott. Francesco Bedogni InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Il primo pitone a ricevere un trattamento contro il cancro utilizzando una terapia destinata agli esseri umani. Vietnam.vn
Jodie Foster, una pitonessa, è in cura per un tumore alla mascella. FOTO: CHESTER ZOO Il 21 agosto, ilquotidiano Independentha riportato la notizia che Jodie Foster, un pitone reticolato dello zoo di Chester (Inghilterra), si è appena sottoposta a un trattamento contro il cancro con intervento chirurgico ed elettrochemioterapia, diventando il primo pitone almondoa beneficiare di terapie oncologiche originariamente destinate agli esseri umani. I veterinari dello zoo di Chester hanno affermato che il rettile è tornato in uno stato "vigile ed energico" dopo essere stato sottoposto a un trattamento di elettrochemioterapia per un tumore maligno alla mandibola. Questo pitone reticolato di 23 anni pesa 40 kg ed è lungo oltre 4,5 metri. Nel 2024 è stato sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere un tumore maligno alla mascella, dopo che il suo custode aveva notato che mangiava di meno. Tuttavia, il tumore si è ripresentato l'anno scorso. Il veterinario Ian Ashpole dello zoo di Chester ha affermato che il pitone rischiava di non sopravvivere perché il tumore gli rendeva sempre più difficile nutrirsi. "Quindi stiamo collaborando con gli oncologi per valutare la possibilità di ricorrere all'elettrochemioterapia", ha dichiarato. I guardiani dello zoo e i veterinari hanno anestetizzato il pitone nel suo habitat naturale prima di trasportarlo al centro veterinario dello zoo. Lì, a causa delle sue grandi dimensioni, hanno dovuto unire due tavoli operatori. Il tumore e parte della mandibola del pitone sono stati rimossi prima di somministrare l'elettrochemioterapia per distruggere eventuali cellule cancerose residue. Questo trattamento combina la bleomicina, un farmaco antitumorale, con impulsi elettrici attentamente controllati, erogati direttamente sul sito del tumore. Ciò consente una penetrazione cellulare più efficace e l'utilizzo di dosi inferiori. Secondo l'esperto Jose Alvarez Picornell dell'Universitàdi Liverpool(Regno Unito), i dettagli di questo metodo saranno pubblicati ufficialmente in modo che i veterinari di tutto il mondo possano farvi riferimento. Fonte: https://thanhnien.vn/con-tran-dau-tien-duoc-dieu-tri-ung-thu-bang-lieu-phap-danh-cho-nguoi-18526082107461941.htm