📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.6/100
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Criteri Critici
Raro tumore di 4 kg rimosso dal torace di un paziente, il successo dell'operazione nell'ospedale di Udine Leggo.it
Unraro tumore di 4 chiliè stato rimosso dal petto di un paziente all'ospedaleSanta Maria della Misericordia diUdine. L'operazione, lunga e complessa, è stata portata a termine dal chirurgo responsabileAndrea Zuin, direttore della struttura di Chirurgia toracica dell'Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale in collaborazione con l'Oncologia radioterapica del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. Il paziente era affetto da un sarcoma dei tessuti molli, un gruppo eterogeneo di tumori rari che rappresentano l'1% delle neoplasie e possono insorgere in qualsiasi distretto corporeo; in Italia, ogni anno si stimano circa 2.300 nuovi casi. IlCentro Oncologico di Avianoha utilizzato un sistema molto sofisticato di radioterapia mirata prima dell'intervento, chiamataVMAT-IGRT, grazie all'utilizzo del nuovo acceleratore lineare ad alta precisione, funzionante dal 2025.Questa tecnologia innovativa ha permesso di ridurre nettamente la quantità di radiazioni dal polmone destro e dal cuore, mentre quello sinistro era affaticato dalla malattia. L'acceleratore ha permesso inoltre di ridurre il volume della massa tumorale e, successivamente, di facilitare la rimozione della stessa. L'operazione è stata portata a termine con successo, come riportano gli stessi chirurghi.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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41.1/100
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Criteri Critici
Elena Santarelli furiosa: "Invidio Chiara Ferragni? Sì, lei non ha visto suo figlio fare radioterapia" Gossip e TV
Elena Santarelli nei giorni scorsi è stata intervistata a Belve da Francesca Fagnani, a cui ha rilasciato dichiarazioni di fuoco contro Chiara Ferragni in merito alla famigerata vicenda del “Pandoro gate“. Senza troppi giri di parole, la showgirl ha riferito di non credere alle scuse dell’influencer, sottolineando che il tema della beneficenza per la ricerca è una cosa seria su cui ci deve essere assoluta trasparenza. Dopo che il suo faccia a faccia nella trasmissione di Rai 2 è andato in onda, molti l’hanno applaudita. Qualcuno l’ha invece criticata, affermando che sia stata troppo dura nei confronti di Ferragni. C’è addirittura chi l’ha accusata di essere invidiosa dell’imprenditrice digitale. A tale donna, Santarelli ha dato una risposta infuocata.
Elena Santarelli invidiosa di Chiara Ferragni? La risposta durissima della showgirl
Su Instagram, sotto a un post in cui si è dibattuto dell’intervento a Belve, una donna di nome Maria ha scritto che Santarelli è stata poco elegante a parlare di Ferragni senza che questa non fosse presente. Inoltre l’utente ha definito la showgirl “cattivella” e “forse un po’ invidiosa”. Elena ha replicato con toni duri, menzionando il delicato percorso clinico di suo figlio Giacomo al quale, a 8 anni, nel 2017, è stato diagnosticato un tumore cerebrale da cui è completamente guarito dopo un lungo percorso di terapie:
“Si Maria, sono proprio invidiosa della signora Ferragni. Anzi qualcosa con affetto le invidio: non aver mai lasciato suo figlio sul letto di una sala operatoria per più di 13 ore. Eh sì, le invidio anche il fatto di non aver mai visto soffrire suo figlio per la radioterapia. Ah sì, le invidio anche di non avere mai dovuto sentire le urla di suo figlio. Ah sì, le invidio il fatto che la sera va a dormire con pensieri più leggeri dei miei. Ovviamente invidia sana signora Maria, che siamo a Forum? Se vuole, la prossima volta andiamo a Porta a Porta con la Ferragni e la sua società, così facciamo un bel dibattito. Io non ho paura di nessuno, forse le è sfuggito qualche passaggio dell’intervista. Buona serata”.
Chiara Ferragni messa alla gogna a Belve? Santarelli furibonda
Santarelli ha anche commentato in modo deciso l’intervento di un altro utente che l’ha accusata di aver messo alla gogna l’influencer attraverso le dichiarazioni sul “Pandoro Gate”:
“Ma quale gogna! Non ho mai detto nulla fino ad ora… e ne potevo dire di cose. Se mi invitano e mi fanno una domanda, rispondo. Quindi stia calma! Ma è una parente della signora Ferragni? La prossima volta che vado in reparto mi fa compagnia? Così le apro le porte delle camere e si rende conto della mia inca**atura”.
Il riferimento all’arrabbiatura è al fatto che Ferragni è finita invischiata in uno scandalo legato al tema della beneficenza e della ricerca sui tumori infantili, tema a cui Santarelli è molto sensibile, avendolo vissuto in prima persona con il già citato percorso clinico del figlio Giacomo.
Tornando all’intervista a Belve, Santarelli sostenne anche che Ferragni, avendo un larghissimo seguito sui social, avrebbe dovuto fare di più per “smuovere” la ricerca e che avrebbe dovuto agire in modo meno opaco.
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Criteri Critici
Presentato il progetto “Prevenzione Melanoma” Comune di Napoli
Si è tenuta questa mattina, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, la conferenza stampa di presentazione del progetto "Prevenzione Melanoma". L'iniziativa, promossa dal Comune di Napoli in sinergia con le Associazioni di Volontariato APS Ex Lanificio Sava, ODV “Sarò con te” e i medici specialisti del Centro Medico G.M.P. Salus, offrirà alla cittadinanza visite dermatologiche e mappatura dei nevi a titolo completamente gratuito.
Il progetto, coordinato dall’Assessore alla Salute Vincenzo Santagada e fortemente sostenuto dal Sindaco Gaetano Manfredi, si avvarrà di un’unità mobile sanitaria (camper medico) adeguatamente attrezzata che percorrerà l'intero territorio cittadino da maggio a novembre 2026.
"La tutela della salute pubblica è una priorità assoluta di questa Amministrazione" – ha dichiarato il Sindaco Gaetano Manfredi – "Con questo progetto non offriamo solo un servizio medico gratuito, ma lanciamo un messaggio di civiltà: la diagnosi precoce salva la vita. La prevenzione è un gesto di responsabilità verso se stessi e la comunità. Ringrazio i partner e i medici che hanno reso possibile questa iniziativa, dimostrando che la collaborazione tra istituzioni e terzo settore è la chiave per rispondere concretamente ai bisogni dei napoletani."
Sull'importanza del supporto tecnico e specialistico è intervenuta la dott.ssa Maria Teresa Ferrari, titolare del Centro Medico Polidiagnostico GMP Salus: "Mettere a disposizione le nostre competenze e le tecnologie diagnostiche per questa iniziativa è per noi un dovere sociale. Il melanoma è un tumore silente ma aggressivo: attraverso la mappatura dei nevi eseguita sul camper dai nostri specialisti, vogliamo abbattere le barriere d'accesso alla prevenzione e fornire ai cittadini uno strumento di diagnosi rapido ed efficace direttamente sotto casa."
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Criteri Critici
Sinergia tra Asufc e Cro di Aviano: asportato un tumore raro di 4 chili dal torace di un paziente PordenoneToday
Un tumore raro di quattro chili asportato dal torace di un paziente. È stato compiuto all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine dall'equipe professor Andrea Zuin, direttore della chirurgia toracica dell'azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale.
Il paziente è stato sottoposto a una delicata operazione chirurgica per la rimozione di un’enorme massa di tessuto canceroso grazie alla collaborazione tra l'Asufc e il Cro di Aviano. Una sinergia che ha permesso di portare a termine l'intervento.
Il tumore
Considerando infatti la rarità, le dimensioni e la posizione della neoplasia, è stato necessario lavoro congiunto tra la chirurgia toracica di Udine e l’oncologia radioterapica del centro di riferimento oncologico di Aviano. Da tempo è stata istituito questo tipo di collaborazione nel trattamento dei tumori rari come i sarcomi dei tessuti molli: un gruppo eterogeneo che rappresenta l’1 per cento delle neoplasie e possono insorgere in qualsiasi distretto corporeo. In Italia vengono diagnosticati circa 2.300 nuovi casi ogni anno.
La terapia
A occuparsi della terapia è stato Federico Navarria, referente per i sarcomi e i tumori rari dell’oncologia radioterapica del Cro, diretta dal dottor Maurizio Mascarin. Il trattamento radioterapico utilizzato per il paziente prevede una tecnica avanzata di VMAT-IGRT nel nuovo acceleratore lineare ad alta precisione, in funzione da gennaio 2025 nel centro avianese.
Il moderno sistema di terapia a fotoni ha permesso di ridurre significativamente la dose di radiazioni al cuore e, soprattutto, al polmone destro (l’altro era compromesso dalla malattia). Inoltre è stato possibile aggredire in maniera efficace il volume tumorale, in attesa dell'operazione. Date le condizioni di fragilità del paziente, sono stati necessario dei monitoraggi costanti e dei trattamenti di supporto durante le sedute radioterapiche.
L'intervento
A quel punto si è passati all'operazione chirurgica coordinata dal professor Zuin ed eseguita nelle sale del gruppo operatorio cardio-toracico dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. Un intervento che ha permesso di separare le neoplasie dal polmone sinistro, dal cuore, dal diaframma e dalla parete toracica.
Tutto ciò è stato il frutto della sinergia tra gli specialisti dedicati alla chirurgia toracica e del supporto del gruppo anestesiologico e infermieristico. All'interno dell’équipe operatoria era presente anche team cardiochirurgico, pronto a intervenire in caso di necessità.
Per patologie di questo tipo, nel caso di coinvolgimento delle strutture cardiovascolari, si può fare ricorso all’assistenza circolatoria extracorporea con il sostegno dello specialista cardiochirurgo e dei tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione vascolare. Procedure complesse ma che sono adoperate da alcuni centri con elevata esperienza nel campo della chirurgia toracica e dotate di solide competenze multi specialistiche come a Udine.
Il successo dell'intervento è legato all'esperienza maturata dalle due strutture nel trattamento dei sarcomi e dei tumori rari che, considerata la bassissima incidenza, devono essere seguiti da centri di eccellenza.
In più, a contribuire alla riuscita dell'operazione è la personalizzazione della terapia che permette di individuare, caso per caso, la migliore strategia di cura per il paziente.
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Nel rapporto FAVO l'assistenza oncologica in Italia: crescono sopravvivenza e bisogni dei pazienti VareseNews
In Italia vivono oggi circa 4 milioni di persone dopo una diagnosi di tumore. Un numero in crescita che racconta i progressi delle cure, ma che porta con sé anche nuovi bisogni sanitari, sociali e lavorativi. A preoccupare FAVO, la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, è però il rischio che molti diritti conquistati negli ultimi anni restino bloccati dalla burocrazia. È il messaggio centrale del 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato a Roma durante la XXI Giornata nazionale del malato oncologico.
Secondo il rapporto, il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 è ancora privo della Cabina di Regia prevista per monitorare e coordinare l’attuazione delle misure sul territorio. Ferma anche l’attivazione del Coordinamento generale delle Reti oncologiche. Una situazione che, denuncia FAVO, rischia di amplificare le differenze regionali nell’accesso alle cure, nei tempi di attesa e nella presa in carico dei pazienti.
«È eticamente inaccettabile che atti sottoscritti ai massimi livelli istituzionali vengano svuotati da una macchina amministrativa incapace di dare seguito ai propri impegni- ha dichiarato Francesco De Lorenzo, presidente FAVO – La burocrazia finisce per trasformare diritti faticosamente conquistati in una sterile lettera morta».
Il peso della malattia oltre le cure
Nel 2025 in Italia sono state stimate circa 390mila nuove diagnosi di tumore. Parallelamente cresce la popolazione dei “lungoviventi”, persone che convivono con la malattia o che sono guarite ma necessitano di controlli, riabilitazione e sostegno. Nel rapporto si sottolinea come il cancro abbia un forte impatto economico sulle famiglie, tra spese per trasferimenti sanitari, assistenza domiciliare e ricorso alla sanità privata.
Tra i temi emergenti del rapporto compare anche la cosiddetta “tossicità temporale” dell’oncologia: il tempo che i pazienti devono dedicare a visite, esami, attese, spostamenti e terapie. Un aspetto che incide sulla qualità della vita e che FAVO chiede di considerare come parte integrante della cura.
«La malattia genera tossicità finanziaria, che obbliga a scelte difficili – ha spiegato Elisabetta Iannelli, segretario FAVO – Il welfare aziendale può diventare una vera infrastruttura di sostegno attraverso strumenti come assistenza domiciliare, supporto psicologico, consegna dei farmaci e rientro graduale al lavoro».
Carenza di specialisti e disuguaglianze regionali
Un altro nodo evidenziato dal rapporto riguarda la crisi delle vocazioni nelle scuole di specializzazione oncologiche. Secondo FAVO e le società scientifiche coinvolte, la carenza di professionisti rischia di mettere sotto pressione il sistema nei prossimi anni, proprio mentre aumentano i bisogni assistenziali.
Nel documento si sottolinea inoltre come le Reti oncologiche regionali procedano a velocità diverse. Alcune regioni hanno già attivato PDTA strutturati e percorsi multidisciplinari, altre sono ancora in ritardo nell’organizzazione dei servizi. Anche la partecipazione delle associazioni dei pazienti ai percorsi decisionali resta molto disomogenea.
Radioterapia e farmaci innovativi
Il rapporto dedica ampio spazio anche all’evoluzione delle cure. Tra i focus più rilevanti c’è quello sull’integrazione tra radioterapia e farmaci innovativi. Le nuove combinazioni terapeutiche, spiegano gli esperti, stanno migliorando sopravvivenza e qualità della vita in molte neoplasie, grazie a trattamenti sempre più personalizzati.
Accanto ai farmaci a bersaglio molecolare e all’immunoterapia, cresce il ruolo della profilazione genomica e dei Molecular Tumor Board, strumenti che consentono di individuare terapie mirate sulla base delle caratteristiche genetiche del tumore. Il rapporto evidenzia però la necessità di rendere questi percorsi omogenei sul territorio nazionale per evitare nuove disuguaglianze nell’accesso all’innovazione.
L’esercizio fisico come terapia
Tra i temi scientifici affrontati nel rapporto c’è anche l’“exercise oncology”, ovvero il ruolo dell’attività fisica nei percorsi oncologici. Massimo Di Maio, presidente AIOM, ha ricordato come numerosi studi dimostrino che programmi di esercizio adattati alle condizioni del paziente migliorano capacità cardiorespiratoria, forza muscolare, qualità della vita e riduzione della fatigue.
Particolare rilievo viene dato allo studio internazionale CHALLENGE, pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, che ha evidenziato benefici concreti dell’attività fisica nei pazienti con tumore del colon. In Italia però le “palestre della salute” sono ancora attive solo in alcune regioni e manca un modello nazionale condiviso.
I rischi nascosti del “fumo-non-fumo”
Tra gli allarmi lanciati da FAVO c’è quello sull’aumento dell’uso di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato tra i giovanissimi. Il rapporto parla di “rischi nascosti e taciuti del fumo-non-fumo” e richiama i dati più recenti: il consumo di svapo è triplicato negli ultimi cinque anni e il 28% degli studenti utilizza in modo combinato sigarette tradizionali, e-cig e tabacco riscaldato.
«Questa combinazione funge da drammatico moltiplicatore di danno – ha spiegato Paola Varese, direttore scientifico FAVO – Se il fumatore tradizionale ha un rischio di cancro al polmone 14 volte superiore rispetto a chi non fuma, per il fumatore “duale” il rischio arriva fino a 60 volte».
Il rapporto cita anche uno studio europeo che ha individuato nelle sigarette elettroniche 107 sostanze cancerogene e 32 mutagene, oltre alla presenza di metalli pesanti liberati durante il riscaldamento. Le evidenze più recenti pubblicate su “The Lancet Respiratory Medicine” indicano che questi aerosol possono danneggiare il DNA e favorire lo sviluppo di tumori polmonari negli animali da laboratorio.
Adolescenti e percezione del rischio
Un intero capitolo del rapporto è dedicato agli adolescenti e alla percezione del rischio oncologico. Attraverso il progetto SUNRISE, FAVO ha analizzato stili di vita, alfabetizzazione sanitaria e consapevolezza dei giovani sui fattori di rischio.
L’obiettivo è contrastare la diffusione di comportamenti dannosi come fumo, sedentarietà e cattiva alimentazione, rafforzando educazione sanitaria e prevenzione nelle scuole. Secondo gli autori del rapporto, la prevenzione oncologica deve partire sempre più precocemente, coinvolgendo famiglie, insegnanti e mondo digitale.
Vivere con un glioma e la qualità della vita
Tra gli approfondimenti clinici figura anche il tema dei gliomi, tumori cerebrali che richiedono percorsi di cura integrati e multidisciplinari. Il rapporto sottolinea l’importanza del supporto psicologico, riabilitativo e sociale per i pazienti e le loro famiglie, spesso chiamati a convivere con deficit neurologici, difficoltà cognitive e cambiamenti profondi nella vita quotidiana.
Grande attenzione viene data anche alla qualità della vita nei tumori cronici o a lunga sopravvivenza, con l’obiettivo di rendere la presa in carico sempre più centrata sulla persona e non soltanto sulla malattia.
Carcinoma ovarico e prevenzione
Tra i focus specifici compare infine il carcinoma ovarico. FAVO richiama la necessità di aumentare informazione e consapevolezza sui sintomi e sui fattori di rischio, perché una diagnosi precoce può fare la differenza negli esiti di cura.
Il rapporto evidenzia inoltre il valore dei percorsi dedicati alle forme ereditarie e della consulenza genetica, strumenti fondamentali per individuare donne a rischio e attivare programmi di sorveglianza e prevenzione personalizzati.
«Raccogliere e far sentire la voce dei pazienti non è più soltanto un’istanza etica – ha concluso De Lorenzo – È una vera questione di metodo per migliorare a 360 gradi la cura dei pazienti».
Alimentazione e supporto nutrizionale, un diritto ancora poco garantito
Nel rapporto FAVO trova spazio anche il tema della nutrizione oncologica, considerata sempre più parte integrante della terapia. Gli esperti sottolineano come malnutrizione e perdita di peso possano compromettere la tolleranza alle cure, aumentare le complicanze e peggiorare la qualità della vita dei pazienti. Per questo il supporto nutrizionale viene indicato come un diritto da garantire lungo tutto il percorso di cura.
Nel documento si evidenzia la necessità di inserire in modo strutturato nutrizionisti clinici e percorsi dedicati all’interno delle Reti oncologiche regionali, superando le forti differenze territoriali oggi presenti. Accanto all’assistenza tradizionale, il rapporto richiama anche il ruolo crescente degli strumenti digitali per monitorare alimentazione, stato nutrizionale e aderenza alle indicazioni terapeutiche, con l’obiettivo di intervenire precocemente sui pazienti più fragili.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Il Comune di Napoli scende in campo per promuovere la prevenzione contro il melanoma al fianco delle associazioni 'APS Ex Lanificio Sava' e 'ODV Sarò con te' e ai medici specialisti del Centro medico GMP Salus. (ANSA)
‘Inibitore di Btk non covalente ha meccanismo d’azione unico che ne prolunga efficacia anche in chi è già stato trattato con inibitore di Btk covalente’
“È una nuova opzione terapeutica importante nei pazienti con leucemia linfatica cronica (Llc) che hanno avuto una ricaduta dopo terapie di prima o seconda linea perché amplia ulteriormente le possibilità di trattamento quando le strategie precedenti non sono più efficaci”. Così commenta Paolo Ghia, professore ordinario di Oncologia medica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano commenta il via libera dell’Aifa-Agenzia italiana del farmaco al rimborso per pirtobrutinib per i pazienti adulti con Llc recidivante o refrattaria “precedentemente trattati con un inibitore covalente di Btk (tirosina chinasi di Bruton)”.
La leucemia linfatica cronica “è la forma di leucemia più frequente nei Paesi occidentali - spiega l’esperto - È stata una delle prime neoplasie in cui la chemioterapia è stata progressivamente sostituita da terapie innovative, biologiche, in particolare dagli inibitori di Btk e dagli inibitori di Bcl2.
Anche pirtobrutinib è un inibitore della Btk, “ma con una caratteristica fondamentale che lo distingue dagli altri - chiarisce Ghia - È un inibitore non covalente. Questo significa che non si lega in modo permanente alla proteina bersaglio, ma si attacca e si stacca in maniera dinamica e continua. Questo meccanismo gli consente di mantenere comunque un’inibizione efficace e prolungata nel tempo della Btk. Il suo principale valore innovativo - rimarca - è proprio questo: la capacità di funzionare anche nei pazienti già esposti in precedenza ad altri inibitori di Btk e che hanno sviluppato mutazioni della proteina tali da ridurre o impedire l’azione dei farmaci precedenti”.
Nella leucemia linfatica cronica (Llc), “soprattutto nelle fasi avanzate, c’è quella che definisco la ‘stanchezza globale’ del malato: una stanchezza fisica, mentale ed emotiva che finiscono per compromettere la quotidianità. La nuova terapia va a inserirsi in un’area rimasta scoperta fino a questo momento. È un’opzione terapeutica in più che ai pazienti piace molto perché è semplice da utilizzare. Stiamo parlando di una pillola da prendere a casa, che consentirà di andare meno in ospedale e che garantirà quindi una migliore qualità della vita”. Così Davide Petruzzelli, presidente dell’associazione pazienti La Lampada di Aladino Ets, commenta l’approvazione al rimborso, da parte del Servizio sanitario nazionale, del farmaco pirtobrutinib, primo inibitore di Btk non covalente, per i pazienti adulti con Llc recidivante o refrattaria, precedentemente trattati con un inibitore covalente di Btk (tirosina chinasi di Bruton).
“È un’innovazione che coniuga efficacia e benessere della persona, un aspetto particolarmente significativo in una malattia cronica - sottolinea Petruzzelli - Il termine ‘cronico’ probabilmente, fa meno paura, pur trattandosi comunque di una malattia oncologica.Questo nuovo trattamento interviene proprio “nella malattia avanzata, un segmento che fino a oggi era privo di ulteriori opzioni terapeutiche, un momento particolare nel percorso di vita di chi sperimenta questa malattia”.
Si riserva molta attenzione “alla diagnosi, al momento iniziale, mentre si fa più fatica a parlare delle recidive, cioè dei momenti in cui la malattia si ripresenta - osserva il presidente dell’associazione - In questi casi è fondamentale mantenere viva la parola speranza perché l’ematologia oncologica - e più in generale tutta l’oncologia - ci sta abituando a progressi straordinari. Ogni giorno emerge un’opzione terapeutica nuova. Io stesso sono un paziente trattato trent’anni fa, quando c’erano la chemioterapia e i primi anticorpi monoclonali. Sono stato curato per un linfoma. Per questo parlo di speranza”.
Quando si usa la parola cronicità, “bisogna trovare una dimensione nel vivere con la malattia, che è qualcosa di completamente diverso dal guarire - rimarca Petruzzelli - Dentro tutto questo c’è ovviamente la qualità della vita, che non è soltanto una scheda da compilare e mettere in cartella clinica: è un insieme di determinanti. Le nuove opzioni terapeutiche vanno proprio in questa direzione: oltre ad essere efficaci, aiutano anche il paziente a vivere meglio la propria malattia. Non conta solo l’efficacia della cura, ma anche la qualità della vita”.
Attualmente, “al nostro sistema forse ancora manca una presa in carico davvero completa della persona - riflette il presidente dell’associazione - La qualità della vita dipende da molti fattori: la nutrizione, l’attività fisica, tutti quegli aspetti che non sono farmaci ma aiutano a vivere meglio. La recidiva è un momento davvero drammatico - ribadisce - soprattutto quando si prolunga nel tempo e richiede più linee di trattamento. È il momento in cui ci si sente persi, in cui si pensa: ‘Sono arrivato alla fine’. Oltre al supporto farmacologico”, in questi casi serve “sicuramente quello psicologico. Le persone con malattie caratterizzate da un andamento ‘up and down’ - e la leucemia linfatica cronica non è la sola tra i tumori del sangue - hanno la necessità di essere sostenute nei momenti di difficoltà come la recidiva”.
Dal punto di vista organizzativo “serve poi meno ospedale e più territorio - aggiunge Petruzzelli - Abbiamo anche un bisogno informativo. In fase avanzata di malattia, il paziente ha bisogno di capire che cosa gli sta succedendo e che cosa lo aspetta. Questo bisogno informativo rientra nella comunicazione medico-paziente, che tutti auspichiamo, ma che purtroppo sta diventando sempre più difficile. Non per cattiva volontà, ma perché gli ematologi hanno sempre meno tempo da dedicare ai pazienti e, spesso, il primo tempo che si riduce è proprio quello dedicato alla comunicazione. Dobbiamo però guardare al futuro con speranza - conclude - Oggi la scienza ci sta davvero facendo cambiare la storia di molte malattie. Dobbiamo avere fiducia”.
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Tumore raro di 4 chili asportato dal torace di un paziente a Udine Il Gazzettino
UDINE - Un paziente affetto da un tumore raro è stato sottoposto a una complessa operazione chirurgica per l'asportazione di un'enorme massa di 4 chili dalla cavità toracica. L'intervento è stato eseguito all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine da Andrea Zuin, direttore della struttura di Chirurgia toracica dell'Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, insieme alla sua equipe. Considerate la rarità, le dimensioni e la sede della neoplasia, il percorso terapeutico ha richiesto un lavoro congiunto tra la Chirurgia toracica di Udine e l'Oncologia radioterapica del Centro di riferimento oncologico di Aviano che, da tempo, collaborano nel trattamento dei sarcomi e dei tumori rari.
I sarcomi dei tessuti molli sono un gruppo eterogeneo di tumori rari che rappresentano l'1% delle neoplasie e possono insorgere in qualsiasi distretto corporeo; in Italia, ogni anno si stimano circa 2.300 nuovi casi. Il paziente è stato sottoposto a trattamento radioterapico con tecnica avanzata di Vmat-Igrt nel nuovo acceleratore lineare ad alta precisione, in funzione da gennaio 2025 nel centro avianese. Il moderno sistema di terapia a fotoni ha consentito di ridurre significativamente la dose di radiazioni al cuore e al polmone destro (l'altro era compromesso dalla malattia) e di aggredire in maniera efficace il volume tumorale, per agevolarne la successiva rimozione chirurgica.
«Ho scoperto di avere un tumore al colon dopo aver corso la maratona. Non ignorate questi sintomi»
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
59.3/100
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Criteri Critici
Cliniche oncologiche USA in corsa per il farmaco sperimentale di Revolution Medicines contro il tumore al pancreas MarketScreener Italia
Pubblicato il 14/05/2026 alle 12:08 - Modificato il 14/05/2026 alle 20:22 Contattaci per qualunque richiesta di correzione La Food and Drug Administration ha autorizzato il programma di accesso ampliato il 1° maggio, meno di tre settimane dopo che Revolution ha dichiarato che la pillola a somministrazione giornaliera, daraxonrasib, ha raddoppiato la sopravvivenza in uno studio clinico su pazienti con tumore al pancreas in stadio avanzato, una delle forme più letali con uno dei tassi di sopravvivenza a 5 anni più bassi. L'azienda aveva chiesto alla FDA il permesso di rendere il farmaco disponibile gratuitamente per i pazienti con tumore al pancreas precedentemente trattato e già metastatizzato in altre parti del corpo. 'Il pubblico ha avuto notizia dell'annuncio della FDA... il che ha scatenato un diluvio di richieste da parte dei pazienti', ha dichiarato il Dr. Daniel King, oncologo medico presso lo Zuckerberg Cancer Center di Northwell Health. 'I centri oncologici stanno cercando di capire come muoversi con le proprie istituzioni, aprendo i protocolli per garantire l'accesso'. Gli oncologi hanno sottolineato che l'ottenimento dell'approvazione e la gestione del programma di accesso ampliato richiederanno tempo e imporranno ai centri oncologici di dedicare risorse sostanziali al di fuori delle loro normali operazioni. Il farmaco è stato uno dei primi prodotti accettati dalla FDA lo scorso anno per il suo nuovo processo di revisione accelerata e potrebbe potenzialmente ottenere l'approvazione un mese o due dopo il deposito della domanda completa. L'amministratore delegato di Revolution Medicines, Mark Goldsmith, intervenendo in una conference call la scorsa settimana, non ha fornito una tempistica per la presentazione completa alla FDA. 'C'è un impegno a pieno regime per farlo', ha affermato. L'azienda con sede a Redwood City, in California, ha dichiarato di aver già riscontrato un'elevata domanda per il farmaco e prevede che questa rimarrà alta per tutta la durata del programma di accesso anticipato. 'Stiamo supportando attivamente i medici in questo processo, ponendo come priorità assoluta un accesso sicuro, conforme e rapido per i pazienti', ha dichiarato Revolution in una nota. 'Tutte le richieste devono essere avviate da un medico curante abilitato e revisionate da un comitato etico istituzionale', ha precisato l'azienda, aggiungendo di prevedere di poter rispondere alle richieste dei medici entro due giorni lavorativi dal ricevimento. UNA SVOLTA SU CUI COSTRUIRE L'ex senatore degli Stati Uniti per il Nebraska, Ben Sasse, ha recentemente rivelato di essere affetto da un tumore al pancreas al quarto stadio e ha dichiarato al programma giornalistico della CBS '60 Minutes' di assumere il farmaco di Revolution. Il farmaco, che colpisce una mutazione genetica presente in circa il 90% dei tumori pancreatici, ha dimostrato in uno studio clinico di estendere la sopravvivenza mediana a 13,2 mesi, rispetto ai 6,7 mesi dei pazienti in chemioterapia. 'Raddoppiare la sopravvivenza rispetto alla migliore chemioterapia disponibile è un risultato enorme', ha affermato il Dr. Gulam Manji, co-direttore del centro per il pancreas presso il Columbia/New York-Presbyterian. 'Non è una cura, ma credo che questo farmaco rappresenti una nuova svolta su cui possiamo costruire'. In dieci anni di carriera, Manji ricorda di aver richiesto l'uso compassionevole di un farmaco sperimentale per un solo altro paziente. Recentemente, in clinica, l'oncologo della Columbia ha riferito che sette pazienti gli hanno chiesto di iniziare il trattamento con daraxonrasib. Garantire loro l'accesso non è così semplice come scrivere una ricetta per un farmaco approvato dalla FDA, hanno spiegato lui e altri specialisti. 'I pazienti sono già a conoscenza del comunicato stampa e stanno già chiamando', ha detto il Dr. Vincent Chung, specialista in tumori del pancreas presso City of Hope. 'La sfida ora è come procedere'. Il programma richiede che i medici inviino richieste per ogni singolo paziente a Revolution Medicines, ha spiegato Chung, e se l'azienda decide che sono candidati idonei, tutti i dettagli devono essere sottoposti alla FDA. I comitati di monitoraggio ospedalieri dovranno poi seguire i pazienti. 'Dato il volume, non sono sicuro di cosa accadrà sul fronte FDA. Sono certo che non vogliano ricevere 10.000 domande contemporaneamente', ha aggiunto Chung, ipotizzando che l'agenzia possa invece istituire un protocollo di iscrizione più generale. Manji ha precisato che, secondo quanto appreso, ai centri oncologici non sarà richiesto di raccogliere dati dettagliati sui pazienti trattati nell'ambito del programma di accesso ampliato, ma dovranno segnalare effetti collaterali gravi o altre criticità. La FDA non ha risposto a una richiesta di commento. Il programma di voucher accelerati era stato presentato come un risultato fondamentale dal Dr. Marty Makary, che si è dimesso da commissario della FDA martedì dopo settimane di scontri con i funzionari dell'amministrazione Trump. Secondo l'American Cancer Society, quest'anno negli Stati Uniti verranno diagnosticati circa 67.000 casi di tumore al pancreas e 53.000 persone moriranno a causa della malattia. 'Lo stiamo facendo come servizio ai nostri pazienti', ha concluso Chung. 'Spero ovviamente che la FDA esamini i dati e che l'approvazione arrivi molto prima rispetto ai tempi abituali'.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.6/100
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Cambio di set e cambio d’abito per la principessa, che al suo secondo giorno di visita a Reggio Emilia veste un blazer che ricorda una fase importante del suo percorso di cura
Dopo una giornata di festa e bagni di folla e una serata esclusivissima trascorsa a cena nella tenuta Roncolo Venturini Baldini, la principessa del Galles ha ripreso i suoi impegni, incentrati in questo secondo giorno di visita a Reggio Emilia, sul tema dell’apprendimento basato sulla natura, parte integrante del Reggio Emilia Approach. Facendo tappa in una blindatissima scuola dell’infanzia, “Salvador Allende”, che in un parco verde è totalmente inserita, dove i bambini da 0 a 6 anni possono sperimentare un’immersione totale nel contesto naturale. E così ha fatto anche Kate, 44 anni, che ha lasciato a casa il tailleur e soprattutto gli altissimi tacchi indossati nella prima giornata, per vestire abiti comodi e più adatti alla visita in programma. Quello indossato il 14 maggio dalla principessa è unvestito color crema con girocollo e gonna midi plissettata midi,completato da cintura in vita e da un paio di décolletéslingbackcon punta bicolor, modello classico amatissimo dalla compianta lady Diana. L’abitonon è nuovo: Kate lo aveva messo durante una visita a Leicester appena un mese fa (marzo 2026), è firmato Ralph Lauren ed è stato forse scelto per questa giornata perché realizzato inpoliestere riciclatoal 100%. Perfetto quindi, per il secondo appuntamento a Reggio Emilia, dedicato appunto al riciclo del centro Remida. Ma il pezzo forte, quello significativo, è quelblazerbeigegessatoche indossa sopra l’abito. Perché èitaliano(di Blazé Milano), e soprattutto perché è statotestimone di un momento importante della sua lotta contro il cancro. Kate lo indossava infatti nel ritratto, scattato da Matt Porteous e pubblicato nel giugno 2024, che accompagnava il primo aggiornamento sulla sua salute dopo la diagnosi di cancro: “Sto facendo buoni progressi – scriveva - ma come sa chiunque stia affrontando lachemioterapia, ci sono giorni buoni e giorni cattivi”. Questo a Reggio Emilia è di certo uno dei giorni buoni, quelli in cui “ci si sente più forti, si vuole godere appieno del benessere”. Visualizza questo post su InstagramUn post condiviso da The Prince and Princess of Wales (@princeandprincessofwales) Un post condiviso da The Prince and Princess of Wales (@princeandprincessofwales) Da allora, la principessa del Galles lo aveva indossato di nuovo e più volte – c’è chi definisce il suo un “riciclare” i capi, ma si tratta semplicemente di vestirli più di una volta – come per esempio in occasione della visita al Giardino del Benessere della RHS presso l'Ospedale di Colchester; significativo il fatto che anche allora (giugno 2025) si trattava dicelebrare il potere curativo della naturae richiamare l'attenzione sui benefici mentali, fisici e spirituali che il tempo trascorso nella natura può apportare. Lì, la Principessa Kate aveva parlato con sincerità della fase "davvero, davvero difficile" successiva al trattamento contro il cancro, simile al vivere su delle "montagne russe". Share
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Alessandra, la 22enne veronese che dona i linfociti a un malato d'Oltreoceano. Zaia: «Un esempio per i giovani» L'Arena
C’è una persona, nell’area del Pacifico, che dopo tante sofferenze e sconforto, ha iniziato a scorgere il bagliore della speranza. Questa speranza viene da Cicogna, piccola frazione di Roveredo di Guà di 550 abitanti., (...) Clicca qui per proseguire la lettura L’Arena è su Whatsapp.Clicca quiper iscriverti al nostro canale e rimanere aggiornato in tempo reale.
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Una molecola ibrida messa a punto dalla collaborazione tra l'Università di Napoli Federico II, Università di Salerno e Cnr di Milano, aiuta il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali. (ANSA)
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Curare il melanoma, progetto Università di Trieste per cure meno invasive triestenews
14 maggio 2026 – ore 10:30 – Sempre più le cure per i tumori e il cancro dipendono dalla possibilità o meno di personalizzare il trattamento; in altre parole la soglia di successo appare legata a conoscere il genere di tumore e la composizione del paziente. È una direzione della ricerca verso cui si insiste da tempo e con buone ragioni, perché sta dando i risultati sperati. Si inserisce in questo contesto la ricerca ‘Exomel‘ dell‘Università di Trieste che mira a seguire l’evoluzione del melanoma cutaneo avanzato tramite un banale prelievo di sangue o un campione di urine. Specificatamente Exomel dovrebbe consentire, tramite questo prelievo, di avere terapie più efficaci e, particolare non da poco, meno invasive. Il progetto, intitolato ‘MicroRNA esosomiale da biopsia liquida per il monitoraggio e la personalizzazione dei trattamenti del melanoma cutaneo avanzato’, punta a sviluppare e validare tecnologie diagnostiche innovative, condivise tra i centri clinici coinvolti, per rendere le cure sempre più mirate, efficaci e adattate alle caratteristiche di ciascun paziente. L’elemento più innovativo riguarda l’impiego del campione urinario come forma di biopsia liquida: Exomel studierà infatti gli esosomi, piccole vescicole coinvolte nella comunicazione tra le cellule, e i microRNA che trasportano, con l’obiettivo di individuare una combinazione di segnali biologici utile a distinguere i pazienti che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono.
L’obiettivo è di estendere poi lo studio a sempre più soggetti, coinvolgendo i centri clinici con protocolli comuni e standardizzati, favorendo la costruzione di una rete di collaborazione FVG- Austria.
Si spera che vi siano sviluppi anche nell’ambito diagnostico, specie con nuovi strumenti che potrebbero essere prodotti anche dalle imprese giuliane e austriache (molto numerose) attive nell’ambito biomedico.
Exomel è finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Italia–Austria Interreg VI-A 2021–2027, con il sostegno del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), per un importo complessivo pari a 572.055,59 euro. Il progetto si concluderà il 31 marzo 2028 e ha coinvolto come capofila l’ateneo giuliano, tramite il il Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute; nello specifico Serena Bonin, Iris Zalaudek, Ilaria Gandin e Gabriele Grassi.
Il partenariato coinvolge anche l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige con gli ospedali di Brunico e Bolzano, una piccola e media impresa italiana e la Clinica universitaria di Dermatologia e Allergologia dell’Università Paracelsus di Salisburgo.
“Al centro di Exomel – spiega Serena Bonin, docente di Scienze tecniche di Medicina di Laboratorio dell’Università di Trieste e principal investigator del progetto – c’è lo sviluppo e la validazione della biopsia liquida, un approccio diagnostico che permette di ottenere informazioni rilevanti sulla malattia attraverso campioni biologici semplici da raccogliere, come sangue o urine. Oggi la biopsia liquida plasmatica è impiegata soprattutto in ambito di ricerca per rilevare il DNA libero circolante tumorale, cioè DNA con mutazioni specifiche del tumore. Questo approccio, però, richiede che le mutazioni da monitorare siano note. Con Exomel vogliamo invece studiare i microRNA contenuti negli esosomi, vescicole attraverso cui le cellule comunicano tra loro, per verificare se una loro combinazione possa aiutare a discriminare i pazienti con melanoma cutaneo avanzato che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono.
Al momento – aggiunge Bonin – non sono disponibili biomarcatori predittivi utilizzati nella pratica ospedaliera per orientare in modo sistematico queste scelte terapeutiche. Per questo l’obiettivo del progetto è contribuire allo sviluppo di strumenti più accessibili, ripetibili e potenzialmente utili nella personalizzazione dei trattamenti”.
Articolo di Zeno Saracino