Enrica Bonaccorti e il tumore al pancreas | Le cure non sono andate bene ho ricominciato la chemioterapia Al mio funerale non voglio fiori - Zazoom Social News
📰 Zazoom Social News📅 2026-01-25T19:36:18
tumore pancreas
Enrica Bonaccorti e il tumore al pancreas | Le cure non sono andate bene ho ricominciato la chemioterapia Al mio funerale non voglio fiori Zazoom Social News
“Ho fatto gli esami e il tumore al pancreas non si è ridotto. Speravo andasse meglio, invece ho ripreso a fare la chemioterapia”: così Enrica Bonaccorti
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.2/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Enrica Bonaccorti è tornata, oggi domenica 25 gennaio, negli studi di “Verissimo” per aggiornare sulle sue condizioni di salute. Silvia Toffanin ha accolto con grande affetto l’attrice e scrittrice chiedendole subito novità. “Va così, così”, ha esordito Bonac…
Enrica Bonaccorti è tornata, oggi domenica 25 gennaio, negli studi di “Verissimo” per aggiornare sulle sue condizioni di salute. Silvia Toffanin ha accolto con grande affetto l’attrice e scrittrice chiedendole subito novità. “Va così, così”, ha esordito Bonaccorti. Il risultato degli ultimi esami hanno evidenziato che il tumore al pancreas non si è ridotto. La conduttrice ha scoperto la malattia nell’estate del 2025.
A Natale ha completato i primi cicli di chemioterapia e radioterapia. Sebbene il tumore sia stato inizialmente dichiarato non operabile poiché non regredito con le cure, Bonaccorti aveva spiegato trovarsi “in un limbo” per conoscere gli esiti degli ultimi accertamenti e della Tac. Ma le notizie non sono state rassicuranti, al momento.
“Ho ripreso la chemioterapia, ci sono giorni in cui un giorno stai bene, un’altro stai male e così così – ha affermato Bonaccorti – Mi imbarazza tutta questa attenzione, perché c’è chi addirittura viene emarginato dal lavoro perché ammalato, ma io sono qui a Verissimo a raccontarmi“.
E ancora: “Ci sono tante persone che mi scrivono, molte donne meravigliose, che mi dicono dove andare e a chi rivolgermi, Ma io vado dal Professor Tortora al Gemelli. Tutti comunque mi dicono che devo fare la chemioterapia e non c’è altro da fare”.
La vita purtroppo è restrittiva “non posso mangiare dolci, mia figlia Verdiana una volta mi ha visto con un pezzetto di cioccolato bianco in mano e mi ha fatto una scenata! Mi è molto vicina e devo molto a lei”.
Cos’è il tumore al pancreas
Il tumore del pancreas è una malattia oncologica che si sviluppa nell’omonimo organo, di tipo ghiandolare e dalla forma allungata. Il pancreas è lungo circa 18-20 cm, ed è situato in profondità nell’addome tra lo stomaco e la colonna vertebrale. È suddiviso in tre parti: la più grande viene chiamata “testa”, quella centrale è detta “corpo” e la parte più sottile, che si protrae fin verso la milza, è denominata “coda”.
Il pancreas produce alcuni ormoni molto importanti tra i quali l’insulina e il glucagone (che regolano il livello degli zuccheri nel sangue). Anche diversi enzimi sono fabbricati nel pancreas, come per esempio la tripsina. Trasportati dai dotti pancreatici nell’intestino, tali enzimi contribuiscono alla digestione e all’assorbimento di alcuni tipi di nutrienti.
Il tumore del pancreas si manifesta quando alcune cellule, nella maggior parte dei casi le cellule di tipo duttale, si moltiplicano senza più controllo. (dal sito AIRC)
A mia figlia avevano diagnosticato la mononucleosi e invece era il linfoma di Hodgkin Abbiamo fatto chemioterapia e radioterapia | la storia di Alessandra Martines - Zazoom Social News
📰 Zazoom Social News📅 2026-01-25T08:40:52
radioterapia
A mia figlia avevano diagnosticato la mononucleosi e invece era il linfoma di Hodgkin Abbiamo fatto chemioterapia e radioterapia | la storia di Alessandra Martines Zazoom Social News
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Quando è nata, appena 50 anni fa, la psiconcologia si occupava principalmente di affrontare con il paziente la fine della vita. Di fronte al cancro, il “male” di cui non si poteva neanche pronunciare il nome, il lavoro dello psicologo specializzato nell’assis…
Nel Lazio è appena stato introdotto un bonus, la Puglia ha una legge regionale. Ma mancano disposizioni nazionali. Per Pravettoni (direttrice della divisione di psiconcologia dello Ieo), il supporto non riguarda più soltanto "il rapporto tra paziente e malattia, ma investe l’intero sistema di relazioni che ruota attorno alla persona che ha avuto la diagnosi"
Quando è nata, appena 50 anni fa, la psiconcologia si occupava principalmente di affrontare con il paziente la fine della vita. Di fronte al cancro, il “male” di cui non si poteva neanche pronunciare il nome, il lavoro dello psicologo specializzato nell’assistenza a chi è affetto da malattie oncologiche era strettamente correlato all’idea della morte. Negli ultimi decenni, però, la ricerca ha decisamente migliorato la prognosi di molti tumori. Ora lo psiconcologo affianca il paziente – ma anche i suoi cari e persino gli operatori sanitari che lo hanno in cura – in tutte le fasi. Dalla prevenzione alla diagnosi, passando per la fatica delle terapie o la preoccupazione di dover subire un intervento, fino alla cronicizzazione della malattia. Ma la coperta della sanità pubblica italiana, affetta da anni di sottofinanziamento, è corta, ed è difficile arrivare ovunque con questo tipo di assistenza psicologica. Nonostante alcuni passi avanti fatti in ordine sparso dalle Regioni, lo psiconcologo è considerato ancora una figura accessoria. Solo il 20% delle strutture – principalmente i grandi centri specialistici – dispone di professionisti formati per affrontare il disagio mentale determinato dal cancro.
“Si stima che più del 50% dei pazienti oncologici manifesti livelli clinicamente significativi di distress emozionale. Ansia, depressione, insonnia e paura costante della recidiva hanno un impatto negativo sul sistema immunitario, sulla qualità di vita e sull’adesione ai trattamenti. E ciò incide direttamente sull’andamento della malattia”, spiega a ilfattoquotidiano.it Gabriella Pravettoni, direttrice della divisione di psiconcologia dell’Istituto Europeo di Oncologia e professoressa di psicologia delle decisioni all’Università degli Studi di Milano. Ma la psiconcologia non riguarda più soltanto il rapporto tra paziente e malattia, investe l’intero sistema di relazioni che ruota attorno alla persona che ha avuto la diagnosi. “Il tumore non è la malattia di una persona sola, ma di una famiglia, di un sistema – sottolinea Pravettoni -. I professionisti specializzati lavorano con i familiari, con i caregiver, con le coppie che entrano in crisi durante il percorso di cura, con i genitori che devono trovare le parole giuste per spiegare la malattia ai figli”.
Il miglioramento delle terapie ha aperto inoltre un fronte nuovo: quello della cronicità. In Italia sono centinaia di migliaia le persone che convivono a lungo con una diagnosi oncologica. Vivere di più, però, non significa automaticamente vivere meglio. “Nella cronicizzazione il bisogno di lavorare sulla psiche è ancora più forte”, spiega Pravettoni. Senza un supporto adeguato, il rischio è quello di restare intrappolati in una condizione di allarme permanente, “con la spada di Damocle sulla testa”, anche quando davanti ci sono molti anni di vita, anche di buona qualità. La psiconcologia lavora proprio su questo scarto: aiutare le persone non solo ad allungare la vita, ma ad “allargare l’esistenza”, a vivere pienamente il presente. “In generale, siamo sempre focalizzati su quanto tempo vivremo – osserva la dottoressa – mentre la domanda centrale dovrebbe essere come viviamo il tempo che abbiamo”.
Accanto ai pazienti e alle famiglie, c’è poi un altro gruppo spesso dimenticato: gli operatori sanitari. Oncologi, palliativisti e infermieri affrontano quotidianamente il dolore degli altri, visita dopo visita, ogni venti o trenta minuti. “È un’esposizione che non può essere sottovalutata”, avverte Pravettoni. Il burnout colpisce una quota crescente di professionisti, con effetti che possono ricadere anche sulla qualità delle cure. La psiconcologia, in questo senso, svolge una funzione di prevenzione sistemica: sostenere un singolo medico o infermiere significa, indirettamente, migliorare l’assistenza per decine, centinaia di pazienti.
Nonostante questo quadro, l’accesso ai servizi resta diseguale. La presenza dello psiconcologo è prevista formalmente in molte strutture, ma nella pratica mancano figure stabilizzate e con una formazione specifica. Sono pochi i centri che hanno vere strutture di psiconcologia. E il ricorso a consulenze esterne o a contratti precari scoraggia anche i giovani professionisti dall’intraprendere questo percorso di specializzazione. “Se non ci sono sbocchi professionali, perché uno psicologo dovrebbe scegliere di formarsi in psiconcologia?”, denuncia Pravettoni.
Negli ultimi anni, a macchia di leopardo alcune Regioni hanno provato a colmare questo vuoto. Nel Lazio, a fine 2025, è stato presentato il bonus psiconcologia: un sistema di voucher che consente a pazienti oncologici e familiari con Isee fino a 40mila euro di accedere a colloqui con professionisti qualificati, fino a 16 incontri, estendibili a 32. “È una risposta molto importante, positiva”, commenta Pravettoni, che vede in queste misure un primo riconoscimento istituzionale della centralità della salute mentale nel percorso oncologico. Anche la Puglia, nel 2024, si era mossa in tal senso, approvando una legge regionale sul sostegno psicologico in ambito oncologico. La norma è finita poi al centro di uno scontro politico con il governo, che l’ha impugnata, ma è stata salvata da una sentenza della Corte costituzionale dello scorso ottobre.
In ogni caso, si tratta ancora di interventi frammentati, che rischiano di accentuare le disuguaglianze territoriali. Una cornice comune nazionale aiuterebbe non solo i pazienti e le famiglie, ma anche le strutture sanitarie, rendendo lo psiconcologo una figura strutturale del Servizio sanitario nazionale e non un lusso riservato a pochi grandi centri. “Speriamo che queste esperienze possano diventare una realtà nazionale – conclude Pravettoni -. La psiconcologia si è fatta largo lentamente anche a causa del pregiudizio culturale che soprattutto in passato avvolgeva il tema della salute mentale. Quando ho iniziato mi dicevano che dallo psicologo ci vanno i matti. Ora abbiamo fatto molti passi in avanti, ma ora dobbiamo fare un altro step”. Per dare a tutti i cittadini la possibilità di vivere meglio, e non solo più a lungo, con e dopo il cancro.